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Tag: lavoro

Reddito di maternità ma assolutamente no!

Reddito di maternità ma assolutamente no!

In questi giorno ho visto girare la proposta più maschilista e offensiva nei confronti delle donne che abbia mai sentito in vita mia.
Il reddito di maternità per le mamme che decidono di dedicarsi unicamente alla cura dei figli. Un sussidio di 1000 euro al mese fino agli otto anni dei bambini per le mamme che decidono di dedicarsi esclusivamente ai figli.

Ho scritto proprio qualche giorno fa Su come il lavoro mi ha salvato la salute mentale e trovo questa proposta aberrante.

Vi spiego subito perché

Amare un figlio non è obbligatorio e nemmeno scontato

Amare un figlio non è obbligatorio e nemmeno scontato

Amare un figlio non è obbligatorio e nemmeno scontato.

Darei la mia vita per i miei figli. Ogni volta che li vedo soffrire faccio tutto quello che posso e anche quello che non posso perché non succeda più.

Ogni loro desiderio è quasi un ordine quando possibile.

Scenderei in guerra per loro. Darei il mio sangue fino all’ultimo respiro per loro.

Prima loro poi io.

Ma c’è un ma. Quello che è per me il modo più semplice e scontato di essere mamma non è cosi per tutte.

Una società che non aiuta le mamme a reinserirsi nel mondo del lavoro

Una società che non aiuta le mamme a reinserirsi nel mondo del lavoro

Una società che non aiuta le mamme a reinserirsi nel mondo del lavoro.

Viviamo in una società che anziché incentivare ed aiutare le mamme a reinserirsi nel mondo del lavoro si inventa di tutto per fare si che restino a casa.

Come?

Ve lo racconto io.

Si comincia col congedo di maternità che dura appena 3/4/5 mesi dopo il parto a secondo dal momento in cui una mamma ha deciso di iniziare il congedo. I 5 mesi sono solo per le super eroine che hanno rotto le acque in ufficio e sopportato i prodromi di parto sedute alla scrivania e senza fare troppo rumore per non disturbare i colleghi.

Passato questo periodo, quando il neonato ha ancora bisogno della mamma in tutto e per tutto, tu mamma puoi decidere se:

  1. Tornare in ufficio con orario ridotto di ben 2 ore magari tirandoti il latte come una mucca e lasciando il tuo neonato alle cure di un’altra persona che nella maggior arte dei casi dovrai pagare (quindi tornare a lavorare per pagare chi cresca tuo figlio al posto tuo).
  2. Restare a casa per altro tempo ma massimo 6 mesi ricevendo ben il 30% dello stipendio.

Entrambe possibilità allettanti vero?

Non c’è problema ecco l’ultima possibilità: dare le dimissioni volontarie entro l’anno del bambino e percepire la naspi per un numero di settimane pari alla metà delle settimane lavorate nei precedenti 4 anni.

Poi il bambino crescerà e inizierà a frequentare asili e scuole materne.

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In questi casi ricordiamoci che se la mamma lavora automaticamente aumenterà l’isee e quindi il costo di questi servizi sempre quando si riuscirà ad averne accesso.

Servizi che durante l’estate non ci sono per tre mesi, ma non c’è problema se devi lavorare c’è il centro estivo che costa come una settimana alle Maldive. In pratica d’estate lavori per poter andare a lavorare.

Ma torniamo sul discorso isee. Con due stipendi l’isee aumenta. Se lavora solo una persona in famiglia invece si abbassa esponenzialmente.

Con l’isee basso si hanno sconto nelle rette degli asili, nelle refezioni scolastiche e si ha accesso a tutti i bandi comunali di sostegno alle famiglie. Il che significa un grandissimo risparmio annuale nei costi ordinari della gestione dei figli.

Non solo. Lavorando solo una persona essa avrà diritto alle detrazioni irpef per figli e coniuge a carico. E non parliamo di poche centinaia di euro, parliamo di cifre nettamente più altre.

Un esempio su uno stipendio intorno ai 19.000 annuali l’aliquota irpef annuale (cioè i soldi che verranno detratti dalla busta paga) si aggira ai 3000 euro. Nel caso in cui in famiglia si lavori in due e le detrazioni figli sono ripartite al 50% e l’aliquota irpef annuale scende a  2300 euro, c’è quindi uno sconto sulle tasse di700 euro circa.

