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Le difficoltà della futura mamma

Le difficoltà della futura mamma

Le difficoltà della futura mamma.

Vista da fuori la gravidanza sembra una passeggiata.

In realtà le cose stanno molto diversamente.

Il pancione non è facile da portare, il corpo è appesantito e tutti i movimenti ne risentono irrimediabilmente.

Tutti i movimenti sono rallentati e difficoltosi anche per la mamma più sprint.

Se pensate di non separarvi perché i figli sono piccoli sappiate che dopo sarà molto peggio

Se pensate di non separarvi perché i figli sono piccoli sappiate che dopo sarà molto peggio

Se pensate di non separarvi perché i figli sono piccoli sappiate che dopo sarà molto peggio.

Quante ne sento di coppie che non funzionano ma stringono i denti e restano insieme solo perché i figli sono piccoli. Magari fanno i separati in casa credendo di fare la cosa giusta verso i propri figli

Quante ne sento di donne frustate e infelici che decidono di rimandare la separazione col marito o compagno a quando i figli saranno grandi.

Se il vostro rapporto di coppia non funziona e pensate di non separarvi solo perché i figli sono piccoli vi dico col cuore in mano che stato sbagliando tutto per tanti motivi.

La gravidanza NON è un momento felice per tutte

La gravidanza NON è un momento felice per tutte

La gravidanza NON è un momento felice per tutte.

Per molte lo è grazie al cielo.

Poi ci sono quelle per cui non lo è.

Ci sono donne che hanno problemi di salute e passano ogni singolo giorno della propria gravidanza a sperare che non sia l’ultimo.

Che non sia l’ultimo di un illusione.

Di una cosa felice, che avrebbe dovuto essere felice ed invece è solo una fila di pensieri, ansie paure che sussistono giorno per giorno.

Ci sono donne che passano l’intera gravidanza a letto, pregando e isolandosi dal mondo.

La gravidanza NON è un momento felice per tutte

La cui angoscia nessuno può comprendere fino in fondo tranne loro. Perché se la gravidanza in linea di massima non è una malattia per loro è come se lo fosse.

Poi ci sono le ragazze madri.

Quelle che agli occhi degli altri sono state tanto stupide da farsi mettere incinte dall’uomo sbagliato. Quello che si è dato alla macchia e pensa ai fatti suoi.

Quelle che la pancia che cresce è una vergogna. Da nascondere il più possibile.

Quelle che le visite le fanno da sole. In silenzio. Accompagnate dal rumore dei propri pensieri e dal senso di vergogna.

Che sanno che sarebbe un momento felice se non avessero sbagliato partner.

Se non fosse successo in quel momento.

Quelle a cui dicono che il bambino sarà la loro grande riscossa, ma al momento quella pancia è solo la dimostrazione e inequivocabile visibile dei propri errori.

Quelle che foto ricordo non ne vogliono, perché non vogliono ricordare il tormento e l’angoscia di quei mesi.

Vissuti tra vergogna e nascondigli.

Quella pancia che non doveva esserci e per cui il mondo si permette di giudicare.

Perché ci sono i contraccettivi, e come è mai possibile, pensa che donna stupida.

Ma come si fa a farsi mettere incinta nella sua situazione?

Poi ci sono le situazioni quelle sbagliate. Si parla tanto delle famiglie allargate che sono una realtà, ma solo chi le vive sa quanto siano situazioni difficili, complicate e dolorose. Quando ci sono di mezzo figli che fanno di tutto per rovinare le cose, perché i figli più crescono e più sono egoisti.

Dove ci sono di mezzo ex che ti vorrebbero al manicomio piuttosto che felice e fanno di tutto per mandartici.

Quindi no, la gravidanza non è un momento felice per tutte. E questo bisognava pur dirlo in un mondo social che vede sfoggiare solo pancioni al settimo cielo.

E se la vostra è una gravidanza felice arrivata al momento giusto e col partner giusto non smettete mai di ritenervi fortunate.

Perché lo siete e anche tanto.

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Differenze tra prima seconda e terza gravidanza

Differenze tra prima seconda e terza gravidanza

Differenze tra prima seconda e terza gravidanza.

Alla prima gravidanza fa il test una settimana di anticipo, lo ripeti i giorni seguenti e fai misuri le beta nel sangue almeno tre volte per essere sicura che stiano crescendo bene.

Alla seconda gravidanza aspetti il ritardo e se va bene fai le beta solo una volta.

Alla terza fai il test dopo due settimane di ritardo e basta.

Alla prima gravidanza hai appuntamento dal ginecologo privato e a pagamento dopo 10 minuti dall’ultimo test.

Alla seconda valuti se ginecologo privato o consultorio

1, 2, 3 faccio i figli che pare a me

1, 2, 3 faccio i figli che pare a me

1, 2, 3 faccio i figli che pare a me.

Il che potrebbe anche significare che di figli non ne voglio nemmeno uno.

Non c’è legge che dica che perché dotata utero sia costretta a procreare.

E nemmeno una che sancisca il numero di figli che devo mettere al mondo.

La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi

La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi

“La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi”

Mai citazione fu più adatta a questo particolare momento della mia vita.

