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Voglio dire ai miei figli che se mi chiedessero il significato della parola coraggio io direi i loro nomi

Voglio dire ai miei figli che se mi chiedessero il significato della parola coraggio io direi i loro nomi

Voglio dire ai miei figli che se mi chiedessero il significato della parola coraggio io direi i loro nomi.

Voglio che sappiano che il coraggio premia sempre.

Che la vita va affrontata per quella che è. Che nessuno di noi ha una vita perfetta, ma per renderla bella ci vuole coraggio.

Il coraggio di chiudere le cose che sono finite. Che siano amori, amicizie e rapporti di lavoro.

Che si cammina sempre e comunque a testa alta, solo così ci si può godere il viaggio e il paesaggio.

Io non dimentico che ci sei sempre stata mamma

Io non dimentico che ci sei sempre stata mamma

Eppure ti amo e ti odio come solo una figlia sa fare.

E questo è e sarà per sempre.

Buon compleanno mamma.

Scuole chiuse e welfare familiare zero

Scuole chiuse e welfare familiare zero

Quindi riassumiamo.

Scuole chiuse e welfare familiare zero

C’è la pandemia. Pandemia di cui i contagi nelle scuole pesano per un 2%. Focolai che da settembre a oggi si sono tenuti a bada e circoscritti senza grossi problemi.

Ma la prima soluzione per lor signori al governo è sempre e solo: chiudiamo le scuole.

Ma non le attività produttive.

Quindi scuole chiuse, bambini a casa e genitori al lavoro.

E qui si aprono vari scenari

I nonni. I santi nonni.

Beato chi li ha a disposizione. Ma scusate non erano loro quelli da proteggere dal terribile virus di cui i nostri bambini sarebbero perfidi e temibili portatori sani?

Scuole chiuse e welfare familiare zero

E quindi rischiamo la vita del  nonno? Chiudiamo le scuole per salvare la vita ai nonni e poi gli lasciamo in custodia i piccoli asintomatici?

Eh no.

Lavoratore dipendente ha diritto al congedo parentale retribuito al 50%.

WOW

Una ricchezza. Come se per tante famiglie fosse possibile rinunciare al 50% del proprio stipendio. Ci pagano loro l’affitto? Il mutuo? le bollette? Eh no cari fatevi bastare la metà della retribuzione. Mentre fate spesa nel supermercato del vostro comune perché non potete uscire dal comune.

Altrimenti chiedi lo smart work che di smart non ha proprio nulla, al massimo è hard work, very hard work.

Perché non è che i bambini dai 6 anni li puoi parcheggiare davanti al computer. Eh no devi stargli di fianco. Seguire la lezione con la maestra. Controllare che non perdano il filo e non facciano gli sciocchi.

E guai se non lo fai. Genitore irresponsabile che non segue suo figlio.

Si ma la DAD è scuola. Si uguale. Infatti a scuola ci vado anche io e sono la compagna di banco di mia figlia. Mentre lei è a scuola io mica lavoro. No seguo le sue lezioni perché la terza elementare non la ricordo mica bene nonostante la aurea conseguita.

E poi scusa sei in smart ti lamenti?

Devi solo seguire i figli in dad, consolarli, controllarli e fargli da mangiare. Ah si e lavorare of course.

Ma lavori in smart cosa ti lamenti quindi?

Che poi dei bambini sotto i 6 anni ne vogliamo parlare? Con loro cosa facciamo che la dad all’asilo non esiste?

Li buttiamo nell’umido?

E gli autonomi? ah si loro sono avvantaggiatissimi, per loro bonus baby sitter dell’immenso valore di 100 euro a settimana.

100 euro a settimana.

Considerato che una baby sitter costa almeno 10 euro all’ora, loro ti chiudono le scuole ma ti danno ben 10 ore di baby sitter.

Ben 10 ore in cui lavorare. Wow. Un affare. Encomiabile.

Che poi anche volendo ma voi una baby sitter la riuscite a trovare?

No perché con la paura del virus mortale e con la diffidenza che abbiamo adesso uno verso l’altro è quasi impossibile trovare una persona che venga a casa a gestire i tuoi piccoli pericolosi portatori sani di virus.

Quindi che si fa?

Niente  nel dubbio chiudiamo  le scuole e poi se si lamentano gli diciamo che la scuola non è un parcheggio e che da bravi genitori non devono lamentarsi di passare del tempo insieme ai propri figli.

