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Piede cadente, la mia sfida di questo anno funesto

Piede cadente
Piede cadente

Piede cadente

In questo 2020 molto difficile, la mia sfida principale è il piede cadente. Ci sono ernie del disco che escono e creano qualche problema facilmente risolvibile. Ernie che escono e nemmeno te ne accorgi, perché stanno lì ma non spingono su nessun nervo. Ed altre che fanno danni seri.

Ovviamente a me che ernia è capitata? La terza. Quella più cattiva. Quella che mi ha creato un bel danno. Danno che spero di risolvere, ma al momento non ne ho la certezza. Solo il tempo dirà se potrò risolverlo, dopo aver eliminato quell’ernia maledetta, con qualche mese di fisioterapia, o se dovremo cercare qualche soluzione alternativa.

Il piede cadente è una patologia neurologica che può dipendere da tante malattie, anche gravi. Nel mio caso è una conseguenza di una grossa ernia del disco, posizionata tra L4 ed L5. In pratica l’ernia ha schiacciato il nervo della colonna vertebrale, verso la fine. Il neurochirurgo me lo ha spiegato mentre mi faceva vedere il danno sulla risonanza magnetica.

Sulla risonanza, infatti, si vedeva come un filo bianco, che si allunga per tutta la colonna. Ad un certo punto questo filo era come se fosse interrotto. E poi, più sotto, c’era un’altra codina del filo. Il filo in realtà è il nervo. Dove sembrava interrotto è il punto in cui l’ernia era fuoriuscita e lo ricopriva completamente, non facendolo nemmeno vedere. Poi si vedeva la parte finale del nervo.

Questa parte finale pare sia collegata anche al nervo del piede. E l’ernia, schiacciando il nervo sulla colonna, in qualche modo mi ha bloccato il nervo del piede.

Cosa comporta tutto questo? Che io non riesco ad alzare il piede in su. Con conseguenti problemi di deambulazione. Riesco a camminare, ma devo alzare il ginocchio, perché il piede non si tira su e rischio di inciampare su me stessa. Un po’ zoppico, non mi sento stabile quando cammino.

Per capirci, il movimento che non riesco a fare è quello di alzare il piede in su, come se si vuole camminare sul tallone. Ci provo, ma il piede non si alza. E questo è un movimento importante per camminare bene.

Un gran problema, che non so se riuscirò a risolvere. Il primo passo è stato quello di togliere l’ernia, per liberare il nervo.

Ma non funziona come un interruttore, che lo clicchi e riprende a funzionare. Il nervo ora è libero ed ha spazio per riprendersi, ma la ripresa non è istantanea ed automatica. Il nervo avrà bisogno di tempo per recuperare il suo spazio e le sue funzioni. È come se l’ernia abbia lasciato un’impronta sul nervo. Ed ora il nervo ha bisogno di tempo per recuperare il suo spazio. Lo immagino come una cannuccia schiacciata, sperando che, tolto il peso dell’ernia, questa sorta di cannuccia possa tornare ad avere una circonferenza e a funzionare come prima.

Nel frattempo anche il nervo ed i muscoli del polpaccio e del piede devono essere allenati per cercare di recuperare quella mobilità persa.

Nel primo mese dopo l’intervento si tratterà più che altro di ginnastica passiva (con un fisioterapista che farà massaggi al polpaccio e al piede o gli farà fare movimenti o mi farà visualizzare il nervo, cercando di immaginarlo mentre lo muovo). Insomma devo recuperare la sensibilità al nervo, anche cercando di immaginarlo nella mia testa. E poi dovrei fare elettrostimolazioni per cercare di rianimarlo. 

Fortunatamente non ho perso la sensibilità al piede. Quando me lo toccano, lo sento, anche se un po’ ovattato. A volte ho l’impressione che sia gonfio internamente o bloccato al livello della caviglia. E per questo non riesco a piegarlo. Come se fosse un palloncino lungo, gonfiato talmente tanto che non si riesce a piegare. Spero passi questa sensazione.

Dopo un mese dall’intervento, dovrei iniziare una fisioterapia più attiva. Ed anche ginnastica posturale, anche per la stabilità della schiena. Seguirò tutte le indicazioni del neurochirurgo.

Insomma, sarà un percorso lungo da seguire. Secondo il neurochirurgo almeno di 6/8 mesi. Un periodo in cui speriamo di riuscire a recuperare questo piede. Perché rimanere disabile a questa età, per un’ernia, non sarebbe una cosa facile da accettare.

Eventualmente, il neurochirurgo mi ha detto che, se non dovessero esserci progressi in questi 6/8 mesi, dopo valuteremo altre strade. Come l’uso di una molla, che si posiziona nella scarpa e che dovrebbe far fare al piede quel movimento che ora gli manca. Oppure un innesto di nervo, prendendolo da un’altra parte. Ma solo soluzioni a cui penseremo più avanti. Se la fisioterapia non porterà miglioramenti.

Per ora mi affiderò ai terapisti che mi consiglierà il neurochirurgo. E mi impegnerò al massimo per cercare di recuperare.

E spero che il sogno di mia madre, che ha sognato mio nonno (che non c’è più da 24 anni) e gli chiedeva se aveva visto il mio piede… e mio nonno gli ha risposto che tornerò a camminare… insomma, spero che si realizzi.

Voglio tornare a camminare bene. Voglio poter uscire da sola e sentirmi sicura nel modo in cui cammino. Voglio portare le mie bimbe a scuola. Voglio andare a prenderle in palestra. Voglio tornare a nuotare.

Devo impegnarmi al massimo. E sperare di ottenere risultati positivi con la fisioterapia. Vi racconterò tutto il percorso che seguirò nei prossimi mesi. Ed auguratemi buona fortuna, se capiterete su questa pagina.

Image by andreas160578 from Pixabay

2 Risposte a “Piede cadente, la mia sfida di questo anno funesto”

  1. Ciao,
    ti capisco perfettamente e ti sono molto vicina in quanto anch’io ho lo stesso problema ad entrambi i piedi, ma dato da immobilità a letto per via di un coma in cui sono stata per tutta l’estate. Spero come te di riprendere a camminare normalmente, senza l’uso di ausili e con la stessa energia e sicurezza di prima. Quanto è veritiero il detto: “non ti accorgi di quello che hai finchè non lo perdi”?
    Ti auguro un enorme in bocca al lupo e se ti va fammi sapere come procede!

    Vittoria, 21 anni

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