E una cosa che ancora forse non ho metabolizzato del tutto. Un evento che nella stragrande maggioranza dei casi è felice, perché deve esserlo. Ma che a me ha colto alla sprovvista, e di cui ancora forse non sono del tutto consapevole.

E barcollo ancora tra momenti di felicità e momenti di depressione.

Sono su una barca in balia del mare che a volte è calmo e a volte è agitato più che mai.

Avevo da poco riassettato la mia vita da mamma single, e avevo trovato un equilibrio ancora abbastanza instabile, precario a dire il vero. Mi sentivo come un equilibrista che cammina a piedi nudi sul filo, a tratti fiero e deciso a tratti dondolante.

Poi ho conosciuto una persona, è stato un fulmine a ciel sereno. Un incontro tra persone che dalla vita sentimentale di frustate ne avevano prese a sufficienza e in abbondanza.

Una persona di quelle che ti sa capire. Anche lui col suo carico di figli in equilibrio precario.

La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi

Abbiamo iniziato a conoscerci, e concederci dei momenti tutti per noi, sempre incastrati come nel gioco di tetris tra un impegno coi figli e uno di lavoro

E dopo alcuni mesi la sorpresa.

Ho pianto. Ma non di gioia. Ho pianto di paura di disperazione e di rabbia verso me stessa. A 37 anni certi errori non possono e non devono succedere.

Ho pianto nel panico completo.

Ho iniziato a pensare a tutti gli aspetti negativi concentrandomi solo su quelli senza concedermi il beneficio del dubbio.

Ho vissuto giorni neri.

In cui la fatica maggiore era non far trapelare nulla ai miei figli. A quelli che avevo già tra le mie braccia.

Chi vede da fuori le famiglie allargate può pensare che sia semplice. Ed invece no ci sono miliardi di variabili che mutano di giorno in giorno.

Magari un giorno va tutto bene e quello successivo invece tutto male.

Ci si barcamena. In un qualche modo.

Non è facile costruire una nuova casa quando non hai smaltito del tutto le macerie della casa precedente. Ed in questo contesto un nuovo bambino è la variabile impazzita che fa esplodere un’equazione già complicata di suo.

Poi c’è la vita. Quella che ti stupisce e che prevale sempre su tutto.

E ci sono le domande. Perché proprio adesso?

Non vi nascondo che avevo già l’appuntamento in mano per interrompere la gravidanza. Avevo le carte pronte e dovevo solo presentarmi quella mattina.

Sarebbe stato semplice, una volta uscita avrei potuto riprendere la mia vita esattamente li, dal giorno in cui l’avevo lasciata col test in mano.

Poi non ce l’ho fatta. Ho guardato quell’ecografia e non ho avuto il coraggio di farlo.

E ho potuto farlo perché lui è stato li con me.

Non ci siamo giurati amore eterno, consapevoli che i rapporti di coppia mutano nel tempo e che bisogna essere in grado di crescere insieme.

Però ci siamo promessi di parlare sempre e di ascoltarci a vicenda.

Di sostenerci e sopportarci a vicenda. E di essere sempre dalla stessa parte.

La vita ci bussava alla porta e cosa dovevamo fare se non accoglierla?

Non è una gravidanza facile. Finché ho potuto nasconderlo l’ho nascosto, provando vergogna.

So che riceverò un mare di critiche e che con questa notizia darò da parlare malignamente e a lungo.

Il senso di inadeguatezza a giorni mi schiaccia.

La vergogna. La paura delle brutte parole della gente.

Ci sono giorni in cui mi vorrei nascondere, oppure sparire. Ma non posso farlo, devo restare e andare avanti a testa alta in un qualche modo.

Ditemi pure che dovevo pensarci prima e stare più attenta. Lo so. Mi colpevolizzo già da sola ogni singolo giorno.

Ditemi che i miei figli resteranno traumatizzati. Sappiate che penso a loro ogni giorno e sto facendo tutto quello che posso perché questa gravidanza non sia un peso per loro, e anzi sia motivo di crescita.

Poi c’è lui. Che si è attaccato alla vita nel periodo più nero degli ultimi anni. Lui che ha gridato alla vita mentre il mondo esterno era morte ed isolamento.

Lui col suo cuore forte.

Che mi farà penare. Sarà durissima, lo so.

Ma ho scelto la vita. E se nulla accade per caso un giorno capirò il senso di questo caos.

 

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Dietro gli schermi ci sono mamme che piangono

Dietro gli schermi ci sono mamme che piangono

Cara ministra Azzolina,

Da semplice madre che sono volevo solo dirle una cosa.

Mentre lei vanta il successo della sua DAD ovvero didattica a distanza, dietro lo schermo del pc ci sono mamme che piangono.

Perché la sua DAD sui bambini più piccoli è per lo più un vero fallimento.

Un fallimento didattico.

Un fallimento sociale.

Un fallimento psicologico.

Vogliamo iniziare a pensare al bene dei bambini o no?

Vogliamo iniziare a pensare al bene dei bambini o no?

Vogliamo iniziare a pensare al bene dei bambini o no?

