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“arte marziale” che significa letteralmente “arte di Marte“, il dio romano della guerra e sono l’insieme di tecniche di attacco e difesa personale, elaborate nell’antichità in Cina, India, Giappone e Corea, caratterizzate da una forte connotazione dottrinale.
Oggi, queste tecniche sono state adattate a una pratica prevalentemente sportiva: aikido, judo, jujutsu, karate, kendo, kung fu, sumo.

Sfatiamo subito che le arti marziali siano uno sport aggressivo, da maschio Alpha e combattente tutto calci e pugni; al contrario siamo di fronte una disciplina e come tale richiede autocontrollo, precisione e forti equilibri interni.

Vi racconto la mia esperienza da genitore.
Ho deciso di iscrivere Manuel a judo sei mesi fa, lui è un bambino fortemente emotivo, insicuro, un pò goffo, rispecchia quello che in terminologia scientifica viene definito oggi un *siblings (*fratello di un disabile). Manuel con il passaggio dalla materna alla primaria ha avuto un regresso come quasi tutti i bambini durante questi step che faticano nel doversi nuovamente integrare, avere delle regole e improntare una metodica di studio del tutto nuova: lettere, parole, percezione del foglio, righe, spazi, quadretti; il tutto finalizzato per portare ad un aumento della concentrazione e rendimento. La scelta del judo è stata sicuramente una tra le migliori, dopo un solo mese i risultati arrivarono in crescendo:


E non solo! Un aumento netto della percezione di sé e dell’altro, dell’autostima, del rendimento scolastico e anche sul motorio: movimenti più fluidi, meno rigidità agli arti inferiori.

Quindi in base alla mia esperienza ecco alcune domande tra le più comuni alle quali posso rispondere.

Manuel presso A&M judo Lattanzi

È uno sport adatto a tutti?

Si! È principalmente indicato verso quei bambini che manifestano scarse capacità di concentrazione o autocontrollo. Per eccellere occorre molto rigore, molta autodisciplina. Ti insegnano a prendere decisioni veloci (per parare i colpi) ma considerando le conseguenze e soprattutto tenendo in considerazione l’avversario, a cui non si vuole far male.

Perché è così importante come disciplina?

Come già detto non parliamo solo di lotta ma bensì di un’arte (arte marziale) e un’artista è uno che non fa le cose a caso e che riesce, tramite un metodo o un non metodo, a esprimere più o meno perfettamente quello che ha dentro, che sia un’emozione, un’idea o un’intuizione, da questa non precisione deriva lo spirito marziale. Inoltre è uno sport completo che coinvolge tutti i muscoli e le articolazioni del corpo, lavorando sulla coordinazione e sulla mobilità articolare e attraverso l’apprendimento di determinate posture il bambino acquisisce gradualmente la conoscenza, la consapevolezza e il controllo del suo corpo.

Quali insegnamenti può trarre un bambino attraverso il judo?

È uno sport fatto di rispetto in cui la forza intesa come potenza diventa marginale, lasciando spazio alle emozioni: passione e quiete, umiltà e fiducia in sé stessi. L’aumento della propria percezione e la capacità di confrontarsi con la realtà.
Nel judo si studiano i punti di squilibrio dell’avversario per farlo cadere a terra. Tutto il combattimento si basa sul contatto diretto con l’avversario verso il quale si possono usare lanci o ribaltamenti, tecniche di braccio, gamba o anca su punti di leva ben precisi, prese, sbilanciamenti, immobilizzazioni a terra. Si impara a cadere senza farsi male.

Manuel presso A&M judo

Vuoi un altro motivo per iscrivere tuo figlio a judo?

In molti sport esiste una forte componente in competizione e si deve dimostrare di essere migliori, portando i propri figli ad una soglia psicologica di stress altissima, in un allenamento di Judo non c’è per forza da
vincere, ma da migliorare una tecnica, fattore che contribuisce ad aumentare l’autostima con equilibrio e sicurezza. Chi è aggressivo perché vuole ‘vincere’ a tutti i costi non è considerato un bravo judoka. Un fattore emotivo quindi non trascurabile, sport ottimo anche per bambine. Potrei andare avanti ancora ma, per farla breve parlo di uno sport che dà opportunità ai bambini di sviluppare qualità che serviranno loro per tutta la vita e per dar loro l’opportunità di far del bene alla vita degli altri.

