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Isolamento preventivo e quarantena a scuola: cosa avviene

Isolamento preventivo e quarantena
Isolamento preventivo e quarantena

Isolamento preventivo e quarantena

Isolamento preventivo e quarantena a scuola. Vi racconto cosa avviene a scuola nel caso in cui un bambino o una maestra risulti positivo (o presunto positivo). Se un bambino viene trovato positivo, tutta la classe viene messa in quarantena dalla Asl, che invia alla dirigente scolastica un protocollo per la classe dove c’è scritto fino a quando dovrà rimanere in quarantena. Successivamente, prima della fine della quarantena, la Asl dovrebbe comunicare a tutti i genitori dei bambini quando verrà effettuato il tampone. Se il tampone viene fatto prima della fine della quarantena, la classe dovrà comunque arrivare al giorno stabilito dell’isolamento prima di ritornare a scuola (se tutti risultano negativi). Ma il tampone potrebbe essere fatto anche qualche giorno dopo la fine dell’isolamento, in quanto in questo periodo le Asl sono talmente piene, che spesso ritardano a rispondere e a dare appuntamenti.

Inoltre dopo aver effettuato il tampone, la Asl deve mandare un certificato per attestare che la classe può ritornare a scuola. Ci sono casi di classi che hanno effettuato il tampone, ma sono passati giorni e la Asl, nonostante i tamponi siano tutti negativi, ancora non manda l’ok per rientrare. Ed i genitori vogliono chiamare i Carabinieri per fare qualcosa.

Poi c’è il caso dell’isolamento preventivo. E qui si apre tutto un altro mondo. In pratica se in classe c’è un presunto positivo, la preside, in via precauzionale, può allontanare la classe stessa dalla scuola, in attesa di avere il risultato certo (poi se è negativo, farà tornare tutti a scuola, se è positivo rimanderà tutto nelle mani della Asl). Nella nostra circoscrizione, pare che la Asl voglia il risultato del tampone molecolare positivo per fare partire una quarantena. Non basta il risultato del tampone rapido, perché può dare dei falsi positivi. La preside ha quindi la facoltà di allontanare una classe e non farla andare a scuola, prima ancora che la Asl decida che non debbano andarci. Ed è una situazione surreale, in quando a scuola non ci puoi andare, ma in teoria potresti fare tutto quello che vuoi, uscendo senza limitazioni, in quanto per la Asl non hai l’obbligo di restare a casa. E qui ci si affida al buon senso delle persone, che magari decidono comunque di tenere i bambini a casa per scrupolo. Ma non tutti sono così…

Storia vera dalla scuola

Ed allora vi racconto una storia di un isolamento preventivo e di una quarantena praticamente mai partita

Bambino va a scuola fino ad un mercoledì. Torna a casa e la sera ha la febbre. La mamma quindi lo tiene a casa il giorno dopo. Poi ci dice che il bambino ha avuto la febbre solo un giorno. Ma continua a tenerlo a casa, forse perché è raffreddato. Poi il lunedì della settimana successiva, passati 5 giorni dall’ultimo giorno di presenza a scuola, ci dice che il pediatra le ha chiesto di fare un tampone al bambino. Alla fine va a farlo il martedì o il mercoledì ed il mercoledì (una settimana dopo l’ultimo giorno di presenza a scuola) ci comunica che il tampone è positivo. La notizia viene comunicata alla preside, che decide di mettere classe e maestre in isolamento per precauzione, invitandoci a tenere i figlioli a casa.

Il giovedì, ad 8 giorni dall’ultimo contatto, non avendo ancora ricevuto il protocollo della Asl, abbiamo chiesto alla dirigente, che ci ha tranquillamente comunicato che la Asl non aveva ancora attivato il protocollo, in quando per farlo vuole il risultato del tampone molecolare. Ed il bambino aveva fatto solo quello rapido. Chiediamo alla mamma del bambino se nel frattempo ha fatto fare al figlio il tampone molecolare e lei ci risponde che il pediatra le ha detto di aspettare 8 giorni prima di farglielo fare. Ora, io non so se lei ha capito male o il pediatra non ha capito che c’era già un tampone rapido positivo, ma la procedura non è certo quella di aspettare 8 giorni dopo un rapido positivo. Così la mamma il venerdì mattina (9 giorni dopo l’ultima presenza a scuola) ha portato il bambino a fare il molecolare. I risultati potevano arrivare dalle 24 alle 72 ore dopo averlo fatto.

I risultati sono arrivati domenica (11 giorni dall’ultimo contatto) all’ora di pranzo. E non erano come speravamo… il bambino risulta effettivamente positivo. In teoria però abbiamo già finito l’ipotetica quarantena, che doveva essere di 10 giorni e poi bisognava fare il tampone. Lunedì (a 12 giorni dall’ultimo contatto), la dirigente scolastica ha scritto alla Asl per confermare l’effettiva positività del bambino. Quindi ora siamo nelle mani della Asl. Solo la Asl ci può liberare, dicendoci se i bambini devono fare il tampone oppure tornare a scuola senza fare nulla (anche perché in teoria dopo 14 giorni dall’ultimo contatto, tutti liberi senza fare niente!). Però finché la Asl non risponde siamo bloccati e la dirigente non ci permette di rientrare a scuola.

Io nel dubbio ho fatto fare un tampone rapido a Figlia Uno, anche per stare più tranquilla e rimandare la sorella a scuola (perché nel frattempo anche lei era rimasta a casa, più che altro per scrupolo e perché così tutti si sentivano più tranquilli). Il nostro tampone è risultato negativo. Ma abbiamo dovuto aspettare la Asl, che però era abbastanza latitante.

Alla fine dopo aver mandato una pec alla SISP, che è il dipartimento della Asl che si occupa della gestione delle quarantene, siamo riusciti ad ottenere una risposta. E praticamente, visto che erano trascorsi 14 giorni, la Asl ha deciso di rimandarli tutti a scuola senza tampone. Perché il protocollo dice che, dopo 14 giorni, se non si hanno avuto sintomi, si è tutti liberi. Per somma gioia dei genitori delle altre classi, che avrebbero preferito il rientro dei nostri dopo aver fatto il tampone. In pratica solo mia figlia lo ha fatto.

Image by Bob Dmyt from Pixabay

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