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La scuola non è un parcheggio ma la scuola è vita.

La scuola non è un parcheggio ma la scuola è vita.

Ma noi genitori lo sappiamo bene che non è questione di parcheggi e comodità.

La scuola è vita. PERCHE LA CULTURA è VITA.

Il sapere. La conoscenza che si acquisisce con l’esperienza e la condivisione coi compagni di classe.

Cultura non è studiare la paginetta di storia.

Cultura è studiare la paginetta di storia e confrontarsi coi coetanei.

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te.

Ho una terza cicatrice sulla pancia. Che è stata più dolorosa sia fisicamente che psicologicamente da digerire.

E che non ho ancora digerito del tutto.

Ci vorrà del tempo e del lavoro su me stessa.

Anche stavolta ho tentato un parto naturale nonostante i due pregressi cesarei.  In ospedale ero semplicemente la precesarizzata che non si voleva arrendere ad un corpo incapace di partorire.

Un lungo viaggio di quaranta settimane

Un lungo viaggio di quaranta settimane

Un lungo viaggio di quaranta settimane.

E così anche stavolta la fine viaggio si avvicina.

E stato un viaggio intenso, potente, altalenante. Abbiamo affrontato decisioni difficili e momenti più o meno felici.

La notte dormo male e mi chiedo cosa proverò quando vedrò il tuo viso. Lo stesso viso che stavo decidendo di non vedere.

Quando sentirò il tuo pianto. Quel pianto che mi spaventava solo l’idea.

Ci vuole coraggio per portare avanti una gravidanza non pianificata. Ma ce ne vuole molto di più per interromperla. Oppure è il contrario.

Un lungo viaggio di quaranta settimane

Io so solo che ho avuto tanta paura quando quel test si è colorato. Che avrei tanto voluto non fosse vero. Ma poi dopo aver sentito il tuo cuoricino per la prima volta non ho potuto fare altro che accettarti.

E accettare che la vita è imprevedibile e ti fa girare la testa proprio quando credi di aver trovato una sommaria stabilità emotiva.

Che ci vuole coraggio per accettare ed accogliere quello che la vita ti porge inaspettatamente.

Ma il coraggio alla fine premia sempre.

Non so se riuscirò mai ad appianare il senso di colpa per aver pensato di non tenerti, e forse per questo con te sarò ancora più mamma chioccia e non ti farò del bene.

Accolgo ogni piccola contrazione con serenità sapendo che il viaggio verso il nostro primo incontro è iniziato.

Non so immaginarti. Ma so che sei parte di me e amerò ogni piccola cosa di te, esattamente come faccio coi tuoi fratelli.

A proposito di loro sappi che sono qui e sono pronti ad accoglierti con una maturità che mai ti aspetteresti da bambini con genitori separati.

Ma i bambini sono puri e noi grandi abbiamo tanto da imparare da loro.

Il tuo arrivo mi ha costretta a guardarmi dentro, in un viaggio interiore dove finalmente ho guardato in faccia la me bambina. Quella insicura, indecisa, spaventata. Quella che temeva l’abbandono più di ogni altra cosa. E ho imparato ad accettare le cose che non posso cambiare senza arrabbiarmi. A non pensare troppo al domani ma a vivere nel presente che tempo di un soffio è già passato.

Ho imparato a vivere ogni momento giorno per giorno.

E sto cercando di imparare a non pianificare troppo, perché tanto qualsiasi cosa si pianifica poi succede sempre il contrario.

E ho capito che tu sei esattamente quello che doveva arrivare nella nostra vita.

Quando qualcuno mi chiede come farò, dico semplicemente che non lo so ma in un qualche modo farò.

Che mi prenderò cura di me e dei miei figli nel miglior modo possibile e sarò la madre migliore possibile con tutti i miei limiti.

Respiro gli ultimi giorni di gravidanza e di silenzio, quel silenzio che sarà colmato presto dalla tua voce.

Coccolo i tuoi fratelli consapevole che quando sarai qui le mie braccia diventeranno più lunghe per stringervi forte tutti e tre.

Se mi chiedono cosa avrei immaginato per il mio futuro non sarebbe stato questo.

Ma ora so che questo è il meglio che mi poteva succedere.

E adesso Tommasino fatti forza e spingi forte, c’è tanto amore fuori da questa pancia che ti aspetta.

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Se pensate di non separarvi perché i figli sono piccoli sappiate che dopo sarà molto peggio

Se pensate di non separarvi perché i figli sono piccoli sappiate che dopo sarà molto peggio

Se pensate di non separarvi perché i figli sono piccoli sappiate che dopo sarà molto peggio.

Quante ne sento di coppie che non funzionano ma stringono i denti e restano insieme solo perché i figli sono piccoli. Magari fanno i separati in casa credendo di fare la cosa giusta verso i propri figli

Quante ne sento di donne frustate e infelici che decidono di rimandare la separazione col marito o compagno a quando i figli saranno grandi.

