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La vita ai tempi del Coronavirus: Diario di bordo Settimana 6

Settimana 6
Settimana 6

Settimana 6 Diario di Bordo

Siamo alla fine della Settimana 6 di questo diario di bordo, ai tempi del Coronavirus. Sono 6 settimane che siamo chiusi in casa. 6 settimane che le bambine non escono. Oggi è un venerdì 17 di un anno bisestile in piena pandemia. I superstiziosi staranno facendo ogni tipo di scongiuro… L’ultimo giorno che siamo usciti tutti insieme era l’8 marzo. Siamo andati a prendere un gelato e poi subito a casa. Sono 40 giorni che siamo in casa. Io sono uscita qualche volta solo per fare la spesa. Giusto il tempo di arrivare al negozio, prendere in fretta quello che mi serviva e poi tornare subito a casa. Non mi piace andare in giro. Vorrei uscire e poter respirare a pieni polmoni godendomi la mia città, ma non si può. La mascherina ti dà un senso di oppressione, ma preferisco metterla piuttosto che uscire senza. Però non vedo l’ora di tornare a casa per toglierla.

Le nostre giornate ormai scorrono abbastanza uguali. Anche se non posso dire che siano monotone… alla fine abbiamo veramente tante cose da fare ogni giorno e le giornate scorrono velocemente.

I compiti continuano a non essere tanti. Forse si comincerà con le video lezioni almeno nelle quarte e nelle quinte. Speriamo che possano portare dei benefici ai bambini. Stanno perdendo un po’ il ritmo nel fare i compiti. Non si sentono abbastanza motivati e spronati nel farlo. Si adagiano un po’ sul fatto di non dover andare a scuola. Ok, i compiti vengono assegnati, ma alcuni non saranno corretti prima di tornare a scuola. Ok, le maestre danno pagine da studiare, ma poi non interrogano… passa un po’ la voglia di studiare. Spero che le cose migliorino presto.

Spesso mi chiedo come sarà tornare alla vita normale. Come sarà incontrare gente e poter interagire a meno di un metro di distanza. Come sarà salire sugli autobus pieni, in cui non riesci a stare nemmeno 5 cm distanti… solo l’idea di prendere un autobus strapieno mi fa venire l’ansia… meglio non pensarci per ora, tanto credo che passerà un po’ di tempo prima che dovrò ricominciare a prendere gli autobus tutti i giorni.

Una cosa da ricordare in questa settimana è che abbiamo fatto l’Escape Home. Una escape room da fare senza uscire di casa. Per un’ora ci siamo divertiti ed abbiamo riso. Grazie a Magic Escape Room. E poi c’è stata Pasqua, con la nostra Caccia alle uova in casa. Cerchiamo di mantenere una normalità… per quanto possibile…

2 Risposte a “La vita ai tempi del Coronavirus: Diario di bordo Settimana 6”

  1. E a una insegnante che sta a casa con 3 figli che seguono 3 scuole diverse diamo 4 stipendi? Il suo discorso vale per i docenti single… E per genitori che stanno a casa liberi di seguire bambini piccoli…è egoistico e dalla visione poco lungimirante di chi vorrebbe la scuola anche a casa per lavarsi le mani dall impegno educativo familiare deleganfo a terzi l educazione dei propri figli. I duoi figli ora sono nelle sue mani e ha l occasione di insegnargli a scrivere e far di conto ma vorrebbe l insegnante badante…troppo comodo… Nozioni e competenze elementari… Che una madre responsabile di aver messo al mondo delle creature
    in prima persona dovrebbe avere il piacere e l’entusiasmo di poter dare ai propri figli in una emergenza quale questa che stiamo tutti vivendo ..insegnanti con figli compresi.

    1. Caro Luca, mi dispiace che Lei mi abbia giudicata in questo modo. Io non voglio insegnanti badanti e nemmeno voglio lavarmi le mani. Non ho mai detto questo. E non ho mai considerato gli insegnanti in questo modo. Sono una mamma che lavora e comunque riesco anche ad insegnare cose alle mie figlie, perché voglio continuare a dar loro una certa regolarità anche nello studio. Non le ho abbandonate al loro destino e se dalla scuola non arriva nulla di certo non me ne frego. Ma visto che si parla tanto di didattica a distanza e di quanto questa didattica funzioni, io dico semplicemente che da noi non è così. Mi piacerebbe poterla vivere, perché così come stanno le cose non si può dire che sia una didattica a distanza. Allora dite chiaramente che gli insegnanti non riescono a farla e basta. Non stiamo a prenderci in giro. Non ne farei un problema e andrei semplicemente avanti per conto mio. Non dico che devono farla per forza e immagino che anche gli insegnanti abbiano altre cose da fare con le loro famiglie, ma come io lavoro e mi occupo di casa e famiglia, gradirei avere qualche riscontro in più anche dalla scuola. E se mi viene detto che la didattica a distanza funziona, io racconto semplicemente quello che viviamo e non si può dire che funziona. Quella che ci viene offerta non è nemmeno lontanamente una didattica a distanza. Conosco molte altre realtà che funzionano meglio. I bambini hanno bisogno di un contatto più diretto con quelle che erano le loro insegnanti. Ho già detto che non sto chiedendo lezioni 8 ore al giorno. Basterebbe anche solo un’ora un paio di volte a settimana, giusto per dare un po’ di “normalità” a questa didattica. E per poter andare avanti col programma senza perdere questi mesi.

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