Se sei di Roma o castelli romani ti consiglio dove poterlo iscrivere fare gratuitamente una prova e trovare due maestri eccezionali: A&M judo

La discriminazione che parte dai bassi fondi di questi esseri veramente indegni, di quanta cattiveria è capace l’umanità e soprattutto dov’è finita questa umanità? Ennesimo caso di violazione dei diritti umani, discriminazione, bullismo e la cosa più grave è che domani nessuno ci penserà più.

Zoppa, ma mai arresa!”. Valentina Tomirotti sintetizza così, sul suo profilo Instagram.
In carrozzina contro Salvini, un leghista le strappa il manifesto urlando “sei handicappata”

È successo a Mantova: la denuncia è di Valentina Tomirotti, 36enne affetta da displasia diastrofica

Valentina aveva esposto un manifesto con scritto “Hai rotto i barconi“, che faceva compagnia ad altri due cartelli con scritto: “La libertà è partecipare, non sottomettere” e “saremo le mosche nella tua minestra”.
La protesta, pacifica e silenziosa, non è piaciuta a un anziano sostenitore di Salvini, che come raccontato dalla stessa Tomirotti ha strappato il cartello sotto la carrozzina della donna e poi le ha urlato contro: “sei handicappata“.
La polizia, presente sul posto, ha allontanato il leghista ma, come racconta la stessa ragazza, non le hanno chiesto come stesse: “non posso accettare che una rimostranza pacifica non venga accettata. Qual era il suo problema? Non mi ha ferito tanto la frase, ci sono abituata, quanto il gesto di strappare quel cartello“.

Valentina siamo con te. Siamo tutti Valentina ♡

Daniela Crea

Programmare le vacanze non è mai un compito semplice, soprattutto quando sei sposata e hai un figlio novenne.
Da ragazza (oddio si dice ancora così?), con le amiche all’ultimo minuto si decideva e seduta stante si partiva, non importava se l’albergo non era nella realtà come sul sito, se il tempo non era sempre bello, l’importante era divertirsi lontano da casa, conoscere posti nuovi e anche mettersi alla prova. Ora divenuta ammogliata e con prole, le vacanze si devono programmare per tempo, si devono controllare tutti i siti possibili e degli alberghi, tutti i commenti lasciati dai clienti… insomma una noia mortale! non dico di partire all’avventura ma esisterà la giusta via di mezzo?

Se fosse per me affitterei un camper e partirei, ma l’uomo che da dodici anni condivide con me il sacro vincolo del matrimonio non è per nulla d’accordo, anzi quando ne parlo mi guarda come padre Karras guardava la piccola Regan nel film L’esorcista. Effettivamente non mi capacito neanch’io di questo amore verso i camper, i miei genitori erano amanti delle comodità, tutt’al più ci spostavamo in macchina anche per lunghi viaggi perché a mio padre piaceva guidare, ma mai e dico mai mia madre avrebbe dormito in tenda o in roulotte!
Eppure, come non si può adorare 12 metri d’amore, film del 1954, diretto da Vincente Minnelli, pellicola di culto nell’ambiente degli appassionati di camperismo e turismo in roulotte?
Non vi annoierò raccontandovi la storia ma dirò soltanto che la protagonista è la strepitosa Lucille Ball, e che i dodici metri in questione sono quelli di un magnifico camper. In fondo alla base dell’amore verso il camper c’è sicuramente il senso di libertà, il non essere vincolato da orari da rispettare per prendere i mezzi pubblici e il potersi fermare a dormire ovunque, in un bosco, in riva al mare ecc…Oltretutto in un ambiente così piccolo devi necessariamente rinunciare al superfluo ed incominci ad apprezzare realmente la natura e l’ambiente che ti circonda. Sbirciando un po’ su instagram mi sono accorta di non essere la sola amante di questo tipo di vita che viene definita, Vanlife. Letteralmente si traduce come “Vita da Van” ed è una scelta che sempre più persone stanno prendendo, soprattutto negli Stati Uniti.

