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Io non voglio l’aiuto di nessuno

Io non voglio l’aiuto di nessuno.

No non sto parlando di orgoglio e capisco che possa sembrare più un’ostinazione, spesso un’affermazione che viene confusa con pensare di saper fare meglio degli altri ma vedete, è un errore anche questo.
Io non voglio l’aiuto di nessuno è probabilmente la fase due dell’accetazione della disabilità, una fase che non ho superato e che quest’anno dovrò affrontare duramente. Sono una di quelle mamme che di fronte un ascensore guasto ancora lo prende in braccio nonostante i 40 kg e 1 e più di altezza, una di quelle mamme che sputa sui parabrezza delle auto parcheggiate abusivamente nei posti disabili e che si incolla il figlio sotto la pioggia pregando che arrivi anche a loro il giorno dei conti con Dio, quei giorni in cui pugni e lacrime si scontrano fino a forgiati in piccolo e più piccolo sei più riesci a passare, più sei bambino e più mantieni la capacità di volare alto, superando ogni ostacolo, pensando sempre di riuscire in tutto perché tuo è il problema e tua la soluzione, si chiamano: responsabilità ma arrivi ad un punto in cui questa responsabilità dev’essere condivisa ed è la fase successiva, la crescita.

Come un bambino che gioca nel parco se vuole tornare a casa ha bisogno della mano di un adulto, così il genitore di un disabile ha bisogno della mano del prossimo per andare avanti; la differenza è che il bambino pensa solo al suo obiettivo, l’adulto invece pensa troppo e troppo spesso inutilmente. Pensiamo che solo noi sappiamo fare il suo bene, quando spesso il suo bene è crescere più autonomamente possibile, si pensa che altri non sappiano da dove iniziare rompendo quei microequilibri fatti di azioni quotidiane e routine, quando spesso rompere gli schemi è una delle soluzioni più proficue per il suo sviluppo, il vero muro in realtà è che ci sentiamo colpevoli di questo amore così forte verso una disabilità che ce li mostra fragili, indifesi e noi vorremmo essere scudo di ingiustizie e prepotenze, noi vorremmo farci carico perché in fondo una mamma avrà sempre dentro quel piccolo sasso fastidioso di aver generato un figlio meraviglioso ma non sano, non perfetto, non come richiesto dalla società, un figlio colorato, un figlio anticonformista, un figlio anarchico, un figlio da giustificare sempre: perché lui è, perché lui ha, perché fa sempre, perché è buio, perché c’è luce, perché ha fame, perché ama; perché in realtà spesso ho imparato a dare risposte di comodo per evitare che dalla domanda uno si passi alla due, così non ci sarà mai una tre.
Io non voglio l’aiuto di nessuno ma giuro che accetterò l’aiuto di tutti perché sono grande abbastanza per tornare a casa.

Pubblicato da Vita da mamma versione special

Rianimo le parole uccise dalle bocche cucite. contatti: Vitadamammaversionespecial@gmail.com