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Stiamo crescendo generazioni di figli imbranati

Stiamo crescendo generazioni di figli imbranati

Stiamo crescendo generazioni di figli imbranati.

Forse non tutti ma io probabilmente si. 

Noi genitori di oggi siamo troppo protettivi.

Abbiamo una profonda paura del mondo tanto da metterci sempre troppo davanti ai nostri figli.

E mi rendo conto che questo impedisce loro di fare esperienza, sbagliare, sbucciarsi le ginocchia e rimettersi in piedi da soli.

Da bambina avevo sempre le ginocchia sbucciate.

I miei figli invece appena si fanno un piccolo graffio piangono e urlano. Non hanno mai avuto le ginocchia davvero sbucciate.

Voglio dire ai miei figli che se mi chiedessero il significato della parola coraggio io direi i loro nomi

Voglio dire ai miei figli che se mi chiedessero il significato della parola coraggio io direi i loro nomi

Voglio dire ai miei figli che se mi chiedessero il significato della parola coraggio io direi i loro nomi.

Voglio che sappiano che il coraggio premia sempre.

Che la vita va affrontata per quella che è. Che nessuno di noi ha una vita perfetta, ma per renderla bella ci vuole coraggio.

Il coraggio di chiudere le cose che sono finite. Che siano amori, amicizie e rapporti di lavoro.

Che si cammina sempre e comunque a testa alta, solo così ci si può godere il viaggio e il paesaggio.

Odio il weekend perché odio i compiti

Odio il weekend perché odio i compiti

Odio il weekend perché odio i compiti.

Si l’ho detto.

E lo sottoscrivo.

E non mi vergogno ad urlarlo ad alta voce.

Qualcuno mi spieghi perché un lavoratore che lavora 40 ore a settimana ha DIRITTO  al weekend di riposo mentre un bambino di 6 anni che passa 40 ore settimanali a scuola il weekend deve passarlo a  fare i compiti.

Per pochi che siano sono comunque troppi.

Come li paghiamo gli straordinari ai bambini?

Non hanno forse diritto anche loro di staccare e riposarsi e perché no annoiarsi?

Perché i bambini non si possono annoiare?

Pensate davvero che siano i compiti del weekend fatti controvoglia, e a suon di ricatto a fare la differenza nel percorso scolastico? Non bastano le ore e gli esercizi a scuola?

E qui mi rivolgo ai poveri genitori martiri dei figli che i compiti non li vogliono fare.

Odio il weekend perché odio i compiti

Facile parlare se si ha un bambino che li fa da solo e volentieri. Ma tutti gli altri?

Ah perché i bambini vanno seguiti.

Ma come i compiti fanno tanto bene.

Non fanno i compiti? E colpa tua che non li sai seguire, motivare.

Ma poi tu madre come ti permetti di giudicare il lavoro delle insegnanti?

A parte il fatto che non faccio la motivatrice e  lavoro anche io e quando arriva il weekend, madre di merda che sono, preferisco fare delle cose divertenti insieme a loro non sto criticando il lavoro delle insegnanti di cui ho il massimo rispetto.

Ma non sta a me spiegare come fare le divisioni anche se potrei benissimo farlo, sta all’insegnante.

Non sta a me costringerli a studiare.

Sono loro che devono maturare e sentire il senso del dovere.

E l’amore verso lo studio e la fame di conoscenza sono cose si imparano a scuola.

Io alla loro età lo avevo il senso del dovere. A me piaceva imparare e soprattutto ci tenevo a prendere dei bei voti.

Ma non tutti sono cosi e il karma mi ha dato una figlia che di studiare ha voglia negativa.

Meno di zero. Meno meno.

Colpa mia? Si del mio karma forse.

E poi lo sapete cosa significa costringere a fare i compiti un bambino che proprio non ne ha voglia?

Se avete un bambino cosi mi potete capire.

No mamma li faccio dopo.

Adesso ho fame.

Ho sete.

Ho male alla gamba.

Non funziona la penna rossa.

Devo temperare le matite.

Ho pipi.

Ho la cacca.

E intanto arriva sera.

Il weekend finisce e  e tu lo hai passato a convincerlo a fare i compiti senza avere fatto qualcosa di bello insieme.

E allora siccome il tempo non torna indietro io il tempo che posso passare con loro me lo voglio godere.