Nel caso in cui invece lavori solo una persona, con due figli a carico al 100% e coniuge a  carico l’aliquota irpef annuale è intorno ad 800 euro con uno sconto quindi di 2100 euro circa. Soldi che resteranno in busta e nelle tasche del lavoratore e della famiglia.

Quindi se lavora solo una persona ci sono 2100 euro all’ anno in busta paga in più.

Infine ci sono gli assegni al nucleo famigliare che nel caso di più figli e con un solo lavoratore in famiglia aumentano notevolmente.

Ricapitolando se la mamma rinuncia al lavoro ha diritto a

  1. fino due anni di naspi;
  2. sconti in base all’isee che sarà ridotto;
  3. bandi comunali in base al nuovo isee ridotto;
  4. in media 2000 auro di più all’anno sulle detrazioni nella busta paga del marito;
  5. assegni familiari più alti.

Sommando queste cose praticamente un nucleo familiare monostipendio ha talmente spese in meno e sconti sulle tasse rispetto ad un nucleo familiare con due stipendi che è come se avesse il secondo stipendio senza dover contare pagare:

  1. centri estivi,
  2. baby sitter,
  3. pre scuola,
  4. post scuola,
  5. tata di emergenza in caso di influenza.

Mamme meno stressate e forse famiglie più felici.

Forse perché in tutti questi calcoli non possiamo dimenticare di cosa ne sarà della mamma non appena i figli saranno cresciuti. Quando la sua presenza sarà necessaria molto meno tempo e sicuramente in maniera diversa.

Poter dedicarsi completamente ai propri figli  è sicuramente una grande soddisfazione e senza dubbio un lavoro.

Ma, allo stesso tempo, è una rinuncia immensa alla propria indipendenza economica e morale

Senza dimenticare  che Il lavoro a maggior tasso di ingratitudine è la mamma

E fare solo la mamma è una rinuncia alla propria professionalità, e alla propria unicità. Alla propria condizione di donna oltre che di mamma.

Tanti aiuti alle mamme, alle famiglie monoreddito ma nessun aiuto alle mamme che invece non vogliono rinunciare alla propria professione.

Essere mamma lavoratrice è come una corsa ad ostacoli. Ogni giorno c’è un ostacolo imprevisto e più alto.

Ogni cosa è programmata nel minimo dettaglio senza possibilità di errore.

E io mi chiedo da anni e continuo a gridarlo: ma perché non ci sono gli stessi aiuti per le mamme lavoratrici? Perché anziché incentivarle a mollare non le si aiuta a restare?

Asili aziendali, asili a costo zero per le mamme che lavorano.

Aiuti estivi.

Flessibilità oraria e smart working.

Sono infinite le cose che si potrebbero fare ma che nessuno vuole fare.

E lo sapete il perché? Perché di fondo la nostra è una società maschilista che non lo dice apertamente ma lo dimostra nei fatti vuole le donne a casa ad accudire i bambini e basta.

E lo so bene io che lavoro e sono l’unica donna dell’ufficio.

Ma io non mollo nonostante tutto.

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Sono una mamma e sono “leggermente” stressata

Sono una mamma e sono “leggermente” stressata

Sono una mamma e sono “leggermente” stressata.

Ore 7:00 suona la sveglia. A quel punto so che ho disposizione 60 minuti per alzarli, fargli fare colazione, convincerli a fare pipì, vestirli e uscire.

Ah giusto devo anche preparare me stessa, almeno un pochino di deodorante prima di andare a lavoro mi sembra il minimo necessario per andare in società.

In questi 60 minuti litigano, si picchiano, almeno uno si fa male. La colazione viene sparsa in giro per casa, il divano sottosopra, giocattoli ovunque.

In un qualche modo li vesto e usciamo.

Dovrei alzarmi prima. Ma sono onesta ho troppo sonno e già le 7 del mattino mi sembra troppo presto.

