Autore: mammansia

Se rinasco non voglio essere la primogenita

Se rinasco non voglio essere la primogenita

e rinasco non voglio essere la primogenita.

Il primogenito è quello che mette in “On” il tasto genitori.

Quello dell’avvio, del primo start con il suo carico di aspettative, delusioni ed errori immani.

Il primogenito è una scoperta. Anzi LA scoperta.

La meraviglia della magia della vita e il terrore di tutto ciò che ne consegue.

Il primogenito cambia per sempre la vita dei genitori.

Tutti lo aspettano, lo bramano e lo riempiono di regali e i genitori non sanno cosa li aspetta.

E si sbaglia col primo figlio, si sbaglia perché non si nasce genitori, lo si diventa col tempo e l’esperienza. Lo si diventa provando sbagliando cadendo e rialzandosi.

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Nasci da figlio e vivi nel ruolo di figlio finché da un giorno all’altro diventi genitore.

E che non sia facile lo capisci dal primo vagito, che se tarda ad arrivare dopo due nanosecondi dalla nascita eccoti li a gridare “Perché non piange!”

L’ho gridato per tutti i figli. Ed è stata la prima seria preoccupazione da mamma.

Poi dopo poche ore ho compreso la preoccupazione delle mamme per il cibo.

Si attacca, non si attacca, si attacca bene, si attacca male. Mangia abbastanza? Perché si addormenta mentre mangia???

E i controlli di crescita dal pediatra. Ogni volta mi sento come all’esame di maturità.

Ma questo è solo l’inizio.

Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sull’allattamento

Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sull’allattamento

Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sull’allattamento.

Vi racconto una storia, la mia storia.

Quando aspettavo la prima figlia ero totalmente ignorante riguardo l’allattamento. E non mi sono nemmeno informata durante la gravidanza. Credevo fosse una cosa scontata, automatica. Nasce il bambino ed ecco litri di latte uscire quasi automaticamente dal seno.

Nessuno mi aveva detto che non era proprio così. Ed è stata una batosta scoprirlo dopo un parto complicato che mi aveva segnato sia fisicamente che psicologicamente.

Nessuno mi aveva detto che per produrre latte era necessario attaccare la bambina al seno in continuazione.

Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sull'allattamento
Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sull’allattamento

Che la montata lattea ci mette qualche giorno ad arrivare e che nel frattempo mi sarei trovata una bambina che continuava a piangere e perdere peso facendo nascere insieme a lei il mio senso di inadeguatezza come madre.

Nessuno mi aveva detto che i primi giorni mi avrebbe fatto male.

E che i bambini che dormono tre ore tra una poppata e l’altra sono solo fantasia.

Nessuno mi aveva detto che è proprio nei primi giorni di vita che nasce l’ansia di una mamma dell’avrà mangiato abbastanza?

Allattare al seno è una sfida. Non è semplice né scontato.

Una mamma deve volerlo perché è un’impegno 24 ore su 24 7 giorni su 7.

Il primo mese non è solo faticoso, è sfiancante. Il primo mese ci si trova con un neonato attaccato al seno 23 ore su 24. Un neonato che si addormenta al seno e tra una poppata e l’altra possono passare due ore come due minuti. E tu come mamma non sei intercambiabile.

Nessuno mi aveva detto che sarei stata inondata di consigli non richiesti e che ogni volta che la mia bambina avrebbe pianto in un luogo pubblico ci sarebbe stato qualche perfetto sconosciuto a chiedermi “Ha fame?”

Nessuno mi aveva detto che da un giorno all’altro sarebbero diventati tutti esperti di allattamento al seno, pronti a dire la loro su quella che invece era una questione privata tra me e mia figlia.

Nessuno mi aveva detto che le prime pesate dal pediatra sarebbero state fonte di ansia.

E in quel delirio iniziale tra allattamento, dolori del parto e una vita nuova da iniziare mi sarei chiesta se un  giorno tutto quel caos sarebbe finito.

Ma ve lo garantisco quel caos finisce.

E alla fine ogni mamma riesce a trovare la sua dimensione.

Ci sono mamme che passano al biberon e altre che allattano al seno ad oltranza. Non esiste una regola che valga per tutte.

Il latte di mamma o da mamma è sempre e comunque perfetto

E l’allattamento è solo la prima delle tante sfide che ti aspettano nella meravigliosa avventura dell’essere diventata mamma.

 

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Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sull’allattamento

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio.

