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Festa della Lingua di Sant’Antonio da Padova

Festa della lingua
Festa della lingua

Festa della Lingua

Il 14 febbraio si celebra la Festa della Lingua di Sant’Antonio da Padova. Viene chiamata anche la Festa della Traslazione delle reliquie ed è la ricorrenza antoniana più importante dopo la solennità del 13 Giugno. Conosci la storia di questa ricorrenza?

È il ricordo di un evento prodigioso avvenuto nel 1263, quando san Bonaventura, nella ricognizione dei resti mortali di Sant’Antonio, a 32 anni dalla morte, ne ritrovò la lingua incorrotta. Mostrandola ai fedeli stupiti e attoniti, esclamò:

«O lingua benedetta, che hai sempre benedetto il Signore e lo hai fatto benedire dagli altri, ora appare a tutti quanto grande è stato il tuo valore presso Dio».

Questa Festa comunica ai fedeli un messaggio profondo: attraverso il prodigio della sua Lingua incorrotta, caso unico al mondo, il Santo di Padova invita tutti a tornare al Vangelo. Sant’Antonio è infatti il Santo della Parola: il Signore ha preservato quella Lingua che ha comunicato la Parola di Dio.

I miei nonni erano devoti a Sant’Antonio. Quando ero piccola siamo andati 2 volte a visitare la basilica a Padova.

Conoscete la vita di questo santo? E’ nato in Portogallo, a Lisbona, nel 1195, da genitori nobili. Il suo nome era Fernando. A circa 15 anni entra nel convento agostiniano S. Vincenzo, che si trovava fuori le mura di Lisbona, dove rimane per circa due anni. Poi si sposta a Coimbra, che a quel tempo era la capitale del Portogallo e qui sorgeva un’altra abbazia di canonici agostiniani. Qui resta per 8 anni, dedicandosi anche allo studio delle scienze umane, bibliche e teologiche. Per questo sarà considerato uno degli ecclesiastici più colti dell’Europa degli inizi del Duecento.

A 25 anni diventa sacerdote. Nel 1220 incontra i frati minori, religiosi animati da Francesco d’Assisi. Così nel settembre dello stesso anno decide di lasciare i Canonici agostiniani ed entra a far parte dei seguaci di Francesco d’Assisi. In questa occasione abbandona il suo nome di battesimo, Fernando, ed assume quello di Antonio. Matura una forte vocazione alla missione e al martirio, così decide di partire per il Marocco. Qui contrae una grave e non ben precisata malattia: è costretto al riposo forzato e non può predicare. Dato che non riesce a guarire dalla malattia, decide di tornare in patria. Ma la nave su cui si era imbarcato per il ritorno viene spinta da venti contrari fino alla Sicilia e naufraga.

Dopo una convalescenza di un paio di mesi in Sicilia, si reca ad Assisi, dove incontra Francesco d’Assisi. Si reca poi in Romagna, all’eremo di Montepaolo, vicino a Forlì, per dedicarsi alla preghiera, alla mediazione e all’umile servizio ai confratelli. Successivamente Antonio viene mandato nel nord Italia e del sud della Francia per predicare il Vangelo. Alla fine del 1223 gli viene proposto di insegnare teologia a Bologna, dove rimane per 2 anni..

Nel 1226 si trova a Limoges e nel 1227 torna in Italia. Ottiene poi l’incarico di Ministro provinciale (guida delle fraternità francescane) del nord Italia. Durante questo periodo dimostrerà di prediligere la città di Padova e la piccola comunità francescana presso la semplice chiesa di Santa Maria Mater Domini. Il 13 giugno 1231 viene colto da malore e viene trasportato a Padova, dove chiede di poter morire. Giunto all’Arcella, un borgo alle porte della città, mormorando le parole “Vedo il mio Signore”, muore all’età di circa 36 anni.

Dopo qualche giorno, viene sepolto a Padova, presso la chiesetta di Santa Maria Mater Domini. Un anno dopo la morte, papa Gregorio IX ratifica rapidamente la canonizzazione e lo proclama Santo il 30 maggio 1232. Nel 1946 la Chiesa proclama sant’Antonio di Padova “dottore della chiesa universale”, col titolo di Doctor evangelicus. Le reliquie del santo sono state spostate in tre occasioni:

  1. l’8 aprile 1263 è stato spostato nella Basilica costruita in suo onore;
  2. il 14 giugno 1310, le reliquie sono state trasportate nella nuova cappella dedicata al Santo, all’estremità sinistra del transetto;
  3. il 6 gennaio 1981, in occasione del 750° anniversario dalla sua morte, una commissione religiosa e una commissione tecnico-scientifica, nominate dalla Santa Sede, aprirono la tomba ed analizzarono i resti. Questi furono ricomposti in un’urna di cristallo ed esposti, dal 31 gennaio al 1° marzo 1981. Successivamente l’urna di cristallo venne chiusa in una cassa di rovere e deposta nella secolare tomba-altare della cappella dedicata a sant’Antonio.

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