Mamma Bradipa polemica

Non giudicare una neomamma alla prima apparenza

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Una mattina di quest’estate, al mare, il rumore delle onde era sovrastato da un pianto disperato.

Ruotando la testa verso la sua provenienza, vedo una mamma che cammina in su e in giù, tra le braccia una manciata di chili che si dimenava velocissimamente e nervosamente e lo sguardo smarrito nel vuoto.

Piano piano dagli ombrelloni intorno a me hanno cominciato a levarsi commenti a mezza bocca:

“Ma povero bimbo perché non lo calma?”

“Hei è già viziato vedi?”

“Non lo coccola nemmeno, piccino!”

“Per me ha le coliche, perché non gli dá le goccine?”

“E’ troppo agitata! Ma non lo sa che lo fa piangere ancora di più?”

Io ascoltavo basita e d’un tratto si è palesata in me la considerazione che per le persone che giudicano alla prima apparenza esistono solo due tipi di mamme:

le MAMMEDIEMME che non sanno educare e

le MAMMEDIEMME che non sanno accudire.

Se ne deduce che per il totale di spettatori, coloro che hanno un figlio piangente, sono tutte MAMMEDIEMME.

Certo perché i neonati bene educati e ben accuditi quando hanno qualche bisogno, alzano la manina e dicono :”Mammina mia adorata, quando ti aggrada potresti cambiarmi il pannolino/darmi da mangiare/farmi dormire?” Ovvio.
E poi invece di giudicare perché non chiedete se potete fare qualcosa? Perché se è il tuo primo giorno di lavoro puoi essere affiancata da un esperto, se sei a scuola puoi farti rispiegare la lezione, ma se hai un neonato da 3 minuti, devi essere capace di intervenire in qualsiasi circostanza DA SOLA, pure nel caso in cui ti prendesse un colpo per lo stress e dovessi farti una puntura al centro del cuore come in “The Rock*” .

All’improvviso una coppia anziana che sembrava innamorata da 200 anni e ricordava in quanto a tenerezza, la coppia di uccellini di Robin Hood Disney, passando lì accanto per andare verso il mare, si rivolgono verso la giovane mamma: ” Cara, possiamo fare qualcosa per te?”
Io mi sarei alzata in piedi ed avrei cominciato ad applaudire forsennatamente, ma mi sono data un tono ed ho esultato solo con le pupille.

La giovane mamma, con gli occhi increduli e stupiti, scoppia a piangere e singhiozzando dice loro: ” Mio marito è partito stamani alle 5 per lavoro e tornerà fra 4 giorni, il bimbo si è svegliato, strasonnato, adesso lo vedo che ha sonno, ma non dorme, allora forse ha fame, ma non si attacca, bo io non ce la farò da sola con lui 4 giorni! Già dopo poche ore sono esausta! Mia mamma mi ha detto che viene ad aiutarmi se ho bisogno, ma io penso ai racconti delle mie amiche che con uno o addirittura due bimbi piccoli fanno tutto! Da sole! Sono un’incapace…”

I nonnini la lasciano finire e poi l’uomo rivolgendosi alla moglie, parlando sotto voce come se quel pianto non esistesse, le dice ” Gina te lo ricordi quella volta che per far addormentare Mauro facemmo 20 chilometri in macchina ed alla fine ci fermammo a bordo strada a fare un pisolino perché eravamo devastati?”

“Certo caro me lo ricordo! E quando cenammo a tonno e fette biscottate perché non eravamo riusciti ad andare a fare la spesa?”

I due risero complici e nostalgici e poi la nonnina aggiunse alla neomamma: “Cara, allevare un bambino piccolo è difficile in 2, in 3 in 10 persone. Ogni giorno non si sa cosa succederà e dividere i compiti non è sintomo di inefficienza, ma di sopravvivenza.” Una carezza sulla spalla e proseguirono verso la riva.

La mamma, che si era distratta per qualche secondo attenta ai racconti dei coniugi, aveva rilassato le braccia e le spalle, rallentato il battito, disteso la fronte. Il piccolo, ancora inquieto, aveva smesso di piangere e la mamma frastornata da quegli attimi, si era seduta all’ombra ed aveva riproposto il seno al suo piccolo. Dopo 10 minuti dormivano entrambi.

Morale della favola: dove si comprano due nonnini uguali a quelli?????

Scherzo.

