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In Italia non si fanno più figli. Chissà come mai

In Italia non si fanno più figli. Chissà come mai

In Italia non si fanno più figli. Chissà come mai.

Ieri per sbaglio ho guardato il telegiornale, notiziona del giorno: in Italia la natalità è in calo. 

Ma davvero? E chissà come mai vero?

Partiamo dall’inizio. Hai studiato, cerchi lavoro. Hai una botta di fortuna e lo trovi. Inizi con sei mesi di stage, che se ti va bene lavori come gli altri, spesso più degli altri, ma prendi giusto un rimborso spese. E ringraziare prego.

Poi lo stage finisce e ti fanno il contratto di apprendistato a tempo determinato e prendi 900 euro al mese. Capito?

Proviamo a fare due semplici conti: una casa in affitto costa in media 500 euro al mese, poi devi pagare la macchina che ti serve per andare a lavorare, la benzina e magari mangiare.

Siete in due ma senza due contratti a tempo indeterminato il mutuo non ve lo accende nessuna banca.

E comunque due contratti a tempo indeterminato non bastano perché il mutuo al cento per cento non lo fa alcuna banca, quindo devi essere riuscito a metter da parte almeno ventimila euro che è una cosa facile con uno stipendio da fame vero?

Mettiamo che hai fortuna, che i genitori hanno soldi da prestarti, il contratto di lavoro è a tempo indeterminato e finalmente riesci insieme al tuo compagno ad acquistare un mini appartamento con mutuo fino all’età pensionabile.

A questo punto ti lanci, e fai un figlio.

Tuo figlio nasce e quando ha solo tre mesi devi rientrare a lavoro perché in Italia il congedo di maternità dopo i tre mesi del bambino riduce lo stipendio al 30%. E con quel 30% non puoi vivere.

Ma la cosa divertente è che gli asili che prendono bambini di 3 mesi per almeno 6 ore al giorno (perché se rientri con le ore di allattamento passi da otto a sei ore) si contano sulle dita di una mano monca, e per rientrare avresti dovuto fare domanda al quinto mese di gravidanza se non in fase di concepimento.

Allora per mantenere il posto di lavoro paghi una tata e fai versare il tuo stipendio direttamente sul suo conto.

Rinunci a curare tu stessa il tuo bambino solo per mantenere il posto di lavoro. E questo con immenso dolore.

E poi magari hai fortuna e si libera un posto al nido, e rinunci almeno a metà del tuo stipendio sempre per mantenere il posto di lavoro.

Perché oltre al nido devi pagare una persona che si occupi di andarlo a prendere oppure il post scuola perché gli orari di lavoro e quelli degli asili non coincidono mai!

Arriva poi tempo della scuola materna, pensi di riuscire a respirare, ma poi scopri che all’asilo statale non c’è posto e ti trovi a dover pagare una materna privata che costa quasi come il nido. Più il solito servizio di post scuola o persona che lo vada a prendere.

E continui a lavorare solo per pagare asilo e tata perché prima o poi il figlio si ammala e puoi scegliere se pagare una tata o stare a casa con lui con i fantastici permessi NON retribuiti per la cura del bambino.

E così finalmente arriva l’età della primaria. Finalmente respiri. Forse.

Ma a questo punto hai voglia di farne un’altro?

E se anche lo facessi come potresti mantenerne due con tutti questi disservizi all’italiana.

Non abbiamo un welfare dedicato alle famiglie, le mamme sul lavoro non sono agevolate in alcun modo e anzi devono lottare con le unghie e con i denti.

Ci sono mamme che lavorano anni solo per pagare la baby sitter.

Mamme che ogni giorno si alzano con fatica.

Mamme che corrono e non si fermano mai.

E tutto solo per sopravvivere.

E c’è moltissima diffrenza tra il vivere e il sopravvivere.

Vi stupite ancora che non si facciano più figli?

Dateci stipendi degni di tale nome, asili gratuiti, aiuti alle mamme.

Non criticate le mamme che rinunciano al lavoro per stare con la famiglia ma magari metteteci in condizioni di non  fare una scelta cosi estrema e a volte irreversibile.

Non ci sono nascite perché in fondo non c’è speranza per il futuro.

E questo è davvero molto triste.

E io da mamma ogni giorno mi guardo intorno e mi chiedo quale mondo lascerò ai miei figli. E non vi nascondo che sono estremamente sconfortata, tanto da chiedermi perché ho deciso di metterli al mondo se non gli lascerò un mondo da vivere ma solo un mondo in cui arrancare.

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