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Una mamma non si misura dal parto

Una mamma non si misura dal parto

Scrivo questo post di getto e lo scrivo soprattutto per quelle donne che stanno per diventare madri per la prima volta.

Mamme liberiamoci dai sensi di colpa

Mamme liberiamoci dai sensi di colpa

Perché troppo spesso ci dimentichiamo che l’amore verso di loro passa anche attraverso l’amore e la cura della nostra felicità e noi stesse.

Impariamo a prenderci cura dei talenti dei nostri figli

Impariamo a prenderci cura dei talenti dei nostri figli

Impariamo a prenderci cura dei talenti dei nostri figli.

Ho imparato che i bambini non sono tutti uguali, e ho imparato che per fortuna quasi mai assomigliano a noi.

Oltre che nell’aspetto i figli ci differisco nelle capacità e nei talenti.

Nelle aspirazioni e nelle prospettive future.

Ho imparato che quasi mai ciò che noi genitori ci aspettiamo da loro è ciò che fa piacere a noi.

E il bravo genitore deve capirlo, e accompagnare il proprio figlio non nella direzione che vorrebbe lui ma nella direzione più congeniale al proprio figlio.

Se li rinchiudiamo nelle nostre aspettative e nei nostri desideri faremo di loro degli adulti infelici.

Si tratta di essere una spalla, una guida che li aiuta a non cadere nel fosso mentre cercano la loro strada.

Non è semplice.

E molto più facile pensare che ciò che fa felici noi allora farà felici anche loro. Ma non è mai così.

Tutto il contrario.

Credo che ognuno di noi abbia dei doni, dei talenti. Ognuno il suo. Si tratta di riconoscerli e coltivarli.

Ho amato la scrittura sin da bambina. Ma nessuno mi ha mai sostenuto e sono finita a laurearmi in matematica. Certo ora ho un lavoro e una carriera, e la mia passione è qui.

A volte penso che se avessi avuto abbastanza sostegno e qualcuno che si fosse preso cura dei miei talenti adesso sarei una persona con una vita più felice.

Poi penso che tutto questo mi è di aiuto come madre e quello che voglio fare è+ assecondare i miei figli e coltivare i loro talenti.

Quando avranno abbastanza forza e fiducia in se stessi non ci sarà più bisogno di me e loro saranno persone realizzate. Solo a quel punto mi sentiro di essere stata una buona madre.

Carlotta ha la passione del disegno. In questo ha sempre dimostrato un certo talento tanto che posso garatire che a 4 anni disegnava già meglio di quanto faccia io.

Ma è una bambina che ha bisogno di essere stimolata e accompagnata.

Proprio per questo cerco di farle sempre dei regali che valorizzino il suo senso artistico, materiali e colori di qualità.

Perché il risultato finale di un disegno sia soddisfacente è importate che i colori usati siano brillanti, definiti e soprattutto ben lavorabili.

La mia marca di colori preferiti è la Giotto.

Fila Giotto nasce nel 1920 e il primo prodotto in assoluto sono le matite colorate. Realizzate solo in legno certificato adesso hanno diversi tipi di mine. Da quelle più morbide e lavabili a quelle più professionali.

Il bello delle matite colorate Giotto oltre al risultato finale del colore acceso è che la matita si riesce ad utilizzare fino alla fine senza spezzarsi quando viene temperata.

Ci sono poi le linee di pennarelli, sottili e grossi, lavabili e non lavabili e anche glitterati.

Non mancano tempere e acquarelli.

E tutto io materiale necessario per l’inizio della scuola!

Giotto è mia alleata nella cura del talento artistico di mia figlia!

Grazie!

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Articolo con prodotti sponsorizzati

Dicono che il periodo più felice della vita sia quello della scuola dell’infanzia.

Dicono che il periodo più felice della vita sia quello della scuola dell’infanzia.

Dicono che il periodo più felice della vita sia proprio quello della scuola dell’infanzia.

Forse è tra i pochi momenti della vita in cui ci è concesso essere quelli che siamo per davvero.

In cui il nostro compito è solo fare cose che ci piacciono.

Correre, arrampicarci, giocare a pallone, mangiare gelati.

Allo stesso tempo è anche uno dei periodi più delicati, quelli in cui inizia a prendere forma la nostra vera essenza, quelli che siamo e gli adulti che saremo.

Odio il weekend perché odio i compiti

Odio il weekend perché odio i compiti

Odio il weekend perché odio i compiti.

Si l’ho detto.

E lo sottoscrivo.

E non mi vergogno ad urlarlo ad alta voce.

Qualcuno mi spieghi perché un lavoratore che lavora 40 ore a settimana ha DIRITTO  al weekend di riposo mentre un bambino di 6 anni che passa 40 ore settimanali a scuola il weekend deve passarlo a  fare i compiti.

Per pochi che siano sono comunque troppi.

Come li paghiamo gli straordinari ai bambini?

Hai voluto fare i figli? Arrangiati stronza

Hai voluto fare i figli? Arrangiati stronza

Hai voluto fare i figli? Arrangiati stronza

Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala!

La scuola non è un parcheggio.

La scuola non è un diritto.

Ah vuoi anche lavorare? Chiedi lo smart work.

Non puoi? Licenziati! Hai fatto i figli per sbolognarli a qualcun altro vero?

Hai voluto fare i figli? Arrangiati stronza

Devi stare a casa e far seguire le lezioni on line a tuo figlio. E nel frattempo con un altro pc lavorare.

E fare da mangiare, pulire casa e rassettare.

Non ci sono più le donne di una volta pretendete sempre le comodità.

I nonni? Usali. Non li hai? Arrangiati.

Usa i congedi puoi benissimo pagare mutuo e bollette con il 50% dello stipendio.