Ma quando cavolo la smetteremo di giudicare le mamme? Per di più a prima vista? Che le mamme li sentono i vostri sguardi inquisitori penetrare le loro nuche, le vedono le frecce luminose lampeggianti che le indicano. Si sentono sotto esame! Si sentono come di fronte ad una giuria che le fa andare avanti con 3 sì e sperano che dicano loro : “Hai il Mum factor!!!”

EBBASTA! Ma voi sapete fare tutto? Scommetto che a volte vi si brucia qualcosa in forno nonostante abbiate la ricetta. E che accettate volentieri qualche trucco per smacchiare i colletti delle camicie che vi rimangono sempre grigi.

Quando riusciremo a far passare il concetto che essere genitori è difficile e che se siamo più esperte sarebbe bello poter dare una mano invece che pensare che le neommme siano esseri difettosi di cui fare il reso?

EDDAI.

*https://it.wikipedia.org/wiki/The_Rock_(film)

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Però Bing non vale

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Chi mi conosce sa che a parte quando gli ormoni del pre ciclo si impossessano di me, sono un esemplare piuttosto mansueto.

Sì ci sono cose che mi danno fastidio, tipo chi in auto non mette la freccia per girare, chi mi dice “vedrai, poi me lo saprai ridire” come se fossi una scema non pensante – o chi mi chiama quando sto per trangugiare il primo boccone del pranzo. Ma un attimo di nervoso, qualche frase brontolata stile Muttley delle “Corse pazze” – e poi passa tutto.

Ma da poco, ho scoperto una cosa che non solo mi fa innervosire, ma che giorno dopo giorno sta minando la mia autostima genitoriale!!!!

Avete mai visto Bing? Se la vostra risposta è no, vi prego non iniziate a farlo.

Perché Bing, altro non è che Ring* camuffato – e dopo 7 giorni che l’hai visto, la tua autostima genitoriale muore.

Se ve lo racconto però, non credo succeda niente quindi procedo:

Allora, c’è questo coniglio nero, macrocefalo, come di moda nei cartoni attuali, che rappresenta un bambino di 3-4 anni di etá, odioso. Lo so, non si dicono queste cose dei bambini, ma tanto lui è un coniglio e quindi sticazzi. In ogni puntata non ascolta quello che gli dice il suo “tutore” Flop (sì ho guardato la trama su wikipedia) e gli succede qualche piccolo problema. Allora piagnucola (odiosamente), ma Flop lo consola e nel giro di 3,4 secondi è lì che se la ride a crepapelle. Piccolo particolare, ‘sto Flop è un essere a forma di pupazzo alto la metà di Bing che si prende tranquillamente cura del coniglio per tutto il giorno; non si arrabbia mai, non urla mai e usa tutte quelle frasi corrette che noi genitori non riusciamo mai ad usare tipo “presta attenzione” anziché “così cadi e ti sfracelli e poi si va al pronto soccorso e poi i punti e poi piangi e poi non dire che non ti avevo avvertitoooooooooo…………..!”pronunciata a tonalità crescente fino agli ultrasuoni.

Bing

Ora tu lo guardi un giorno e ok, due – e va bene, ma dopo sette giorni ragazzi, prenoti una terapia sul sostegno genitoriale per i prossimi 24 anni.

Perché tu, che ti senti una Dea perché sono 2 giorni che non scleri con i tuoi figli, perché non hai fatto harakiri durante i compiti del primogenito e sei riuscita a far andare la piccoletta all’asilo senza farle versare nemmeno una lacrima, improvvisamente ti senti una cacca.

Perché hai due bambini molto meno irritanti di Bing, sei alta il doppio di loro, non hai un nome di merxx, ma nonostante ció perdi spesso la pazienza, cambi tonalità di voce alla velocità della luce, e se i bimbi piangono, prima di una risata, ci vuole un bel po’.

Ora io dico, si parla tanto del sostegno alle mamme, del fatto che nessuna è sbagliata e che tutte siamo sufficientemente buone –  e poi? Poi ci sparate ‘sto cartone che passa il concetto che prendersi cura di un bambino è così facile che pure un pupazzo vivente che non ha nemmeno le dita può farlo senza arrabbiarsi e senza problemi? Ennò!

Negli anni ’80 c’erano i cartoni tragici: bambini orfani abbandonati alle matrigne, pallavoliste che si allenavano con le catene ai polsi, fratellini che cadevano nei burroni…erano esageratamente tremendi, ma di buono c’era che producevano “l’effetto Masini“: erano così sfigati, che sia i bimbi che le mamme, guardandoli, amavano ogni giorno di più la loro vita!

