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Lavora come se non avessi figli e cresci i figli come se non avessi un lavoro

Lavora come se non avessi figli e cresci i figli come se non avessi un lavoro

Lavora come se non avessi figli e cresci i figli come se non avessi un lavoro. Oggi noi mamme dobbiamo essere efficienti lavoratrici già a tre mesi dal parto, quando la notte i risvegli sono ancora continui e allo stesso tempo essere presenti sempre coi nostri figli.

Dicono che il periodo più felice della vita sia quello della scuola dell’infanzia.

Dicono che il periodo più felice della vita sia quello della scuola dell’infanzia.

Dicono che il periodo più felice della vita sia proprio quello della scuola dell’infanzia.

Forse è tra i pochi momenti della vita in cui ci è concesso essere quelli che siamo per davvero.

In cui il nostro compito è solo fare cose che ci piacciono.

Correre, arrampicarci, giocare a pallone, mangiare gelati.

Allo stesso tempo è anche uno dei periodi più delicati, quelli in cui inizia a prendere forma la nostra vera essenza, quelli che siamo e gli adulti che saremo.

La scuola Steineriana ovvero la mia scelta migliore

La scuola Steineriana ovvero la mia scelta migliore

La scuola Steineriana ovvero la mia scelta migliore.

Dall’alto dei miei 38 anni posso dire di sbagli di averne fatti in quantità, praticamente quotidianamente.

Ma qualche cosa di buono l’ho fatto.

Una tra le mie scelte migliori di sempre è stata quella di mandare Enea alla scuola materna Steineriana.

Ho capito di essere “diversa” al primo anno di scuola materna della mia figlia maggiore, quando catapultata in un ambiente che non mi rispecchiava mi sono trovata a fare i conti con un mondo e un modo di vivere che non mi appartiene.

Ho preso quindi la decisione migliore per Enea. Toglierlo da un ambiente in cui io per prima come genitore mi trovavo a disagio per entrare in un mondo nuovo.

Rudolf Steiner è stato un pedagogista e un filosofo, fondatore dell’antroposofia, della medicina antroposofica o steineriana e della pedagogia Waldorf stessa. Questo dovrebbe già farvi comprendere quanto studio ci sia dietro un’educazione di questo tipo.

I maestri sono tutte persone di altissima cultura, persone studiose che non smettono mai di aggiornarsi.

Per chi non comprende etichetta la scuola come semplice libertaria in senso dispregiativo. Invece no.

Al centro dell’educazione di tipo steineriano c’è l’individuo nella sua totalità, nel suo essere anima e corpo.

Secondo l’antroposofia l’uomo è costituito di corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale ed Io. E tutto il percorso scolastico è volto a prendersi cura di tutti gli aspetti individuali di ogni bambino.

I bambini vengono accettati previa osservazione da parte dei maestri.

Ci vorrebbero libri per spiegarvi questo tipo di approccio, quindi mi limiterò a raccontare quella che è stata la mia esperienza.

Sono entrata in una scuola in cui i genitori sono delle colonne portanti, in cui la scuola diventa parte della famiglia.

L’accoglienza al mattino è calda, i bambini entrano in un ambiente che si avvicina a quello domestico.

Giochi in legno e attività manuali. Ogni bambino ha il suo telaio ad esempio.

Le giornate rispettano una routine, un ritmo e ogni cambio di attività è accompagnato dal suo canto.

Ogni settimana impastano e invece di portare a casa carta su carta, portano a casa biscotti, pizza, cibo creato da loro.

La manualità è al centro delle attività, perché attraverso le attività manuali il bambino entra in contatto con il suo corpo e la sua anima.

Ci sono rituali legati alle stagioni.

I bambini imparano ad essere presenti nella vita reale, nel mondo che li circonda sempre rispettando ognuno i propri tempi di crescita e maturazione.

Posso dirvi che mio figlio è sbocciato come un fiore.

Ogni mattina accompagnarlo è una gioia perché nella sua scuola l’aria è così serena e accogliente che mi rilasso anche io e inizio a lavorare in maniera diversa.

Respiro accoglienza.

La scuola Steineriana è una perla in un mondo marcio. E ringrazio ogni giorno per aver avuto al fortuna di entrare in questo mondo.

