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Anestesia generale: come superare la paura

Anestesia Generale
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Anestesia generale

Si può superare la paura per l’anestesia generale? Paura che, in alcuni casi, è vero e proprio terrore? Mettevi l’anima in pace. Per quanto ne possiate leggere, per quanto chi l’ha già fatta vi possa rassicurare, per quanto infermieri e medici vi spiegheranno che non ci sono motivi per preoccuparsi, probabilmente la paura non vi passerà. E l’unico modo per superarla è affrontarla! Non avete scampo.

E ve lo dico, perché ci sono passata da pochi giorni. Non ho mai subito una operazione in vita mia fino a lunedì scorso. Non ho mai fatto nessun tipo di anestesia finora. L’unica è stata l’anestesia locale per togliere un dente del giudizio tanti anni fa. Non ho nemmeno fatto l’epidurale quando sono nate le mie due bambine. Figuriamoci quindi una anestesia generale…

Dal momento in cui il neurochirurgo mi ha detto che dovevo operarmi, al momento in cui sono arrivata in sala operatoria, sono trascorsi solo 5 giorni. 5 giorni di terrore puro. Non tanto per l’operazione in sé, ma più che altro per l’idea di dover subire l’anestesia generale. Questo viaggio verso l’ignoto, in cui non avrei più avuto coscienza di me stessa e del mio corpo, in cui anche i muscoli che regolano la respirazione sarebbero stati addormentati ed io sarei stata intubata ed attaccata ad una macchina per respirare… tutto questo mi terrorizzava.

Ho passato giorni a immaginare ogni possibile complicazione. Compresa quella peggiore… il non risvegliarsi dall’anestesia. Ero assalita da terrore puro. Ho pianto tanto dalla paura. Penserete che sono una fifona, ma l’idea di non avere coscienza in nessun modo, mi spaventava troppo. Ho cercato qualsiasi tipo di informazione su internet su come funziona l’anestesia totale. Lo so, non si dovrebbero cercare queste cose su internet… tutto quello che riguarda la salute. Skam Italia docet: NAMACISSI (Non Andare Mai A Cercare I Sintomi Su Internet).

Ma io avevo bisogno di sapere tutto su questo tipo di anestesia. Ho anche letto tante esperienze di persone terrorizzate come me che chiedevano consigli. Ho letto articoli in cui si spiegava che l’ambito dell’anestesia ha fatto enormi progressi. Sono migliorati i farmaci che vengono utilizzati. Si è completamente monitorati. I rischi sono veramente minimi. C’è più possibilità di avere un incidente in auto mentre si va in ospedale, piuttosto che non risvegliarsi dall’anestesia. Ho scoperto tutte le varie fasi, come avviene l’anestesia. Il fatto che si utilizzano farmaci tranquillizzanti, ipnotici e rilassanti. Tutto questo per rilassare completamente il corpo e non lasciare alcun tipo di ricordo dell’operazione.

Tutto molto bello, tutto rassicurante, ma la paura non ti passa.

Amiche mi hanno detto che non me ne sarei nemmeno accorta. Che avrei fatto un bel sonno e sarebbe tutto finito in un attimo.

Ma la paura stava sempre lì. Razionalmente ho capito tutto quello che ho letto, tutto quello che mi hanno raccontato per rassicurarmi, ma la paura era talmente intrinseca e talmente radicata nel mio inconscio, che mandarla via era praticamente impossibile.

L’unica cosa certa è che non potevo fuggire. Avevo bisogno di fare questa operazione e quindi avrei dovuto fare l’anestesia. Speravo solo di non arrivare in lacrime in sala operatoria.

Il sabato prima dell’operazione sono stata in clinica a fare le analisi per la pre-ospedalizzazione, visto che poi il lunedì la mia operazione era fissata per le 8.00 di mattina. Il fatto di essere la prima, se da un lato mi spaventava, dall’altro è stato un sollievo. Perché almeno sapevo che, arrivata lì, sarebbe stato subito il mio turno e non avrei dovuto aspettare ore, continuando a immaginare chissà quale complicazione.