Non dico di tornare a quei livelli un tantino estremi, ma fate un cartone realistico in cui ci sono genitori che umanamente si arrabbiano, sbagliano, ma poi chiedono scusa e tutto si sistema!

Perché non so voi, ma io di famiglie di maiali, di supereroi dalle varie fattezze e di cani parlanti, mi sarei un po’ rotta le scatole.

P.s. Ma esiste una mamma che dica “presta attenzione”?

P.s.2 Sono nel pre ciclo.

 

*”The Ring” film del 2002 in cui se si guarda una videocassetta, dopo 7 giorni si muore.

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Le donne e gli uomini

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L’altra sera mi stavo addormentando col sottofondo di Masterchef Allstars.

All’improvviso mi è passato il sonno e venuto un nervoso incredibile quando sento una concorrente che in lacrime ed arrabbiatissima grida “NOI DONNE NON SIAMO CATALOGABILI!!!!! NOI DONNE NON SIAMO CATALOGABILI!!!!! NOI DONNE NON SIAMO CATALOGABILI!!!!! ”

A me ribolle il sangue quando si chiama in causa l’essere uomini o donne per questioni caratteriali o caratteristiche cognitive.

Conosci tutte le donne dell’universo e sai che non sono catalogabili? E conosci pure  tutti gli uomini che invece lo sono? Che vuol dire che la donna non è catalogabile? Perché l’uomo sì? E soprattutto perché invece che dire IO non sono catalogabile, chiami in causa tutta ‘sta gente?                  La cosa che mi fa incacchiare di più è quando si parla di cose che sono uguali tra i due sessi e si vogliono attribuire ad un sesso solo! Come anche “noi donne abbiamo una marcia in piu'” o “Noi uomini siamo dei simpaticoni”…perchè gli uomini hanno tutti meno marce e le donne son tutte delle noie immense? Essù!!!!!!!  E quando le cose sono diverse e ci si sforza di farle sembrare uguali? Una donna incinta non è mica malata! Può fare le stesse cose di prima! Anche se è grossa, gonfia e si muove come un anziano Basset Hound .Secondo me è lì che casca l’inuguaglianza.

Mi spiego meglio.

Partiamo dal concetto che sono ovviamente per l’uguaglianza dei diritti tra uomini e donne*; ma uomini e donne non sono sovrapponibili come due fette di pane in cassetta.

Perché dipende su cosa focalizziamo la nostra attenzione.

Se guardiamo anatomicamente, siamo diversi, non c’è parità dei sessi che tenga.

Nemmeno se parliamo di gravidanza. Concepiscono donne e uomini, ma a parte Arnold Schwarzenegger in Junior, solo le donne portano un figlio in grembo. E non è maschilismo o femminismo. E’ oggettività.

La capacità di ragionamento invece è uguale. Se sei ignorante o poco intelligente, puoi essere sia uomo che donna, così come nel caso tu sia una persona geniale. I congiuntivi e le “h” li sbagliano uomini e donne ed esistono tantissime donne illustri e tantissimi uomini illustri.

Poi ci sono le “caratteristiche tipiche di”, come uomini che bevono litri di birra e donne super logorroiche… Ma solo perché non avete conosciuto la mia compagna di università Natascia che si scolava birre come fossero acqua fresca dopo la maratona, o il mio giornalaio Giorgio che intanto che aspetti che ti finisca il discorso, è uscito il nuovo quotidiano.

Ma in questo periodo sembra che tutto venga letto alla rovescia e non ci si stupisce se si attribuiscono caratteristiche e competenze caratteriali diverse tra uomini e donne, ma va bene se una donna deve lavorare fino al nono mese di gravidanza e rientrare pochi mesi dopo il parto come se fosse un uomo che ha bevuto troppa birra.

E secondo me, finché non sarà chiaro che uomini e donne sono sia diversi che uguali e che non è una cosa da nascondere od eliminare, non ci sarà nessuna uguaglianza.

P.s come cacchio è difficile dire CATALOGABILI tante volte e velocemente?!?!?!?!

 

*Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea
(2000/C 364/01) all’articolo 21 che stabilisce che è ¨vietata qualsiasi forma di
discriminazione

fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le
caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di
qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli
handicap, l’età o l’ orientamento sessuale.”

 

 

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La mamma è come una scatola di cioccolatini

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Contenitore

Il pomeriggio di Natale, mentre passavo distrattamente da una stanza all’altra, mi è caduto l’occhio sul piatto in tavola pieno di gusci di arachidi mangiate poco prima e sulle scatole vuote dei giochi appena scartati, abbandonate in cucina.

