Abbiamo già parlato della Generazione alpha, i nativi dopo il 2010, coloro che con un tablet in mano sono in grado di fare qualsiasi cosa e apprendono il tutto in maniera super-rapida sfuggendo spesso al nostro controllo incorrendo in pericoli nascosti… Proprio per questo nasce in Italia a Torino un nuovo progetto di una cooperativa che ha deciso di entrare nelle piazze virtuali, laddove il mondo educativo sembra si sia limitato ad offrire prodotti (vedi giochi educativi et) ma non a garantire la propria presenza con persone adeguate ad intervenire con i ragazzi nel mondo virtuale.

Chi sono? Gli Edugamer!

E’ la “Crescere Insieme” di Torino, che vanta nella sua storia l’apertura della prima comunità per bimbi in Italia, nel lontano 1972. A seguito di un uxoricidio 5 fratelli sarebbero stati separati e inseriti negli istituti. I nostri fondatori hanno deciso di affittare un alloggio e accogliere questi fratelli perchè crescessero insieme. Così è stato e da allora la

cooperativa ha aperto altri luoghi per i minori, per persona malate di AIDS, per migranti. Ha deciso di intervenire a favore della popolazione anziana offrendo asisstenza domiciliare.
La storia della cooperativa è costellata di servizi che hanno rinnovato il mondo
dell’intervento sociale: alle prime comunità per bimbi sono seguite le prime comunità colorate (italiani e stranieri insieme), l’Assistenza domiciliare di condominio, gli educatori stranieri nelle strade e nelle piazze di San Salvario a Torino. Innovazioni che oggi fanno
parte della normalità ma che all’epoca richiesero coraggio e fantasia.

Oggi abbiamo deciso di entrare nelle piazze virtuali, laddove il mondo educativo sembra si sia limitato ad offrire prodotti (vedi giochi educativi et) ma non a garantire la propria presenza con persone adeguate ad intervenire con i ragazzi nel mondo virtuale.

Una nuova sfida che ci vede impegnati con tutte le nostre risorse di creatività e fantasia.
Non sapete come intervenire: urla, discorsi pacati e ragionevoli, minacce di punizioni, sequestro del controller, abbracci e pacche sulle spalle. Le carte a
disposizione le avete usate tutte, ma non c’è niente che abbia avuto un effetto
significativo e duraturo.
Del resto, non c’è intervento che tenga: vostro figlio è stato appena ucciso dal colpo freddo di un cecchino che lo ha steso nel mezzo di una battaglia.

Eppure è un ragazzino in gamba.

Ottimi voti a scuola, pieno di amici, goleador della squadra di calcio di paese. Allora che cosa c’è che non va? Ma soprattutto: c’è qualcosa che non va?
Alla fine, solo una cosa vi sembra chiara: dovete capire che roba smuovono questi
videogiochi, come funzionano, perché esercitano tutto questo fascino.
Un trillo. È lo smartphone di tua moglie. È un articolo che mi sono fatta mandare,
dice.
Poi, mentre l’auto scorre nel traffico cittadino, lei comincia a leggerlo e
traduce delle parti per te. È di un certo Shapiro, un professore americano, e la cosa fantastica è che descrive in modo chiaro quello che avete discusso in modo
confuso. E azzarda anche qualche soluzione o almeno una chiave per venirne fuori.
Da genitori e operatori sociali abbiamo cominciato a leggere articoli, saggi,
testimonianze. Abbiamo telefonato agli amici, condiviso alcune letture, cercato e
trovato in molti altri genitori la voglia di reagire a questa specie di disorientamento.
L’articolo che state leggendo è un tentativo di intessere e alimentare queste riflessioni.
A partire da una convinzione: il nostro ruolo di genitori non si arresta sul confine
della mappa di Fortnite o di Minecraft.

Gli Edugamer(Leggi di più)