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Una mamma non si misura dal parto

Una mamma non si misura dal parto

Scrivo questo post di getto e lo scrivo soprattutto per quelle donne che stanno per diventare madri per la prima volta.

Il terzo figlio viene su da solo… o quasi

Il terzo figlio viene su da solo… o quasi

Il terzo figlio viene su da solo… o quasi.

Quando ho saputo di aspettare il terzo il panico ha preso il sopravvento in me.

Un po’ per la situazione complicata, un po’ perché mi chiedevo come avrei fatto a gestire 3 bambini di cui un neonato.

Tutta la gravidanza ci ho scherzato tu dicendo che sarei finita in clinica psichiatrica nel giro di pochi giorni. E mentre fuori ridevo dentro di me di fatto piangevo.

Le ultime settimane di gravidanza sono state le più pesanti. Ero terrorizzata dall’idea di entrare in travaglio in un momento in cui ero sola con gli altri due figli e pregavo che il tutto partisse nel week end in cui eravamo tutti a casa.

Avevo allertato il mondo nel caso in cui fossi dovuta correre in ospedale e i miei figli erano a scuola cercando qualcuno che in caso di emergenza me li portasse a casa.

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te.

Ho una terza cicatrice sulla pancia. Che è stata più dolorosa sia fisicamente che psicologicamente da digerire.

E che non ho ancora digerito del tutto.

Ci vorrà del tempo e del lavoro su me stessa.

Anche stavolta ho tentato un parto naturale nonostante i due pregressi cesarei.  In ospedale ero semplicemente la precesarizzata che non si voleva arrendere ad un corpo incapace di partorire.

E anche questa volta si è ripetuto lo stesso copione della mia vita.

Travaglio completo. Dolore, lacrime e sangue. Per poi all’ultimo finire in sala operatoria.

Per non farmi mancare nulla ho avuto anche una complicazione post operatoria.

Tornata a casa la mia pancia è diventata blu. Un enorme ematoma. I punti sono saltati e mi sono svegliata in un lago di sangue.

A oggi a 24 giorni dal cesareo mi trovo ancora con la medicazione e la garza sul taglio da cambiare più volte al giorno.

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

E oggi come le altre volte, quando ripenso al mio parto, mi sento irrimediabilmente fallita. Incapace.

Sono riuscita in tante cose nella mia vita. Ma non sono mai riuscita a partorire i miei figli.

Poi razionalmente capisco che non è solo colpa mia. E colpa di chi ci ha riempito di pre concetti sul parto. Che il parto naturale è meglio, che il cesareo sarebbe la strada più breve per una madre che non vuole soffrire.

Come tutti gli stupidi preconcetti sull’allattamento. 

Il cesareo non è la strada più breve.

E la strada più rischiosa perché è un intervento di chirurgia maggiore.

Il post cesareo è una strada in salita. Solo chi lo ha provato lo può capire fino in fondo.

Sento ancora sulla pelle il freddo della sala operatoria. Le mani degli operatori dentro la mia pancia. Sento il dolore alle spalle per la posizione in cui devi stare.

Le flebo. La luce forte negli occhi e la paura.

Perché si ho avuto paura. Tanta paura.

Come se non bastasse il cesareo ci espone a commento del tipo:

“Ma tu non hai partorito”

oppure

“Ma col cesareo non hai sentito dolore”

E invece il dolore si sente eccome, e non dura qualche ora come il parto naturale. Dura settimane.

E la cicatrice resta per tutta la vita.

In un qualche modo partoriamo tutte.

Ma il dolore quello c’è per tutte.

Nessuna è meno mamma dell’altra.

 

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Diventare mamme ai tempi del covid

Diventare mamme ai tempi del covid

Ho fatto il test di gravidanza il 14 febbraio 2020. Nell’aria si sentiva lontanamente puzza di virus cinese ma niente faceva presagire quello che stava per accadere.

Quella mattina mai avrei immaginato che stavo per vivere una gravidanza totalmente diversa dalle altre due.

Oggi posso dirvi che le mamme e i neonati 2020 hanno la scorza davvero dura.

Un lungo viaggio di quaranta settimane

Un lungo viaggio di quaranta settimane

E così anche stavolta la fine viaggio si avvicina.

E stato un viaggio intenso, potente, altalenante. Abbiamo affrontato decisioni difficili e momenti più o meno felici.

La notte dormo male e mi chiedo cosa proverò quando vedrò il tuo viso. Lo stesso viso che stavo decidendo di non vedere.

Quando sentirò il tuo pianto. Quel pianto che mi spaventava solo l’idea.