Ma Cos’è la Vanlife?
Secondo la definizione data da Gianluca Gotto, nomade digitale, (un nomade digitale è una persona che svolge un lavoro in remoto e ha quindi la possibilità di vivere viaggiando) che scrive sul blog mangiaviviviaggia “si tratta di uomini e donne che vogliono scappare dalla cosiddetta “ruota del criceto”, quell’esistenza infernale fatta esclusivamente di lavoro, noia e azioni ripetitive. Loro hanno trovato una via di fuga in un van, che diventa al tempo stesso un mezzo di trasporto e una casa.” Se vi sembra una scelta di vita troppo drastica, sono d’accordo con voi, gli americani non amano le mezze misura (basti pensare alla pizza con l’ananas!), però al tempo stesso amo questa ricerca di libertà e leggerezza, questo pensare di essere liberi durante il fine settimana, dopo una settimana lavorativa magari massacrante, di partire all’avventura, di poter raggiungere mete dove la natura è ancora incontaminata. Ovviamente anche l’occhio vuole la sua parte, quindi sia i vestiti indossati, sia i van su instagram sono super glam!
In tema fashion, la Vanlife si idealizza in un mix tra neo-romanticismo bohémien, allure gipsy, amarcord hippy, beach wear da surfer, senza dimenticare quel tocco grunge che fa sempre shabby chic.

 

 

Articolo a cura di Daniela Crea fashion blogger di vita da mamma versione special

Papà di un bambino disabile diventa le sue gambe per rendere felice il figlio.

Quanto è importante l’inclusione dei bimbi disabili: «Vanno integrati e motivati. L’emozione di una partita di calcio può far scoccare la scintilla e fare miracoli. Non posso che ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile che mio figlio, oltre la sua grave disabilità, potesse giocare a calcio insieme ai suoi coetanei». Dichiara il papà, Mario Treviño González che realizza il sogno del figlio disabile di giocare a calcio: «L’ho reso felice, sono io le sue gambe»

I papà non sono come le mamme, sono più pratici, razionali e concreti; un papà che ama il proprio figlio è in grado di fare cose straordinarie per lui è il caso di Mario Treviño González, in Messico, padre di un ragazzino di 12 anni a cui ha dato il suo stesso nome. Nel 2018 si è licenziato per seguire a tempo pieno il figlio, gravemente disabile sin dalla nascita a causa di una malformazione cerebrale, una dislocazione dell’anca e una grave forma di scoliosi. A causa della sua condizione, il piccolo Mario non può parlare ed è costretto a stare su una sedia a rotelle, ma ha sempre sognato di giocare a calcio e, grazie ad una deroga della federazione giovanile, da quattro anni può divertirsi insieme ai suoi coetanei. Con la maglia numero 0, infatti, papà e figlio scendono in campo insieme e il ragazzino viene guidato lungo il campo dal padre, a cui però è tassativamente vietato toccare il pallone.

«Ora sono io le sue gambe, sono io a spostarlo, a portarlo a scuola, agli allenamenti due volte a settimana e alle terapie necessarie per le sue condizioni di salute. Sono felicissimo di potermi dedicare al 100% a lui» – ha dichiarato papà Mario a El Diario de Juarez – «Il suo problema, ora, è solo di natura motoria: psicologicamente sta bene, so che ora è felice perché finalmente, dopo tanti momenti difficili, vedo mio figlio sorridere. Il calcio, per lui, è stata la migliore tra tutte le terapie a cui si è sottoposto».

Non c’è dubbio che il latte materno sia un alimento unico che contenga tutti i nutrienti di cui un neonato ha bisogno per crescere i primi mesi di vita, io purtroppo ho fatto due tagli cesareo anche abbastanza vicini, con Daniele il parto d’emergenza non mi ha permesso poi di attaccarlo subito al seno in quanto ha passato una settimana in incubatrice e seppur aiutandomi le ostetriche in ospedale non siamo riuscite a tirare fuori una goccia di latte optando subito per il latte in polvere, mentre con Manuel, nonostante il cesareo sono riuscita ad allattarlo per qualche mese, seppur in quantità ridotte alternando seno e biberon. Con entrambi ho poi provveduto allo svezzamento al 4° mese come da tabella pediatrica.

Intorno ai 4 mesi si da il via allo svezzamento, una fase importante e delicata che porta il bambino ad assaggiare i primi cibi solidi, diversi dal latte, e la mamma a fare i conti con mille dubbi, domande e certamente una bella dose di entusiasmo.

