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Sui sogni dei bambini e su come aiutarli a realizzarli

Sui sogni dei bambini e su come aiutarli a realizzarli

E bello essere bambini perché la mente è libera dai condizionamenti della realtà, dai doveri e dai pensieri della quotidianità.

Quando sei bambino il futuro non fa paura, lo stesso futuro è tutto da vivere e pieno di aspettative.

Quante volte ho detto ” Quando sarò grande”

Ero una bambina con tanti sogni nel cassetto. Piena di aspettative, di desideri e di fiducia nel futuro e nella vita.

Ero certa che sarei sempre stata felice e non mi sarei mai pentita di nulla.

Volevo fare la majorette, poi la ballerina e la cantante. Poi il medico e la ricercatrice.

Ho pensato di fare l’attrice e sognai di diventare famosa.

Poi sono cresciuta e i miei sogni sono cambiati. Avrei voluto fare l’archeologa e passare la mia vita viaggiando e scoprendo posti e luoghi ancora sconosciuti. Volevo essere archeologa esploratrice.

Poi ho pensato di fare il medico.

Non è importante stare insieme per i figli ma stare con i figli

Non è importante stare insieme per i figli ma stare con i figli

Non è importante stare insieme per i figli ma stare con i figli.

Ne è pieno il mondo di coppie che stanno insieme perché “devono”.

Perché non trovano il coraggio di separarsi anche quando è finito tutto perché ci sono i figli.

Personalmente non condivido questo tipo di scelta.

In primis perché trovo inutile nascondersi dietro la scusa dei figli quando a volte semplicemente di tratta di mancanza di coraggio.

In secondo luogo perché si finirà prima o poi a caricare i figli della colpa della propria infelicità. E magari un giorno ce lo sentiremo anche rinfacciare.

Quando si intraprende un percorso di vita con una persona si spera, anzi si è convinti che sarà per sempre.

Anche questa estate ho vinto io la partita

Anche questa estate ho vinto io la partita

Anche questa estate ho vinto io la partita a Tetris ferie, lavoro, bambini.

Ce l’ho fatta.

Lo dico con orgoglio e soddisfazione.

Anche quest’estate la partita a tetris lavoro, ferie, vacanze, bambini l’ho vinta io.

Ho solo versato l’equivalente di due vacanze alle Maldive ai centri estivi.

Pianto giornate di ferie col capo e onestamente mi sono vergognata davanti ai colleghi a doverne chiedere così tante..

Ho studiato meticolosamente il periodo giugno settembre settimana per settimana.

Spesso vivendo alla giornata per non farmi prendere troppo dallo sconforto.

Ho elaborato una pianificazione giornaliera meglio di qualsiasi gestionale in commercio.

Anche questa estate ho vinto io la partita
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Ho diviso equamente le ferie tra me e il padre dei miei figli, farle insieme non era pensabile con agosto di mezzo.

Ma alla fine anche quest’anno ho vinto io. Ovvero sono ancora viva e non sono disoccupata.

Finisce l’estate e sono più stanca di prima. Amareggiata in fin dei conti.

Tra vacanze obbligate, corse giornaliere oggi di qua domani di là. Inventando ogni sorta di attività che potesse intrattenere due bambini piccoli annoiati dalla mancanza della scuola.

Borsoni piscina da preparare, gite settimanali da pagare e organizzare.

Ne esco dopo aver esaurito giorni di ferie, soldi risparmiati e pazienza persa per strada.

Ho le ossa rotte.

Mi sento stanca come un maratoneta alla fine della gara, quando arranca verso la meta coi crampi alle gambe e la lingua fuori dalla bocca.

L’estate da genitore dovrebbe essere considerata al pari di una disciplina olimpionica.

Chi arriva al 15 settembre col minor tasso di stress addosso vince la medaglia.

Ma a parte lo stress mi basta non aver perso il lavoro, non aver perso figli per strada ed essere in grado di camminare ancora con le mie gambe.

Più o meno.

E ora cari figli si torna a scuola.

Alla routine quotidiana che per quanto possa essere stressante e faticosa non lo sarà mai quanto l’estate.

L’estate da genitori lavoratori.

Provateci voi genitori di una volta se ne siete capaci!

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Il secondo figlio non fa due ma duecento.

Il secondo figlio non fa due ma duecento.

e lo dico col senno di poi. Prima di fare il secondo figlio pensateci non una, non cento ma almeno mille volte. E poi pensateci ancora.

Perché il secondo figlio non fa due ma duecento.

Non importa quanto piccola sarà la differenza di età perché avranno sempre e comunque esigenze, necessità e desideri diversi.