Sono una mamma ad alto contatto.

I miei figli sono delle piccole cozze appiccicose.

Tutti e tre allattati al seno, tutti i tre per i primi mesi costantemente attaccati a me. Di giorno e di notte.

E non stavano attaccati perché il mio latte fosse acqua, avessero mal di pancia o altre cavolate. Semplicemente facevano i neonati. 

Il terzo figlio viene su da solo… o quasi

Il terzo figlio viene su da solo… o quasi

Il terzo figlio viene su da solo… o quasi.

Quando ho saputo di aspettare il terzo il panico ha preso il sopravvento in me.

Un po’ per la situazione complicata, un po’ perché mi chiedevo come avrei fatto a gestire 3 bambini di cui un neonato.

Tutta la gravidanza ci ho scherzato tu dicendo che sarei finita in clinica psichiatrica nel giro di pochi giorni. E mentre fuori ridevo dentro di me di fatto piangevo.

Le ultime settimane di gravidanza sono state le più pesanti. Ero terrorizzata dall’idea di entrare in travaglio in un momento in cui ero sola con gli altri due figli e pregavo che il tutto partisse nel week end in cui eravamo tutti a casa.

Avevo allertato il mondo nel caso in cui fossi dovuta correre in ospedale e i miei figli erano a scuola cercando qualcuno che in caso di emergenza me li portasse a casa.

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te.

Ho una terza cicatrice sulla pancia. Che è stata più dolorosa sia fisicamente che psicologicamente da digerire.

E che non ho ancora digerito del tutto.

Ci vorrà del tempo e del lavoro su me stessa.

Anche stavolta ho tentato un parto naturale nonostante i due pregressi cesarei.  In ospedale ero semplicemente la precesarizzata che non si voleva arrendere ad un corpo incapace di partorire.

E anche questa volta si è ripetuto lo stesso copione della mia vita.

Travaglio completo. Dolore, lacrime e sangue. Per poi all’ultimo finire in sala operatoria.

Per non farmi mancare nulla ho avuto anche una complicazione post operatoria.

Tornata a casa la mia pancia è diventata blu. Un enorme ematoma. I punti sono saltati e mi sono svegliata in un lago di sangue.

A oggi a 24 giorni dal cesareo mi trovo ancora con la medicazione e la garza sul taglio da cambiare più volte al giorno.

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

E oggi come le altre volte, quando ripenso al mio parto, mi sento irrimediabilmente fallita. Incapace.

Sono riuscita in tante cose nella mia vita. Ma non sono mai riuscita a partorire i miei figli.

Poi razionalmente capisco che non è solo colpa mia. E colpa di chi ci ha riempito di pre concetti sul parto. Che il parto naturale è meglio, che il cesareo sarebbe la strada più breve per una madre che non vuole soffrire.

Come tutti gli stupidi preconcetti sull’allattamento. 

Il cesareo non è la strada più breve.

E la strada più rischiosa perché è un intervento di chirurgia maggiore.

Il post cesareo è una strada in salita. Solo chi lo ha provato lo può capire fino in fondo.

Sento ancora sulla pelle il freddo della sala operatoria. Le mani degli operatori dentro la mia pancia. Sento il dolore alle spalle per la posizione in cui devi stare.

Le flebo. La luce forte negli occhi e la paura.

Perché si ho avuto paura. Tanta paura.

Come se non bastasse il cesareo ci espone a commento del tipo:

“Ma tu non hai partorito”

oppure

“Ma col cesareo non hai sentito dolore”

E invece il dolore si sente eccome, e non dura qualche ora come il parto naturale. Dura settimane.

E la cicatrice resta per tutta la vita.

In un qualche modo partoriamo tutte.

Ma il dolore quello c’è per tutte.

Nessuna è meno mamma dell’altra.

 

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Sulla depressione post partum e il crollo ormonale

Sulla depressione post partum e il crollo ormonale

Nove giorni oggi dal parto e ho avuto il classico crollo ormonale.

Si sa è fisiologico, tutti gli ormoni che hanno sostenuto la gravidanza se ne vanno all’improvviso e come tutte le cose che cambiano all’improvviso destabilizzano.

E la terza gravidanza quindi razionalmente lo so che è così, che è solo un momento che passerà.

Ma poi c’è tutta la me irrazionale che piange senza motivo.

