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Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Nasci da figlio e vivi nel ruolo di figlio finché da un giorno all’altro diventi genitore.

E che non sia facile lo capisci dal primo vagito, che se tarda ad arrivare dopo due nanosecondi dalla nascita eccoti li a gridare “Perché non piange!”

L’ho gridato per tutti i figli. Ed è stata la prima seria preoccupazione da mamma.

Poi dopo poche ore ho compreso la preoccupazione delle mamme per il cibo.

Si attacca, non si attacca, si attacca bene, si attacca male. Mangia abbastanza? Perché si addormenta mentre mangia???

E i controlli di crescita dal pediatra. Ogni volta mi sento come all’esame di maturità.

Ma questo è solo l’inizio.

Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sull’allattamento

Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sull’allattamento

Vi racconto una storia, la mia storia.

Quando aspettavo la prima figlia ero totalmente ignorante riguardo l’allattamento. E non mi sono nemmeno informata durante la gravidanza. Credevo fosse una cosa scontata, automatica. Nasce il bambino ed ecco litri di latte uscire quasi automaticamente dal seno.

Nessuno mi aveva detto che non era proprio così. Ed è stata una batosta scoprirlo dopo un parto complicato che mi aveva segnato sia fisicamente che psicologicamente.

Nessuno mi aveva detto che per produrre latte era necessario attaccare la bambina al seno in continuazione.

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio.

Sono una mamma ad alto contatto.

I miei figli sono delle piccole cozze appiccicose.

Tutti e tre allattati al seno, tutti i tre per i primi mesi costantemente attaccati a me. Di giorno e di notte.

E non stavano attaccati perché il mio latte fosse acqua, avessero mal di pancia o altre cavolate. Semplicemente facevano i neonati.

Come ho fatto coi due grandi ora faccio col piccolo: dorme con me, attaccato a me e non potrei pensare per lui un posto più sicuro delle mie braccia.

In natura i cuccioli dormono attaccati alla mamma. Ditemi perché non deve essere così anche per gli esseri umani.

Per esperienza so che i cuccioli crescono più in fretta di quanto una persona possa rendersene conto. E che le fatiche dei primi tempi si dimenticano in fretta.

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio

E ho imparato a non ascoltare chi mi dice che non si fa così, che devono dormire nella loro culle altrimenti non si staccheranno mai da me.

Ne ho già due che ora dormono nella loro cameretta e sono la prova che tenerli a letto con se i primi tempi non significa che ci staranno in eterno e se ne andranno nel loro lettino prima di quanto si possa immaginare.

Perché l’attaccamento alla mamma, il bisogno di contatto sono semplicemente istinti naturali di sopravvivenza.

Se in braccio a me è tranquillo allora lo tengo in braccio. Perché tanto arriverà presto il giorno in cui non si farà più baciare da me e sarà troppo pesante per stare in braccio.

I primi mesi sono momenti unici. Faticosi da morire, stancanti fino alle lacrime. Ma sono passeggeri e senza nemmeno il tempo di accorgersene passa tutto.

In fretta.

Troppo in fretta.

E l’abbraccio del neonato arriva presto a mancare.

E allora godetevi questi bimbi, che a giudicare sono tutti bravi, ma i figli sono vostri e non saranno piccoli per sempre.

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Il terzo figlio viene su da solo… o quasi

Il terzo figlio viene su da solo… o quasi

Il terzo figlio viene su da solo… o quasi.

Quando ho saputo di aspettare il terzo il panico ha preso il sopravvento in me.

Un po’ per la situazione complicata, un po’ perché mi chiedevo come avrei fatto a gestire 3 bambini di cui un neonato.

Tutta la gravidanza ci ho scherzato tu dicendo che sarei finita in clinica psichiatrica nel giro di pochi giorni. E mentre fuori ridevo dentro di me di fatto piangevo.

Le ultime settimane di gravidanza sono state le più pesanti. Ero terrorizzata dall’idea di entrare in travaglio in un momento in cui ero sola con gli altri due figli e pregavo che il tutto partisse nel week end in cui eravamo tutti a casa.