Avranno bisogno del bagno nello stesso momento.

E mentre uno dormirà l’altro non lo farà perché non riesce a prendere sonno, ha sete, ha fame, ha mal di pancia deve fare cacca.

Mentre uno starà giocando con un oggetto che era rimasto nascosto per mesi e mesi nell’angolo più buio della stanza l’altro ne avrà improvvisamente bisogno. Ovviamente se il fratello non ci avesse giocato non ne avrebbe avuto bisogno.

Al bando i libri dei compiti delle vacanze estive

Al bando i libri dei compiti delle vacanze estive

Li ho sempre detestati con tutta me stessa.

Sono uno degli incubi più ricorrenti della mia infanzia. Quei libri delle vacanze che definire interminabili è un eufemismo.

Pagine e pagine senza senso.

Compiti che non finiscono mai.

E l’ansia ai primi di settembre con quelle pagine perse, mancate, lasciate indietro da completare  a tutti i costi.

L’insegnante che li ritirava il primo giorno e non li riconsegnava mai.

Sono una mamma chioccia pentita. Mamme non siate pesanti!

Sono una mamma chioccia pentita. Mamme non siate pesanti!

Sono una mamma chioccia pentita. Mamme non siate pesanti!

Lo ammetto sono stata una mamma chioccia.

Da quando sono nati mi sono sempre separata da loro con sofferenza e fatica. Li ho sempre affidati alle cure di altre persone il meno possibile e poco volentieri.

Sono stata molto più che una mamma appiccicosa.

Amavo sentirli attacchi alla mia gonna e non mi pesava.

Non mi pesava calibrare e misurare la mia vita solo in base a loro e alle loro esigenze.

Non mi pesava mettere da parte le mie necessità. Il  mio essere donna e le cose che mi piacciono.

Contava solo averli vicino e proteggerli.

Avessi potuto metterli sotto una campana di vetro, lo avrei fatto e senza remore.

Mi sentivo in colpa a non dedicare loro il massimo del tempo possibile.

Poi ho capito.

Ho capito che i figli vengono da noi ma non ci appartengono e la cosa più giusta da fare non è volare al posto loro, ma insegnare loro a farlo.

Ho capito che bisogna lasciarli andare, col rischio che cadano e si sbuccino le ginocchia.

Che il miglior insegnamento è quello non dato.

Che il tempo migliore non è necessariamente quello passato con noi ma quello passato coi coetanei.

Che è bello sentirli raccontare cosa hanno fatto quando io non c’ero.

E tutte le nuove canzoncine che hanno imparato da soli e vogliono essere loro stessi ad insegnare a me.

Che l’indipendenza è il regalo migliore che gli possiamo fare.

Anche se.

Anche se ci fa paura. Anche se ci angoscia. Anche se crediamo che ci allontani da loro.

Ho capito che il tempo migliore è quello di qualità non in quantità.

Che a fare da soli imparano prima di quanto crediamo. E facendo da soli accrescono la loro autostima diventando un giorno adulti migliori.

Che lasciarli andare imparando a prendermi cura di me stessa è stata la scelta più intelligente e matura della mia vita.

E oggi mi sento una mamma migliore.

Meno chioccia.

Più donna

E molto mamma.

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Una mamma deve insegnare loro a volare. Ma io vorrei volare al posto loro

Una mamma deve insegnare loro a volare. Ma io vorrei volare al posto loro

Una mamma deve insegnare loro a volare. Ma io vorrei volare al posto loro.Sono felice nel vederli crescere e insieme a loro, la loro indipendenza.Ma.Vorrei percorrere la loro strada al posto loro per stanare tutte le trappole e scansarle via.Per cadere al posto loro e sbucciare le mia di ginocchia.Per spianargli la strada.Per lasciare loro solo le cose belle, le felicità e i successi.Vorrei versare io tutte le lacrime che inevitabilmente verseranno. E sentire io il dolore delle loro sconfitte, delle giornate no.Vorrei conoscere il segreto per vivere sempre felici e insegnarglielo.

I bravi nonni non hanno pretese e sanno dare

I bravi nonni non hanno pretese e sanno dare

I bravi nonni non hanno pretese e sanno dare.Non so se sia un fatto di età che avanza, che invecchiando si torna bambini. Con vizi, capricci e pretese.Fatto sta che molti nonni non sanno dare ma solo pretendere.Ci sono nonni che sono semplicemente meravigliosi. Che si fanno in quattro per i figli e ancor più per nipoti. Che aiutano economicamente e a livello pratico.Ci sono nonni che estinguono mutui, e altri che fanno i tassisti, cuochi, baby sitter. Dando sempre tutto ciò che possono dare, e sopratutto lo fanno col cuore.Nonni che pur abitando lontano ci sono. Che mandano regali. Che sono davvero interessati ai nipoti e ai figli.

