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Storie di ordinaria amministrazione al lavoro in Italia

Lavoro in Italia
Lavoro in Italia

Storie di lavoro in Italia

Si parla tanto di lavoro in Italia. Ed oggi vi voglio raccontare una storia.

C’era una volta un’azienda italiana. I suoi dipendenti non avevano un contratto di lavoro nazionale (e questo, a mio modesto parere, è un errore enorme), ma un contratto concordato tra l’azienda e i sindacati. Questo contratto ogni 4 anni circa si rinnovava. Allo scadere del contratto, ogni volta, l’azienda faceva le sue richieste (a volte per togliere dei benefici prima concessi). E i sindacati rispondevano con le loro richieste, per cercare di mediare.

Quest’anno il contratto è scaduto. Ed è ricominciata la tiritera della contrattazione tra azienda e sindacato.

Da parte dell’azienda sono arrivate delle precise richieste. Il sindacato non le ha accettate, presentando altre proposte. L’azienda non ha accettato. E si è arrivati a un punto di rottura. L’azienda accusa il sindacato. Il sindacato accusa l’azienda. Un rimbalzo di responsabilità. Di chi è la colpa? Probabilmente di entrambi, ma chissà…

Ma ora la rottura sembra definitiva. L’azienda ha sciolto il contratto, comunicando ai dipendenti che da questo momento in poi attuerà un contratto definito in base ad una sorta di “codice”. Un contratto che, in pratica, annulla tutti i benefici goduti finora e, di fatto, peggiora notevolmente la loro situazione lavorativa.

Ora è operativo. Ed è veramente terribile.

Il sindacato è sul piede di guerra. Preannuncia azioni contro l’applicazione di questo codice. Ma per il momento l’unica cosa certa è che i lavoratori avranno questo nuovo contratto peggiorativo.

Che cosa comporta per i lavoratori questo cambio di contratto?

  • 4 ore di lavoro in più a settimana (ma non si parla di aumento di stipendio).
  • Cambio dell’orario di lavoro.
  • Drastica riduzione delle ferie (solo 20 giorni all’anno).
  • Nessun tipo di permesso senza recupero da poter prendere per esigenze varie. Eventualmente, in caso di esigenze gravi (ad esempio se si tratta di obbligo di rendere testimonianza o visite mediche) potrebbero essere concessi dei permessi con recupero, ma sempre a discrezione del proprio superiore.
  • Maternità obbligatoria pagata all’80% (senza integrazione per arrivare al 100%) e maternità facoltativa pagata al 30% (attualmente c’era una integrazione per un tot di giorni).
  • Niente accumulo di ore in più lavorate, che si possono prendere come permessi (che ora facevano).
  • Numero ridotto di ore di straordinario da poter fare.
  • Nessuna polizza sanitaria per i dipendenti (che ora c’era).
  • Malattia non pagata per i primi 3 giorni e pagata al 50% dal quarto al ventesimo giorno.
  • Riduzione del valore del buono pasto, concesso a fronte delle 8 ore lavorative effettive.

Rispetto al precedente contratto si tratta di un notevole peggioramento delle condizioni lavorative. Per non parlare di chi magari, col precedente orario, riusciva a organizzarsi per andare a prendere i figli a scuola e ora invece sarà costretto a pagare una babysitter.

Io sinceramente, sentendo queste storie, non ho parole… solo parolacce.

Image by hamonazaryan1 from Pixabay

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