Tanto chi ha ancora un lavoro forse a breve non lo avrà più.

E poi tanto alla fine ci pensa sempre mammà tra una riunione di lavoro, un pasto, una lezione privata di matematica.

Mentre gioca con play doh, cambia un pannolino e scrive una relazione.

Hai voluto fare i figli? Arrangiati stronza

E quindi no proprio non ci siamo.

Scuole chiuse e welfare familiare zero

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Hai voluto fare i figli? Arrangiati stronza

Hai voluto fare i figli? Arrangiati stronza

Hai voluto fare i figli? Arrangiati stronza

Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala!

La scuola non è un parcheggio.

La scuola non è un diritto.

Se rinasco non voglio essere la primogenita

Se rinasco non voglio essere la primogenita

e rinasco non voglio essere la primogenita.

Il primogenito è quello che mette in “On” il tasto genitori.

Quello dell’avvio, del primo start con il suo carico di aspettative, delusioni ed errori immani.

Il primogenito è una scoperta. Anzi LA scoperta.

La meraviglia della magia della vita e il terrore di tutto ciò che ne consegue.

Il primogenito cambia per sempre la vita dei genitori.

Tutti lo aspettano, lo bramano e lo riempiono di regali e i genitori non sanno cosa li aspetta.

E si sbaglia col primo figlio, si sbaglia perché non si nasce genitori, lo si diventa col tempo e l’esperienza. Lo si diventa provando sbagliando cadendo e rialzandosi.

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Nasci da figlio e vivi nel ruolo di figlio finché da un giorno all’altro diventi genitore.

E che non sia facile lo capisci dal primo vagito, che se tarda ad arrivare dopo due nanosecondi dalla nascita eccoti li a gridare “Perché non piange!”

L’ho gridato per tutti i figli. Ed è stata la prima seria preoccupazione da mamma.

Poi dopo poche ore ho compreso la preoccupazione delle mamme per il cibo.

Si attacca, non si attacca, si attacca bene, si attacca male. Mangia abbastanza? Perché si addormenta mentre mangia???

E i controlli di crescita dal pediatra. Ogni volta mi sento come all’esame di maturità.

Ma questo è solo l’inizio.

Iniziano a muoversi e allora vai di mettere in sicurezza la casa e per quanto tu faccia, qualcosa fugge sempre e arriva la prima caduta, il primo dito schiacciato e il primo giro al pronto soccorso.

Crescono e arrivano i capricci, le scenate isteriche e sempre presente la preoccupazione per il cibo (questa dura più o meno tutta la vita).

Crescono e iniziano la scuola.

Allora arrivano i compiti. I voti e le pagelle.

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Crescono molto più in fretta di quello che ti sembra e in poco tempo sono già pre adolescenti che si chiudono in camera e ti odiano.

Che non apprezzano più i vestiti che scegli tu e ti guardano con aria di sfida.

E li vedi piccoli eppure già così grandi, che trascinano zaini più pesanti di loro e camminano un po’ storti allontanandosi da te.

Quando non sei più tu il centro del loro mondo e ci sono gli amici prima.

Quando le confidenze non sono più per te. E allora cerchi di spiare di nascosto.

E li guardi e ti chiedi ogni singolo attimo se stai facendo le cose giuste, se ti stai comportando da bravo genitore. Se sei un esempio che loro vorranno imitare.

Li guardi e ti chiedi se saranno le brave persone che hai cercato di crescere con tutte le tue forze.

E ogni sera ti rimproveri per qualcosa che avresti dovuto fare in maniera diversa.

Essere un bravo genitore significa anche sentirsi sbagliato quasi ogni giorno.

Davanti a un neonato che piange, così come davanti ad un capriccio o ad un mini adulto che dice di odiarci.

Ci proviamo ma quanto cavolo è difficile!!!

Avrei dovuto fare così, forse sarebbe stato meglio fare cosà, d’ora in poi farò così, anzi no.

Latte artificiale si o no? E il girello? E la pappina?

Ma poi questa o quella scuola?

E il cellulare si o no? Ma facciamo poi. Oppure adesso?

Avrò detto la cosa giusta?

Avrà capito i miei insegnamenti o non mi sono spiegata bene?

E cavolo perché mi arrabbio, grido e poi mi pento?