Presa da un pensiero animista da digestione pesante, ho pensato “poverini ora non se li fila più nessuno”. E mi sono venute in mente le neo mamme.

Diceva Forrest Gump: “la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita”.

Io invece propongo: “la mamma è come una scatola di cioccolatini: vuota non conta nulla”.

Più precisamente mi riferisco a quando una mamma partorisce ed automaticamente tutte le attenzioni si riversano sul neonato.

La mamma è lì nel lettino di ospedale, provata e un po’ sofferente, circondata da persone che guardano dentro ad una piccola culletta trasparente.

Fino a poche ore prima era tutto un “Tesoro come ti senti? Hai mal di schiena? Hai mal di piedi? Hai mal di testa?”, “Tesoro, non ti chinare, te lo raccolgo io il telecomando!”, “Tesoro hai qualche voglia particolare per cena?” “Tesoro vai a dormire che sei stanca…” e così via. Praticamente la saga di Tesoro-landia.

Ma appena IL BEBI non è più IN LEI, ma AUT LEI, diventa la saga di SpostatiCicciaCheNonVedoIlBebi-Landia. Nel migliore dei casi, si chiede un rapido “come va?”, nel peggiore, l’odioso-fuori luogo-inopportuno-controproducente “sei felice?” 

D’altra parte che ce ne facciamo di un contenitore vuoto?

Quando mangi le arachidi, che te ne fai del guscio?

Quando un bimbo apre un gioco che se ne fa della scatola?

Ordunque che ce ne facciamo della custodia di un bebè?

Guardiamola bene: è rovinata (“ti vedo sciupata tesoro”), sformata (“vedrai che poi ti torna il bel personalino di prima”), ingombrante (“ma lo devi tenere sempre tu il bimbo?”)

Quindi che si fa? Si butta? Ma Va nell’umido o nell’indifferenziato?

No via… ‘sta differenziata che complica tutto! Non si può…allora l’alternativa è quella di distruggerla (solo) psicologicamente.

Ma sì cominciamo ad attaccarla su come ha partorito, su come nutre il bambino, su come si veste e così via.

Vi sembro pazza?

I veri pazzi sono quelli che circondano una neomamma e non si rendono conto che una mamma non è un contenitore, ma un essere che dà contenimento, nella pancia prima e nelle braccia dopo.

E se sta bene la mamma starà bene anche il piccino.

Ma una neomamma ha molti motivi per non stare proprio benissimo.

Può essere in preda agli ormoni come se avesse il ciclo elevato alla millemillesima potenza, si vede la pancia come quei sacchi-pouff per sedersi, ha il seno dolorante, lá sotto non ne parliamo, non sa niente di quell’esserino che dipende totalmente da lei, dorme poco, non ha più una routine e 363724 persone vogliono venire a casa a vedere il bambino chiamandola ad ogni ora della giornata.

Quindi gente, smettetela di massacrare le povere neomamme.

Considerate più loro che il neonato.

Al bebè di voi non importa un fico secco e invece la mamma è sensibile alla più piccola vostra critica od osservazione.

Cucitevi la bocca e rimboccatevi le maniche.

Passate a prendere i panni da lavare e stirare.

Offritevi di fare la spesa.

Cucinate qualche buon manicaretto.

Possibile che la maggior parte delle donne mamme da anni, non si ricordi di come si sentiva appena partorito?

Quando dicono che i dolori del parto si dimenticano, dovrebbero dire invece che si dimentica come ci si sentiva. E al posto dei ricordi di bisogno di sostegno, si insinua nel sistema il virus della perfetta rompipalle.

Neo-mamme date retta a me! Scaricate un buon antivirus!

 

 

 

 

 

 

 

 

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La sfiga di essere una mamma psicologa

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dialogo

Quando mi laureai, nel lontano 2006, agli occhi della gente fu come se fossi diventata una specie di Cloris – la zingara che fa le carte.

Tutti mi raccontavano i loro sogni, mi chiedevano pareri sulla base dei segni zodiacali, o volevano che esprimessi la mia opinione sulle storie d’amore, sapendo solo i nomi dei due innamorati.

“Che secondo te lo devo lasciá Tancredi? ”

“Secondo te, visto che ho sognato zia Pinuccia, che numeri devo giocare al lotto?”

Tutto ciò che cominciava per *Psi* era per me, tutti pendevano dalle mie labbra, anche se io mi affannavo a dire che non potevo conoscere tutto lo scibile psicologico.

Poi sono diventata mamma.