Se il vostro rapporto di coppia non funziona e pensate di non separarvi solo perché i figli sono piccoli vi dico col cuore in mano che stato sbagliando tutto per tanti motivi.

Vogliamo iniziare a pensare al bene dei bambini o no?

Vogliamo iniziare a pensare al bene dei bambini o no?

Vogliamo iniziare a pensare al bene dei bambini o no?

Ora vi dico la mia.

La didattica distanza è inutile e dannosa.

Vi parlo del mio punto di vista, di mamma di due bambini di cui una in età da scuola primaria.

Ricapitoliamo quello che è successo a questi bambini.

Da un giorno all’altro gli è stato detto che in giro c’era un virus molto pericoloso, allora per proteggersi avrebbero dovuto accettare il famoso “distanziamento sociale”.

Ripetiamo insieme “distanziamento sociale”. Ergo niente più scuola, palestra, parchetto amici.

Corse, merende, risate e giochi con i coetanei.

Anche se siamo in pandemia non sono un’insegnante ma una mamma

Anche se siamo in pandemia non sono un’insegnante ma una mamma

Anche se siamo in pandemia non sono un’insegnante ma una mamma

Lo penso ogni giorno da quando è successo questo delirio.
Mi sono trovata da un giorno all’altro a dover lavorare da casa, coi bambini e a dover fare l’insegnate della grande.
Si perché se da un certo punto di vista è logico il ragionamento che gli studenti non debbano essere lasciati allo sbaraglio, d’altro canto non è pensabile che un genitore lavori e contemporaneamente faccia da insegnante.
Le ore della giornata sono le stesse.
O faccio il mio lavoro o faccio l’insegnante.
Ancora non sono in grado di sdoppiarmi.
Anche se siamo in pandemia non sono un'insegnante ma una mamma
All’inizio erano solo compiti. Ora viene chiesto ai genitori di portare avanti il programma scolastico lasciato a metà.
Questo non è pensabile né fattibile.
Non sono un’insegnante e non voglio esserlo.
Già ci siamo trovati tutti ai domiciliari senza aver commesso alcun reato, ci troviamo di fronte ad una realtà che mai avremmo immaginato.
Rapporti umani dilaniati.
Bambini stanchi e annoiati.
Bambini che hanno perso la loro quotidianità e le loro certezze.
Gli amici, le insegnanti e sopratutto la socialità.
E ora viene chiesto a noi genitori di essere tutte le figure immaginabili. Educatori, genitori e insegnanti.
Non sono d’accordo.
Nonostante una laurea non mi sento in grado di svolgere un compito così delicato.
E non ho il tempo di farlo.
A meno di lavorare la notte e passare la giornata a suon di minacce con mia figlia.
Sono la loro mamma.
Non sono la loro insegnante.
In questo momento così difficile e delicato posso solo concentrarmi sulle cose impellenti come lavorare e non perdere il lavoro, perché quando tutto questo sarà finito piangeremo miseria. Il lavoro scarseggerà, la depressione incomberà sulle persone.
E niente sarà più come prima.
Nemmeno la scuola sarà la stessa.
E non ha senso allora chiedere oggi ai genitori di caricarsi di incombenze che non gli competono. Non diventeranno tutti improvvisamente ignoranti se non finiscono il programma dell’anno scolastico oramai compromesso.
E un momento difficile anche per loro.
Diamogli il tempo di annoiarsi, riflettere e fare solo ciò che desiderano.
Il lavoro degli insegnanti non compete a noi genitori. Ne oggi ne mai.
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Al bando tutte le bigotte e chi critica senza un minimo di empatia

Al bando tutte le bigotte e chi critica senza un minimo di empatia

o sto vivendo sulla mia pelle.

Ho deciso di separarmi dal padre dei miei figli.

E non è stato un capriccio né una decisione presa con facilità e a cuor leggero.

E stata una decisione presa con tempo, con fatica, e con dolore. Un decisione che pago ogni giorno e ogni sera quando sono a casa coi miei figli e quando sono da sola perché i miei figli sono con lui. In quei momento in cui il silenzio fa così tanto rumore da diventare assordante.

Una decisione che sto pagando col sudore, coi soldi che sono meno e vanno misurati con maggiore attenzione.

E con la salute che ho rimesso perché sono così provata che mi ammalo spesso. Ho avuto una polmonite e non ho potuto curarmi e riposarmi come si deve essendo da sola con due bambini che vanno portato e ripresi da scuola.

Una decisione che pago con la solitudine grazie a chi in momento così delicato mi ha voltato le spalle. Perché è vero che nei momento felici ti sono tutti vicini mentre in quelli difficili le persone si allontanano.

E nonostante tutto sono fermamente convinta che sia stata la cosa giusta da fare.

Sui sogni dei bambini e su come aiutarli a realizzarli

Sui sogni dei bambini e su come aiutarli a realizzarli

E bello essere bambini perché la mente è libera dai condizionamenti della realtà, dai doveri e dai pensieri della quotidianità.

