Perché si dice che Tranquillo ha fatto una brutta fine

Tranquillo
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Tranquillo ha fatto una brutta fine“: perché si dice così? Vi è mai capitato che qualcuno vi abbia detto di stare tranquilli e voi avete pensato a questo modo di dire?!? Ma perché si dice così? Non so se questo sia un detto solo delle mie parti o venga utilizzato in tutta Italia. Scopriamo comunque chi era “Tranquillo” e perché ha fatto una brutta fine!

A quanto pare Tranquillo era una persona realmente esistita. Ed ha fatto veramente una brutta fine. Quindi non conviene mettersi nei suoi panni. E da lì arriva il detto. Ma partiamo dall’inizio.

Si tratta di una storia avvenuta nella provincia di Novara negli anni Sessanta (quindi il detto è successivo a quell’epoca e allora probabilmente si è diffuso nel Nord Italia per poi diventare un detto comune a tutto il paese). Protagonista di questa storia di cronaca nera era un commerciante di formaggi, Tranquillo Allevi, che era sposato ed aveva due figli. Il signor Allevi non aveva una vita sentimentale molto semplice. La moglie, infatti, tale Renata Lualdi, aveva un amante. Il marito lavorava sempre fino a tardi. E così la donna aveva intrapreso una relazione extraconiugale con un veterinario di un paese vicino, Renzo Ferrari.

Nel paese dove viveva Allevi si diffuse rapidamente la voce del tradimento della donna. Finché arrivò all’orecchio del signor Allevi, che, tornando prima a casa, colse in flagrante i due amanti. L’uomo decise però di non cacciare di casa la moglie, ma si trasferì con tutta la famiglia in un altro paese, dalla provincia di Novara a quella di Imperia. Il cambio di città però non fermò la donna, che continuò a tradire il marito, anche con altri uomini.

A questo punto torna in gioco il primo amante, Renzo. Che, ancora innamorato della donna, fa una proposta ad Allevi: cedergli la moglie in cambio di 4 milioni di lire. Allevi lascia la scelta alla moglie, che però rifiuta, facendo infuriare l’amante. Il 25 agosto 1962 a casa Allevi arriva un pacco da parte di una importante azienda lombarda con una bottiglietta di una famosa bevanda analcolica. Al signor Allevi viene proposto di diventare rappresentate della bevanda, dopo averla assaggiata per valutarne la qualità. L’uomo, felice di questa proposta, invita a casa 2 amici, Arnaldo Paini e Isacco Allegranza, per assaggiare insieme la becansa.

Al primo assaggio i 2 ospiti notano un sapore amaro, mentre Allevi la beve tutta. E subito vengono colti da dolori fortissimi e vanno in ospedale. I 2 amici riescono a salvarsi, perché vengono sottoposti immediatamente a una lavanda gastrica. Mentre Allevi, avendo bevuto una quantità maggiore della bevanda, non si salva. Si scoprirà successivamente che si tratta di avvelenamento da ingestione di stricnina. Il pacco e la relativa proposta non erano stati mandati dalla famosa azienda, ma era stato tutto contraffatto per far cadere Allevi nella trappola. E la bottiglia non conteneva la bevanda, ma del veleno. 

I sospetti caddero subito su Renzo Ferrari e in poco tempo gli investigatori trovarono anche le prove che lo incastravano. Dopo il rifiuto della sua proposta indecente, l’uomo infatti si era convinto che l’unico modo per riavere la sua amata fosse quello di togliere di mezzo il marito. Il veterinario (che ha sempre continuato a dichiararsi innocente), al processo, fu poi condannato a 30 anni di reclusione e in Corte d’Appello all’ergastolo per omicidio premeditato. E’ uscito dal carcere nel 1986, in occasione della grazia concessa a molti carcerati dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ed è poi morto nel 1988.

Image by Shahariar Lenin from Pixabay

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