Linea guida per lo svezzamento.
• Mai iniziare prima dei 4 mesi
• Gli alimenti devono essere composti da un unico ingrediente
• il glutine dopo i 6 mesi
• i vegetali contenenti nitrati dopo i 6 mesi
• non bisogna aggiungere zucchero né sale
• non somministrare nel primo semestre cibi allergizzanti
• non usare latte vaccino nei primi 12 mesi

Perché iniziare dopo i 6 mesi.
I bambini dopo i 6 mesi hanno una buona coordinazione neuromuscolare, ovvero la capacità di deglutire e inghiottire cibo.
Hanno un sistema digestivo maturo.
Un’efficace funzionalità del rene
Un sistema immunitario adeguato per ridurre il rischio di allergia.

È molto importante rispettare i tempi e i bisogni del bambino, uno svezzamento forzato può creare stati di ansia legati al momento del pasto che possono persistere per anni, bisogna abituare gradualmente la separazione dal seno o biberon. Si consiglia quindi di operare con la massima serenità ricordando che:

– Ciò che il bambino non mangia oggi lo accetterà un altro giorno;
– la carne, il pesce e le verdure sono importanti, ma se il bambino lo rifiuta si può aspettare e proporli gradualmente;
– la dieta deve essere varia, ma non si verifica nessun problema se in questa fase delicata un bambino ne preferisce una monotona;
Р̬ abbastanza frequente la preferenza per un solo alimento, poi passa;
– qualche macchia sul viso o una scarica di feci liquide non sono diagnosi immediata di allergia;

Falsi pregiudizi.
La banana e l’arancia sono pesanti
La carne è indispensabile
L’uovo fa male
Le mandorle sono pericolose

Affidatevi sempre al vostro pediatra.

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Perché utilizzare la farina di canapa sativa?

I semi di canapa sono uno degli alimenti con il più alto valore nutrizionale. Contengono circa il 25% di proteine, in una combinazione unica nel mondo vegetale, poiché in esse sono presenti tutti e 9 gli aminoacidi essenziali, ovvero quelli che il nostro corpo non è in grado di sintetizzare. Gli aminoacidi sono i mattoncini con i quali il nostro corpo costruisce le proteine utili, come le immunoglobuline,  alla base del funzionamento del nostro sistema immunitario.

Io utilizzo questa

Nei semi di canapa si trova inoltre una frazione grassa (35%) di ottima qualità,  costituita per circa 3/4 da una miscela di acidi grassi polinsaturi, fondamentali per la regolazione dell’attività di numerose ghiandole,  dei recettori nervosi e dei muscoli. Tra gli acidi grassi, gli Omega 3 e gli Omega 6 sono presenti in una proporzione particolarmente benefica, necessaria per il corretto funzionamento del sistema immunitario e la regolazione del metabolismo.

Buono anche il contenuto di vitamine, in particolare la vitamina E, un potente antiossidante, le vitamine  A, PP,  C e quelle del gruppo B (esclusa la B12). Contengono inoltre molti minerali,  tra cui calcio,  magnesio e potassio.

Veniamo alla ricetta.

250g farina manitoba
200g farina 00
150g farina di canapa sativa bio
15g sale
300ml di birra

  • Se volete potete aggiungere un pizzico di lievito di birra anche se la birra stessa è già di per sé agente lievitante
  • Non mettete olio perché la farina di canapa sativa è molto grassa.

 

Preparare l’impasto mescolando le farine, il sale e infine la birra. Impastate fin quando non diventa un panetto liscio lasciate in lievitazione per 4 ore o fino al raddoppio.

Riprendere l’impasto dopo la lievitazione e impastare nuovamente posizionando tutto nello stampo da plum cake.
Lasciare lievitare per altre due ore e infornare a 180° per 30 minuti.
Et voilà 😋

