Tag: bambini

Quanto è diventato insostenibile essere genitori e lavoratori nel 2022

Quanto è diventato insostenibile essere genitori e lavoratori nel 2022

La parola che meglio descrive il mio sentimento in questo inizio 2022 è ANGOSCIA. Angoscia per il mio futuro e quello die miei figli

Una mamma non si misura dal parto

Una mamma non si misura dal parto

Scrivo questo post di getto e lo scrivo soprattutto per quelle donne che stanno per diventare madri per la prima volta.

Mamme liberiamoci dai sensi di colpa

Mamme liberiamoci dai sensi di colpa

Mamme liberiamoci dai sensi di colpa.

Sono sempre stata una persona onesta, sincera e trasparente.

Se ho fatto un qualcosa è sempre stato per il piacere di farlo e non perché costretta a farlo.

Ho sempre avuto rispetto per gli altri ma non più della mia persona.

Da quando sono mamma invece mi rendo conto che la mia condizione è cambiata.

Sono cambiati pensieri, le priorità.

Mamme liberiamoci dai sensi di colpa.

Ci sono loro, i miei figli, al primo posto. Sempre e comunque anche se a volte dovrei imparare a prendermi cura di me stessa.

Sopporto sensi di colpa pesanti come macigni troppo spesso. Non sono capace di perdonare i miei errori.

Nel terrore di ferirli e farli soffrire ho troppo spesso represso me stessa fino ad arrivare al punto di scoppio, o di non ritorno.

Tenere in equilibrio l’amore verso se stesse e l’amore e verso i figli è davvero difficile.

Perché troppo spesso ci dimentichiamo che l’amore verso di loro passa anche attraverso l’amore e la cura della nostra felicità e noi stesse.

Dimentichiamo che la nostra felicità è la base della loro di felicità.

Perché solo una madre serena ed appagata potrà crescere figli sereni ed appagati.

Che mettere noi stesse al primo posto non è sbagliato se gli equilibri si compensano.

Che il tempo da dedicare a noi stesse non è meno importante del tempo dedicato a loro.

Qualità, tempo di qualità non in quantità purché sia.

E difficilissimo essere mamme sole e senza aiuti. Col terrore di prendere anche solo una stupida influenza che ci debiliterà, ben sapendo di non poter avere la possibilità di riposarsi e passarla nel letto come andrebbe.

E intrappolate in questo senso del dovere ci sentiamo in colpa. In colpa anche solo per esserci involontariamente ammalate.

Non so se sia un retaggio storico o semplicemente siamo fatte cosi, ma da quando sono mamma, a volte, amo me stessa un po’ di meno credendo in questo modo di amare di più loro.

Ho sbagliato quando ho creduto che annullando me stessa sarei stata una mamma migliore.

Poi, col tempo, ho capito.

Che i sensi di colpa sono inutili e assurdi se comunque il meglio che posso lo sto facendo, e il meglio inteso come il meglio anche per me stessa.

E allora non rinuncio più a nulla.

E vado avanti nella mia vota coltivando l’amore per me per loro.

Perché i figli cresceranno. E vorranno una madre felice non una madre che ha fatto scelte che l’hanno resa infelice credendo di rendere felice il reto del mondo tranne se stessa.

O che almeno ci ha provato.

Una donna realizzata.

Non una persona infelice che fa ricadere le colpe su di loro.

Amate i vostri figli ma amate anchde voi stesse.

Sempre incondizionatamente.

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Impariamo a prenderci cura dei talenti dei nostri figli

Impariamo a prenderci cura dei talenti dei nostri figli

Impariamo a prenderci cura dei talenti dei nostri figli. Ho imparato che i bambini non sono tutti uguali, e ho imparato che per fortuna quasi mai assomigliano a noi. Oltre che nell’aspetto i figli ci differisco nelle capacità e nei talenti. Nelle aspirazioni e nelle 

Dicono che il periodo più felice della vita sia quello della scuola dell’infanzia.

