C’ho un urlo spezzato a metà in gola

C’ho un urlo spezzato a metà in gola.

Come uno sfogo che vorrebbe uscire ma non può.

Già perché dobbiamo sempre ritenerci fortunato, perché si sa c’è sempre qualcuno che sta peggio di te e allora lamentarsi è considerato SBAGLIATO.

Perchè ammettere di non essere davvero felice è una vergogna da nascondere e tenere solo per se stessi.

La finzione. La finzione regna sovrana nella nostra società. Si finge qualsiasi cosa. Si finge di essere ricchi, si finge di amare il lavoro, si finge di amare la persona al nostro fianco si finge la felicità a qualunque costo. Anche zittendo il proprio io interiore che vorrebbe solo gridare fino a perdere il fiato

Prova ad esternare che in fondo, cosi felice non lo sei. I casi sono due.

O ti dirotteranno da uno psicologo perché è ovvio che se non sei felice sei indubbiamente depresso e il problema è solo tuo, e ce l’hanno loro la pillolina che ti ridarà la felicità.

Oppure ti insulteranno. Perché il tuo malessere non ha importanza se in fondo, dal loro punta di vista le basi per la felicità ci sono tutte. E magari fosse cosi semplice.

Magari bastasse una casa, due soldi in banca per essere felici.

Magari bastasse cosi poco.

E non è solo una questione di soldi, anche se i soldi la felicità possono aiutarti a crearla questa felicità in alcune situazioni.

Perché quando i tuoi figli ti chiedono di andare al mare e tu al mare non ce li puoi portare, beh in quel caso i soldi la felicità l’avrebbero fatta eccome. Ma non ti puoi lamentare, perché in fondo hai un lavoro, che magari ti fa schifo ma non lo puoi certo ammettere, e allora le vacanze si faranno un’altra volta.

Ma c’è molto di più.

Non so definire cosa sia la felicità, e come si possa una persona davvero definire felice.

So solo che non è permesso esprimere un malcontento senza essere ingiustamente giudicati, additati.

E allora io c’ho un urlo strozzato in gola. Un urlo che vorrebbe uscire ma non può farlo. E come tanti mi barcameno tra una giornata e l’altra ripetendo a me stessa che in fondo non avrei motivi per essere cosi arrbbiata. Sono piccole cose, a volte infinitesimali, ma da matematica posso garantivi che è la somma che fa il totale.

Sono momenti che mi fanno ripercorrere la mia vita in rewind domandandomi quale sentiero “sbagliato” mi abbia portata a questa meta.

Non è una meta sbagliata, è una meta come tante, e come altre che attraverserò nel mio cammino. Forse una meta più buia.

Non mi vergogno di dire di non essere davvero felice. 

Mi capita anche di scriverlo su facebook e subito chi sta la mio fianco mi sgrida. Perchè certe cose non si dicono, non vanno dette.

C’è un tabù nella sofferenza che altro non fa che alimentare la sofferenza stessa.

Cè vergogna, il motivo non si sa.

Fatto sta che nel mondo social e nel mondo reale bisogna mostrarsi felici a tutti i costi. E io che non lo faccio altro non sono che la solita pecora nera, che come al solito rompe le scatole.

Scusate se in questo blog non vi mostrerò una vita patinata, ma vi mostrerò una vita reale.

Una vita fatta di alti e di bassi, di giornate allegre e di giornate no. Di una vita che va avanti, perché non si può fermare e va avanti in un qualche modo. A volte correndo, a volte camminando e a volte strisciando.

Io sono così. Io sono reale, e sono sincera. A volte troppo. la sincerità non paga mai, la vita me l’ha ricordato già diverse volte. Ma non ho intenzione di cambiare.

E non mi vergogno di dire che la felicità non abita a casa mia.

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