Ora vi dico la mia.

La didattica distanza è inutile e dannosa.

Vi parlo del mio punto di vista, di mamma di due bambini di cui una in età da scuola primaria.

Ricapitoliamo quello che è successo a questi bambini.

Da un giorno all’altro gli è stato detto che in giro c’era un virus molto pericoloso, allora per proteggersi avrebbero dovuto accettare il famoso “distanziamento sociale”.

Ripetiamo insieme “distanziamento sociale”. Ergo niente più scuola, palestra, parchetto amici.

Corse, merende, risate e giochi con i coetanei.

Sono le mamme e i bambini le vere vittime del coronavirus

Sono le mamme e i bambini le vere vittime del coronavirus

Sono le mamme e i bambini le vere vittime del coronavirus.

Iniziamo parlando dei bambini, quelli che sono prima di tutto stati additati come untori. Quelli che in realtà superano il coronavirus senza grossi problemi.

Come al solito i bambini sono stati ritenuti portatori sani di virus e allontanati senza spiegazioni e senza remore dalla loro quotidianità, dalle loro scuole e dai loro amici.

Chiusi in casa senza il diritto di fare una passeggiata al parco.

Chiusi in casa mentre loro giochi al parco venivano transennati. E vedere quelle altalene transennate credo sia l’esempio più lampante del fallimento della nostra società.

Quelli delle materne per di più abbandonati al loro destino da parte delle scuole, quelli delle elementari relegati davanti ad un pc ad ascoltare lezioni on line e fare compiti con l’ausilio dei genitori.

I bambini sono stati segregati e violentati per salvare gli anziani che sono quelli che statisticamente hanno più complicazioni dalle malattie.

Sono le mamme e i bambini le vere vittime del coronavirus
Sono le mamme e i bambini le vere vittime del coronavirus

E mentre i bambini sono chiusi tra quattro mura gli anziani invece il giretto al supermercato non se lo negano.

Hanno fatto rinchiudere i loro nipoti per tutelare la loro salute. E poi se ne vanno a spasso senza alcun rispetto del sacrificio dei più piccoli.

Ma non è solo sacrificio. Questo è un danno psicologico che si sta perpetuando sulle nuove generazioni.

I bambini hanno necessità di muoversi, di correre e frequentare i loro coetanei.

E non possono farlo per colpa di un virus che però uccide gli anziani.

Poi ci sono le famiglie, in particolar modo le mamme. Le mamme che si sono trovate a ricoprire il ruolo di insegnanti oltre che di lavoratrici, colf cuoche etc etc. Come se fosse possibile allungare le ore giornaliere. Oppure sdoppiarsi.

I bambini a casa sono annoiati, svogliati e demotivati.

LA MAMMA NON PUO E NON DEVE SOSTITUIRSI ALLA SCUOLA.

E da mamma ve lo dico senza vergogna: dopo due mesi a casa 24 h coi miei figli, i compiti, lo smart work e tutto il resto sono arrivata al capolinea e su qualcosa devo mollare.

O non faccio più l’insegnate, o non lavoro.

Se non lavoro però non posso sfamarli.

Se non faccio l’insegnante mi sento una mamma di m… che non segue abbastanza i suoi figli.

La scuola non è un parcheggio. La scuola è molto di più. E condivisione, socializzazione, studio e amicizia.

I rapporti via skype non possono nemmeno lontanamente essere paragonati ai rapporti reali.

Alle risate in compagnia, le corse nel prato e le ginocchia sbucciate.

Non voglio crescere i miei figli sotto una campana di vetro. Voglio che i miei figli vivano la vita.

Che corrano sotto il sole fino ad andare a dormire esausti.

Rivoglio la nostra vita. Voglio vederli sorridere.

Si sono già sacrificati troppo.

Gli anziani sono a rischio? Allora è giusto che stiano loro in quarantena. I bambini hanno già fatto troppo per uno stato che non è nemmeno in grado di tutelare i loro bisogni primari.

Noi genitori rientreremo a lavoro a breve, qualcuno mi dica chi si prenderà cura dei nostri bambini.

Perché il lavoro delle donne non è solo un dovere ma è un diritto.

Le famiglie hanno diritto di lavorare per garantirsi uno stile di vita dignitoso.

I bambini devono stare coi loro coetanei.

Ridateci la vita.

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Sarà una Pasqua diversa dal solito ma sempre piena di dolcezza

Sarà una Pasqua diversa dal solito ma sempre piena di dolcezza

Sarà una Pasqua diversa dal solito ma sempre piena di dolcezza.

Manca solo l’ufficialità, ma lo sappiamo già che sarà una Pasqua in quarantena.

Ognuno nelle proprie case senza la possibilità e la bellezza di riunire tutta la famiglia.

Per me la Pasqua ha sempre significato allegria, colore, primavera, sole e tante gite all’aria aperta. Quest’anno invece mi troverò a casa da sola coi miei bambini.

Ci sono le chat, le videochiamate e i telefoni. Ma nulla potrà mai sostituirsi agli abbracci, alle risate e al valore del tempo condiviso con tutti i familiari.