Diventi mamma e non vedi l’ora che il tempo passi.

Diventi mamma e non vedi l’ora che il tempo passi.

Stringi tra le braccia il tuo cucciolo, così piccolo e così “Complicato” e , nel tuo cuore, non vedi l’ora che cresca.

Vorresti vederlo camminare, mangiare ed essere meno fragile fin da subito. Perché in fondo vorresti solo proteggerlo.

Lo guardi. Lo culli. Lo allatti. E con la coda dell’ occhio controlli il calendario, perché , i primi mesi vorresti che il tempo volasse. Perché , nel tuo cuore, credi che dopo , sarà tutto più facile.

Ma quel “dopo sarà tutto più facile” in realtà non fa che posticiparsi.

Quando hai un neonato non vedi l’ora che arrivi ai sei mesi per poterlo svezzare ed essere certa che si nutra a dovere.

Poi non vedi l’ora che gattoni, che cammini.

A quel punto aspetti con ansia il momento in cui non avrà più bisogno del pannolino.

Aspetti ogni nuovo progresso con impazienza, senza renderti conto che non appena lo otterrai ce ne sarà un’altro a cui ambire.

Poi all’improvviso, arriverà un giorno, in cui quel neonato indifeso si sarà trasformato in un piccolo uomo o una piccola donna.

Che cammina, parla, mangia e non usa il pannolino.

E da lì in poi ogni sua conquista sarà un piccolo passo che lo allontanerà da te.

E proprio li ti domanderai perché hai desiderato che il tempo passasse.

Mi capita ogni mattina. Quando lei si veste da sola, sale in macchina e tiene stretto il suo zainetto per l’asilo.

Arriviamo e lei sulle sue piccole gambine corre dentro felice. Cerca gli amici. Mi guarda, con la coda dell’occhio, ma è già tutta presa dal SUO mondo. Circondata dai suoi amici, in quell’ambiente  su misura per lei dove la mamma e il papà non sono inclusi.

Ogni singola mattina io resto li sulla soglia. La stringo nell’abbraccio più forte del mondo e con un pò di malinconia nel cuore me ne vado.

Ci salutiamo dalla finestra. Lei, il suo sorriso,mentre mi fa “ciao ciao” con la sua manina.

E io ripenso a quando quella manina era grande la metà. Quando quel sorriso era sdentato e quel corpicino era lungo appena 50 cm. Quando i capelli erano neri e gli occhietti semichiusi.

Quando per la prima volta ho incontrato quel viso. Mai visione fu così celestiale.

E quando mi dannavo perché era piccola, perché non vedevo l’ora che fosse grande. Desideravo il momento in cui non sarebbe più stata dipendente da me, senza sapere che quei momenti mi sarebbero mancati da morire.

Mi sarebbero mancati come l’ossigeno nei polmoni.

In certe mattine di primavera, in cui la saluto davanti alla scuola e vorrei fosse già ora di andarla a prendere ed averla con me ogni attimo della mia vita.

Perché tutta la mia vita è lei.

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