 

Sempre a proposito di educazione vi segnalo questo libro I colori delle emozioni

 

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Sono stanca di sentirmi dire come devo fare la madre

Sono stanca di sentirmi dire come devo fare la madre

La verità è che sono stanca di sentirmi dire come devo fare la madre.

Perché davanti ai tuoi figli si sentono tutti migliori di te.

Tutti sanno cosa fare, anzi cosa farebbero.

Cosa sarebbe giusto.

Quale sarebbe la scelta migliore

E bada bene sarà sempre qualcosa di diverso da quello che hai scelto tu.

Tutti esperti educatori. Tutti capaci di crescere figli che non fanno capricci.

Tutti in grado di crescere bambini perfetti.

Mentre tu madre non fai mai la scelta giusta.

Stiamo crescendo generazioni di figli imbranati

Stiamo crescendo generazioni di figli imbranati

Stiamo crescendo generazioni di figli imbranati.

Forse non tutti ma io probabilmente si. 

Noi genitori di oggi siamo troppo protettivi.

Abbiamo una profonda paura del mondo tanto da metterci sempre troppo davanti ai nostri figli.

E mi rendo conto che questo impedisce loro di fare esperienza, sbagliare, sbucciarsi le ginocchia e rimettersi in piedi da soli.

Da bambina avevo sempre le ginocchia sbucciate.

I miei figli invece appena si fanno un piccolo graffio piangono e urlano. Non hanno mai avuto le ginocchia davvero sbucciate.

Voglio dire ai miei figli che se mi chiedessero il significato della parola coraggio io direi i loro nomi

Voglio dire ai miei figli che se mi chiedessero il significato della parola coraggio io direi i loro nomi

Voglio dire ai miei figli che se mi chiedessero il significato della parola coraggio io direi i loro nomi.

Cosa voglio che i miei figli sappiano.

Voglio che sappiano che il coraggio premia sempre.

Che la vita va affrontata per quella che è. Che nessuno di noi ha una vita perfetta, ma per renderla bella ci vuole coraggio.

Il coraggio di chiudere le cose che sono finite. Che siano amori, amicizie e rapporti di lavoro.

Che si cammina sempre e comunque a testa alta, solo così ci si può godere il viaggio e il paesaggio.

Che il valore di una persona si misura dai gesti e dal coraggio.

Coraggio di vivere la vita sempre respirando a pieni polmoni e senza paura.

Voglio dire ai miei figli che se mi chiedessero il significato della parola coraggio io direi i loro nomi.

Perché la paura ti limita, la paura ti annienta, la paura ti mette in galera. E in galera non si vive ma si sopravvive.

Che le giornate di sole sono così belle solo perché conosciamo le giornate di pioggia.

Che i fiori si maneggiano con delicatezza. Che la bellezza è delicata e va trattata con cura.

L’amore va trattato con cura e nel momento in cui la delicatezza lascia lo spazio all’apatia allora non è più amore.

Che ogni volta in cui si troveranno davanti ad un bivio, e saranno tante , la scelta giusta sarà quella che viene dal cuore.

Che la vita troppo spesso svelerà il suo lato più nero: l’ingiustizia. Ed è allora che dovranno imparare a non farsi sangue amaro e continuare dritti per la propria strada a testa alta continuando a difendere ciò che è giusto.

Incontreranno tante maschere e pochi volti. E quei pochi volti veri saranno i rapporti da coltivare e curare con amore.

Voglio dire loro che se mi chiedessero il significato della parola coraggio io direi i loro nomi.

Perché ogni figlio ti cambia la vita, complicandola soprattutto per la donna.

Ma è proprio il coraggio di cambiare ed andare avanti che rende la vita cosi bella e degna di essere vissuta.

Qualsiasi cosa accada, qualsiasi errore tu faccia sono i tuoi figli gli unici che ti vorranno sempre bene in maniera incondizionata.

Loro sono il mio coraggio e tra le poche cose di cui non mi pento nella mia vita.

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Scuole chiuse e welfare familiare zero

Scuole chiuse e welfare familiare zero

C’è la pandemia. Pandemia di cui i contagi nelle scuole pesano per un 2%. Focolai che da settembre a oggi si sono tenuti a bada e circoscritti senza grossi problemi.

Ma la prima soluzione per lor signori al governo è sempre e solo: chiudiamo le scuole.

Ma non le attività produttive.