Dicono che il periodo più felice della vita sia quello della scuola dell’infanzia.

Dicono che il periodo più felice della vita sia proprio quello della scuola dell’infanzia.

Forse è tra i pochi momenti della vita in cui ci è concesso essere quelli che siamo per davvero.

In cui il nostro compito è solo fare cose che ci piacciono.

Correre, arrampicarci, giocare a pallone, mangiare gelati.

Allo stesso tempo è anche uno dei periodi più delicati, quelli in cui inizia a prendere forma la nostra vera essenza, quelli che siamo e gli adulti che saremo.

Odio il weekend perché odio i compiti

Odio il weekend perché odio i compiti

Odio il weekend perché odio i compiti.

Si l’ho detto.

E lo sottoscrivo.

E non mi vergogno ad urlarlo ad alta voce.

Qualcuno mi spieghi perché un lavoratore che lavora 40 ore a settimana ha DIRITTO  al weekend di riposo mentre un bambino di 6 anni che passa 40 ore settimanali a scuola il weekend deve passarlo a  fare i compiti.

Per pochi che siano sono comunque troppi.

Come li paghiamo gli straordinari ai bambini?

Non hanno forse diritto anche loro di staccare e riposarsi e perché no annoiarsi?

Perché i bambini non si possono annoiare?

Pensate davvero che siano i compiti del weekend fatti controvoglia, e a suon di ricatto a fare la differenza nel percorso scolastico? Non bastano le ore e gli esercizi a scuola?

E qui mi rivolgo ai poveri genitori martiri dei figli che i compiti non li vogliono fare.

Odio il weekend perché odio i compiti

Facile parlare se si ha un bambino che li fa da solo e volentieri. Ma tutti gli altri?

Ah perché i bambini vanno seguiti.

Ma come i compiti fanno tanto bene.

Non fanno i compiti? E colpa tua che non li sai seguire, motivare.

Ma poi tu madre come ti permetti di giudicare il lavoro delle insegnanti?

A parte il fatto che non faccio la motivatrice e  lavoro anche io e quando arriva il weekend, madre di merda che sono, preferisco fare delle cose divertenti insieme a loro non sto criticando il lavoro delle insegnanti di cui ho il massimo rispetto.

Ma non sta a me spiegare come fare le divisioni anche se potrei benissimo farlo, sta all’insegnante.

Non sta a me costringerli a studiare.

Sono loro che devono maturare e sentire il senso del dovere.

E l’amore verso lo studio e la fame di conoscenza sono cose si imparano a scuola.

Io alla loro età lo avevo il senso del dovere. A me piaceva imparare e soprattutto ci tenevo a prendere dei bei voti.

Ma non tutti sono cosi e il karma mi ha dato una figlia che di studiare ha voglia negativa.

Meno di zero. Meno meno.

Colpa mia? Si del mio karma forse.

E poi lo sapete cosa significa costringere a fare i compiti un bambino che proprio non ne ha voglia?

Se avete un bambino cosi mi potete capire.

No mamma li faccio dopo.

Adesso ho fame.

Ho sete.

Ho male alla gamba.

Non funziona la penna rossa.

Devo temperare le matite.

Ho pipi.

Ho la cacca.

E intanto arriva sera.

Il weekend finisce e  e tu lo hai passato a convincerlo a fare i compiti senza avere fatto qualcosa di bello insieme.

E allora siccome il tempo non torna indietro io il tempo che posso passare con loro me lo voglio godere.

E per me significa non essere costretta a fare il guardiano dei compiti.

La mamma cattiva.

Quindi qualcuno me lo spiega il senso dei compiti il weekend?

 

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Hai voluto fare i figli? Arrangiati stronza

Hai voluto fare i figli? Arrangiati stronza

Hai voluto fare i figli? Arrangiati stronza

Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala!

La scuola non è un parcheggio.

La scuola non è un diritto.

