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Due piedi sinistri, il cortometraggio che emoziona

due piedi sinistri
Due piedi sinistri

In questi giorni sta spopolando sul web “Due piedi sinistri“, il cortometraggio diretto da Isabella Salvetti, scritto da Nicola Guaglianone e prodotto da Andrea d’Addario per Lea Film. A me è capitato di vederlo per caso su Facebook e devo ammettere che l’ho trovato veramente emozionante. L’ho poi rivisto una seconda volta ed avevo le lacrime agli occhi.

Il corto ha conquistato la critica: ha infatti vinto il Globo d’oro 2015 ed è tra i cinque finalisti del David di Donatello come miglior cortometraggio.

La storia è semplice: in un quartiere popolare di Roma, Mirko sta giocando a pallone con gli amici in una piazzetta. Conosce Luana, seduta lì accanto. I due dodicenni si piacciono da subito, ma una cattiva sorpresa lascia Mirko senza fiato.

Ora vi consiglio di vedere il cortometraggio (io l’ho visto su RepubblicaTV) e poi potete continuare a leggere (non leggete prima quello che scriverò per non rovinarvi la sorpresa sul finale del corto!).


CONTINUATE A LEGGERE SOLO DOPO AVER VISTO IL CORTO

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Vi siete emozionati? Avete pensato anche voi che Mirko non voleva farsi vedere insieme a Luana a causa del suo handicap? E poi arriva la sorpresa finale: l’unico problema per Mirko, grande tifoso romanista, è che Luana è della Lazio. E lui non può farsi vedere dai suoi amici insieme ad una laziale.

Ho letto che il corto ha suscitato un po’ di polemiche tra i tifosi per questa contrapposizione romanisti Vs laziali. Ma credo che il messaggio di questo corto sia veramente bello: la diversità (data in questo caso da una sedia a rotelle) non è un problema. Mirko non si preoccupa per niente del fatto che la sua nuova amica sia disabile ed è giusto che sia così. Il suo problema è legato solo ad una contrapposizione di tifo calcistico. E ci può stare (per un ragazzino di 12 anni).

Intervistata dal Corriere dello Sport, la regista Isabella Salvetti ha dichiarato:

L’idea era di realizzare un corto realistico. Non si può fare finta che la discriminazione, anche quella tra tifosi, non esista. Però il punto è ci sono diversi gradi di discriminazione. Quel finale poi per me è un lieto fine a tutti gli effetti. Il fatto di aver ambientato il corto a Testaccio mi ha permesso di collocare il tutto in qualcosa di autentico, come se fosse un pezzetto di vita vera. Mi ha permesso di rendere il sogno possibile. L’idea di parlare dell’handicap in modo leggero ma provocatorio è mia, però avevo un’idea vaga. Il merito è di chi l’ha scritto, lo sceneggiatore Nicola Guaglianone. Poi io credo di averlo girato bene. Fino alla fine lo spettatore è in imbarazzo per le parole del bambino, che sembra davvero cattivo. In realtà è l’adulto che vede il corto ad avere un pregiudizio.

Ed ha ragione. Anche io ho pensato che Mirko si vergognasse dell’handicap di Luana e scoprire, invece, alla fine, che il suo unico problema era legato alla contrapposizione calcistica è stata una liberazione. Sono partita da un pregiudizio ed ammetto di aver sbagliato a pensarlo. Si può imparare molto da questo cortometraggio.

Ed il sorriso finale della protagonista dà un messaggio di speranza da non sottovalutare. Maria Elena Schiorlin e Gabriele Sgrignuoli, gli interpreti del corto, hanno rappresentato molto bene il senso del corto. Un bel messaggio per la “lotta alla discriminazione“. Condividetelo anche voi!

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