Il ritorno a lavoro e il primo vero distacco

Il ritorno a lavoro e il primo vero distacco.

A mio avviso è la fase più brutta del pacchetto maternità. Il primo vero distacco, spesso nemmeno tanto voluto ma necessario per l’economia familiare.

Al giorno d’oggi con un solo stipendio non tutti possono vivere bene, e così arriva per moltissime mamme il giorno del rientro a lavoro e del primo sofferto, inevitabile, malvoluto distacco.

Perché quale mamma desidera staccarsi dal suo piccolo?

Io penso che non sia un momento felice per alcuna mamma. Un momento che ognuna di noi rimanda il più possibile, ma che alla fine arriva inevitabilmente a meno di poter fare scelte diverse.

E mentre la moralista di turno (senza figli) ti fa notare quanto sia stata fortunata tu ad avere ancora un posto di lavora, il tuo cuore sanguina.

Non sei una sfaticata, anche se vogliono fartelo credere. E’ fisiologico soffrire per il primo distacco.

Certo si rientra con le due ore di allattamento, ma per le mamme che lavoravano full time significa comunque rientrare a 6 ore al giorno, non c’è molta differenza col full time.

La cosa brutta è che la sofferenza di una mamma viene sempre presa sottogamba dal resto del mondo e scambiata con poca voglia di lavorare.

Non è così. E che l’amore alla fine è sempre la cosa che conta di più.

Sono rientrata a lavoro dalla prima maternità che Carlotta aveva 8 mesi. Se mi avessero pugnalato al cuore avrei sofferto di meno. Meno quelle mattine in macchina con le lacrime agli occhi e il trucco messo a posto di nascosto per non darlo a vedere.

Il seno che mi faceva male e lei che appena mi vedeva si attaccava subito, per rinsaldare e dimenticare immediatamente quel tempo, ai suoi occhi infinito, che ci aveva separate.

I primi mesi avrei mangiato pane e cipolla per poter stare sempre con lei. Poi mi sono resa conto che avrei sofferto di più ancor di più a costringere anche a lei pane e cipolla, così mi sono fatta forza e ogni giorno ho cercato di compensare come meglio potevo la mia mancanza. Correndo a casa e portandola in giro, vivendo il fine settimana al massimo e negandomi qualsiasi cosa che non comprendesse lei.

Qualcuno direbbe che mi sono annullata, io invece credo di aver fatto ciò che faceva stare meglio entrambe.

Col secondo figlio ho potuto stare a casa più a lungo e ho ripreso da pochi giorni ora che lui ha due anni.

Il seno non fa male, ma il cuore fa male allo stesso modo.

Come soffriamo noi, soffrono anche loro. Anche se apparentemente sono sereni la cosa che ho notato in entrambi è che le prime notti dal mio rientro a lavoro sono state per loro estremamente agitate.

Oggi vengo da una nottata passata con un bambino che ogni ora si è svegliato urlando “mamma”.

Non è un buon giorno. E la seconda volta che passo questa fase del distacco, e no alla sofferenza non ci si abitua mai.

Non ci si abitua a lasciare i propri cuccioli ancora piccoli. La natura non lo prevede.

Non ci si abitua ad affrontare giornate, e impegni con alle spalle notti insonni.

Non ci si abitua alle critiche di chi ti dice: “ Devi solo ringraziare”.  Eh no cari miei io dovrei solo ringraziare se vivessi in un paese che come mamma mi venisse incontro e mi aiutasse. Ma così non è.

Quindi non ho niente da ringraziare ma solo da lottare per andare avanti a testa bassa.

Supereremo anche questo. Magari stanotte andrà meglio. Lo spero

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