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Sono una mamma (inconsapevolmente) ad alto contatto

mamma alto contatto
Mamma ad alto contatto

Essere mamma ad alto contatto

Essere tenuto tra le braccia con amore è il più grande stimolo allo sviluppo: nelle braccia della madre o del padre, dove c’è calore si è al sicuro, i muscoli si rilassano ed il respiro si fa più profondo, nello stesso modo accarezzare dolcemente e cullare lievemente scioglie le tensioni. La frequenza cardiaca del bambino si sincronizza con quella della mamma: se lei è rilassata e in armonia, lo sarà anche il bambino. Il sistema nervoso autonomo della madre comunica con il sistema nervoso del bambino, calmandolo attraverso il tatto.
(Sue Gerhardt, psicologa)

Sono (sotto molti punti di vista) una mamma ad alto contatto. Anzi sarebbe meglio dire che sono una mamma inconsapevolmente ad alto contatto. Non ho scelto di diventare ad alto contatto. E’ stato uno sviluppo naturale. Un “qualcosa” che sono diventata automaticamente dopo la nascita della mia bambina. Inconsapevole perché non sapevo nemmeno cosa volesse dire “mamma ad alto contatto“. Ho fatto determinate scelte con la maternità. Scelte che facevano stare bene me e le mie bambine.

Non sono partita dalla consapevolezza di cosa volesse dire essere mamma ad alto contatto. Ma ho scoperto dopo che alcune delle mie scelte potevano essere annoverate tra quelle delle mamme ad alto contatto. E così, inconsapevolmente, mi sono ritrovata anch’io ad esserlo.

Ci sono mamme che scelgono di esserlo. La mia non è stata una scelta, ma una evoluzione naturale. Magari determinata dal mio istinto materno. Da quello che pensavo fosse meglio per me e per le mie bimbe. Non mi rende più mamma di altre mamme che non hanno fatto le mie scelte. Penso sempre che siamo tutte mamme allo stesso modo, indipendentemente dalle scelte che si fanno (sempre che siano scelte fatte per il proprio bene e per il bene del proprio bambino).

Che significa veramente essere mamme ad alto contatto?

Le mamme ad alto contatto (ma esistono anche i papà!) solo quelle che scelgono di avere un legame corporeo più stretto con il neonato, sin dai primi giorni. E questo prevede l’uso della fascia porta bebè (anche se in realtà quella io non l’ho mai comprata), il co-sleeping e l’allattamento al seno.

Io posso essere definita ad alto contatto perché ho scelto l’allattamento prolungato. Ho voluto (e potuto) scegliere l’allattamento materno a richiesta. Esclusivo per i primi 6 mesi (anche se, lo ammetto, dai 4 mesi ho iniziato a dare anche la frutta). E poi l’allattamento è continuato ad oltranza, finché le mie figlie non hanno deciso che non lo volevano più. Sono scelte. E vanno rispettate come chi sceglie di smettere dopo pochi mesi. Alla fine l’importante è che sia una scelta consapevole e che non pesi troppo. Per me continuare ad allattare non è stato un peso. Se così fosse stato, avrei smesso prima. E alla fine l’ho portato a termine.

Co-sleeping

E poi ho scelto il co-sleeping. Questo non vuol dire che le mie figlie non avevano un loro lettino. Ma abbiamo spesso dormito insieme. E con la piccola capita ancora. Ho letto tante cose sul co-sleeping: alcuni sostengono che faccia bene al bambino, altri che sia pericoloso. Con la prima bambina, capitava che si addormentasse nella navetta o nel lettino e poi, quando si svegliava di notte, veniva a dormire accanto a me. La mia seconda bimba, da quando è nata, riusciva a dormire la notte solo accanto a me. Non c’era verso di farla dormire nella navetta del trio. Invece accanto a me si faceva certi sonni beati. Forse era il mio odore. O perché così vicina sentiva il battito del mio cuore. O sentiva il calore. Non lo so dire… però era l’unico modo per dormire. E allora ho assecondato la sua necessità (e così riuscivo anch’io a dormire).

Essere mamme ad alto contatto prevede tutti i gesti più “antichi” dell’accudimento, come cullare, tenere in braccio, accarezzare e stare vicini. Quindi se vi dicono di non prenderlo troppo in braccio altrimenti prende il vizio, non ascoltateli. Se pensate che il bambino abbia bisogno di un vostro abbraccio, fatelo. Se pensate di doverlo prendere in braccio, fatelo. Voi siete le mamme e solo voi potete sapere di cosa abbia veramente bisogno il bambino.

Rooming in

E in fondo il mio alto contatto è iniziato nel momento in cui ho scelto di andare a partorire in una clinica ospedaliera convenzionata col sistema sanitario col rooming in. Una scelta che, lo ammetto, la prima volta mi spaventava un po’: non sapevo come sarei stata dopo il parto e se avrei avuto la forza per riuscire ad occuparmi della mia bambina da subito (una mia amica preferiva il nido in ospedale per potersi riposare dopo il parto). Ma una scelta che mi ha soddisfatta in pieno e che ho rifatto per il mio secondo parto, perché potersi occupare del proprio bambino da subito ed averlo sempre vicino è stata, per me, un’esperienza fantastica.

Quindi se queste scelte vi fanno stare bene e vi soddisfano potete essere anche voi mamme ad alto contatto. Altrimenti non sarete considerate “ad alto contatto“, ma comunque sarete sempre mamme che hanno fatto le loro scelte per il bene dei loro bambini.

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