Avevo allertato il mondo nel caso in cui fossi dovuta correre in ospedale e i miei figli erano a scuola cercando qualcuno che in caso di emergenza me li portasse a casa.

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te.

Ho una terza cicatrice sulla pancia. Che è stata più dolorosa sia fisicamente che psicologicamente da digerire.

E che non ho ancora digerito del tutto.

Ci vorrà del tempo e del lavoro su me stessa.

Anche stavolta ho tentato un parto naturale nonostante i due pregressi cesarei.  In ospedale ero semplicemente la precesarizzata che non si voleva arrendere ad un corpo incapace di partorire.

Sulla depressione post partum e il crollo ormonale

Sulla depressione post partum e il crollo ormonale

Sulla depressione post partum e il crollo ormonale.

Nove giorni oggi dal parto e ho avuto il classico crollo ormonale.

Si sa è fisiologico, tutti gli ormoni che hanno sostenuto la gravidanza se ne vanno all’improvviso e come tutte le cose che cambiano all’improvviso destabilizzano.

E la terza gravidanza quindi razionalmente lo so che è così, che è solo un momento che passerà.

Ma poi c’è tutta la me irrazionale che piange senza motivo.

Che si fa prendere dalle stesse paura di una mamma al primo figlio e allo stesso tempo si sente in colpa verso gli altri figli temendo di farli soffrire.

Una mamma che si fa in mille per farli felici tutti ma che ancora non ha recuperato le forze e le energie spese durante il parto.

Sono una mamma come tante.

Primo secondo terzo quarto figlio non cambia nulla. Il crollo ormonale è implacabile, tormentoso e inevitabile.

Con l’arrivo di un nuovo figlio cambia tutto.

Sulla depressione post partum e il crollo ormonale

Cambiano le abitudini, cambia la quotidianità e calano drasticamente le ore di sonno.

Crollano gli ormoni e si fanno spazio paure e insicurezze.

Io mi sfogo e piango.

Tutto questo caos che sento dentro lo devo sfogare in un qualche modo e lo sfogo piangendo.

E poi mi rialzo riparto più forte e risistemo questa vita incasinata.

Consapevole che il caos passa e presto ritroverò una quotidianità più o meno stabile.

Quindi nei mamme se vi sentite cosi sfogatevi e piangete.

Mangiate cioccolata o fate venire un’amica a casa.

Fatevi aiutare se avete bisogno.

E non vergognatevi di essere tristi. Non c’è nulla di cui vergognarsi nell’essere mamme normali, in preda al crollo ormonale, le occhiaie e alla fatica.

E un periodo.

Passerà.

E vi mancheranno anche questi primi momenti complicati.

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Diventare mamme ai tempi del covid

Diventare mamme ai tempi del covid

Ho fatto il test di gravidanza il 14 febbraio 2020. Nell’aria si sentiva lontanamente puzza di virus cinese ma niente faceva presagire quello che stava per accadere.

Quella mattina mai avrei immaginato che stavo per vivere una gravidanza totalmente diversa dalle altre due.

Oggi posso dirvi che le mamme e i neonati 2020 hanno la scorza davvero dura.

Se i tuoi figli te li sei cresciuta da sola non devi vendicarti su di loro

Se i tuoi figli te li sei cresciuta da sola non devi vendicarti su di loro

Se i tuoi figli te li sei cresciuta da sola non devi vendicarti su di loro.

C’era una volta la famiglia anni 80 dove in genere lavorava uno solo e con il singolo stipendio si poteva vivere bene. A volte molto bene.

Proprio per questo le mamme potevano permettersi il lusso (perché era un lusso) di non lavorare e occuparsi solo dei figli. E i nonni il lusso di fare i nonni solo quando ne avevano voglia.

Poi il sistema si è stravolto e parliamoci chiaramente oggi come oggi per la maggior parte di noi vivere con un solo stipendio è praticamente impossibile.

Quindi le mamme quando hanno un lavoro lottano con le unghie e coi denti per mantenerlo. Per avere maggiore disponibilità economica e garantire uno stile di vita migliore ai figli.

