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Autore: mammansia

La gravidanza NON è un momento felice per tutte

La gravidanza NON è un momento felice per tutte

La gravidanza NON è un momento felice per tutte.

Per molte lo è grazie al cielo.

Poi ci sono quelle per cui non lo è.

Ci sono donne che hanno problemi di salute e passano ogni singolo giorno della propria gravidanza a sperare che non sia l’ultimo.

Che non sia l’ultimo di un illusione.

Differenze tra prima seconda e terza gravidanza

Differenze tra prima seconda e terza gravidanza

Differenze tra prima seconda e terza gravidanza.

Alla prima gravidanza fa il test una settimana di anticipo, lo ripeti i giorni seguenti e fai misuri le beta nel sangue almeno tre volte per essere sicura che stiano crescendo bene.

Alla seconda gravidanza aspetti il ritardo e se va bene fai le beta solo una volta.

Alla terza fai il test dopo due settimane di ritardo e basta.

Alla prima gravidanza hai appuntamento dal ginecologo privato e a pagamento dopo 10 minuti dall’ultimo test.

Alla seconda valuti se ginecologo privato o consultorio

1, 2, 3 faccio i figli che pare a me

1, 2, 3 faccio i figli che pare a me

1, 2, 3 faccio i figli che pare a me.

Il che potrebbe anche significare che di figli non ne voglio nemmeno uno.

Non c’è legge che dica che perché dotata utero sia costretta a procreare.

E nemmeno una che sancisca il numero di figli che devo mettere al mondo.

Così come non è il numero di figli a fare di me una donna realizzata o meno. Che poi cosa significhi universalmente “realizzata” nessuno lo sa.

Potrei fare 5 figli e non rinunciare al lavoro. Oppure farne solo uno e immolargli la mia vita. Semplicemente perché siamo tutte diverse e la strada verso la felicità è diversa da donna a donna.

Col terzo figlio i commenti si sono sprecati .

Adesso al posto tuo penserei a chiudermi le tube” al “Peccato con la tua intelligenza avresti potuto realizzarti molto di più sul lavoro

Ora non sono un cane randagio che ha necessità di essere sterilizzato ne penso che le gravidanze abbiano c0nseguenze negative sul mio cervello.

Si i figli prosciugano le energie.

1, 2, 3 faccio i figli che pare a me

Ed essere mamme e donne in carriera non è una cosa facile. Ne ho parlato tante altre volte Una società che non aiuta le mamme a reinserirsi nel mondo del lavoro

Ma se c’è qualcosa che la vita mi ha insegnato è che il destino premia i tenaci. Che nella vita per ottenere qualcosa bisogna volerlo fortemente.

E che a me fare lo solo la mamma è qualcosa che nonostante ami follemente i miei figli sta molto stretto.

Quindi se dopo i primi due figli ho ripreso a lavorare così faro dopo questo.

Sarò penalizzata? Ripartirò da zero? Pazienza io non ho mai mollato ne pensato di farlo.

Dopo il primo figlio in genere ti chiedono quando farai una sorellina o o un fratellino, perché poverino i figli unici soffrono.

Che poi dive diavolo sarebbe scritta questa cosa? Basta se una famiglia non vuole altri figli, oppure per mille motivi non arrivano che bisogno c’è di fare certe domande?

Poi dopo il secondo invece i commenti sono del tipo: ” Ah brava ne hai due, adesso basta però?”

Io dico ma perché?

Ma perché devo fare il numero di figli che pontifica qualcun’latro?

Perché la gente deve sempre dire la sua anche quando non richiesto?

1, 2, 3 faccio i figli che pare a me.

E avrai diritto di parola solo quando sarò io a chiederti aiuto.

Per resto chi si fa i fatti suoi campa cent’anni.

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La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi

La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi

Mai citazione fu più adatta a questo particolare momento della mia vita.

E una cosa che ancora forse non ho metabolizzato del tutto. Un evento che nella stragrande maggioranza dei casi è felice, perché deve esserlo. Ma che a me ha colto alla sprovvista, e di cui ancora forse non sono del tutto consapevole.

E barcollo ancora tra momenti di felicità e momenti di depressione.

Sono su una barca in balia del mare che a volte è calmo e a volte è agitato più che mai.

Dietro gli schermi ci sono mamme che piangono

Dietro gli schermi ci sono mamme che piangono

Cara ministra Azzolina,

Da semplice madre che sono volevo solo dirle una cosa.

Mentre lei vanta il successo della sua DAD ovvero didattica a distanza, dietro lo schermo del pc ci sono mamme che piangono.

