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Articoli scritti con l’intelligenza artificiale: cosa ne penso

Articoli scritti con l'intelligenza artificiale
Articoli scritti con l’intelligenza artificiale

Articoli scritti con l’intelligenza artificiale

Articoli scritti con l’intelligenza artificiale… posso dire cosa ne penso? Posso esprimermi liberamente? Ecco… allora… Non mi piacciono! L’ho detto. Se voi lavorate nelle redazioni online (o magari anche in redazioni di riviste cartacee) e ormai producete i vostri articoli solo con l’intelligenza artificiale, non vi offendete. Ma a me proprio non piacciono.

E vi spiego anche il perché. Ormai capita sempre più spesso di capitare su siti internet che hanno scelto di pubblicare tramite intelligenza artificiale. La “meravigliosa” AI per me può essere un punto di partenza, uno spunto, ma poi ci deve essere una persona fisica che ci mette del suo, per rendere l’articolo un po’ più speciale. Il problema è quanto viene utilizzata solo per aumentare il più possibile il nome delle pubblicazioni, senza un intervento “umano”. Ecco, questi articoli proprio non li sopporto. Perché ti danno nulla.

Tra chi preferisce ancora puntare sulla qualità e chi invece ha optato per la quantità (a discapito della qualità), io preferisco di gran lunga la qualità.

Perché nella realtà cosa ci ritroviamo quando un articolo viene scritto solo dall’AI? Spesso sono solo una brutta copia dell’originale, un riassunto fatto male. Per non parlare degli errori che possono riportare o delle notizie inventate perché l’AI si è preso qualche “licenza poetica” di troppo. Si nota che non c’è un pensiero umano dietro. Sono articoli piatti, che non ti trasmettono nulla. Spesso veramente troppo banali. Non lanciano nessuno spunto di riflessione. Non ti danno niente.

Ecco, io quando mi imbatto in questi articoli, vado a cercare la fonte originale, perché in genere non è scritta così male ed è un piacere leggerla.

Quindi puntare esclusivamente sull’AI cosa ti porta? Che a lungo andare perderai quel pubblico che si aspetta qualcosa di più dai tuoi articoli. Che non vuole semplicemente un riassunto stilizzato. Che cerca la parte umana in un testo.

Ok, ora passerò per quella “antica” che non si vuole adeguare alle novità. Ma veramente negli ultimi tempi mi è capitato di imbattermi in articoli realizzati con l’intelligenza artificiale e la differenza si nota. Eccome se si nota.

Mi viene in mente il professore di inglese di mia figlia che ha dato come compito per casa la stesura di un saggio sulla pena di morte. Ha letto il primo saggio, poi il secondo, poi il terzo e il quarto. Arrivato al quinto saggio, che era quello di mia figlia, ha esclamato: “Finalmente un testo che si vede che non è stato scritto con l’AI!”.

Con riporto questo episodio per sottolineare che mia figlia non la usa per fare i compiti, ma se li scrive da sola. Ma l’ho scritto solo per far capire che anche nei compiti è la stessa cosa. Se un compito viene svolto dall’AI si nota. Se un compito viene scritto col proprio cervello, la differenza è notevole.

E vale anche per Latino. Studenti che fanno a casa versioni perfette. E poi al compito in classe non riescono a tradurre una frase. Anche la professoressa di Latino comincia a pensare che ci siano studenti che a casa fanno fare tutto all’AI e poi arrivano a scuola e non sono in grado di fare nulla da soli.

E allora perché un redattore ora dovrebbe farsi fare tutto il lavoro dall’AI? E’ veramente svilente che una professione venga ridotta a semplice attività di controller dell’intelligenza artificiale. Il lavoro dovrebbe evolvere e portarci a fare cose migliori. Non queste cose che si leggono in giro sempre di più…

L’AI può essere utile, ma deve essere una base su cui lavorare. Non dovrebbe sostituire in toto il redattore. Che poi se uno deve mettersi a riscrivere completamente un articolo, perché magari l’AI lo ha fatto male, non faceva prima a scriverlo direttamente da solo? Voi che ne pensate?

Foto di Julius H. da Pixabay

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