Ed allora, ZIM ZUM ZIP BARABAM!  Automaticamente, i miei ragionamenti, ciò in cui credevo e ciò che dicevo, sono diventati cacchiate, pensieri fasulli come quelli delle finaliste di Miss Italia e degli sconti di 25€ con scritto piccolissimo “su una spesa minima di 1500”.

Se dicevo A era ovvio che la verità fosse B perché tutte le persone del mondo, avevano in mano la VERAVERITA’, come la vicina di casa di Piera ,che fa la gelataia, che se ha detto che è B, è insindacabilmente e per sempre B.

Una laurea ed una specializzazione, cancellate dalla mente delle persone, solo perché avevo un neonato.

Gli anni passano, ma la storia continua.

Perché essere psicologa, non è lo stesso che essere elettricista.

Grazie, direte voi, non ci eravamo proprio arrivati.

Pensate a GianGiusberto, l’elettricista che lavora in piazza. Se vi dice che toccando quel tal cavo non prenderete la scossa oppure sì, tutti ci credereste. Perché l’elettricità è governata da leggi ben precise e nessuno le mette in dubbio.

Ma pensate ora a GianGermana, la psicologa che lavora in piazza. Se all’interno di una conversazione vi dice che prendere a ceffoni un bambino non è una soluzione efficace, nessuno (o quasi), ci crederebbe. Perché la psicologia non ha leggi assolute ed universali ed ognuno si sente competente nel criticarle.

E allora interviene Edismunda che se ne esce con “ahhhh, io son cresciuta a suon di ceffoni e son venuta su bene!”

“Ovvio!” rincara Edoardina, “una ciaffata al giorno leva i problemi di torno!”

E inesorabile, c’è sempre l’ Ermenegilda di turno che fa “ora lei perché è laureata, mi vuole insegnare a fare la mamma dei miei figlioli! Io non lo so!”

Allora. Io mi sarei un po’ rotta le palle.

Quindi, così come sfogo personale mio e informazione generale per chi ha voglia di leggere, ascoltarmi o avere conversazioni con me, ci tengo a precisare che:

1. Il fatto che sia psicologa, non presuppone che le mie parole siano oro colato per tutto ciò che concerne la psicologia;

2 il fatto che io sia psicologa, non presuppone che io dica delle cazzate per tutto ciò che concerne la psicologia;

3 il fatto che abbia studiato psicologia, non fa di me una gasata con la puzza sotto al naso che si crede di sapere tutto;

4 il fatto che abbia studiato psicologia, potrebbe voler dire che su certi argomenti ne so di più di te che ti occupi di altro.

5 se siamo io, Mariè, Carlè, Sarè e Catè – e Sarè è parrucchiera, se devo chiedere un parere sulle doppie punte, lo chiedo prima a Sarè e non dò per scontato che sia una parrucchiera dimmerda incompetente.

Se qualcuno è competente in qualcosa, non è A PRIORI un imbecille pieno di sé e magari vale la pena di prendere in considerazione ciò che dice.

Che siano un elettricista, una psicologa, una parrucchiera, una maestra, un verduraio, un’ostetrica, un’artista, una ragioniera ecc ecc ecc…hanno la stessa possibilità di essere competenti o di essere imbecilli!

E poi gente, di imbecilli c’è pieno il mondo…mica potranno essere tutti psicologi eh?!?!?!?!?

 

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Le “Mamme Gufatrici”

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Care Mamme,

ieri al supermercato, mi sono imbattuta per ben due volte, in quella categoria di mamme che ti fa venir voglia di toccare ferro e di recitare riti antisfiga: le Mamme Gufatrici.

Costoro, sono mamme con figli dai 6-7 anni in su, che adorano avvertire le mamme che hanno figli dai 6-7 anni in giù, della futura Apocalisse. Cioè quelle per cui, finché si ha un nanerottolo sbavoso va tutto bene, ma poi, sarà una Tragedia.

Ecco. Volevo comunicare il mio odio per la categoria.

