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La poesia di Pierfrancesco Favino a Francesco Totti

poesia per totti
Poesia per Totti

Poesia di Pierfrancesco Favino per Totti

Si continua a parlare dell’ultima partita di Francesco Totti e di tutto quello che il suo addio al calcio ha scatenato nei tifosi, ma anche in chi non è propriamente tifoso dell’AS Roma.

Foto e video continuano a girare sui social. E ci si continua ad emozionare. Io sono la prima ad avere le lacrime agli occhi ogni volta che vedo un video di quella giornata. Sono fatta così. E questo evento ha segnato, in un certo senso, la fine di un’era.

A distanza di quasi una settimana ancora mi ritrovo a piangere e ad emozionarmi vedendo certe scene o leggendo certe cose. E questa poesia è stata veramente fonte di lacrime. La prima volta che l’ho vista, quasi non sono riuscita a finire di leggerla, perché mi faceva piangere troppo. Alcuni penseranno che è esagerato reagire così, che ci sono cose più serie per cui piangere… ma lasciateci piangere il nostro Capitano che ha dato l’addio al calcio giocato a Roma.

Ed allora ecco la poesia che Pierfrancesco Favino ha pubblicato sulla sua fanpage su Facebook. Poesia dedicata a Francesco Totti. Il nostro Re. E se leggendola vi emozionerete, sappiate che non siete gli unici.

Poesia per Totti

Tornamo a casa, so’ le 9 e mezza. Non c’ho voja de magna’, m’ha preso ‘na tristezza!
De che sei triste? Come ma de che? Nun c’ho mai avuto un regno, ma io c’avevo un Re.
E oggi m’ha abdicato. Sto tempo ce cojona, è ‘n attimo, ‘n t’ accorgi e via! Giù la corona.
Ma come, pare ieri, la maja larga addosso, che sto biondino entrava e noi “L’hai visto questo?”.

Poi ‘n so se so’ le maje oppure se ha magnato, ma zitto zitto er bionno s’è fatto fisicato.
Quanno toccava palla te rifacevi l’occhi e nun ce fu più Roma se nun ce stava Totti.
E intanto i Papi andavano, pure li Presidenti, ma io stavo tranquillo, lui in campo, sull’attenti.
Passavano l’inverni, venivano l’estati. La sabbia sul giornale, i “Chi se so’ comprati?”

L’invidia der momento pijava pure a me, ma me durava un mozzico perch’io c’avevo il Re.
Che mentre tutti l’artri cambiavano majetta, la sua come la pelle, se l’è tenuta stretta.
E questo ai romanisti j’ha dato più de tutto. Lo so, ‘n se pò capi’, ma è più de ‘no scudetto.
Perché se ‘n sei de Roma, se addosso c’hai le strisce, sei abituato a vince, nun sai che so’ le ambasce.

E vede’ il Re del calcio co’ addosso i tuoi colori, pure se giochi e perdi te fa passa’ i dolori.
Cor piede suo che è piuma e poi se fa mortaio, cor tacco, er collo, er piatto e doppo cor cucchiaio,
m’ha fatto sarta’ in piedi più de ducento vorte, tanti quanti i palloni raccolti nelle porte.
E lo voleva il mondo ma ce l’avevi tu. Ecco perché so’ triste, perché nun ce l’ho più.

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