Tag: cosedamamma

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Nasci da figlio e vivi nel ruolo di figlio finché da un giorno all’altro diventi genitore.

E che non sia facile lo capisci dal primo vagito, che se tarda ad arrivare dopo due nanosecondi dalla nascita eccoti li a gridare “Perché non piange!”

L’ho gridato per tutti i figli. Ed è stata la prima seria preoccupazione da mamma.

Poi dopo poche ore ho compreso la preoccupazione delle mamme per il cibo.

Si attacca, non si attacca, si attacca bene, si attacca male. Mangia abbastanza? Perché si addormenta mentre mangia???

E i controlli di crescita dal pediatra. Ogni volta mi sento come all’esame di maturità.

Ma questo è solo l’inizio.

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio.

Sono una mamma ad alto contatto.

I miei figli sono delle piccole cozze appiccicose.

Tutti e tre allattati al seno, tutti i tre per i primi mesi costantemente attaccati a me. Di giorno e di notte.

E non stavano attaccati perché il mio latte fosse acqua, avessero mal di pancia o altre cavolate. Semplicemente facevano i neonati. 

Sulla depressione post partum e il crollo ormonale

Sulla depressione post partum e il crollo ormonale

Sulla depressione post partum e il crollo ormonale.

Nove giorni oggi dal parto e ho avuto il classico crollo ormonale.

Si sa è fisiologico, tutti gli ormoni che hanno sostenuto la gravidanza se ne vanno all’improvviso e come tutte le cose che cambiano all’improvviso destabilizzano.

E la terza gravidanza quindi razionalmente lo so che è così, che è solo un momento che passerà.

Ma poi c’è tutta la me irrazionale che piange senza motivo.

Che si fa prendere dalle stesse paura di una mamma al primo figlio e allo stesso tempo si sente in colpa verso gli altri figli temendo di farli soffrire.

Una mamma che si fa in mille per farli felici tutti ma che ancora non ha recuperato le forze e le energie spese durante il parto.

Sono una mamma come tante.

Primo secondo terzo quarto figlio non cambia nulla. Il crollo ormonale è implacabile, tormentoso e inevitabile.

Con l’arrivo di un nuovo figlio cambia tutto.

Sulla depressione post partum e il crollo ormonale

Cambiano le abitudini, cambia la quotidianità e calano drasticamente le ore di sonno.

Crollano gli ormoni e si fanno spazio paure e insicurezze.

Io mi sfogo e piango.

Tutto questo caos che sento dentro lo devo sfogare in un qualche modo e lo sfogo piangendo.

E poi mi rialzo riparto più forte e risistemo questa vita incasinata.

Consapevole che il caos passa e presto ritroverò una quotidianità più o meno stabile.

Quindi nei mamme se vi sentite cosi sfogatevi e piangete.

Mangiate cioccolata o fate venire un’amica a casa.

Fatevi aiutare se avete bisogno.

E non vergognatevi di essere tristi. Non c’è nulla di cui vergognarsi nell’essere mamme normali, in preda al crollo ormonale, le occhiaie e alla fatica.

E un periodo.

Passerà.

E vi mancheranno anche questi primi momenti complicati.

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Se i tuoi figli te li sei cresciuta da sola non devi vendicarti su di loro

Se i tuoi figli te li sei cresciuta da sola non devi vendicarti su di loro

Se i tuoi figli te li sei cresciuta da sola non devi vendicarti su di loro.

C’era una volta la famiglia anni 80 dove in genere lavorava uno solo e con il singolo stipendio si poteva vivere bene. A volte molto bene.

Proprio per questo le mamme potevano permettersi il lusso (perché era un lusso) di non lavorare e occuparsi solo dei figli. E i nonni il lusso di fare i nonni solo quando ne avevano voglia.

Poi il sistema si è stravolto e parliamoci chiaramente oggi come oggi per la maggior parte di noi vivere con un solo stipendio è praticamente impossibile.

Quindi le mamme quando hanno un lavoro lottano con le unghie e coi denti per mantenerlo. Per avere maggiore disponibilità economica e garantire uno stile di vita migliore ai figli.

Sei il bambino che non immaginavo e poi è arrivato

Sei il bambino che non immaginavo e poi è arrivato

Sei il bambino che non immaginavo e poi è arrivato.

Sei nato un assurdo pomeriggio di quasi autunno. In maniera inaspettata e traumatica per entrambi. Forse anche tu sei rimasto sconvolto ma col carattere meraviglioso che hai l’hai superata prima e meglio di me.

Sei il bambino che non immaginavo e poi è arrivato. Perché non credevo che avrei avuto figli, e non credevo avrei avuto figli maschi.

Vedevo il mondo maschile cosi lontano da me.

Non potevo nemmeno immaginare cosa stavo rischiando di perdere.

Perché le scuole devono ripartire senza se e senza ma

Perché le scuole devono ripartire senza se e senza ma

Perché le scuole devono ripartire senza se e senza ma.

C’è una cosa che in questi giorni mi fa imbestialire: l’incertezza sulla riapertura della scuola.

Come se la scuola fosse un servizio di serie B.

Ha riaperto tutto. TUTTO. Siamo stati in vacanza e la vita ha ripreso come doveva essere. Solo la scuola è rimasta nel limbo. E questo mi fa infuriare.

Perché la scuola non è un parcheggio per genitori che lavorano ma allo stesso tempo è fondamentale per permettere ai genitori di lavorare e crescere i figli dignitosamente e senza privazioni.