Durante la pre-ospedalizzazione, ho esternato le mie paure sull’anestesia generale alla dottoressa che mi ha fatto il tampone e le analisi del sangue. E lei è stata veramente gentilissima, mi ha rassicurata spiegandomi tutti i progressi fatti in questo campo, la sicurezza dei farmaci utilizzati ed il fatto che sarei stata monitorata sotto ogni punto di vista (cuore, respirazione, pressione). E al minimo problema i medici sarebbero intervenuti immediatamente. Ma non c’era motivo di preoccuparsi, perché è tutto organizzato nei minimi dettagli. Sarei stata circondata da medici e infermieri che si sarebbero presi cura di me, mentre ero in stato di incoscienza.

Poi ho raccontato le stesse paure al cardiologo che mi ha fatto l’ECG. Ed anche lui mi ha rassicurata dicendomi che ero in buone mani, ma facendomi anche capire che la mia paura era più che giustificata, soprattutto perché non l’avevo mai fatta. Ma potevo stare tranquilla, perché i medici erano bravi e mi avrebbero assistita al meglio.

Queste loro parole mi hanno un po’ rassicurata, anche se la paura era sempre lì in agguato.

La mia esperienza

Alla fine come è andata?

Prima di tutto, vi voglio dire che chi mi ha detto che non me ne sarei nemmeno accorta, aveva ragione. In un nanosecondo ho perso conoscenza e non mi sono resa conto di nulla… ma vi racconto tutto!

Sono arrivata in clinica, puntuale alle 7.30, come mi era stato detto. Il tempo di fare i fogli per il ricovero, raccogliere tutte le analisi che avevo fatto due giorni prima, e mi hanno portata in stanza. Qui è passata prima una dottoressa, neurochirurgo, assistente del neurochirurgo che mi avrebbe operata, che ha compilato la mia scheda e mi ha spiegato passo dopo passo cosa mi avrebbero fatto durante l’operazione. E mi ha detto che l’operazione sarebbe durata circa un’ora. Dopo è passato l’anestesista, per la visita pre-operatoria (con le classiche domande di rito, se ero allergica a qualche farmaco, se avevo già preso farmaci antidolorifici, mi ha guardato la gola).

Poi è arrivato il momento della vestizione. Mi hanno dato un camice da indossare (di quelli che di chiudono dietro con i lacci). Ed ho dovuto indossare le calze contenitive anti-trombo (calze strettissime che non sono proprio comode, ma sono necessarie).

Alle 8:47 circa, ha bussato il portantino. Era arrivato il momento. Sono salita sul lettino e mi ha condotta in sala operatoria. Sono riuscita a non piangere. Si vedeva che ero nervosa, ma ho mantenuto i nervi abbastanza saldi. Arrivata giù, ci siamo fermati un attimo in un corridoio accanto alla sala, che qualcuno stava finendo di sistemare. Tra tanta gente che passava, mi hanno portato una cuffia per i capelli ed è arrivato un altro anestesista, più giovane di quello che era salito prima in stanza, e mi ha messo la cannula al polso, da cui poi mi avrebbero somministrato i vari farmaci. Poi è arrivato anche l’anestesista più grande. Ed una ragazza (non so se fosse un’infermiera) che mi ha chiesto come stavo. A lei ho risposto che ero nervosa, perché era la prima operazione e la prima anestesia che facevo.

E lì, l’anestesista più grande è intervenuto dicendo che anche per lui era la prima volta. Ovviamente scherzava, perché ha anni di esperienza sulle spalle. Ma ho apprezzato molto questo suo modo di porsi, probabilmente anche per stemperare un po’ la tensione. E gli ho risposto qualcosa tipo “Bene, allora è la prima volta per entrambi”. La ragazza che era passata, l’ha subito ripreso dicendo che non era vero (sempre scherzando… per essere sicura che l’avessi capito). Poi stava lì a chiacchierare con l’altro anestesista, normalmente. Ovviamente per loro questo è lavoro e lo affrontano calmi e tranquilli. L’unica agitata ero io. Però questa loro leggerezza nel chiacchierare con me mi è piaciuta e l’ho trovata veramente utile. L’anestesista mi ha detto che ora mi avrebbe drogata. L’anestesista più giovane mi ha iniettato qualcosa nella cannula (forse un tranquillante?!?).