Daniele Crea

Se come me ormai contate i giorni che vi separano dalle tante agognate ferie, starete cercando anche i costumi da poter sfoggiare al mare, perché diciamolo pure non è vacanza se non ci si brucia al primo sole, con conseguente eritema, e non ci si bagna nelle acque dei nostri mari. La montagna lasciamola all’inverno, in estate esistono solo due parole: sole e mare. Ecco però sorgere il problema: comprare il costume adatto con la carnagione di Morticia Addams, sotto la luce e davanti allo specchio impietoso dei camerini dei negozi, che scoraggerebbero anche Adriana Lima, ok forse lei proprio no, comunque qualsiasi donna non simile ad una dea. Tra le tante marche di costumi, quella che sicuramente ha più colpito noi donne, è la collezione 2019 di H&M. Capirete che non si tratta del classico spot beachwear.
Ecco spuntare silhouette di tutte le taglie, modelle dai corpi differenti e con caratteristiche diverse. Un inno insomma alla body positivity, quel movimento che vuole trasmettere un messaggio positivo nei confronti del proprio corpo – anche in presenza di difetti – che ha scatenato gioia e stupore nel mondo della moda.
Soprattutto per questa estate le scelte che abbiamo sui modelli dei costumi sono molteplici. Partiamo, anzitutto, dal ritorno agli anni 50: i bikini con slip a vita alta donano un’allure sofisticata e non hanno limiti d’età. Da provare i modelli dalle fantasie nostalgiche, come pois, quadretti vichy e motivi floreali. Il costume intero che sembrava aver perso negli anni tutto il suo fascino, è diventato il must have della valigia estiva: oltre ai modelli anni 90, con sgambatura pronunciata, si aggiungono tagli couture con inserti di pizzo e profonde scollature a “V”. La moda mare non rinuncia ai costumi a fascia: i modelli seguono le ultime tendenze, quindi nodi, ruches e volant, cerchi per personalizzare la linea. I designer hanno utilizzato anche tessuti diversi: accanto alla Lycra e al tessuto sintetico metal, hanno riproposto alcuni materiali tipici dei costumi vintage, come il cotone lavorato con l’elastico, la spugna e l’uncinetto. Grande importanza viene data ai dettagli che spesso regalano carattere anche al più tradizionale intero nero che quest’anno non è mai banale: per questo i costumi da bagno hanno fusciacche, placche metalliche o fibbie gioiello e anche cinture inserite per segnare il punto vita. Le fantasie animalier sono state le grandi protagoniste del guardaroba invernale e continueranno ad esserlo anche in estate. Se pensavate di esservene liberate rimarrete travolte da costumi e bikini a stampa leopardata, zebrata e pitonata! Più grande e sfacciato che mai, il logo fa il suo ritorno sui costumi da bagno da vero protagonista. facendoci ripiombare negli anni Novanta. Ripetuto, oppure semplicemente scritto a chiare lettere, il logo risalta soprattutto sui costumi interi dal taglio sportivo. Se un tempo i colori neon sembravano andare di moda solo nell’armadio di Kim Kardashian, oggi le tonalità fluorescenti compaiono anche sui costumi disegnati dai grandi stilisti.
Verde, giallo, rosa, rosso e arancio fluo evidenziano semplici bikini con laccetti e interi alla Baywatch, chi di noi non si è mai identificata in Pamela Anderson? Tuttavia se questi colori e modelli non fanno proprio per voi, coraggio avete una chance: alcuni designer, puntano su forme, colori e tagli neutri, ma dal forte impatto visivo. Ed ecco spuntare bikini a triangolo che più basic non si può e interi disegnati secondo linee rette, rigorosamente a tinta unita. Quale ? vi chiederete ancora accecate dai colori neon…. Una palette naturale che esplora le tonalità della terra e spazia dall’argilla al verde bosco, oltre agli intramontabili bianco e nero.

 

Articolo a cura di Daniela Crea fashion blogger di vita da mamma versione special 

Mum shaming: il bullismo delle mamme, la nuova fenomenologia 2.0

Chi tra noi mamme non ha mai chiacchierato fuori scuola? Dai ammettetelo! Ebbene sembra proprio che rientri in uno dei luoghi comuni più duri a morire e pare abbia trovato conferma scientifica: le donne amano i pettegolezzi e li trasformano in strumenti per difendersi. Ma questo non sarà un articolo per dare una fondata certezza alle mamme chiacchierine con l’antipatico vizietto, già perché sembra proprio che alcune di noi non possono resistere al suo richiamo, incantate dai casini della vita degli altri dall’unica colpa si essersi confidati con la persona sbagliata.

Il motivo che porta a sparlare?

Sentirci meglio con noi stesse! Afferma Tania Reynolds, psicologa ricercatrice presso il Dipartimento di Psicologia della Florida State University e autrice dello studio, ha svelato a Bravo Personal Space di aver trovato la prova di quello che abbiamo sempre pensato: chi diffonde voci più o meno maligne lo fa per sminuire una minaccia – generalmente rappresentata da una donna più bella, con abiti più succinti e incline a flirtare gli uomini. E il pettegolezzo non è prerogativa delle insicure: la Reynolds sostiene che le donne molto ambiziose sono quelle che ne fanno più uso.