E non lo faccio senza motivo. Ne ho ben 4:

  1. Se è vero per te, può non esserlo per me. Cara Mamma Gufatrice (MG), sai che non sono un tuo clone? Sai che potrebbero succedermi cose diverse? Sai che esistono cose come il DNA e l’esperienza? Sai che quando mi dici queste cose ti viene la bava alla bocca e lo sguardo assassino come se io fossi Mrs Tuttigliaspettinegatividelfuturo?
  2. Se è vero per te e poi sarà vero per me, non cambierà niente per me se me lo espliciti. Ammettiamo che sì, col passare degli anni la faccenda si complichi. Tu, esattamente, perché me lo dici? Così scarico un antivirus da installare nel cervello dei miei figli o una App chiamata “Meglioprimachedopo”?
  3. Empatia questa sconosciuta: sia che mi attenda un futuro roseo o uno color cacchina, tu, cara MG, sei empatica come un sasso. Anzi, magari, conoscendoli, qualche sasso empatico esiste. Perché io, esattamente, secondo te, dopo questa tua affermazione, come dovrei sentirmi? Dovrei iniziare a cantare e danzare come Julie Andrews in “Tutti insieme appassionatamente”, a baciare il pavimento ed a camminare con le mani a forma di cuore vivendo con gioia infinita anche i giorni di virus gastrointestinale????
  4. Evviva il sadismo. Diciamoci la verità: tu ci godi. Tu ci godi a dire certe cose, come uno che spoilera il finale di stagione della tua serie preferita fingendo di non farlo apposta. Tu speri che io scoppi a piangere, batta i pugni in terra e finisca la giornata soffrendo, vero?

Però care MG sappiate che vi ho scoperte. Perché voi avete non avete vissuto con entusiasmo i primi anni dei vostri bambini. Voi avete cominciato a lamentarvi ed a triturare le balls a chiunque, nel momento in cui avete letto il test positivo.

Sì perché voi avete sempre qualche bersaglio che è un passo indietro. E avete la missione di gufare il passo dopo.

E allora la gravidanza è un cammino di sofferenze costellata di nausee, gambe gonfie, emorroidi, insonnia e via così;

Il parto..il parto non ne parliamo…vi rimando direttamente qui a quello che avevo scritto qualche tempo fa su cosa non dire ad una futura mamma, e voi ovviamente dite tutto;

Sia che tu allatti al seno o che tu allatti con il latte artificiale, non avrai scampo. Nel primo caso ti trasformerai in una mucca dalle poppe doloranti e nel secondo ti sentirai un inutile essere che accudisce un neonato.

Con lo svezzamento non ti credere che le cose andranno meglio, perché o non mangeranno niente o mangeranno troppo;

E poi i terribili due, lo spannolinamento, l’asilo…

E allora sapete una cosa MG?

Sono una mamma avventurosa, preferisco farmi stupire dagli eventi e decidere se sono buoni o cattivi, senza anticipazioni.

La vostra cattiveria gratuita conservatela per schiacciarvi un brufolo sul naso o per pulire le fughe delle piastrelle del bagno.

E la prossima volta che mi incontrate, state zitte.

Penserò che siate musone e taciturne, ma almeno non vi fanculerò con la mente.

 

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Le mamme “così intanto si abitua”

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Care Mamme,

essere ansiosa e pigra, è una condizione che mi porta spesso a non essere in sintonia con il 99% delle mamme. Perché vado sotto pressione anche solo per il cartello “portare due foto tessera” fuori dalla porta dell’asilo, ma lo stress viene schiacciato dalla mia proverbiale pigrizia che mi porta a pensare “oioi che palle” e la mia voce interiore conclude con “tranquilla, non è urgente”.

In questo life motive sconclusionato, pensate a come mi sento quando parlo con quelle mamme, che si avvantaggiano su qualsiasi cosa, al motto di “così intanto si abitua”.

Cerco di mantenere un’espressione neutra, mentre dentro di me si scatena il tiro alla fune tra stress e bradipaggine.

Le suddette mamme, hanno fatto un corso di realtà aumentata sul parto, ancora prima di restare incinte, perché così intanto si abituano;

Indossano un cuscino sotto ai vestiti al secondo mese di gravidanza, così si abituano a muoversi essendo ingombranti e poco agili;

Si pizzicano quotidianamente i capezzoli mentre sono incinte, così intanto si abituano agli iniziali dolori di allattamento;

Poi Lucreziuccia nasce, e tutto viene trasferito su di lei.

La porta sul water ogni mezz’ora;

La fa dormire in un lettino di due metri di lunghezza;

Le appende in camera le lettere dell’alfabeto;

Le proietta video sull’educazione sessuale;

 

Così intanto si abitua.

Avete presente il tipo?

Ecco. Ogni volta che di fronte a certe motivazioni mi agito, do’ la colpa al mio carattere, ma poi riflettendo, arrivo alla conclusione che c’è tempo per tutto e che il presente va goduto. E se c’è un bambino che manifesta chiaro desiderio di anticipare i tempi, perché no. Ma se Lucreziuccia, Osvaldino o Bertoldina non ci pensano neanche, perché forzarli per abituarli?