Ci vuole coraggio per portare avanti una gravidanza. Ma ce ne vuole molto di più per interromperla. Oppure è il contrario.

Io so solo che ho avuto tanta paura quando quel test si è colorato. Che avrei tanto voluto non fosse vero. Ma poi dopo aver sentito il tuo cuoricino per la prima volta non ho potuto fare altro che accettarti.

Le difficoltà della futura mamma

Le difficoltà della futura mamma

Le difficoltà della futura mamma.

Vista da fuori la gravidanza sembra una passeggiata.

In realtà le cose stanno molto diversamente.

Tra pancione e acciacchi vari sono mesi difficili un pochino per tutte.

Il pancione non è facile da portare, il corpo è appesantito e tutti i movimenti ne risentono irrimediabilmente.

Tutti i movimenti sono rallentati e difficoltosi anche per la mamma più sprint.

Altra cosa che ho sempre mal sopportato delle mie gravidanze sono i risvegli notturni e la difficoltà nel dormire data dall’ingombro del pancione.

I risvegli notturni sono fisiologici e dicono siano un meccanismo studiato da madre natura per abituare la mamma a quella che sarà la vita dopo il parto.

La difficoltà a dormire è data per lo più dall’ingombro del pancione.

La mia posizione preferita per dormire è a pancia in giù, posizione che negli ultimi mesi non posso più tenere. Allo stesso tempo non riesco a stare a pancia in su perché mi sento soffocare quindi l’unica posizione che posso usare per dormire è sdraiarmi di lato.

Ma anche sdraiata di lato senza un adeguato sostegno non mi sento affatto comoda.

Durante questa gravidanza per fortuna ho potuto utilizzare Koala Hugs Plus . Si tratta del cuscino multifunzione che si utilizza dalla gravidanza come sostegno per il sonno della mamma, fino al primo anno del bambino infatti si trasforma sia in cuscino da allattamento che in riduttore per lettino.

Le difficoltà della futura mamma

 

Il cuscino è davvero enorme e della consistenza giusta. Utilizzandolo dormendo di lato ed abbracciandolo come faccio io in questa foto da sostegno sia alle gambe che alla pancia  consentendo di rilassare il corpo e dormire molto bene. E stata la svolta di questa gravidanza!

Navigando sul sito ho trovato anche il chiama angeli Koala silver Lullaby. Ogni mio bambino ha avuto il suo ciondolo e cosi per Tommasino ho scelto questo nella versione glitterata. Produce un suono costante ma delicato e lo indosso davvero con molto piacere.

Ne approfitto anche per segnalarvi i paracapezzoli in argento Koala Silver Cups che non ho ancora provato ma su cui vi aggiornerò.

Mi erano stati consigliati da diverse ostetriche nelle precedenti gravidanze e finalmente li posso provare ben consapevole del dolore che si prova durante i primi giorni allattamento mi auguro che siano di aiuto e sollievo!

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La gravidanza NON è un momento felice per tutte

La gravidanza NON è un momento felice per tutte

La gravidanza NON è un momento felice per tutte.

Per molte lo è grazie al cielo.

Poi ci sono quelle per cui non lo è.

Ci sono donne che hanno problemi di salute e passano ogni singolo giorno della propria gravidanza a sperare che non sia l’ultimo.

Che non sia l’ultimo di un illusione.

1, 2, 3 faccio i figli che pare a me

1, 2, 3 faccio i figli che pare a me

1, 2, 3 faccio i figli che pare a me.

Il che potrebbe anche significare che di figli non ne voglio nemmeno uno.

Non c’è legge che dica che perché dotata utero sia costretta a procreare.

E nemmeno una che sancisca il numero di figli che devo mettere al mondo.

La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi

La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi

“La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi”

Mai citazione fu più adatta a questo particolare momento della mia vita.

E una cosa che ancora forse non ho metabolizzato del tutto. Un evento che nella stragrande maggioranza dei casi è felice, perché deve esserlo. Ma che a me ha colto alla sprovvista, e di cui ancora forse non sono del tutto consapevole.

E barcollo ancora tra momenti di felicità e momenti di depressione.

Sono su una barca in balia del mare che a volte è calmo e a volte è agitato più che mai.

Avevo da poco riassettato la mia vita da mamma single, e avevo trovato un equilibrio ancora abbastanza instabile, precario a dire il vero. Mi sentivo come un equilibrista che cammina a piedi nudi sul filo, a tratti fiero e deciso a tratti dondolante.