E per me significa non essere costretta a fare il guardiano dei compiti.

La mamma cattiva.

Quindi qualcuno me lo spiega il senso dei compiti il weekend?

 

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Io non dimentico che ci sei sempre stata mamma

Io non dimentico che ci sei sempre stata mamma

Eppure ti amo e ti odio come solo una figlia sa fare.

E questo è e sarà per sempre.

Buon compleanno mamma.

Scuole chiuse e welfare familiare zero

Scuole chiuse e welfare familiare zero

C’è la pandemia. Pandemia di cui i contagi nelle scuole pesano per un 2%. Focolai che da settembre a oggi si sono tenuti a bada e circoscritti senza grossi problemi.

Ma la prima soluzione per lor signori al governo è sempre e solo: chiudiamo le scuole.

Ma non le attività produttive.

Quindi scuole chiuse, bambini a casa e genitori al lavoro.

La scuola non è un parcheggio ma la scuola è vita.

La scuola non è un parcheggio ma la scuola è vita.

La scuola non è un parcheggio ma la scuola è vita.

In quest’ultimo melodrammatico anno l’equilibrio mentale di ognuno di noi è stato messo a dura prova e il carico di noi genitori lavoratori è triplicato tra scuole che aprono, chiudono riaprono e richiudono. A volte con preavviso di poche ore.

Ma al lavoro bisogna andare sempre.

E i congedi ci sono e non ci sono poi non si sa.

La scuola non è un parcheggio. La scuola è vita

In questo anno in cui ogni nuova settimana da affrontare è una sfida, ogni giorno è la speranza che la scuola sia aperta ancora.

In tutto questo noi genitori ci sentiamo accusare in continuazione di voler parcheggiare i nostri figli a scuola.

Di volere le scuole aperte solo per egoismo.

Per non avere i figli tra i piedi. Che li facciamo a fare i figli se non li vogliamo tra i piedi?

Ma noi genitori lo sappiamo bene che non è questione di parcheggi e comodità.

La scuola è vita. PERCHE LA CULTURA è VITA.

Il sapere. La conoscenza che si acquisisce con l’esperienza e la condivisione coi compagni di classe.

Cultura non è studiare la paginetta di storia.

Cultura è studiare la paginetta di storia e confrontarsi coi coetanei.

Condividere idee e punti di vita.

Cultura nasce dall’interazione. Dall’aprire la mente all’ascolto del compagno di classe.

Dalla condivisione dei compiti e delle attività.

E la cultura e la conoscenza sono la base della formazione individuale.

Noi adulti lo sappiamo bene.

Io da adulta se penso alle privazioni e le violenze che stanno subendo i giovani di oggi provo tanta tanta amarezza e nient’altro.

La scuola non è un parcheggio.

La scuola è vita perché la cultura è vita.

Noi genitori non vogliamo parcheggiare i figli ma vogliamo per loro il meglio e il meglio lo possono avere solo con un adeguata istruzione e le esperienze di socialità.

Con le piccole esperienze di vita che si possono acquisire solo attraverso il rapporto coi coetanei.

La scuola non è un parcheggio ma se non c’è la scuola noi non possiamo lavorare.

E se non possiamo lavorare non possiamo dargli tutto ciò di cui hanno bisogno.

Non si può continuare a chiudere le scuole come se nulla fosse.

Perché ogni giorno di chiusura delle scuole è un danno che si aggiunge al danno e ad altro danno.

E non parlatemi di pandemia.

Sono mesi che i nostri figli fanno sacrifici. Usano le mascherine, disinfettano le mani in continuazione, la mia bambina ha le mani rovinate dal disinfettante.

Fanno merenda seduti al banco da soli.

Non possono abbracciarsi.

E lo fanno per poter andare a scuola.

Le scuole sono i luoghi più sicuri.

Non chiudete le scuole. I nostri figli non se lo meritano.

La scuola non è un parcheggio. La scuola è vita.

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Se rinasco non voglio essere la primogenita

Se rinasco non voglio essere la primogenita

e rinasco non voglio essere la primogenita.

Il primogenito è quello che mette in “On” il tasto genitori.

Quello dell’avvio, del primo start con il suo carico di aspettative, delusioni ed errori immani.

Il primogenito è una scoperta. Anzi LA scoperta.

La meraviglia della magia della vita e il terrore di tutto ciò che ne consegue.

