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Dicono che il periodo più felice della vita sia quello della scuola dell’infanzia.

Dicono che il periodo più felice della vita sia quello della scuola dell’infanzia.

Dicono che il periodo più felice della vita sia proprio quello della scuola dell’infanzia.

Forse è tra i pochi momenti della vita in cui ci è concesso essere quelli che siamo per davvero.

In cui il nostro compito è solo fare cose che ci piacciono.

Correre, arrampicarci, giocare a pallone, mangiare gelati.

Allo stesso tempo è anche uno dei periodi più delicati, quelli in cui inizia a prendere forma la nostra vera essenza, quelli che siamo e gli adulti che saremo.

La scuola non è un parcheggio ma la scuola è vita.

La scuola non è un parcheggio ma la scuola è vita.

Ma noi genitori lo sappiamo bene che non è questione di parcheggi e comodità.

La scuola è vita. PERCHE LA CULTURA è VITA.

Il sapere. La conoscenza che si acquisisce con l’esperienza e la condivisione coi compagni di classe.

Cultura non è studiare la paginetta di storia.

Cultura è studiare la paginetta di storia e confrontarsi coi coetanei.

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te.

Ho una terza cicatrice sulla pancia. Che è stata più dolorosa sia fisicamente che psicologicamente da digerire.

E che non ho ancora digerito del tutto.

Ci vorrà del tempo e del lavoro su me stessa.

Anche stavolta ho tentato un parto naturale nonostante i due pregressi cesarei.  In ospedale ero semplicemente la precesarizzata che non si voleva arrendere ad un corpo incapace di partorire.

E anche questa volta si è ripetuto lo stesso copione della mia vita.

Travaglio completo. Dolore, lacrime e sangue. Per poi all’ultimo finire in sala operatoria.

Per non farmi mancare nulla ho avuto anche una complicazione post operatoria.

Tornata a casa la mia pancia è diventata blu. Un enorme ematoma. I punti sono saltati e mi sono svegliata in un lago di sangue.

A oggi a 24 giorni dal cesareo mi trovo ancora con la medicazione e la garza sul taglio da cambiare più volte al giorno.

Noi mamme cesareo non siamo meno mamme di te

E oggi come le altre volte, quando ripenso al mio parto, mi sento irrimediabilmente fallita. Incapace.

Sono riuscita in tante cose nella mia vita. Ma non sono mai riuscita a partorire i miei figli.

Poi razionalmente capisco che non è solo colpa mia. E colpa di chi ci ha riempito di pre concetti sul parto. Che il parto naturale è meglio, che il cesareo sarebbe la strada più breve per una madre che non vuole soffrire.

Come tutti gli stupidi preconcetti sull’allattamento. 

Il cesareo non è la strada più breve.

E la strada più rischiosa perché è un intervento di chirurgia maggiore.

Il post cesareo è una strada in salita. Solo chi lo ha provato lo può capire fino in fondo.

Sento ancora sulla pelle il freddo della sala operatoria. Le mani degli operatori dentro la mia pancia. Sento il dolore alle spalle per la posizione in cui devi stare.

Le flebo. La luce forte negli occhi e la paura.

Perché si ho avuto paura. Tanta paura.

Come se non bastasse il cesareo ci espone a commento del tipo:

“Ma tu non hai partorito”

oppure

“Ma col cesareo non hai sentito dolore”

E invece il dolore si sente eccome, e non dura qualche ora come il parto naturale. Dura settimane.

E la cicatrice resta per tutta la vita.

In un qualche modo partoriamo tutte.

Ma il dolore quello c’è per tutte.

Nessuna è meno mamma dell’altra.

 

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Un lungo viaggio di quaranta settimane

Un lungo viaggio di quaranta settimane

E così anche stavolta la fine viaggio si avvicina.

E stato un viaggio intenso, potente, altalenante. Abbiamo affrontato decisioni difficili e momenti più o meno felici.

La notte dormo male e mi chiedo cosa proverò quando vedrò il tuo viso. Lo stesso viso che stavo decidendo di non vedere.

Quando sentirò il tuo pianto. Quel pianto che mi spaventava solo l’idea.

Ci vuole coraggio per portare avanti una gravidanza. Ma ce ne vuole molto di più per interromperla. Oppure è il contrario.

Io so solo che ho avuto tanta paura quando quel test si è colorato. Che avrei tanto voluto non fosse vero. Ma poi dopo aver sentito il tuo cuoricino per la prima volta non ho potuto fare altro che accettarti.

Se pensate di non separarvi perché i figli sono piccoli sappiate che dopo sarà molto peggio

Se pensate di non separarvi perché i figli sono piccoli sappiate che dopo sarà molto peggio

Se pensate di non separarvi perché i figli sono piccoli sappiate che dopo sarà molto peggio.

Quante ne sento di coppie che non funzionano ma stringono i denti e restano insieme solo perché i figli sono piccoli. Magari fanno i separati in casa credendo di fare la cosa giusta verso i propri figli

Quante ne sento di donne frustate e infelici che decidono di rimandare la separazione col marito o compagno a quando i figli saranno grandi.