Il terzo figlio viene su da solo… o quasi

Il terzo figlio viene su da solo… o quasi

Il terzo figlio viene su da solo… o quasi.

Quando ho saputo di aspettare il terzo il panico ha preso il sopravvento in me.

Un po’ per la situazione complicata, un po’ perché mi chiedevo come avrei fatto a gestire 3 bambini di cui un neonato.

Tutta la gravidanza ci ho scherzato tu dicendo che sarei finita in clinica psichiatrica nel giro di pochi giorni. E mentre fuori ridevo dentro di me di fatto piangevo.

Le ultime settimane di gravidanza sono state le più pesanti. Ero terrorizzata dall’idea di entrare in travaglio in un momento in cui ero sola con gli altri due figli e pregavo che il tutto partisse nel week end in cui eravamo tutti a casa.

Avevo allertato il mondo nel caso in cui fossi dovuta correre in ospedale e i miei figli erano a scuola cercando qualcuno che in caso di emergenza me li portasse a casa.

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te.

Ho una terza cicatrice sulla pancia. Che è stata più dolorosa sia fisicamente che psicologicamente da digerire.

E che non ho ancora digerito del tutto.

Ci vorrà del tempo e del lavoro su me stessa.

Anche stavolta ho tentato un parto naturale nonostante i due pregressi cesarei.  In ospedale ero semplicemente la precesarizzata che non si voleva arrendere ad un corpo incapace di partorire.

E anche questa volta si è ripetuto lo stesso copione della mia vita.

Travaglio completo. Dolore, lacrime e sangue. Per poi all’ultimo finire in sala operatoria.

Per non farmi mancare nulla ho avuto anche una complicazione post operatoria.

Tornata a casa la mia pancia è diventata blu. Un enorme ematoma. I punti sono saltati e mi sono svegliata in un lago di sangue.

A oggi a 24 giorni dal cesareo mi trovo ancora con la medicazione e la garza sul taglio da cambiare più volte al giorno.

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

E oggi come le altre volte, quando ripenso al mio parto, mi sento irrimediabilmente fallita. Incapace.

Sono riuscita in tante cose nella mia vita. Ma non sono mai riuscita a partorire i miei figli.

Poi razionalmente capisco che non è solo colpa mia. E colpa di chi ci ha riempito di pre concetti sul parto. Che il parto naturale è meglio, che il cesareo sarebbe la strada più breve per una madre che non vuole soffrire.

Come tutti gli stupidi preconcetti sull’allattamento. 

Il cesareo non è la strada più breve.

E la strada più rischiosa perché è un intervento di chirurgia maggiore.

Il post cesareo è una strada in salita. Solo chi lo ha provato lo può capire fino in fondo.

Sento ancora sulla pelle il freddo della sala operatoria. Le mani degli operatori dentro la mia pancia. Sento il dolore alle spalle per la posizione in cui devi stare.

Le flebo. La luce forte negli occhi e la paura.

Perché si ho avuto paura. Tanta paura.

Come se non bastasse il cesareo ci espone a commento del tipo:

“Ma tu non hai partorito”

oppure

“Ma col cesareo non hai sentito dolore”

E invece il dolore si sente eccome, e non dura qualche ora come il parto naturale. Dura settimane.

E la cicatrice resta per tutta la vita.

In un qualche modo partoriamo tutte.

Ma il dolore quello c’è per tutte.

Nessuna è meno mamma dell’altra.

 

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Sulla depressione post partum e il crollo ormonale

Sulla depressione post partum e il crollo ormonale

Nove giorni oggi dal parto e ho avuto il classico crollo ormonale.

Si sa è fisiologico, tutti gli ormoni che hanno sostenuto la gravidanza se ne vanno all’improvviso e come tutte le cose che cambiano all’improvviso destabilizzano.

E la terza gravidanza quindi razionalmente lo so che è così, che è solo un momento che passerà.

Ma poi c’è tutta la me irrazionale che piange senza motivo.