Poi ho conosciuto una persona, è stato un fulmine a ciel sereno. Un incontro tra persone che dalla vita sentimentale di frustate ne avevano prese a sufficienza e in abbondanza.

Una persona di quelle che ti sa capire. Anche lui col suo carico di figli in equilibrio precario.

La vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare altri programmi

Abbiamo iniziato a conoscerci, e concederci dei momenti tutti per noi, sempre incastrati come nel gioco di tetris tra un impegno coi figli e uno di lavoro

E dopo alcuni mesi la sorpresa.

Ho pianto. Ma non di gioia. Ho pianto di paura di disperazione e di rabbia verso me stessa. A 37 anni certi errori non possono e non devono succedere.

Ho pianto nel panico completo.

Ho iniziato a pensare a tutti gli aspetti negativi concentrandomi solo su quelli senza concedermi il beneficio del dubbio.

Ho vissuto giorni neri.

In cui la fatica maggiore era non far trapelare nulla ai miei figli. A quelli che avevo già tra le mie braccia.

Chi vede da fuori le famiglie allargate può pensare che sia semplice. Ed invece no ci sono miliardi di variabili che mutano di giorno in giorno.

Magari un giorno va tutto bene e quello successivo invece tutto male.

Ci si barcamena. In un qualche modo.

Non è facile costruire una nuova casa quando non hai smaltito del tutto le macerie della casa precedente. Ed in questo contesto un nuovo bambino è la variabile impazzita che fa esplodere un’equazione già complicata di suo.

Poi c’è la vita. Quella che ti stupisce e che prevale sempre su tutto.

E ci sono le domande. Perché proprio adesso?

Non vi nascondo che avevo già l’appuntamento in mano per interrompere la gravidanza. Avevo le carte pronte e dovevo solo presentarmi quella mattina.

Sarebbe stato semplice, una volta uscita avrei potuto riprendere la mia vita esattamente li, dal giorno in cui l’avevo lasciata col test in mano.

Poi non ce l’ho fatta. Ho guardato quell’ecografia e non ho avuto il coraggio di farlo.

E ho potuto farlo perché lui è stato li con me.

Non ci siamo giurati amore eterno, consapevoli che i rapporti di coppia mutano nel tempo e che bisogna essere in grado di crescere insieme.

Però ci siamo promessi di parlare sempre e di ascoltarci a vicenda.

Di sostenerci e sopportarci a vicenda. E di essere sempre dalla stessa parte.

La vita ci bussava alla porta e cosa dovevamo fare se non accoglierla?

Non è una gravidanza facile. Finché ho potuto nasconderlo l’ho nascosto, provando vergogna.

So che riceverò un mare di critiche e che con questa notizia darò da parlare malignamente e a lungo.

Il senso di inadeguatezza a giorni mi schiaccia.

La vergogna. La paura delle brutte parole della gente.

Ci sono giorni in cui mi vorrei nascondere, oppure sparire. Ma non posso farlo, devo restare e andare avanti a testa alta in un qualche modo.

Ditemi pure che dovevo pensarci prima e stare più attenta. Lo so. Mi colpevolizzo già da sola ogni singolo giorno.

Ditemi che i miei figli resteranno traumatizzati. Sappiate che penso a loro ogni giorno e sto facendo tutto quello che posso perché questa gravidanza non sia un peso per loro, e anzi sia motivo di crescita.

Poi c’è lui. Che si è attaccato alla vita nel periodo più nero degli ultimi anni. Lui che ha gridato alla vita mentre il mondo esterno era morte ed isolamento.

Lui col suo cuore forte.

Che mi farà penare. Sarà durissima, lo so.

Ma ho scelto la vita. E se nulla accade per caso un giorno capirò il senso di questo caos.

 

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A te che sei tutte le mie prime volte. Alla mia primogenita

A te che sei tutte le mie prime volte. Alla mia primogenita

A te che sei tutte le mie prime volte.

In bene e in male. Nelle cose belle e in quelle brutte.

Sei stata la mia prima gravidanza, quella del non so cosa capiterà, delle paure insensate e delle emozioni tutte nuove.

I primi calcetti, le ecografie e la smania di vederti e stringerti tra le braccia.

I primi pannolini acquistati e i consigli per gli acquisti tipici delle neomamme che non sanno bene cosa servirà per davvero.

Le prime 100 tutine taglia zero che nel giro di poche settimane non sarebbero più andate ma non lo sapevo che saresti cresciuta in fretta.

Così in fretta che oggi passeggiamo mano nella mano, guardiamo le vetrine e ci sediamo al tavolino del bar per fare delle chiacchiere. Le chiacchiere da donnine.