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Una mamma non si misura dal parto

Una mamma non si misura dal parto

Scrivo questo post di getto e lo scrivo soprattutto per quelle donne che stanno per diventare madri per la prima volta.

Mamme liberiamoci dai sensi di colpa

Mamme liberiamoci dai sensi di colpa

Perché troppo spesso ci dimentichiamo che l’amore verso di loro passa anche attraverso l’amore e la cura della nostra felicità e noi stesse.

Cosa mi ha insegnato il mio terzo figlio

Cosa mi ha insegnato il mio terzo figlio

Cosa mi ha insegnato il mio terzo figlio.

Come prima cosa lui mi ha insegnato il coraggio. La forza di affrontare le cose che succedono senza farsi vincere dalla paura del domani.

Mi ha insegnato che mentre perdiamo tempo a fare progetti, questi puntualmente non si realizzano ed il destino è sempre li pronto a mischiare le carte.

Ad affrontare le difficoltà a testa alta. Con un sorriso e una buona dose di ironia. Che alla fine siamo tutti di passaggio e allora vale la pena godersi il tempo e i doni della vita.

Mi ha insegnato la pazienza.

Cosa mi ha insegnato il mio terzo figlio
Cosa mi ha insegnato il mio terzo figlio

Mi ha insegnato che le cose belle sono quelle inaspettate. Quelle che subito ti fanno tremare le ginocchia ma col tempo fanno sorridere il cuore.

Mi ha insegnato che le famiglie allargate non sono affatto belle come nei film. Dietro un’apparente felicità ci sono gelosie, rabbie e momenti difficili. E se una famiglia classica è difficile da gestire, una famiglia allargata a volte sembra impossibile. Ma con tanta pazienza alla fine nulla è impossibile anche se non bello come uno se lo immaginava.

Mi ha insegnato che l’amore non ha età e legame genetico.

Che il sorriso innocente di un bambino può far muovere le montagne e creare legami che sembravano impossibili.

Che una mamma può farsi in tre e anche in mille senza crollare come credeva.

E che per l’amore lo spazio lo si trova sempre.

Come il tempo di un abbraccio e di una coccola.

Che un figlio per quanto impegnativo è sempre un dono d’amore.

Ma soprattutto mi ha insegnato che il coraggio di sfidare i propri limiti ripaga sempre e che non bisogna aver paura di affrontare quello che la vita ci offre.

E per l’ennesima volta mi ha dimostrato che Le mamme sono dei supereroi

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Di seguito un po di cose che mi sono state utili per tutti i miei figli:

Trio Babyzen yoyo Blu esiste anche nella versione Peppermint

Borsa Fasciatoio zaino  che adesso uso anche come porta pc portatile

Bavaglini Lassig 

Paracapezzoli in argento questi sono fondamentali!!

Marsupio Ergobaby utilizzabile fin dalla nascita

Fascia portabebè molto comoda i primi mesi

Dispositivo antiabbandono

E invece le cose che sono riuscita ad usare per tutti e tre i figli:

Fasciatoio Sterilizzatore a vapore Seggiolone Rialzo sedia Altalena

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Al mare coi bambini: kit di sopravvivenza per mamme

Al mare coi bambini: kit di sopravvivenza per mamme

Al mare coi bambini: kit di sopravvivenza per mamme. Cerco l’estate tutto l’anno e all’improvviso eccola qua. Chiudono le scuole. Le correnti africane prendono possesso del nostro cielo. E noi care mamme ci troviamo a fare i conti coi due mesi più duri dell’anno. I 

Dicono che il periodo più felice della vita sia quello della scuola dell’infanzia.

Dicono che il periodo più felice della vita sia quello della scuola dell’infanzia.

Dicono che il periodo più felice della vita sia proprio quello della scuola dell’infanzia.

Forse è tra i pochi momenti della vita in cui ci è concesso essere quelli che siamo per davvero.

In cui il nostro compito è solo fare cose che ci piacciono.

Correre, arrampicarci, giocare a pallone, mangiare gelati.

Allo stesso tempo è anche uno dei periodi più delicati, quelli in cui inizia a prendere forma la nostra vera essenza, quelli che siamo e gli adulti che saremo.