Lo vuoi capire che siamo in pandemia e i bambini a scuola seduti al banco con mascherina, amuchinati e distanziati rischiano la vita?

Invece il supermercato è un luogo sicuro.

E anche il tabaccaio.

Lo dice il comitato tecnico scientifico.

Voi mamme siete delle egoiste. I nonni muoiono se i bambini vanno a scuola.

Devi tenerli a casa. Tu. Rinuncia al lavoro.

Sei partita iva? Bene allora puoi lavorare di notte e fatturare da casa.

Ma poi cosa vuoi fare la partita iva, donna devi stare a casa a fare la didattica a distanza.

E non lamentarti che siamo in pandemia.

I rapporti sociali dei bambini ti stanno a cuore? Non capisci che muoiono i nonni? Cosa ce ne frega dei rapporto sociali dei bambini e del risvolto psicologico che stanno subendo.

C’è la pandemia.

Usa la mascherina e tappati quella boccaccia.

Stai a casa.

Rinuncia al lavoro e indossa il grembiule.

Donna pensa solo ai tuoi figli.

La scuola, lo sport, gli amici non sono un diritto. Sono un di più.

Importa solo essere vivi chiusi in casa.

Da Modena zona rossa questo è tutto.

3 Marzo 2020.

Tutto questo passerà alla storia come il periodo più buio per donne e bambini.

E ne pagheremo le conseguenze nelle generazioni a venire.

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Il terzo figlio viene su da solo… o quasi

Il terzo figlio viene su da solo… o quasi

Il terzo figlio viene su da solo… o quasi.

Quando ho saputo di aspettare il terzo il panico ha preso il sopravvento in me.

Un po’ per la situazione complicata, un po’ perché mi chiedevo come avrei fatto a gestire 3 bambini di cui un neonato.

Tutta la gravidanza ci ho scherzato tu dicendo che sarei finita in clinica psichiatrica nel giro di pochi giorni. E mentre fuori ridevo dentro di me di fatto piangevo.

Le ultime settimane di gravidanza sono state le più pesanti. Ero terrorizzata dall’idea di entrare in travaglio in un momento in cui ero sola con gli altri due figli e pregavo che il tutto partisse nel week end in cui eravamo tutti a casa.

Avevo allertato il mondo nel caso in cui fossi dovuta correre in ospedale e i miei figli erano a scuola cercando qualcuno che in caso di emergenza me li portasse a casa.

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te.

Ho una terza cicatrice sulla pancia. Che è stata più dolorosa sia fisicamente che psicologicamente da digerire.

E che non ho ancora digerito del tutto.

Ci vorrà del tempo e del lavoro su me stessa.

Anche stavolta ho tentato un parto naturale nonostante i due pregressi cesarei.  In ospedale ero semplicemente la precesarizzata che non si voleva arrendere ad un corpo incapace di partorire.

Sulla depressione post partum e il crollo ormonale

Sulla depressione post partum e il crollo ormonale

Sulla depressione post partum e il crollo ormonale.

Nove giorni oggi dal parto e ho avuto il classico crollo ormonale.

Si sa è fisiologico, tutti gli ormoni che hanno sostenuto la gravidanza se ne vanno all’improvviso e come tutte le cose che cambiano all’improvviso destabilizzano.

E la terza gravidanza quindi razionalmente lo so che è così, che è solo un momento che passerà.

Ma poi c’è tutta la me irrazionale che piange senza motivo.

Che si fa prendere dalle stesse paura di una mamma al primo figlio e allo stesso tempo si sente in colpa verso gli altri figli temendo di farli soffrire.

Una mamma che si fa in mille per farli felici tutti ma che ancora non ha recuperato le forze e le energie spese durante il parto.

Sono una mamma come tante.

Primo secondo terzo quarto figlio non cambia nulla. Il crollo ormonale è implacabile, tormentoso e inevitabile.

Con l’arrivo di un nuovo figlio cambia tutto.

Sulla depressione post partum e il crollo ormonale

Cambiano le abitudini, cambia la quotidianità e calano drasticamente le ore di sonno.

Crollano gli ormoni e si fanno spazio paure e insicurezze.

Io mi sfogo e piango.

Tutto questo caos che sento dentro lo devo sfogare in un qualche modo e lo sfogo piangendo.

E poi mi rialzo riparto più forte e risistemo questa vita incasinata.

Consapevole che il caos passa e presto ritroverò una quotidianità più o meno stabile.

Quindi nei mamme se vi sentite cosi sfogatevi e piangete.

Mangiate cioccolata o fate venire un’amica a casa.

Fatevi aiutare se avete bisogno.

E non vergognatevi di essere tristi. Non c’è nulla di cui vergognarsi nell’essere mamme normali, in preda al crollo ormonale, le occhiaie e alla fatica.

E un periodo.

Passerà.

E vi mancheranno anche questi primi momenti complicati.

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Un lungo viaggio di quaranta settimane

Un lungo viaggio di quaranta settimane

E così anche stavolta la fine viaggio si avvicina.

E stato un viaggio intenso, potente, altalenante. Abbiamo affrontato decisioni difficili e momenti più o meno felici.

La notte dormo male e mi chiedo cosa proverò quando vedrò il tuo viso. Lo stesso viso che stavo decidendo di non vedere.

Quando sentirò il tuo pianto. Quel pianto che mi spaventava solo l’idea.

Ci vuole coraggio per portare avanti una gravidanza. Ma ce ne vuole molto di più per interromperla. Oppure è il contrario.

Io so solo che ho avuto tanta paura quando quel test si è colorato. Che avrei tanto voluto non fosse vero. Ma poi dopo aver sentito il tuo cuoricino per la prima volta non ho potuto fare altro che accettarti.