Quindi scuole chiuse, bambini a casa e genitori al lavoro.

Se rinasco non voglio essere la primogenita

Se rinasco non voglio essere la primogenita

e rinasco non voglio essere la primogenita.

Il primogenito è quello che mette in “On” il tasto genitori.

Quello dell’avvio, del primo start con il suo carico di aspettative, delusioni ed errori immani.

Il primogenito è una scoperta. Anzi LA scoperta.

La meraviglia della magia della vita e il terrore di tutto ciò che ne consegue.

Il primogenito cambia per sempre la vita dei genitori.

Tutti lo aspettano, lo bramano e lo riempiono di regali e i genitori non sanno cosa li aspetta.

E si sbaglia col primo figlio, si sbaglia perché non si nasce genitori, lo si diventa col tempo e l’esperienza. Lo si diventa provando sbagliando cadendo e rialzandosi.

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Nasci da figlio e vivi nel ruolo di figlio finché da un giorno all’altro diventi genitore.

E che non sia facile lo capisci dal primo vagito, che se tarda ad arrivare dopo due nanosecondi dalla nascita eccoti li a gridare “Perché non piange!”

L’ho gridato per tutti i figli. Ed è stata la prima seria preoccupazione da mamma.

Poi dopo poche ore ho compreso la preoccupazione delle mamme per il cibo.

Si attacca, non si attacca, si attacca bene, si attacca male. Mangia abbastanza? Perché si addormenta mentre mangia???

E i controlli di crescita dal pediatra. Ogni volta mi sento come all’esame di maturità.

Ma questo è solo l’inizio.

Iniziano a muoversi e allora vai di mettere in sicurezza la casa e per quanto tu faccia, qualcosa fugge sempre e arriva la prima caduta, il primo dito schiacciato e il primo giro al pronto soccorso.

Crescono e arrivano i capricci, le scenate isteriche e sempre presente la preoccupazione per il cibo (questa dura più o meno tutta la vita).

Crescono e iniziano la scuola.

Allora arrivano i compiti. I voti e le pagelle.

Ma quanto cavolo è difficile essere genitore!!!

Crescono molto più in fretta di quello che ti sembra e in poco tempo sono già preadolescenti che si chiudono in camera e ti odiano.

Che non apprezzano più i vestiti che scegli tu e ti guardano con aria di sfida.

E li vedi piccoli eppure già così grandi, che trascinano zaini più pesanti di loro e camminano un po’ storti allontanandosi da te.

Quando non sei più tu il centro del loro mondo e ci sono gli amici prima.

Quando le confidenze non sono più per te. E allora cerchi di spiare di nascosto.

E li guardi e ti chiedi ogni singolo attimo se stai facendo le cose giuste, se ti stai comportando da bravo genitore. Se sei un esempio che loro vorranno imitare.

Li guardi e ti chiedi se saranno le brave persone che hai cercato di crescere con tutte le tue forze.

E ogni sera ti rimproveri per qualcosa che avresti dovuto fare in maniera diversa.

Essere un bravo genitore significa anche sentirsi sbagliato quasi ogni giorno.

Davanti a un neonato che piange, così come davanti ad un capriccio o ad un mini adulto che dice di odiarci.

Ci proviamo ma quanto cavolo è difficile!!!

Avrei dovuto fare così, forse sarebbe stato meglio fare cosà, d’ora in poi farò così, anzi no.

Latte artificiale si o no? E il girello? E la pappina?

Ma poi questa o quella scuola?

E il cellulare si o no? Ma facciamo poi. Oppure adesso?

Avrò detto la cosa giusta?

Avrà capito i miei insegnamenti o non mi sono spiegata bene?

E cavolo perché mi arrabbio, grido e poi mi pento?

Ma perché è tutto cosi difficile?

Forse perché le cose più belle sono anche le più complicate.

In foto tre diversi livelli di difficoltà.

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Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio

Sono una mamma ad alto contatto e non mi importa se ti da fastidio.

Sono una mamma ad alto contatto.

I miei figli sono delle piccole cozze appiccicose.

Tutti e tre allattati al seno, tutti i tre per i primi mesi costantemente attaccati a me. Di giorno e di notte.

E non stavano attaccati perché il mio latte fosse acqua, avessero mal di pancia o altre cavolate. Semplicemente facevano i neonati.