Poi mi hanno spostata in sala, dove ho visto il lettino con una serie di cuscini, su cui immagino che sarei stata spostata per l’operazione. Mi hanno fatto sfilare le braccia del camice, per posizionare gli elettrodi, che avrebbero tenuto sotto controllo il cuore. Mentre mi stavano attaccando i vari fili, qualcuno ha avvicinato una mascherina verso la mia faccia (di quelle che si vedono nei telefilm quando devono addormentare qualcuno in sala) e mi ha detto di respirare. Sentivo che usciva aria. All’inizio l’hanno messa vicino alla mia guancia, poi l’hanno avvicinata sempre di più e appoggiata sulla mia faccia. E da quel momento in poi, il vuoto. Tutto nero. Ho perso conoscenza all’istante. Non ricordo più nulla. Immagino che mi abbiano addormentata con i farmaci in forma gassosa (perché avevo letto che i farmaci per addormentare potevano essere dati o direttamente in vena o in forma gassosa tramite la maschera). Visto che l’ultimo ricordo che ho è di quella maschera da cui usciva aria, presuppongo che sia stata quella a farmi addormentare.

Il mio ricordo successivo è stato tipo un attimo dopo, con qualcuno che mi chiamava per nome, mi chiedeva se ero sveglia (ed io devo aver farfugliato qualcosa) e mi diceva che mi stava per riportare in stanza. Era come se fosse passato solo un attimo di buio totale, in realtà erano passate 2 ore, perché erano le 11.00. Probabilmente ero un po’ intontita, perché non ricordo il viaggio in ascensore dalla sala operatoria alla mia stanza. E non ricordo nemmeno che, quando sono arrivata in stanza, hanno chiesto a mia mamma e mio marito di uscire un attimo, perché dovevano sistemarmi. Non ricordo come mi abbiano spostata dal lettino al letto in camera.

Poi ricordo solo che ero a letto nella stanza. Ho chiesto a qualcuno che ore fosse. Ed avevo la flebo attaccata.

Poi da lì, mi sonno svegliata. Alcuni dormono o non sono molto svegli dopo una anestesia, invece io non ho dormito per niente. Talmente tanto il sonno profondo in quelle due ore che mi è bastato per tutta la giornata. Un’altra cosa che mi preoccupava era anche il post-anestesia. Perché avevo letto che spesso i farmaci potrebbero dare nausea e vomito. In realtà io durante il giorno sono stata bene, non ho avuto alcun tipo di disturbo. Solo la sera, dopo cena, mi è venuta un po’ di nausea (e mi hanno anche dato un farmaco per farmela passare) e poi la sensazione di vomito. Sudavo freddo. Ho passato un’oretta difficile. Anche perché poi dovevo stare sul fianco, non stavo molto comoda e non riuscivo a muovermi bene. Alla fine sono riuscita a dare di stomaco (solo succhi gastrici, per fortuna la cena l’avevo digerita) e sono stata meglio. Non so se la nausea e il vomito erano ancora collegati all’anestesia della mattina (in fondo erano passate 12 ore) oppure agli altri farmaci (compresa la morfina come antidolorifico) che mi hanno somministrato nella fase post-operatoria. Comunque è stato solo quel momento. Poi è passata.

Ovviamente non so nulla dell’operazione, come mi hanno spostata e posizionata sul lettino operatorio, come mi hanno intubata (al risveglio avevo un po’ di fastidio in gola, e potrebbe essere causato dal tubo endotracheale per la respirazione, e mi sentivo il naso umido, come se dovessi asciugarmelo). Non ci si ricorda assolutamente nulla. La fase di addormentamento è stata così veloce che non me ne sono nemmeno accorta. Il risveglio rapido. Direi che è andata bene.

Tutte le mie paure sull’anestesia generale erano infondate (anche se comprensibili). Ma finché non ci si passa, non si può realmente sapere cosa si prova in quei momenti. L’unico consiglio è di cercare di stare calmi ed affidarsi ai medici.

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