Ma perché è tutto cosi difficile?

Forse perché le cose più belle sono anche le più complicate.

In foto tre diversi livelli di difficoltà.

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Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sull’allattamento

Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sull’allattamento

Vi racconto una storia, la mia storia.

Quando aspettavo la prima figlia ero totalmente ignorante riguardo l’allattamento. E non mi sono nemmeno informata durante la gravidanza. Credevo fosse una cosa scontata, automatica. Nasce il bambino ed ecco litri di latte uscire quasi automaticamente dal seno.

Nessuno mi aveva detto che non era proprio così. Ed è stata una batosta scoprirlo dopo un parto complicato che mi aveva segnato sia fisicamente che psicologicamente.

Nessuno mi aveva detto che per produrre latte era necessario attaccare la bambina al seno in continuazione.

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio.

Sono una mamma ad alto contatto.

I miei figli sono delle piccole cozze appiccicose.

Tutti e tre allattati al seno, tutti i tre per i primi mesi costantemente attaccati a me. Di giorno e di notte.

E non stavano attaccati perché il mio latte fosse acqua, avessero mal di pancia o altre cavolate. Semplicemente facevano i neonati. 

Il terzo figlio viene su da solo… o quasi

Il terzo figlio viene su da solo… o quasi

Il terzo figlio viene su da solo… o quasi.

Quando ho saputo di aspettare il terzo il panico ha preso il sopravvento in me.

Un po’ per la situazione complicata, un po’ perché mi chiedevo come avrei fatto a gestire 3 bambini di cui un neonato.

Tutta la gravidanza ci ho scherzato tu dicendo che sarei finita in clinica psichiatrica nel giro di pochi giorni. E mentre fuori ridevo dentro di me di fatto piangevo.

Le ultime settimane di gravidanza sono state le più pesanti. Ero terrorizzata dall’idea di entrare in travaglio in un momento in cui ero sola con gli altri due figli e pregavo che il tutto partisse nel week end in cui eravamo tutti a casa.

Avevo allertato il mondo nel caso in cui fossi dovuta correre in ospedale e i miei figli erano a scuola cercando qualcuno che in caso di emergenza me li portasse a casa.

Il terzo figlio viene su da solo... o quasi

E mi chiedevo come avrei fatto a far conciliare le esigenze del neonato con le esigenze dei miei due figli.

Come avrei fatto a seguire tutti e non far mancare nulla.

Poi lui è nato.

E con lui una nuova me.

E di questo devo ringraziare il mio compagno. Senza di lui non sarei quella che sono adesso.

Perché un figlio si fa in due e se lo si cresce in due è tutto più facile e piacevole.

E ho scoperto che noi mamme abbiamo davvero i superpoteri.

Che c’è sempre posto e tempo per un altro figlio e in un qualche modo si riesce a gestire tutto.

Basta non pretendere la perfezione sempre e comunque. Chiudere gli occhi davanti a una casa più in disordine del solito.

Ho imparato a respirare.

A godermi il tempo con lui.

Ho imparato a sedermi e guardarlo dormire e sospirare consapevole che domani sarà già più grande.

Ho imparato a coccolare tre bambini contemporaneamente e a stringerli forte a me.

Ho imparato a riempirli di baci finché li vogliono.

Ho imparato a superare le ansie e le paure perché non ha senso perdere tempo mentre loro crescono cosi velocemente.

E cosi rilassandomi è passato già un mese.

E lui è cresciuto, e io non me ne sono accorta.

Il terzo figlio viene su da se perché al terzo figlio sei più grande e consapevole e hai davanti agli occhi gli altri due che sono cresciuti e non sai bene ne come ne quando.

E allora ti rilassi e vivi il momento.

E tutto va avanti ed è molto più facile e piacevole di quello che pensavi.

Coi figli cresce l’amore e cresci tu e diventi una MAMMA sempre più felice.

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Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te.

Ho una terza cicatrice sulla pancia. Che è stata più dolorosa sia fisicamente che psicologicamente da digerire.

E che non ho ancora digerito del tutto.

Ci vorrà del tempo e del lavoro su me stessa.

Anche stavolta ho tentato un parto naturale nonostante i due pregressi cesarei.  In ospedale ero semplicemente la precesarizzata che non si voleva arrendere ad un corpo incapace di partorire.