La scuola Steineriana ovvero la mia scelta migliore

La scuola Steineriana ovvero la mia scelta migliore

La scuola Steineriana ovvero la mia scelta migliore.

Dall’alto dei miei 38 anni posso dire di sbagli di averne fatti in quantità, praticamente quotidianamente.

Ma qualche cosa di buono l’ho fatto.

Una tra le mie scelte migliori di sempre è stata quella di mandare Enea alla scuola materna Steineriana.

Ho capito di essere “diversa” al primo anno di scuola materna della mia figlia maggiore, quando catapultata in un ambiente che non mi rispecchiava mi sono trovata a fare i conti con un mondo e un modo di vivere che non mi appartiene.

Ho preso quindi la decisione migliore per Enea. Toglierlo da un ambiente in cui io per prima come genitore mi trovavo a disagio per entrare in un mondo nuovo.

Rudolf Steiner è stato un pedagogista e un filosofo, fondatore dell’antroposofia, della medicina antroposofica o steineriana e della pedagogia Waldorf stessa. Questo dovrebbe già farvi comprendere quanto studio ci sia dietro un’educazione di questo tipo.

I maestri sono tutte persone di altissima cultura, persone studiose che non smettono mai di aggiornarsi.

Per chi non comprende etichetta la scuola come semplice libertaria in senso dispregiativo. Invece no.

Al centro dell’educazione di tipo steineriano c’è l’individuo nella sua totalità, nel suo essere anima e corpo.

Secondo l’antroposofia l’uomo è costituito di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale ed Io. E tutto il percorso scolastico è volto a prendersi cura di tutti gli aspetti individuali di ogni bambino.

I bambini vengono accettati previa osservazione da parte dei maestri.

Ci vorrebbero libri per spiegarvi questo tipo di approccio, quindi mi limiterò a raccontare quella che è stata la mia esperienza.

Sono entrata in una scuola in cui i genitori sono delle colonne portanti, in cui la scuola diventa parte della famiglia.

L’accoglienza al mattino è calda, i bambini entrano in un ambiente che si avvicina a quello domestico.

Giochi in legno e attività manuali. Ogni bambino ha il suo telaio ad esempio.

Le giornate rispettano una routine, un ritmo e ogni cambio di attività è accompagnato dal suo canto.

Ogni settimana impastano e invece di portare a casa carta su carta, portano a casa biscotti, pizza, cibo creato da loro.

La manualità è al centro delle attività, perché attraverso le attività manuali il bambino entra in contatto con il suo corpo e la sua anima.

Ci sono rituali legati alle stagioni.

I bambini imparano ad essere presenti nella vita reale, nel mondo che li circonda sempre rispettando ognuno i propri tempi di crescita e maturazione.

Posso dirvi che mio figlio è sbocciato come un fiore.

Ogni mattina accompagnarlo è una gioia perché nella sua scuola l’aria è così serena e accogliente che mi rilasso anche io e inizio a lavorare in maniera diversa.

Respiro accoglienza.

La scuola Steineriana è una perla in un mondo marcio. E ringrazio ogni giorno per aver avuto al fortuna di entrare in questo mondo.

 

Sempre a proposito di educazione vi segnalo questo libro I colori delle emozioni

 

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Sono stanca di sentirmi dire come devo fare la madre

Sono stanca di sentirmi dire come devo fare la madre

La verità è che sono stanca di sentirmi dire come devo fare la madre.

Perché davanti ai tuoi figli si sentono tutti migliori di te.

Tutti sanno cosa fare, anzi cosa farebbero.

Cosa sarebbe giusto.

Quale sarebbe la scelta migliore

E bada bene sarà sempre qualcosa di diverso da quello che hai scelto tu.

Tutti esperti educatori. Tutti capaci di crescere figli che non fanno capricci.

Tutti in grado di crescere bambini perfetti.

Mentre tu madre non fai mai la scelta giusta.

Se sei mamma sai fare tutto con una sola mano

Se sei mamma sai fare tutto con una sola mano

Lo scopri dal primo momento in cui ti mettono in braccio il tuo neonato.

Sei in ospedale, dolorante per i punti (ovunque essi siano) e devi occuparti di tuo figlio.