Perché la sua DAD sui bambini più piccoli è per lo più un vero fallimento.

Un fallimento didattico.

Un fallimento sociale.

Un fallimento psicologico.

Vogliamo iniziare a pensare al bene dei bambini o no?

Vogliamo iniziare a pensare al bene dei bambini o no?

Vogliamo iniziare a pensare al bene dei bambini o no?

Ora vi dico la mia.

La didattica distanza è inutile.

Vi parlo del mio punto di vista, di mamma di due bambini di cui una in età da scuola primaria.

Ricapitoliamo quello che è successo a questi bambini.

Da un giorno all’altro gli è stato detto che in giro c’era un virus molto pericoloso, allora per proteggersi avrebbero dovuto accettare il famoso “distanziamento sociale”.

Ripetiamo insieme “distanziamento sociale”. Ergo niente più scuola, palestra, parchetto amici.

Corse, merende, risate e giochi con i coetanei.

Si sono trovati da un giorno all’altro reclusi in casa, tra quattro mura.

Poi è iniziata da didattica distanza. Unico contatto sociale attraverso lo schermo di un computer o di un tablet.

Amici visti attraverso lo schermo, senza possibilità di contatto.

Vogliamo iniziare a pensare al bene dei bambini o no?

E noi adulti ci siamo dimenticati che i bambini scoprono il mondo attraverso il contatto.

Compiti a raffica da eseguire senza un premio o una motivazione.

“Perché li devo fare?” “Perché li devi fare punto e basta”

Una situazione che doveva essere provvisoria, di emergenza ma che dal mio punto di vista si sta protraendo da troppo tempo.

Sta diventando la normalità una situazione che di normale non ha nulla.

Sono più di due mesi. Avete presente quanto sono lunghi due mesi nella prospettiva di un bambino?

Poi c’è chi dice che non possono perdere l’anno scolastico e bisogna portare avanti i programmi a tutti i costi.

E come quando una maratoneta sta facendo una maratona, arriva un folle e gli taglia una gamba e gli si dice che non può permettersi di non concludere la maratona la deve concludere lo stesso anche senza una gamba.

Stiamo chiedendo ai nostri bambini di finire la maratona da soli e con solo una gamba.

Facendo poi ricadere la responsabilità di questo sui genitori.

Che nel frattempo hanno la testa piena di pensieri tra chi ha perso il lavoro, chi non può lavorare e chi deve lavorare lo stesso senza aver nessuno a cui affidare i figli.

Viviamo in un dramma.

Chi mi chiede che soluzioni ho da proporre penso che basterebbe guardare al resto d’europa dove le scuole stanno ripartendo.

Si possono usare gli spazi aperti, i giardini.

Sopratutto constatato che i bambini sono i meno soggetti al virus e grazie al cielo non ci sono bambini gravi.

Bisogna ricominciare a far vivere i bambini perché ne hanno bisogno tutti quanti.

Pagheremo i danni di questo distanziamento sociale e di questi mesi che hanno vissuto così, li pagheremo tutti.

Perché non esiste solo la salute fisica ma anche quella mentale che non è di minore importanza.

La didattica a distanza non potrà mai sopperire alla scuola, alla convivialità, ai sorrisi, ai giochi, alla gioia di imparare INSIEME.

Sono bambini non sono macchine vuote da riempire di nozioni.

I bambini imparano attraverso le esperienze, attraverso gli amici.

Governo perché i bambini te li sei dimenticati??

Nessuno si ricorda che sono loro il nostro futuro?

O vogliamo continuare a tutelare solo gli anziani che sono quelli che effettivamente col virus possono stare molto male  mentre i bambini, il nostro futuro, restano chiusi carcerati in casa gli anziano vanno ogni giorno a fare spesa. In fila al supermercato, all’edicola?

Vogliamo pensare ai bambini???

Vogliamo tutelare il nostro bene più prezioso nella maniera più logica possibile?

 

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Sono le mamme e i bambini le vere vittime del coronavirus

Sono le mamme e i bambini le vere vittime del coronavirus

Sono le mamme e i bambini le vere vittime del coronavirus.

Iniziamo parlando dei bambini, quelli che sono prima di tutto stati additati come untori. Quelli che in realtà superano il coronavirus senza grossi problemi.

Come al solito i bambini sono stati ritenuti portatori sani di virus e allontanati senza spiegazioni dalla loro quotidianità, dalle loro scuole e dai loro amici.

Chiusi in casa senza il diritto di fare una passeggiata al parco.

