Crea sito

Tu come ti senti? La domanda che fa stare bene

Tu come ti senti?
Tu come ti senti?

Tu come ti senti?

Tu come ti senti?

Questa domanda, che può sembrare banale, è invece la domanda giusta, che dovrebbe essere sempre fatta a chi, come me, sta seguendo un percorso di riabilitazione. Domanda che mi è stata fatta qualche giorno fa dal mio fisioterapista di idrochinesi. Perché loro, i fisioterapisti, che hanno un occhio clinico, possono dirmi come mi vedono e se notano un miglioramento, prima ancora che io stessa riesca a notarlo. Ma è fondamentale anche sapere come mi sento io e come percepisco questo percorso che stiamo facendo insieme.

Qualche giorno fa, l’altra mia fisioterapista, rivedendomi dopo una decina di giorni, è stata contenta perché ha notato dei progressi rispetto all’ultima volta che mi aveva visto. Progressi che, in un percorso di riabilitazione a livello neurologico, non sono mai così scontati. Se ti rompi un braccio o una gamba, bene o male si conoscono i tempi di recupero. Quando invece si deve fare un lavoro di recupero su un nervo (nel mio caso perché era stato schiacciato da una grossa ernia e ne aveva risentito veramente tanto, causandomi il piede cadente), non si hanno tempi di recupero precisi. E sicuramente si tratta di un lavoro lungo (già il neurochirurgo mi aveva prospettato almeno 6/8 mesi per il recupero!).

Bisogna vedere come il nervo risponde alla fisioterapia e se risponde. Perché la cosa peggiore è che non c’è nessuna certezza. E questo rende tutto più difficile. Ci si deve affidare ai fisioterapisti e vedere come va, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana. Senza fare programmi. Il nervo potrebbe rispondere subito, potrebbe rispondere dopo un mese o dopo 6 mesi, potrebbe rispondere solo in parte o non rispondere per niente.

La prima volta che me lo ha detto il neurochirurgo, mi ha lasciata nello sconforto. Perché ovviamente dovevo operarmi, ma non avevo la certezza che avrei recuperato totalmente. E sentirsi dire che non c’è la certezza del risultato non è confortante. L’unica cosa certa è che sarebbe stato un percorso lungo. L’operazione era fondamentale per provare a recuperare il nervo. Ma poi avrei dovuto affrontare un percorso di fisioterapia per provare a recuperare quel nervo schiacciato ed il piede. E non si tratta di iniziare sapendo di dover fare 10 o 20 sedute di fisioterapia e poi concludere. Si tratta di iniziare, senza sapere quanto durerà questo percorso. Iniziare andando avanti settimana dopo settimana. Ovviamente si fa, ma è importante mantenere la concentrazione ed impegnarsi, anche se i risultati non arrivano subito o sembrano lenti.

Ed è per questo che quella domanda iniziale “Tu come ti senti?” è veramente fondamentale. Perché se il paziente è sfiduciato, perde la motivazione e si sente scoraggiato, tutto questo non aiuta.

Io ho avuto la fortuna, in tutto questo, di incontrare dei fisioterapisti veramente bravi, che riescono a motivarmi e ad incoraggiarmi. Che si preoccupano di chiedermi come mi sento e che mi incoraggiano ad andare avanti insieme. Persone con le quali mi sento perfettamente a mio agio ed in sintonia. Tanto che, già lo so, quando questo mio percorso finirà e smetterò di andare da loro, mi mancheranno. Mi mancheranno come persone e come professionisti che fanno il loro lavoro veramente con passione, sapendo metterti a tuo agio, per rendere il lavoro insieme un po’ più facile.

I risultati si vedono, anche se ancora non si vede il traguardo. Ogni miglioramento che riesco a notare personalmente (oltre al fatto che sono loro a dirmi che ci sono miglioramenti) può portare a sentimenti contrastanti. Da una parte la felicità perché ci sono miglioramenti e li vedo anche nel quotidiano. Ma dall’altra anche un po’ di sconforto perché magari vorrei che fossero più rapidi.

Però ci sono loro, i miei fisioterapisti, che mi danno il tormento sullo schema del passo, ma lo fanno per il mio bene. E mi invitano a provarci, anche se penso di non riuscirci o se non ci riesco come vorrei. Perché anche se per me è poco, però quel poco rappresenta un punto di partenza, una base su cui lavorare. Oppure un ulteriore passo avanti, che magari all’inizio non riuscivo a fare per niente.

Ed avere qualcuno che ti incoraggia e non ti lascia perderti in pensieri di stanchezza o “non ce la faccio” è veramente importante. Il morale deve restare su ed ha lo stesso peso della fisioterapia attiva o passiva.

Ed è grazie a loro che io vado alle mie sedute di fisio con gioia. Sono i momenti più attesi della settimana. Anche perché in questo periodo è veramente l’unico momento di svago. L’unico momento solo per me. Ovviamente ci vado perché ne ho necessita. Non è come andare in palestra perché ti diverti e vuoi andarci. La fisioterapia devo farla e non ho alternative. Ma trovare qualcuno che te la fa fare con il sorriso è sicuramente molto importante.

Ed è per questo che una domanda come “Tu come ti senti?” fa piacere. Perché indica un interesse che va al di là del mero lavoro. Perché indica che il terapista ci tiene anche al morale del suo paziente. Cosa veramente importante per il recupero.

Image by Laura Artal from Pixabay

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.