La solidarietà tra mamme questa sconosciuta

La solidarietà tra mamme questa sconosciuta

Ho qualche giorno fa ho scritto un post sulle mamme lavoratrici e sulla fatica che fanno le stesse.

Perché parliamoci chiaramente: lavorare e non lavorare cambia completamente la vita.

Certo c’è da fare una distinzione tra mamme che non lavorano e hanno i figli a casa e quelle che non lavorano e hanno i figli tutto il giorno all’asilo o a scuola.

Sicuramente stare tutto il giorno a casa con un bambino è a dir poco alienante. E lo so perché l’ho fatto.

E so cosa si prova, mi mancava la socialità, il parlare con un adulto. In quel periodo andare a lavoro mi avrebbe permesso di staccare dalla vita di mamma, certi giorni sarebbe stato anche meno faticoso ma sicuramente mi sarei sentita enormemente in colpa a delegare la gestione dei miei figli in quel preciso momento.

La soluzione è il part time. No la soluzione non esiste.

La soluzione è il part time. No la soluzione non esiste.

La soluzione è il part time. No la soluzione non esiste.

Lavoro in ufficio part time. “Che fortuna” esclamerete in molte.

Ma con questo articolo voglio dirvi che la soluzione, quando si hanno dei bambini, non è nemmeno il part time.

Innanzitutto col part time lavori, ma agli occhi degli altri e specialmente dei colleghi non fai nulla.

Lo capisco che agli occhi di una persona che lavora full time vedere il collega che fa part time faccia pensare che lo stesso lavori quasi zero. Ma vi assicuro che si lavora, eccome se si lavora, anzi molto spesso ti trovi a fare le cose che altri devono fare in otto ore nella metà del tempo.

Se sei mamma e hai il privilegio di fare part time non puoi delegare a nessuno gli impegni dei bambini, eh certo lavori part time.

E allora sei tu che devi portarli a scuola, andarli a prendere e seguirli al pomeriggio

Poi c’è la casa. Perché ovvio sta a te fare le cose d’altro canto lavori part time.

Non sei una lavoratrice completa ma nemmeno una casalinga a tempo pieno, nonostante tu abbia gli stessi doveri di entrambe le categorie.

Sei un ibrido che sfortunatamente si carica degli svantaggi di entrambi i ruoli.

Nell’ambiente lavorativo poi, l’aver rinunciato a mezza giornata di lavoro molto probabilmente ti ha stroncato totalmente ogni possibilità di carriera. Ma certo per amore dei tuoi figli lo fai.

Non puoi lamentarti o essere stanca perché lavori part time.

Non puoi chiedere ferie perché “diamine devi lavorare solo mezza giornata e non vuoi venire“?

Poi però devi districarti tra le festività scolastiche, le vacanze esattamente come tutti  gli altri lavoratori. Perché, pure se part time, i figli non puoi portarteli al lavoro.

Sei part time e non ti puoi lamentare.

Sei una privilegiata.

Io lavoro part time, ma alle ore lavorative aggiungo altre 2 ore per il tragitto casa ufficio.

Faccio tutto da sola ma non posso lamentarmi perché sono part time.

Sono stanca esattamente come una mamma che lavora solo a casa e una che lavora full time

La soluzione perfetta quindi non esiste. E forse non esisterà mai.

L’unica soluzione che conosco è sposare un multimilionario e fare la bella vita!

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La totale incompatibilità degli orari scolastici e lavorativi

La totale incompatibilità degli orari scolastici e lavorativi

La totale incompatibilità degli orari scolastici e lavorativi.

Vi prego parliamone perché io da quando ho ripreso a lavorare sto toccando con mano la drammaticità della cosa.

Gli orari scolastici dei figli e quelli lavorativi dei genitori sono totalmente incompatibili.

Vogliamo poi parlare delle vacanze? Quelle estive, di Pasqua, di Natale, i ponti, gli scioperi e chi più ne ha più ne metta.

Le scuole chiuse d’estate per quasi quattro mesi. Quattro mesi di ferie che nessun lavoratore ha.

Se potessi scegliere di non lavorare, non lavorerei e senza rimpianti

Se potessi scegliere di non lavorare, non lavorerei e senza rimpianti

Se potessi scegliere di non lavorare, non lavorerei e lo farei senza rimpianti.