E impari a farcela a in un qualche modo. Perché alternative non ce ne sono soprattutto ora che causa covid non sono ammesse visite.

Ricordo le prime colazioni in ospedale, con il piccolo in braccio e una mano libera per fare colazione. Ridendone con la compagna di stanza nella stessa situazione.

Stiamo crescendo generazioni di figli imbranati

Stiamo crescendo generazioni di figli imbranati

Stiamo crescendo generazioni di figli imbranati.

Forse non tutti ma io probabilmente si.

Noi genitori di oggi siamo troppo protettivi.

Abbiamo una profonda paura del mondo tanto da metterci sempre troppo davanti ai nostri figli.

E mi rendo conto che questo impedisce loro di fare esperienza, sbagliare, sbucciarsi le ginocchia e rimettersi in piedi da soli.

Da bambina avevo sempre le ginocchia sbucciate.

Stiamo crescendo generazioni di figli imbranati

I miei figli invece appena si fanno un piccolo graffio piangono e urlano. Non hanno mai avuto le ginocchia davvero sbucciate.

Quando io ho iniziato la scuola elementare sapevo bene che fare sempre i compiti era responsabilità solo ed esclusivamente mia.

Ora invece si rammenta ai genitori di controllare i compiti sul registro elettronico (perché magari il povero cucciolo ha sbagliato a scrivere sul diario) e sia mai che il bambino vada a scuola senza un compito fatto allora la colpa diventa del genitore e mai del bambino.

Questo ha il solo e unico risultato di deresponsabilizzare i figli e mettere alla gogna i genitori giocando sui loro sensi di colpa se lavorano troppo e non sono abbastanza presenti da fare anche i doveri dei propri figli.

In quinta elementare andavo a scuola da sola a piedi e attraversavo anche la strada. Dalle medie in poi credo mi siano venuti a prendere o accompagnare solo in caso di diluvio universale o caduta di meteorite. Per il resto caldo o freddo, neve o ghiaccio per raggiungere la scuola ho sempre usato le mie gambe o il cinquantino.

Oggi per legge devono essere ripresi davanti scuola fino alla terza media.

Faccio parte della generazione che trasportava zaini più pesanti di me. Oggi vanno coi trolley.

Faccio parte della generazione che a 16 anni iniziava a fare piccoli lavoretti per arrotondare. Oggi mai sia che facciano troppa fatica.

Ho imparato a mie spese e sulla mia pelle che quando hai bisogno di un aiuto lo trovi sempre e solo alla fine del tuo braccio.

Perché è questo che dobbiamo insegnare ai nostri figli: a saper contare sempre e solo su se stessi.

Amici, conoscenti, amori sono solo un di più, non un essenziale.

Devono imparare a sentire il peso delle responsabilità e capire che al mondo l’unico vero aiuto lo si trova alla fine del proprio braccio.

I nostri figli vengono da noi ma devono avere il loro spazio.

Perché si cresce solo attraverso le esperienze.

Si cresce cadendo e tirandosi su.

Sorridendo anche quando fa male.

Si cresce a volte piangendo.

Perché noi genitori non ci saremo per sempre. E il dono più importante che possiamo fargli sono fornire loro gli strumenti per affrontare la vita e vivere serenamente.

E mi riprometto da oggi di essere meno chioccia e di smetterla di mettermi davanti a loro.

Mi riprometto di dargli spazio.

E lasciarli fare da soli anche se il mio istinto sarebbe di fare al posto loro.

Mi prometto di crescere anche io nel mio ruolo di mamma.

 

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Voglio dire ai miei figli che se mi chiedessero il significato della parola coraggio io direi i loro nomi

Voglio dire ai miei figli che se mi chiedessero il significato della parola coraggio io direi i loro nomi

Voglio dire ai miei figli che se mi chiedessero il significato della parola coraggio io direi i loro nomi.

Voglio che sappiano che il coraggio premia sempre.

Che la vita va affrontata per quella che è. Che nessuno di noi ha una vita perfetta, ma per renderla bella ci vuole coraggio.

Il coraggio di chiudere le cose che sono finite. Che siano amori, amicizie e rapporti di lavoro.

Che si cammina sempre e comunque a testa alta, solo così ci si può godere il viaggio e il paesaggio.