Perché per me su certe cose ci si può abituare piano piano, ma per altre, bisogna aspettare e basta.

 

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Eh perché ” lui lo sente”! Come far sentire in colpa una futura bis mamma

| Mamma Bradipa polemica

seconda gravidanza        seconda gravidanza

 

Che la seconda gravidanza venga vissuta diversamente dalla prima, non è una novità.

Ci sono un miliardo di differenze che non sto ad elencarvi inutilmente.

Quello di cui vorrei parlarvi oggi invece, è una delle tecniche più comuni ed efficaci che gli altri utilizzano per far sentire in colpa una futura bis mamma.

La “mitica” EH MA LUI LO SENTE!

Per spiegarmi, prendiamo un bambino X che aspetta un fratellino Y e siccome ha 2-3-4-5-6 anni, sai com’è, tende ad avere momenti di crisi e quelle giornate che ti fanno sperperare tutta la pazienza che avevi messo da parte dal 2003.

Ma per gli altri no, per gli altri tutto dipende dal fatto che sei incinta e che ciò provoca inaudite sofferenze al fratello.

Vai a prenderlo all’asilo che manco hai un giorno di ritardo nel ciclo e la maestra ti ferma e con aria preoccupata ti fa: “Signora, ma non è che è incinta? Perché Teodorino stamani l’ho visto stranuccio…perché guardi che i bambini lo sentono eh?!” e poi a casa scopri che ha 39° di febbre;

Sei ancora col sorriso ad ebete da test positivo e tua suocera grida al trauma infantile perché Gervasietto non ha mangiato i broccoli! “Guarda che lui lo sente eh?! Povero amore!” Che pensate non ha mai voluto in vita sua i broccoli!!!

Piove per 27 giorni di fila ed è perché lui lo sente;

Vi viene il raffreddore ed è perché lui lo sente;

La vicina pesta una cacca ed è perché lui lo sente;

 

Ora care mie vorrei fare una riflessione:

Primo, che il fatto che un bambino si renda conto che qualcosa sta cambiando non è auspicabile? Un cambiamento così megagalattico come si può pensare possa passare inosservato? Cioè sarebbe una cosa positiva? Noi mamme abbiamo momenti di sconforto, perché non possono averli loro?

Secondo, perché tu, devi darmi come motivazione di un qualche comportamento che si discosta dalla routine, il fatto che io sia incinta? Che faccio? Mi disincinto? Perché invece non mi sostieni se mi venissero mille sensi di colpa?

Terzo, ci avete mai pensato a quali fantasie più o meno spaventose possono venire in mente ad un bambino che vede sua madre cambiare forma, parlare di un bambino che vive nella sua pancia, sentire che dovrà andare in ospedale e vederla fare mille milioni di visite?

Allora care tutte, tutte quelle che hanno a che fare con una futura bis mamma, invece che sentenziare “Eh ma lui lo sente!”, potreste accogliere e rassicurare dicendo “Magari se non eri incinta succedeva lo stesso e comunque è una fase di cambiamento anche per lui, passerà…”????????!!!!!!!!!!!!!!!!

Perché o, come son sempre tutti pronti a farti diventare una cacca, manco l’intestino eh!!!!!!

 

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Di capelli bianchi e di pancetta.

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Stavo per compiere 30 anni, dopo qualche settimana mi sarei sposata e passando davanti allo specchio lo vidi. Lui.  Un capello bianco. Mi guardava villano. Era più spesso e più riccio degli altri capelli marroni. Direi che era un capello incacchiato. Come osa pensai, e lo strappai.

A quel punto comparve una nuvola viola con una vecchina con pezzola in testa e neo peloso sul mento che mi annunciò la profezia: “Cara mia, per ogni capello bianco strappato, altri sette ne nasceranno!” e Pouff, sparì.

Impavida, continuai a cercarne altri, dopotutto rischiavo di diventare schiava della tinta. Io, quella per cui due shampoo, sono già un esagerato trattamento di bellezza.

Con le mie pinzette da ninja, ho cominciato a cercarli con lo stesso sguardo assassino con cui si cerca una zanzara che ti ronza nell’orecchio, in una calda notte d’estate.

Anche prima lo stavo facendo. Stasera però, mi sono venuti in mente gli uomini. Gli uomini e i loro capelli bianchi.

E mi sono fatta una domanda:

Perché una donna con qualche capello bianco è trascurata, una mammamiasembramianonna, una ma non si vergogna? Ma lo sa che esiste la tinta? E via dicendo?