Un lungo viaggio di quaranta settimane

Un lungo viaggio di quaranta settimane

Un lungo viaggio di quaranta settimane.

E così anche stavolta la fine viaggio si avvicina.

E stato un viaggio intenso, potente, altalenante. Abbiamo affrontato decisioni difficili e momenti più o meno felici.

La notte dormo male e mi chiedo cosa proverò quando vedrò il tuo viso. Lo stesso viso che stavo decidendo di non vedere.

Quando sentirò il tuo pianto. Quel pianto che mi spaventava solo l’idea.

Ci vuole coraggio per portare avanti una gravidanza non pianificata. Ma ce ne vuole molto di più per interromperla. Oppure è il contrario.

Un lungo viaggio di quaranta settimane

Io so solo che ho avuto tanta paura quando quel test si è colorato. Che avrei tanto voluto non fosse vero. Ma poi dopo aver sentito il tuo cuoricino per la prima volta non ho potuto fare altro che accettarti.

E accettare che la vita è imprevedibile e ti fa girare la testa proprio quando credi di aver trovato una sommaria stabilità emotiva.

Che ci vuole coraggio per accettare ed accogliere quello che la vita ti porge.

Ma il coraggio alla fine premia sempre.

Non so se riuscirò mai ad appianare il senso di colpa per aver pensato di non tenerti, e forse per questo con te sarò ancora più mamma chioccia e non ti farò del bene.

Accolgo ogni piccola contrazione con serenità sapendo che il viaggio verso il nostro primo incontro è iniziato.

Non so immaginarti. Ma so che sei parte di me e amerò ogni piccola cosa di te, esattamente come faccio coi tuoi fratelli.

A proposito di loro sappi che sono qui e sono pronti ad accoglierti con una maturità che mai ti aspetteresti da bambini con genitori separati.

Ma i bambini sono puri e noi grandi abbiamo tanto da imparare da loro.

Il tuo arrivo mi ha costretta a guardarmi dentro, in un viaggio interiore dove finalmente ho guardato in faccia la me bambina. Quella insicura, indecisa, spaventata. Quella che temeva l’abbandono più di ogni altra cosa. E ho imparato ad accettare le cose che non posso cambiare senza arrabbiarmi. A non pensare troppo al domani ma a vivere nel presente che tempo di un soffio è già passato.

Ho imparato a vivere ogni momento giorno per giorno.

E sto cercando di imparare a non pianificare troppo, perché tanto qualsiasi cosa si pianifica poi succede sempre il contrario.

E ho capito che tu sei esattamente quello che doveva arrivare nella nostra vita.

Quando qualcuno mi chiede come farò, dico semplicemente che non lo so ma in un qualche modo farò.

Che mi prenderò cura di me e dei miei figli nel miglior modo possibile e sarò la madre migliore possibile con tutti i miei limiti.

Respiro gli ultimi giorni di gravidanza e di silenzio, quel silenzio che sarà colmato presto dalla tua voce.

Coccolo i tuoi fratelli consapevole che quando sarai qui le mie braccia diventeranno più lunghe per stringervi forte tutti e tre.

Se mi chiedono cosa avrei immaginato per il mio futuro non sarebbe stato questo.

Ma ora so che questo è il meglio che mi poteva succedere.

E adesso Tommasino fatti forza e spingi forte, c’è tanto amore fuori da questa pancia che ti aspetta.

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Sei il bambino che non immaginavo e poi è arrivato

Sei il bambino che non immaginavo e poi è arrivato

Sei il bambino che non immaginavo e poi è arrivato.

Sei nato un assurdo pomeriggio di quasi autunno. In maniera inaspettata e traumatica per entrambi. Forse anche tu sei rimasto sconvolto ma col carattere meraviglioso che hai l’hai superata prima e meglio di me.

Sei il bambino che non immaginavo e poi è arrivato. Perché non credevo che avrei avuto figli, e non credevo avrei avuto figli maschi.

Vedevo il mondo maschile cosi lontano da me.

Non potevo nemmeno immaginare cosa stavo rischiando di perdere.