Se il vostro rapporto di coppia non funziona e pensate di non separarvi solo perché i figli sono piccoli vi dico col cuore in mano che stato sbagliando tutto per tanti motivi.

Vogliamo iniziare a pensare al bene dei bambini o no?

Vogliamo iniziare a pensare al bene dei bambini o no?

Vogliamo iniziare a pensare al bene dei bambini o no?

Ora vi dico la mia.

La didattica distanza è inutile.

Vi parlo del mio punto di vista, di mamma di due bambini di cui una in età da scuola primaria.

Ricapitoliamo quello che è successo a questi bambini.

Da un giorno all’altro gli è stato detto che in giro c’era un virus molto pericoloso, allora per proteggersi avrebbero dovuto accettare il famoso “distanziamento sociale”.

Ripetiamo insieme “distanziamento sociale”. Ergo niente più scuola, palestra, parchetto amici.

Corse, merende, risate e giochi con i coetanei.

Si sono trovati da un giorno all’altro reclusi in casa, tra quattro mura.

Poi è iniziata da didattica distanza. Unico contatto sociale attraverso lo schermo di un computer o di un tablet.

Amici visti attraverso lo schermo, senza possibilità di contatto.

Vogliamo iniziare a pensare al bene dei bambini o no?

E noi adulti ci siamo dimenticati che i bambini scoprono il mondo attraverso il contatto.

Compiti a raffica da eseguire senza un premio o una motivazione.

“Perché li devo fare?” “Perché li devi fare punto e basta”

Una situazione che doveva essere provvisoria, di emergenza ma che dal mio punto di vista si sta protraendo da troppo tempo.

Sta diventando la normalità una situazione che di normale non ha nulla.

Sono più di due mesi. Avete presente quanto sono lunghi due mesi nella prospettiva di un bambino?

Poi c’è chi dice che non possono perdere l’anno scolastico e bisogna portare avanti i programmi a tutti i costi.

E come quando una maratoneta sta facendo una maratona, arriva un folle e gli taglia una gamba e gli si dice che non può permettersi di non concludere la maratona la deve concludere lo stesso anche senza una gamba.

Stiamo chiedendo ai nostri bambini di finire la maratona da soli e con solo una gamba.

Facendo poi ricadere la responsabilità di questo sui genitori.

Che nel frattempo hanno la testa piena di pensieri tra chi ha perso il lavoro, chi non può lavorare e chi deve lavorare lo stesso senza aver nessuno a cui affidare i figli.

Viviamo in un dramma.

Chi mi chiede che soluzioni ho da proporre penso che basterebbe guardare al resto d’europa dove le scuole stanno ripartendo.

Si possono usare gli spazi aperti, i giardini.

Sopratutto constatato che i bambini sono i meno soggetti al virus e grazie al cielo non ci sono bambini gravi.

Bisogna ricominciare a far vivere i bambini perché ne hanno bisogno tutti quanti.

Pagheremo i danni di questo distanziamento sociale e di questi mesi che hanno vissuto così, li pagheremo tutti.

Perché non esiste solo la salute fisica ma anche quella mentale che non è di minore importanza.

La didattica a distanza non potrà mai sopperire alla scuola, alla convivialità, ai sorrisi, ai giochi, alla gioia di imparare INSIEME.

Sono bambini non sono macchine vuote da riempire di nozioni.

I bambini imparano attraverso le esperienze, attraverso gli amici.

Governo perché i bambini te li sei dimenticati??

Nessuno si ricorda che sono loro il nostro futuro?

O vogliamo continuare a tutelare solo gli anziani che sono quelli che effettivamente col virus possono stare molto male  mentre i bambini, il nostro futuro, restano chiusi carcerati in casa gli anziano vanno ogni giorno a fare spesa. In fila al supermercato, all’edicola?

Vogliamo pensare ai bambini???

Vogliamo tutelare il nostro bene più prezioso nella maniera più logica possibile?

 

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Anche se siamo in pandemia non sono un’insegnante ma una mamma

Anche se siamo in pandemia non sono un’insegnante ma una mamma

Anche se siamo in pandemia non sono un’insegnante ma sono una mamma.

Lo penso ogni giorno da quando è successo questo delirio.
Mi sono trovata da un giorno all’altro a dover lavorare da casa, coi bambini e a dover fare l’insegnate della grande.
Si perché se da un certo punto di vista è logico il ragionamento che gli studenti non debbano essere lasciati allo sbaraglio, d’altro canto non è pensabile che un genitore lavori e contemporaneamente faccia da insegnante.
Le ore della giornata sono le stesse.

Al bando tutte le bigotte e chi critica senza un minimo di empatia

Al bando tutte le bigotte e chi critica senza un minimo di empatia

o sto vivendo sulla mia pelle.

Ho deciso di separarmi dal padre dei miei figli.