Diventare mamme ai tempi del covid

Diventare mamme ai tempi del covid

Ho fatto il test di gravidanza il 14 febbraio 2020. Nell’aria si sentiva lontanamente puzza di virus cinese ma niente faceva presagire quello che stava per accadere.

Quella mattina mai avrei immaginato che stavo per vivere una gravidanza totalmente diversa dalle altre due.

Oggi posso dirvi che le mamme e i neonati 2020 hanno la scorza davvero dura.

Se i tuoi figli te li sei cresciuta da sola non devi vendicarti su di loro

Se i tuoi figli te li sei cresciuta da sola non devi vendicarti su di loro

Se i tuoi figli te li sei cresciuta da sola non devi vendicarti su di loro.

C’era una volta la famiglia anni 80 dove in genere lavorava uno solo e con il singolo stipendio si poteva vivere bene. A volte molto bene.

Proprio per questo le mamme potevano permettersi il lusso (perché era un lusso) di non lavorare e occuparsi solo dei figli. E i nonni il lusso di fare i nonni solo quando ne avevano voglia.

Poi il sistema si è stravolto e parliamoci chiaramente oggi come oggi per la maggior parte di noi vivere con un solo stipendio è praticamente impossibile.

Quindi le mamme quando hanno un lavoro lottano con le unghie e coi denti per mantenerlo. Per avere maggiore disponibilità economica e garantire uno stile di vita migliore ai figli.

Lottano con unghie, denti, sudore e sangue.

Una volta le mamme appunto non lavorando si crescevano i figli senza avere la reale necessità dell’aiuto dei nonni.

Il problema è che queste mamme oggi sono nonne e non si rendono conto che le cose sono cambiate e nelle famiglie in cui si prendono il lusso di dire che se loro i figli se li sono cresciute da sole  e lo stesso devono fare i propri figli, fanno un grave torto ai figli stessi.

Perché le cose sono completamente cambiate

E dove ci sono nonni che non vogliono fare i nonni  e ve ne ho parlato anche qui le famiglie sono in grosse difficoltà.

Difficoltà gestionali.

Emotive.

Difficoltà reali e contingenti.

Parliamo della situazione attuale. Abbiamo scuole chiuse da mesi e che riapriranno senza servizi che sono fondamentali per le famiglie che lavorano tra cui pre e post scuola.

Genitori che non lavorano per hobbies ma per necessità.

E poi ci sono loro i nonni che: “Io  i miei figli me li sono cresciuta da sola tu arrangiati”

Se i tuoi figli li hai cresciuti da sola è perché non lavoravi.

Non avevi necessità di lavorare come faccio ora

E nonostante questo avevi l’aiuto dei nonni.

Ma poi come genitore perché devi vendicarti sul figlio se tu non hai avuto aiuti?

Come far ricadere sui propri figli la frustrazione di averlo cresciuti da soli e assaporare il gusto sottile di una pseudo vendetta.

Perché diciamoci la verità non tutti i genitori amano davvero i propri figli.

Oppure li amano ma a modo loro, mettendo sempre se stessi al primo posto e rivendicando quasi la libertà che un figlio può avergli tolto e cercandola disperatamente e volendola a tutti i costi in età post adulta.

Sono nonni egoisti.

Semplicemente.

Io non so quello che mi accadrà nella vita ma so che nonostante i salti mortali che sto facendo per i miei figli, perché noi genitori di oggi senza nonni di appoggio conosciamo davvero il significato della parola sacrificio, un domani non negherò loro la mia presenza se avessero bisogno.

Perché io la conosco la fatica di crescere figli, lavorare e mantenere in piedi la baracca nonostante sia tutto contro.

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Un lungo viaggio di quaranta settimane

Un lungo viaggio di quaranta settimane

E così anche stavolta la fine viaggio si avvicina.

E stato un viaggio intenso, potente, altalenante. Abbiamo affrontato decisioni difficili e momenti più o meno felici.

La notte dormo male e mi chiedo cosa proverò quando vedrò il tuo viso. Lo stesso viso che stavo decidendo di non vedere.

Quando sentirò il tuo pianto. Quel pianto che mi spaventava solo l’idea.

Ci vuole coraggio per portare avanti una gravidanza. Ma ce ne vuole molto di più per interromperla. Oppure è il contrario.

Io so solo che ho avuto tanta paura quando quel test si è colorato. Che avrei tanto voluto non fosse vero. Ma poi dopo aver sentito il tuo cuoricino per la prima volta non ho potuto fare altro che accettarti.