Ergobag Lo zaino che nasce dalle bottiglie riciclate

Ergobag Lo zaino che nasce dalle bottiglie riciclate

La scelta degli zaini per i nostri bimbi è davvero infinita.

Oggi come oggi nei negozi troviamo zaini di tutti i tipi, forme dimensioni e materiali.

Oltre all’aspetto estetico, nella scelta dello zaino è estremamente importante valutare l’effetto sulle schiene dei nostri figli, perché ho notato che anche in prima elementare ci sono giorni in cui lo zaino è davvero pesante.

La prima alternativa è quindi sicuramente lo zaino a trolley, con questo tipo di zaino il peso non viene più ripartito sulla schiena. Tuttavia il trolley ha di contro che risulta ingombrante e non è comodo in caso di gite o momenti in cui si abbia necessità di muoversi con agilità.

L’alternativa al trolley è lo zaino ergonomico.

Oggi vi parlo di un progetto che mi ha entusiasmata da subito. Vi parlo di uno zaino che oltre ad essere ergonomico è super ecologico. Di fatti per realizzare questo zaino servono 18 bottiglie di Pet.

Care mamme ecco a voi lo zaino che nasce dalle bottiglie riciclate.

Stiamo educando i bambini alla cultura del riciclo. I miei figli sanno riconoscere i bidoni della differenziata e sanno bene che le cartacce non si buttano a terra.

Scambiano i giochi coi loro amici per riciclare tutto quello che si può riciclare e quando ho raccontato loro come i loro nuovi zaini nascano da materiali di riciclo sono rimasti letteralmente stupefatti.

Volete sapere come sono prodotti?

Le bottiglie PET vengono raccolte e portate agli impianti di riciclaggio. In seguito, solo le bottiglie trasparenti vengono selezionate per il processo di riciclaggio.

Le bottiglie vengono quindi triturate in piccoli fiocchi PET e poi lavate.

I fiocchi PET vengono fusi e mescolati. La massa calda viene poi trasformata in fibre a loro volta tagliate alla lunghezza di 3 mm.

I pellet vengono di nuovo fusi, trafilati e torsi a formare un filo. Il filato finito viene avvolto su bobine destinate alla tessitura.

Da questo filato vengono prodotte le stoffe con cui sarà prodotto lo zaino.

Sembra una magia ma invece è realtà!

Se pensate che i materiali siano brutti o di pessima qualità credo che le foto parlino da se.

Gli zaini sono belli, colorati e resistenti. Il materiale non sembra affatto provenire da bottiglie di pet.

Sono leggerissimi e piacevoli al tatto.

Lo schienale è ergonomico e lo zaino ha le fibbie da allacciare davanti come gli zaini da trekking, in questo modo il peso viene ridistribuito in maniera ottimale.

Lo schienale inoltre è regolabile in base all’altezza del bambino affinché lo zaino calzi alla perfezione come un paio di scarpe.

Uno zaino bello, confortevole e sopratutto ecologico.

Sul sito che trovate Cliccando qui ne troverete diversi modelli e varianti a tema.

I miei bimbi indossano:

Carlotta il modello  “prime” adatto proprio alla scuola primaria

Enea invece la versione “mini” dedicata all’asilo.

Abbiamo abolito le bottiglie in plastica da diversi anni quindi oltre agli zaini abbiamo anche le borracce in polipropilene, senza sostanze tossiche e che possono contenere liquidi fino ad una temperatura di 80 gradi.

Insomma possiamo assolutamente dire di essere green!

 

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Su come il lavoro mi ha salvato la salute mentale

Su come il lavoro mi ha salvato la salute mentale

Su come il lavoro mi ha salvato la salute mentale.

Fare la mamma è bellissimo.

E lo ripeto ogni giorno, i miei bambini sono l’unica cosa bella e giusta che ho fatto nella mia vita.

Dopo Enea per un certo periodo ho anche smesso di lavorare credendo erroneamente che loro e solo loro fossero il centro lo scopo della mia vita.

Ho buttato via tutto. Anni di studio, anni di lavoro, professionalità e competenze credendo di trovare nel tempo passato insieme a loro il senso e lo scopo della mia vita.

Credendo che per essere una buona mamma sarebbe stato sufficiente esserci. Sempre e anche fin troppo.

Credendo che il mio valore di mamma si misurasse in ore passate insieme, in vestiti perfettamente stirati e in casa perfetta.