E perché un uomo no? Perché un uomo diventa maturo, affascinante, addirittura più erotico, un piùpassailtempoepiùmigliora?

Poi, mentre riponevo le mie pinzette, ho guardato in giù verso la mia pancia. Lei. Che mi rassicurava.

Perché cavolo almeno per la pancia, maschi e femmine, sono uguali. E’ facile, elementare:

piatta e soda ok, tonda e flaccida bleah.

E invece no! Ora pare che la pancetta sia rassicurante e sexy.

Vebbé dai, giusto, per i capelli vincono gli uomini e per la pancia le donne.

Dopotutto ha anche un senso: la donna partorisce, facendo diventare il suo utero dalle dimensioni di un’albicocca, grosso come un cocomero una, due o anche tre volte; quindi ci sta tutta che quella pancetta che resta, possa rappresentare un valore aggiunto invece che un chilo da levare e che i muscoli lassi che hanno abbracciato un bambino, possano sembrare qualcosa da ammirare.

Ma anche qui vi sbagliate. Perché la pancetta va bene per i maschi, non per le femmine. Mhmh, avete capito bene.

E allora non mi sono fatta nessuna domanda.

Mi sono data una risposta. Mi sono detta che tutti queste indicazioni su ciò che è figo, su quello che va bene e quello che no, le portiamo avanti noi donne. Noi donne che ci facciamo la guerra invece che spalleggiarci. E appena una è fuori dai canoni, la additiamo.

Avete presente due amici maschi con la pancetta che si incontrano? “Anche te hai messo su una bella ciccetta eh?! Vieni, beviamoci una birra per non farla andare via” e giù risate. Birra. Stop.

Avete presente due amiche femmine con la pancetta che si incontrano? “Oh ciao, ti vedo bene!!!!!” Con sorriso rigido e malefico mentre pensano <<evvai ne ha più di me!>> e giù finzione. Nessuna birra. Finzione, finzione e finzione.

Che per carità, non è che son qui a dire che uno non si deve prendere cura di se stessa se ne ha voglia o passare il concetto che si deve andare controtendenza per forza. Ma per lo meno facciamoci furbe! Facciamo diventare di moda quello che ci torna comodo, che ci fa sentire sicure e serene e non portiamo avanti degli standard difficilissimi da raggiungere.

Perché care mie, invece che stare a dire “Uh hai visto Tizia come è ingrassata?” oppure “Hai visto Caia come non si tiene?”, non sarebbe meglio una bella birra fresca?

Secondo me sì. E sono astemia.

 

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Odio i film verità

| film verità, Mamma Bradipa polemica, Senza categoria

Care Mamme,

E’ giovedì sera e un’altra volta sfido la mia bradiposità per comunicarvi un dilemma che mi affligge: lo scopo dei film verità. Sì avete capito, quelli in cui c’è per forza qualcuno che è gravissimamente malato o infelice o tutte e due le cose insieme e alla fine muore. Per forza. E se chiedi in giro a chi ha guardato il film con commozione e passione, ti rispondono “Perché la vita è così, non è sempre bella, esistono anche queste cose!”

Ohhhhhhhhhhhhhh! A questo volevo arrivare! Io dico, ma se già la vita non è perfetta, perché cavolo devo passare due ore, di sera, distrutta e praticamente lobotomizzata, a guardare robe tristi? Perché?

Non dico di guardare per forza robe banali irreali o stucchevoli, ma cavolo nemmeno di fare harakiri con il telecomando!

Poi uno si lamenta che in giro c’è gente nervosa, te credo.

Unica eccezione la ammetto se per voi fanno l’effetto “MarcoMasini“. In adolescenza, mi chiudevo al buio in camera, sdraiata sul letto, con a palla con le sue canzoni… Dopo aver ascoltato parola per parola mi dicevo che in fondo la mia vita non era niente male.

Ecco, se anche la vostra mente funziona come quella mia adolescente, allora vi perdono.

Altrimenti suvvia, cambiate canale.

Cercate un bel film d’azione, una commedia, vi passo pure un bel drammaticozzo, ma la conditio sine qua non, è che finisca bene. Non transigo.

Ma purtroppo il lieto fine non va più di moda. L’hanno un po’ tutti sulle palle ‘sto poraccio.

Ma datemi retta, se stasera non avete sonno, mettetevi un film che finisce bene, registrato e che sapete a memoria. E domani starete meglio.

Buona serata e buonanotte!

 

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