Perché la scuola non sono nozioni ma CULTURA e solo persone con una buona cultura potranno crescere ed evolversi nella vita senza essere oppresse e schiacciate.

Perché le scuole devono ripartire senza se e senza ma

Perché la scuola è socialità. La socialità che è il fondamento dell’infanzia e della capacità di interazione e di costruzione di relazioni sentimentali. Perché siamo individui sociali.

Perché in questi mesi i più penalizzati sono stati i bambini che hanno perso troppo. Hanno perso amici, quotidianità, sorrisi e risate. Hanno perso le gite di fine anno, i diplomi e la festa dell’ultimo giorno di scuola.

Hanno perso i gavettoni, i saluti in attesa di settembre e l’ansia delle ultime verifiche.

Sono stati messi in isolamento, chiusi nelle loro stanze dietro schermi di pc e tablet, dispositivi che i più piccoli non sono nemmeno in grado di gestire da soli.

Hanno perso pomeriggi di sole e ginocchia sbucciate.

Quaderni rimasti bianchi, e sogni come orti abbandonati a se stessi.

Abbiamo ripreso la vita, il lavoro e la socialità. Non si può nemmeno pensare che la scuola non riparta.

Oppure volete scippare del futuro i nostri bambini per un virus che non crea più vittime e che non li colpisce?

A pensare male forse non si sbaglia.

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La gravidanza NON è un momento felice per tutte

La gravidanza NON è un momento felice per tutte

La gravidanza NON è un momento felice per tutte.

Per molte lo è grazie al cielo.

Poi ci sono quelle per cui non lo è.

Ci sono donne che hanno problemi di salute e passano ogni singolo giorno della propria gravidanza a sperare che non sia l’ultimo.

Che non sia l’ultimo di un illusione.

Sono le mamme e i bambini le vere vittime del coronavirus

Sono le mamme e i bambini le vere vittime del coronavirus

Sono le mamme e i bambini le vere vittime del coronavirus.

Iniziamo parlando dei bambini, quelli che sono prima di tutto stati additati come untori. Quelli che in realtà superano il coronavirus senza grossi problemi.

Come al solito i bambini sono stati ritenuti portatori sani di virus e allontanati senza spiegazioni dalla loro quotidianità, dalle loro scuole e dai loro amici.

Chiusi in casa senza il diritto di fare una passeggiata al parco.

Chiusi in casa  mentre loro giochi al parco sono stati transennati. E vedere quelle altalene transennate credo sia l’esempio più lampante del fallimento della nostra società

Anche se siamo in pandemia non sono un’insegnante ma una mamma

Anche se siamo in pandemia non sono un’insegnante ma una mamma

Anche se siamo in pandemia non sono un’insegnante ma una mamma

Lo penso ogni giorno da quando è successo questo delirio.
Mi sono trovata da un giorno all’altro a dover lavorare da casa, coi bambini e a dover fare l’insegnate della grande.
Si perché se da un certo punto di vista è logico il ragionamento che gli studenti non debbano essere lasciati allo sbaraglio, d’altro canto non è pensabile che un genitore lavori e contemporaneamente faccia da insegnante.
Le ore della giornata sono le stesse.
O faccio il mio lavoro o faccio l’insegnante.
Ancora non sono in grado di sdoppiarmi.
Anche se siamo in pandemia non sono un'insegnante ma una mamma
All’inizio erano solo compiti. Ora viene chiesto ai genitori di portare avanti il programma scolastico lasciato a metà.
Questo non è pensabile né fattibile.
Non sono un’insegnante e non voglio esserlo.
Già ci siamo trovati tutti ai domiciliari senza aver commesso alcun reato, ci troviamo di fronte ad una realtà che mai avremmo immaginato.
Rapporti umani dilaniati.
Bambini stanchi e annoiati.
Bambini che hanno perso la loro quotidianità e le loro certezze.
Gli amici, le insegnanti e sopratutto la socialità.
E ora viene chiesto a noi genitori di essere tutte le figure immaginabili. Educatori, genitori e insegnanti.
Non sono d’accordo.
Nonostante una laurea non mi sento in grado di svolgere un compito così delicato.
E non ho il tempo di farlo.
A meno di lavorare la notte e passare la giornata a suon di minacce con mia figlia.
Sono la loro mamma.
Non sono la loro insegnante.
In questo momento così difficile e delicato posso solo concentrarmi sulle cose impellenti come lavorare e non perdere il lavoro, perché quando tutto questo sarà finito piangeremo miseria. Il lavoro scarseggerà, la depressione incomberà sulle persone.
E niente sarà più come prima.
Nemmeno la scuola sarà la stessa.
E non ha senso allora chiedere oggi ai genitori di caricarsi di incombenze che non gli competono. Non diventeranno tutti improvvisamente ignoranti se non finiscono il programma dell’anno scolastico oramai compromesso.
E un momento difficile anche per loro.
Diamogli il tempo di annoiarsi, riflettere e fare solo ciò che desiderano.
Il lavoro degli insegnanti non compete a noi genitori. Ne oggi ne mai.
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Sui nonni quelli proprio inesistenti. E ce ne sono ve lo garantisco

Sui nonni quelli proprio inesistenti. E ce ne sono ve lo garantisco

Diciamoci la verità spesso nemmeno si sceglie di diventare genitori, anche nel 2020 si può diventare genitori per caso, per sbaglio.

Certo è che diventare nonni non è mai una scelta che nasce dalla propria volontà.

Essere nonni è uno status che si acquisisce per scelte di altri. Anche se gli altri sono poi i propri figli.