Il primogenito cambia per sempre la vita dei genitori.

Tutti lo aspettano, lo bramano e lo riempiono di regali e i genitori non sanno cosa li aspetta.

E si sbaglia col primo figlio, si sbaglia perché non si nasce genitori, lo si diventa col tempo e l’esperienza. Lo si diventa provando sbagliando cadendo e rialzandosi.

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Nasci da figlio e vivi nel ruolo di figlio finché da un giorno all’altro diventi genitore.

E che non sia facile lo capisci dal primo vagito, che se tarda ad arrivare dopo due nanosecondi dalla nascita eccoti li a gridare “Perché non piange!”

L’ho gridato per tutti i figli. Ed è stata la prima seria preoccupazione da mamma.

Poi dopo poche ore ho compreso la preoccupazione delle mamme per il cibo.

Si attacca, non si attacca, si attacca bene, si attacca male. Mangia abbastanza? Perché si addormenta mentre mangia???

E i controlli di crescita dal pediatra. Ogni volta mi sento come all’esame di maturità.

Ma questo è solo l’inizio.

Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sull’allattamento

Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sull’allattamento

Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sull’allattamento.

Vi racconto una storia, la mia storia.

Quando aspettavo la prima figlia ero totalmente ignorante riguardo l’allattamento. E non mi sono nemmeno informata durante la gravidanza. Credevo fosse una cosa scontata, automatica. Nasce il bambino ed ecco litri di latte uscire quasi automaticamente dal seno.

Nessuno mi aveva detto che non era proprio così. Ed è stata una batosta scoprirlo dopo un parto complicato che mi aveva segnato sia fisicamente che psicologicamente.

Nessuno mi aveva detto che per produrre latte era necessario attaccare la bambina al seno in continuazione.

Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sull'allattamento
Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sull’allattamento

Che la montata lattea ci mette qualche giorno ad arrivare e che nel frattempo mi sarei trovata una bambina che continuava a piangere e perdere peso facendo nascere insieme a lei il mio senso di inadeguatezza come madre.

Nessuno mi aveva detto che i primi giorni mi avrebbe fatto male.

E che i bambini che dormono tre ore tra una poppata e l’altra sono solo fantasia.

Nessuno mi aveva detto che è proprio nei primi giorni di vita che nasce l’ansia di una mamma dell’avrà mangiato abbastanza?

Allattare al seno è una sfida. Non è semplice né scontato.

Una mamma deve volerlo perché è un’impegno 24 ore su 24 7 giorni su 7.

Il primo mese non è solo faticoso, è sfiancante. Il primo mese ci si trova con un neonato attaccato al seno 23 ore su 24. Un neonato che si addormenta al seno e tra una poppata e l’altra possono passare due ore come due minuti. E tu come mamma non sei intercambiabile.

Nessuno mi aveva detto che sarei stata inondata di consigli non richiesti e che ogni volta che la mia bambina avrebbe pianto in un luogo pubblico ci sarebbe stato qualche perfetto sconosciuto a chiedermi “Ha fame?”

Nessuno mi aveva detto che da un giorno all’altro sarebbero diventati tutti esperti di allattamento al seno, pronti a dire la loro su quella che invece era una questione privata tra me e mia figlia.

Nessuno mi aveva detto che le prime pesate dal pediatra sarebbero state fonte di ansia.

E in quel delirio iniziale tra allattamento, dolori del parto e una vita nuova da iniziare mi sarei chiesta se un  giorno tutto quel caos sarebbe finito.

Ma ve lo garantisco quel caos finisce.

E alla fine ogni mamma riesce a trovare la sua dimensione.

Ci sono mamme che passano al biberon e altre che allattano al seno ad oltranza. Non esiste una regola che valga per tutte.

Il latte di mamma o da mamma è sempre e comunque perfetto

E l’allattamento è solo la prima delle tante sfide che ti aspettano nella meravigliosa avventura dell’essere diventata mamma.

 

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Tutto quello che nessuno ti ha mai detto sull’allattamento

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio.

Sono una mamma ad alto contatto.

I miei figli sono delle piccole cozze appiccicose.

Tutti e tre allattati al seno, tutti i tre per i primi mesi costantemente attaccati a me. Di giorno e di notte.

E non stavano attaccati perché il mio latte fosse acqua, avessero mal di pancia o altre cavolate. Semplicemente facevano i neonati.