Chiusi in casa  mentre loro giochi al parco sono stati transennati. E vedere quelle altalene transennate credo sia l’esempio più lampante del fallimento della nostra società

Sarà una Pasqua diversa dal solito ma sempre piena di dolcezza

Sarà una Pasqua diversa dal solito ma sempre piena di dolcezza

Sarà una Pasqua diversa dal solito ma sempre piena di dolcezza.

Manca solo l’ufficialità, ma lo sappiamo già che sarà una Pasqua in quarantena.

Ognuno nelle proprie case senza la possibilità e la bellezza di riunire tutta la famiglia.

Per me la Pasqua ha sempre significato allegria, colore, primavera, sole e tante gite all’aria aperta. Quest’anno invece mi troverò a casa da sola coi miei bambini.

Ci sono le chat, le videochiamate e i telefoni. Ma nulla potrà mai sostituirsi agli abbracci, alle risate e al valore del tempo condiviso con tutti i familiari.

Anche se siamo in pandemia non sono un’insegnante ma una mamma

Anche se siamo in pandemia non sono un’insegnante ma una mamma

Anche se siamo in pandemia non sono un’insegnante ma una mamma

Lo penso ogni giorno da quando è successo questo delirio.
Mi sono trovata da un giorno all’altro a dover lavorare da casa, coi bambini e a dover fare l’insegnate della grande.
Si perché se da un certo punto di vista è logico il ragionamento che gli studenti non debbano essere lasciati allo sbaraglio, d’altro canto non è pensabile che un genitore lavori e contemporaneamente faccia da insegnante.
Le ore della giornata sono le stesse.
O faccio il mio lavoro o faccio l’insegnante.
Ancora non sono in grado di sdoppiarmi.
Anche se siamo in pandemia non sono un'insegnante ma una mamma
All’inizio erano solo compiti. Ora viene chiesto ai genitori di portare avanti il programma scolastico lasciato a metà.
Questo non è pensabile né fattibile.
Non sono un’insegnante e non voglio esserlo.
Già ci siamo trovati tutti ai domiciliari senza aver commesso alcun reato, ci troviamo di fronte ad una realtà che mai avremmo immaginato.
Rapporti umani dilaniati.
Bambini stanchi e annoiati.
Bambini che hanno perso la loro quotidianità e le loro certezze.
Gli amici, le insegnanti e sopratutto la socialità.
E ora viene chiesto a noi genitori di essere tutte le figure immaginabili. Educatori, genitori e insegnanti.
Non sono d’accordo.
Nonostante una laurea non mi sento in grado di svolgere un compito così delicato.
E non ho il tempo di farlo.
A meno di lavorare la notte e passare la giornata a suon di minacce con mia figlia.
Sono la loro mamma.
Non sono la loro insegnante.
In questo momento così difficile e delicato posso solo concentrarmi sulle cose impellenti come lavorare e non perdere il lavoro, perché quando tutto questo sarà finito piangeremo miseria. Il lavoro scarseggerà, la depressione incomberà sulle persone.
E niente sarà più come prima.
Nemmeno la scuola sarà la stessa.
E non ha senso allora chiedere oggi ai genitori di caricarsi di incombenze che non gli competono. Non diventeranno tutti improvvisamente ignoranti se non finiscono il programma dell’anno scolastico oramai compromesso.
E un momento difficile anche per loro.
Diamogli il tempo di annoiarsi, riflettere e fare solo ciò che desiderano.
Il lavoro degli insegnanti non compete a noi genitori. Ne oggi ne mai.
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Al bando tutte le bigotte e chi critica senza un minimo di empatia

Al bando tutte le bigotte e chi critica senza un minimo di empatia

o sto vivendo sulla mia pelle.

Ho deciso di separarmi dal padre dei miei figli.

E non è stato un capriccio né una decisione presa con facilità e a cuor leggero.

E stata una decisione presa con tempo, con fatica, e con dolore. Un decisione che pago ogni giorno e ogni sera quando sono a casa coi miei figli e quando sono da sola perché i miei figli sono con lui. In quei momento in cui il silenzio fa così tanto rumore da diventare assordante.

Una decisione che sto pagando col sudore, coi soldi che sono meno e vanno misurati con maggiore attenzione.

E con la salute che ho rimesso perché sono così provata che mi ammalo spesso. Ho avuto una polmonite e non ho potuto curarmi e riposarmi come si deve essendo da sola con due bambini che vanno portato e ripresi da scuola.

Una decisione che pago con la solitudine grazie a chi in momento così delicato mi ha voltato le spalle. Perché è vero che nei momento felici ti sono tutti vicini mentre in quelli difficili le persone si allontanano.

E nonostante tutto sono fermamente convinta che sia stata la cosa giusta da fare.