Al ristorante con i figli – L’impresa raccontata da un papà

Al ristorante con i figli

Diventare genitore ti fa fare delle cose folli che prima non avevi mai avuto il coraggio di fare, ti fa fare imprese epiche che resteranno negli annali o almeno nei libri di cucina.

Una di queste imprese eroiche che pongono il genitore appena un gradino sotto le divinità greche è la scelta di andare in un ristorante, magari anche bello, magari anche costoso, con uno o più figli.

Si perché ad andare in posti ideati per i bambini sono bravi tutti, giochi, colori, sorpresine e company. Ma pensare di andare a mangiare in un posto che non abbia già la formula bimbo è una di quelle esperienze forti che in confronto il bunjee jumping è una passeggiata di salute.

Quando un genitore varca la soglia di un qualsiasi ristorante lo fa tipo i vecchi sceriffi nei saloon, brandendo la doppia pistola, ops doppio biberon, e lo fa armato di passeggini, carrozzine o fasce e sa che dovrà affrontare tipo un centinaio di cose, persone e imprevisti.

I pensieri che passano nella testa dei nostri eroi moderni prima ancora di prendere posto sono più o meno questi:

-chissà che tavolo ci hanno dato, speriamo ci stia la carrozzina e che i camerieri ci passino
-speriamo che ci sia spazio vitale per lasciarlo giocare.
-speriamo di non stare sotto l’aria condizionata, dietro la porta o vicino al Wc.
-chissà se i nostri vicini sono dei fanatici dei locali No Kids o ci sorrideranno almeno una volta.
-il bagno avrà fasciatoio? Avrà una base di appoggio dove poter cambiare il piccolo o sarà tipo autogrill, dove non puoi toccare nulla perché bene che ti vada prendi il tetano?
– i ristoratori saranno gentili o partiranno già più acidi dei limoni che usano per l’impepata di cozze?
-il cellulare avrà campo per fargli vedere eventualmente video su YouTube o per chiamare in caso la polizia?
-faranno la pasta al pomodoro semplice? La cuoceranno o te la porteranno ancora cruda? avranno cotoletta di pollo e patatine?
-Scalderanno gli omogenizzati per il piccolo o ti guarderanno tipo alieno alla tua richiesta?

Superata questa prima fase di smarrimento il genitore prende posto e la procedura può richiedere un tempo variabile che va dai 5 minuti a “chi cavolo me lo ha fatto fare di venire, ma perché non ci siamo accontentati di bastoncini di merluzzo o pizza a domicilio?”.

Poi se è fortunato, però, gli hanno dato un tavolo con ampio parcheggio, i vicini hanno anche loro un bimbo e i due fanno amicizia, il piccolo si addormenta, il ristoratore è padre di famiglia, fanno da mangiare per bimbi e non solo nouvelle cousine, il cellulare prende, il bagno è attrezzato e il loro pranzo/cena dura un tempo accettabile prima che uno dei due possa pensare: “chiediamo la doggie bag , ho buttato i soldi” o la fatidica frase: “mai più”. Diciamo che è più probabile fare 6 al Superenalotto senza giocare la schedina che vedere verificarsi tutte queste condizioni contemporaneamente. Ma il genitore sa accontentarsi anche di un misero 3.

Ecco io con il primo figlio mi sono trovato più volte a pensare che piuttosto di andare al ristorante sarebbe stato più facile fare il cammino di Santiago, che se avessi lanciato i soldi dalla finestra li avrei usato meglio. E quando vedevo famiglie con il doppio figlio al ristorante, che magari mi sorridevano pure, volevo andare da loro a baciarli e abbracciarli o in alternativa prenderli a sberle per fargli togliere quel sorriso dalla faccia.

Poi però è arrivato il mio secondo e tutto è cambiato. Lui al ristorante vuole assaggiare tutto, si sfoglia persino i menù a 4 mesi e non vuole mai andare via. Tutti i ristoratori padri, e non, quando lo vedono smettono di servire ai tavoli e si fermano accanto in venerazione offrendoci un servizio di baby sitting mentre noi increduli gli mangiamo in faccia.

Persino i vicini di tavolo sembrano tutti più dolci e sorridenti di un tempo. Siamo diventati più bravi noi? Assolutamente no.
Siamo più esperti? Manco per idea.

La verità è che con i figli non esistono regole, non esiste una legge che valga per tutti. Ma talvolta esistono le botte di culo.

E nostro figlio probabilmente è il figlio di uno Chef o, nella migliore delle ipotesi è stato concepito sul tavolo di una cucina.

Autore Daniele Marzano 

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