I danni del pettegolezzo

Inutile dire quanto siano dannose queste donne e per spiegare l’intensità vi citerò la predica di Hoffman in Chiesa, nel film “il dubbio” il quale racconta:

Un giorno va a confessarsi dal prete una donna che dice: ho parlato in giro di una persona. Niente di male, solo un pettegolezzo, un pettegolezzo non è un peccato vero padre? Lo fanno tutti!

E il sacerdote: è un peccato grave. Per capirlo vai a casa tua, prendi un cuscino e un coltello, sali sul punto più alto della casa e taglia a brandelli il cuscino. Poi torna qui.

La donna torna. Cosa hai visto, chiede il prete… Quando ho tagliato il cuscino sono uscite centinaia di piume. Il vento le ha fatte volare via.

Dove sono andate? Ovunque, dice la donna.

Bene, torna a casa e raccogli tutte le piume che hai fatto uscire dal cuscino.
Ma padre, è impossibile, ormai sono ovunque!

Non amo il pettegolezzo, ma è un peccato diffuso. Quindi, chi è senza peccato, come al solito scagli la prima pietra.

Nel mio piccolo mi sforzo di applicare un codice: non dire mai nulla di una persona che non saresti pronto a ripeterle in faccia.

In alternativa, applico il codice del silenzio.

E questo cerco di insegnare ai miei figli.

Mamme pettegole se le conoscete… EVITATELE!

Credits: Autism in the WORLD…Milano…ITALIA

L’autismo…e i “poteri” di un nonno…

Ha sempre avuto un rapporto speciale e privilegiato con suo nipote Davide – 23 anni e un autismo severo – che gli è molto affezionato. Nonno Umberto, 83 anni, in pensione già quando Davide era piccolo, ha sempre dedicato molto tempo ai suoi nipoti(Davide ha anche un fratello di due anni più giovane, Daniele); in estate, finite le scuole, il suo diventava un impegno a tempo pieno durante le vacanze in montagna, ma anche durante il resto dell’anno ogni occasione era buona per vivere e godersi appieno il suo ruolo di nonno. Infinite volte è andato a riprendere Davide all’asilo e a scuola, lo ha accompagnato a terapia, ed è andato perfino una settimana in gita scolastica con lui a Pietra Ligure, quando era alle elementari. È sempre stato una presenza indispensabile ed un punto di riferimento affettivo per Davide. Ha il grande potere di calmarlo e di comunicare con lui senza bisogno di parole. Quando vede il nonno, a Davide brillano gli occhi…e pur nella sua condizione di autismo non verbale, “Nonnobetto”(Nonno Umberto) è una delle poche parole che ha imparato a pronunciare. Tuttora nonno Umberto lo porta a fare passeggiate, ci gioca insieme, gli prepara la merenda, lo aiuta a vestirsi e a farsi la barba…solo lui infatti, riesce – con molta cautela – a prevenire movimenti improvvisi di Davide dovuti a stanchezza o nervosismo.
La foto che pubblichiamo di seguito non è semplicemente l’immagine di una routine quotidiana…ma è l’emblema della cura, della dedizione, della tenerezza…l’AMORE in uno scatto…
Grazie di esserci, nonno Umberto…e di esserci a pieno titolo…grazie a tutti i nonni come te❤

Ecco la mia vittoria verso l’integrazione. 🥁🔝
Chiedo scusa perché questa settimana ho postato cose un pò enigmatiche e sapete insomma che non è proprio nel mio stile, io che scrivo di emozioni dove spesso mi convinco orfana e altre volte un’immensa distesa circense dove tutto diventa stra-ordinario. Ieri sera, sul tardi, la bellissima notizia di essere passata nell’elite dei top blogger italiani, ritenendo “contenuti interessanti” il mio parlare, blaterare di disabilità, il continuo e ridondante messaggio, quasi ostinato, impunito di voler integrare, avvicinare, cucire o meglio incastrare come un pezzo di puzzle l’autismo a questo modo sopravvalutato di vivere la normalità. Poterlo fare su una piattaforma Mondadori a divulgazione estrema è il massimo, per ora ma non ancora. Ancora c’è tanto e tanto.
Un piccolo passo verso l’integrazione continuate a seguirmi su:
Blog.pianetamamma.it/katyg

Vita da mamma versione special 🔝♥️