Stanotte alle 2 finivo di vedere la seconda serie della Casa di carta, inutile dare dettagli di autori, attori, date e altro visto che è una delle serie di punta Netflix, una serie che ho sempre esitato anche un pò per colpa delle recensioni scrausette dei social simili a quelle di Joker “bello e di paura”. Ecco, partiamo dal fatto che di pauroso non ha proprio nulla, un film storico piuttosto, un film che racconta la vera lotta di potere tra ricchezza e povertà, il decadimento della dittatura fascista in Spagna contro un comunismo che nulla ha che vedere con quello italiano, una drammatizzazione della Guernica di Picasso, il grido di dolore di tutta l’umanità sconvolta dalle guerre del Novecento che entrano con prepotenza nelle case e nelle vite dei civili, una tela grigia dove sembra di vedere la stessa figura iconica del soldato a terra: non un eroe che combatte, ma a terra, sconfitto, con una spada ridotta a un frammento. Anche lui caduto sotto il bombardamento un segno di speranza in tutta questa tristezza: tra le mani c’è un piccolo fiore, simbolo della pace e della rinascita.

L’opposizione pacifica di chi ha vissuto guerre che non gli appartenevano pagando prezzi con soldi che non aveva anche qui, proprio come la tela di Picasso tutto si concentra in unica scena, l’ultima, dove Berlino dice al professore:


– Io sono la resilienza!

Si alza in piedi con il mitra in mano contro una decina di poliziotti armati fino ai denti e scudo antiproiettile, spara sapendo che per lui non c’era speranza ma allo stesso tempo per gli altri si, muore sulle note di “Bella Ciao” continuando a sparare consapevole della fine.
E pensare che una settimana fa, una mamma di una ragazza che oggi non c’è più, una mamma di una ragazza che anche quando c’era nessuno la vedeva, una mamma che oggi è mamma di tutti i nostri ragazzi, una mamma che continua a lottare al fianco di noi genitori con figli disabili, mi ha detto queste stesse parole:
– Tu devi essere resilienza!
Credetemi, nella mia testa c’era quella scena pur non avendo mai visto il film. La resilienza di un genitore con un figlio disabile significa avere la capacità di assorbire un urto senza rompersi, ogni giorno all’infinito.
#nessunoescluso