Quando sei bambino il futuro non fa paura, lo stesso futuro è tutto da vivere e pieno di aspettative.

Quante volte ho detto ” Quando sarò grande”

Ero una bambina con tanti sogni nel cassetto. Piena di aspettative, di desideri e di fiducia nel futuro e nella vita.

Ero certa che sarei sempre stata felice e non mi sarei mai pentita di nulla.

Volevo fare la majorette, poi la ballerina e la cantante. Poi il medico e la ricercatrice.

Ho pensato di fare l’attrice e sognai di diventare famosa.

Poi sono cresciuta e i miei sogni sono cambiati. Avrei voluto fare l’archeologa e passare la mia vita viaggiando e scoprendo posti e luoghi ancora sconosciuti. Volevo essere archeologa esploratrice.

Poi ho pensato di fare il medico.

Non è importante stare insieme per i figli ma stare con i figli

Non è importante stare insieme per i figli ma stare con i figli

Non è importante stare insieme per i figli ma stare con i figli.

Ne è pieno il mondo di coppie che stanno insieme perché “devono”.

Perché non trovano il coraggio di separarsi anche quando è finito tutto perché ci sono i figli.

Personalmente non condivido questo tipo di scelta.

In primis perché trovo inutile nascondersi dietro la scusa dei figli quando a volte semplicemente di tratta di mancanza di coraggio.

In secondo luogo perché si finirà prima o poi a caricare i figli della colpa della propria infelicità. E magari un giorno ce lo sentiremo anche rinfacciare.

Quando si intraprende un percorso di vita con una persona si spera, anzi si è convinti che sarà per sempre.

Quando arriva un matrimonio, dei figli in quel momento si è sempre certi di avere a che fare con l’uomo o la donna della propria vita.

Nessuno di noi compie questi passi se in quel momento non si sente sicuro della persona che ha al proprio fianco.

Ma il tempo passa per tutti. E tempo significa anche crescita e cambiamento.

Ci sono coppie in cui le due parti crescono allo stesso modo, e anche se il tempo le cambia restano compatibili.

E felici insieme.

In altre coppie non è cosi.

A volte semplicemente le cose finiscono. Non è mai colpa solo di uno.

Non è importante stare insieme per i figli ma stare con i figli
Non è importante stare insieme per i figli ma stare con i figli

Le storie finiscono perché devono finire, sono arrivate al capolinea. Le due parti sono cambiate e si sono trovate incompatibili, o semplicemente non più compatibili come un tempo.

Oggi non è più come una volta quando si doveva comunque continuare a stare insieme per forza.

Oggi ci si può separare.

Si può chiudere e ricominciare da capo prendendo in mano le redini della propria vita.

Nessuno dice che sia facile.

Anzi è una delle cose più difficili.

Un cambiamento che per quanto voluto pesa. E si fa fatica a digerire.

Un boccone amaro da mandare giù. Ma va fatto perché tenerlo in bocca genera solo altro amaro.

Bisogna imparare a fare pace con se stessi ed ammettere che le cose sono cambiate. Anche se questo fa tremare le gambe e fa paura.

Perché il cambiamento spaventa sempre, anche quando nasce da una nostra necessità.

In questo contesto i figli sono quelli che vivono con noi il cambiamento.

Non è importante stare insieme per i figli ma stare con i figli.

Non è importante stare insieme per loro ma fare in modo che loro siano felici anche in una nuova situazione.

Cosa insegneremo loro?

Insegneremo loro che nella vita quando le situazioni non ci rendono più felici significa che è arrivato il momento di cambiarle.

Che non bisogna avere paura del cambiamento ma della paura che paralizza e ci blocca in situazioni di stallo.

Che le cose cambiano a anche se non si vive più nella convenzionalità si può vivere molto meglio.

Che la vita è una sola e rassegnarsi allo stato di cose è sempre la scelta peggiore.

L’importante è esserci per loro. Essere presenti anche se in modi e tempi diversi rispetto a prima.

Dando loro il meglio che possiamo dare.

Daremo loro una grande lezione di vita.

Insegneremo loro il coraggio e l’amore verso se stessi.

E la voglia di crescere ed andare avanti.

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Anche questa estate ho vinto io la partita

Anche questa estate ho vinto io la partita

Anche questa estate ho vinto la partita a Tetris ferie, lavoro, bambini.

Ce l’ho fatta.

Lo dico con orgoglio e soddisfazione.

Anche quest’estate la partita a tetris lavoro, ferie, vacanze, bambini l’ho vinta io.

Ho solo versato l’equivalente di due vacanze alle Maldive ai centri estivi.

Pianto giornate di ferie col capo e onestamente mi sono vergognata davanti ai colleghi a doverne chiedere così tante..

Ho studiato meticolosamente il periodo giugno settembre settimana per settimana.

Spesso vivendo alla giornata per non farmi prendere troppo dallo sconforto.