E non è stato un capriccio né una decisione presa con facilità e a cuor leggero.

E stata una decisione presa con tempo, con fatica, e con dolore. Un decisione che pago ogni giorno e ogni sera quando sono a casa coi miei figli e quando sono da sola perché i miei figli sono con lui. In quei momento in cui il silenzio fa così tanto rumore da diventare assordante.

Una decisione che sto pagando col sudore, coi soldi che sono meno e vanno misurati con maggiore attenzione.

E con la salute che ho rimesso perché sono così provata che mi ammalo spesso. Ho avuto una polmonite e non ho potuto curarmi e riposarmi come si deve essendo da sola con due bambini che vanno portato e ripresi da scuola.

Una decisione che pago con la solitudine grazie a chi in momento così delicato mi ha voltato le spalle. Perché è vero che nei momento felici ti sono tutti vicini mentre in quelli difficili le persone si allontanano.

E nonostante tutto sono fermamente convinta che sia stata la cosa giusta da fare.

Sui sogni dei bambini e su come aiutarli a realizzarli

Sui sogni dei bambini e su come aiutarli a realizzarli

Sui sogni dei bambini e su come aiutarli a realizzarli.

E bello essere bambini perché la mente è libera dai condizionamenti della realtà, dai doveri e dai pensieri della quotidianità.

Quando sei bambino il futuro non fa paura, lo stesso futuro è tutto da vivere e pieno di aspettative.

Quante volte ho detto ” Quando sarò grande”

Ero una bambina con tanti sogni nel cassetto. Piena di aspettative, di desideri e di fiducia nel futuro e nella vita.

Ero certa che sarei sempre stata felice e non mi sarei mai pentita di nulla.

Sui sogni dei bambini e su come aiutarli a realizzarli
Sui sogni dei bambini e su come aiutarli a realizzarli

Volevo fare la majorette, poi la ballerina e la cantante. Poi il medico e la ricercatrice.

Ho pensato di fare l’attrice e sognai di diventare famosa.

Poi sono cresciuta e i miei sogni sono cambiati. Avrei voluto fare l’archeologa e passare la mia vita viaggiando e scoprendo posti e luoghi ancora sconosciuti. Volevo essere archeologa esploratrice.

Poi ho pensato di fare il medico.

Alla fine ho studiato matematica e sono finita a fare il consulente informatico. Lavoro lodevole per carità, ma molto lontano dall’idea della vita avventurosa che coltivavo da bambina.

E che quando sei bambino non pensi ai problemi reali quotidiani contingenti. Al mutuo, alle bollette alle spese quelle basilari che sono sempre troppe.

E non pensi che alla fine, volente o nolente, dovrai scendere a compromessi con la vita.

Poi inizi a farlo e da li non riesci più a smettere perché entri nel loop della quotidianità, dei debiti, del mutuo da saldare e dalla vita reale che ahimè è sempre troppo lontana dalla vita che sognavi.

Credere ai propri sogni è importante, ma in fondo non è abbastanza per poterli realizzare davvero.

E allora mi chiedo cosa insegnare ai miei bambini.

Di sognare sempre e comunque? Certamente sì, perché se non avessimo sogni non varrebbe la pena vivere ogni giorno.

Di arrendersi? Questo mai. Se ti arrendi sei già morto.

Forse l’unica cosa che possiamo fare come genitori è insegnare loro a non arrendersi mai. Nemmeno quando la vita ti prende a pugni in faccia e fa di tutto per renderti infelice.

Ed essere sempre i loro primi sostenitori. I loro fan più sfegatati. Le persone che credono in loro sempre e comunque.

Il loro porto sicuro in cui approdare nei momenti di sconforto. L’isola felice che gli ricordi quanto sono capaci e che non dubita mai e poi mai delle loro capacità.

Perché in fondo non è mai troppo tardi per inseguire i propri sogni e i propri desideri.

Perché basta un giorno di felicità per annullare dieci giorni tristi.

E perché ora che ci sono loro il mio sogno più grande è vedere loro felici e realizzati.

Ed è anche per inseguire la  mia felicità che li accompagnerò sempre nell’inseguire la loro.

Perché il mio cuore batte forte solo se anche loro batte altrettanto forte.

 

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Non è importante stare insieme per i figli ma stare con i figli

Non è importante stare insieme per i figli ma stare con i figli

Non è importante stare insieme per i figli ma stare con i figli.

Ne è pieno il mondo di coppie che stanno insieme perché “devono”.

Perché non trovano il coraggio di separarsi anche quando è finito tutto perché ci sono i figli.

Personalmente non condivido questo tipo di scelta.

In primis perché trovo inutile nascondersi dietro la scusa dei figli quando a volte semplicemente di tratta di mancanza di coraggio.

In secondo luogo perché si finirà prima o poi a caricare i figli della colpa della propria infelicità. E magari un giorno ce lo sentiremo anche rinfacciare.

Quando si intraprende un percorso di vita con una persona si spera, anzi si è convinti che sarà per sempre.