E’ di pochi mesi fa il mio articolo No non volevo fare la mantenuta e mai lo farò e distanza di pochi mesi, dopo aver ripreso a pioeno ritmo la vita di mamma lavoratrice, ritratto tutto e ad oggi affermo senza vergogna che: se potessi fare la mantenuta lo farei volentieri.

Le mamme e il mobbing sul lavoro. Storie italiane ordinarie

Le mamme e il mobbing sul lavoro. Storie italiane ordinarie

Le mamme e il mobbing sul lavoro.

Quello che racconterò non vale per tutte, ma ahimè per molte donne e mamme.

Sei sempre stata una brava lavoratrice, efficiente, precisa puntuale. Senza dubbio con una bella carriera davanti.

Poi un giorno decidi di diventare madre e improvvisamente tutto cambia.

Molti colleghi uomini iniziano a guardarti male perché avrai diritto a ben 5 mesi di maternità, come se stessi per andare a passare cinque mesi di relax su un’isola tropicale. Perché loro non hanno figli, e se li hanno, il grosso lo ha fatto la moglie tanto erano impegnati a dedicarsi alla loro carriera e ai loro successi professionali più importanti di ogni altra cosa al mondo.

Diventi madre e improvvisamente le tue capacità svaniscono e non sei più la lavoratrice efficiente del giorno prima ma solo una delle tante e senza dubbio sostituibile in poco. Magari con un qualche stagista a costo zero.

Il tuo valore le tue doti non sono più riconosciute. E i mesi di gravidanza si rivelano più pesanti del previsto.

Poi nasce il tuo bambino e torni. Dopo ben 5 mesi torni. Ti fanno ancora male i punti del parto ma ti fai forza e torni sperando che questo tuo sforzo sia riconosciuto.

Ma no tu non vali più nulla perché sei mamma e non più solo la lavoratrice.

E iniziano gli sbuffi e i permessi negati.

Le ferie che disperatamente cerchi di far coincidere con quelle delle scuole non sono più possibili. Devi far le ferie quando lo decidono loro e non quando ne hai bisogno tu.

Ogni permesso, è un problema. Ogni ritardo la mattina viene segnato nel libro nero. Che ne sanno loro di un bambino che stamattina di vestirsi non lo voleva saperne e che hai mandato all’asilo coi pantaloni del pigiama.

Ogni cosa che tu fai diventa sbagliata.

Il tuo valore è diventato pari a zero. Devi ricominciare, ma non puoi farlo al duecento per cento come vorrebbero loro.

E allora sei un peso.

La donna che era apprezzata prima della maternità non esiste più. Tutto quello di buono che hai fatto è già stato archiviato insieme al tuo valore.

Piangi. Piangi in macchina. Piangi chiusa in bagno perché fai troppe cose contemporaneamente, sei sempre in ritardo, sempre stanca e sbagli sempre tutto.

Vorresti solo un po’ di elasticità, essere capita. In fondo la maternità non stermina i neuroni e ti senti ancora quello di un tempo, anche se loro fanno in modo di farti credere che non sia cosi.

E giorno dopo giorno sei più triste, insoddisfatta, infelice. Perché non concludi nulla e nonostante l’impegno non trovi una persona che ti apprezzi e che ti dia una pacca sula spalla.

Sei un peso per loro.

Hai scelto di essere mamma. Scelta sbagliata per loro.

Game over

E alla fine vincono perché tu hai mollato.

Storie di ordinario mobbing alle mamme.

Commentate e raccontatemi le vostre se vi va di sentirvi meno sole

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In Italia non si fanno più figli. Chissà come mai

In Italia non si fanno più figli. Chissà come mai

In Italia non si fanno più figli. Chissà come mai.

Ieri per sbaglio ho guardato il telegiornale, notiziona del giorno: in Italia la natalità è in calo. 

Ma davvero? E chissà come mai vero?

Partiamo dall’inizio. Hai studiato, cerchi lavoro. Hai una botta di fortuna e lo trovi. Inizi con sei mesi di stage, che se ti va bene lavori come gli altri, spesso più degli altri, ma prendi giusto un rimborso spese. E ringraziare prego.