Come capire i fabbisogni nutrizionali dalla nascita all’adolescenza. Risponde la dottoressa Federica Lucifora

Dott.ssa Federica Lucifora
Attualmente svolgo la professione di Biologa Nutristionista come libero professionista, iscritta all’albo Professionale dei Biologi. Dopo aver conseguito, con lode, la laurea magistrale in Biologia Cellulare e Molecolare, presso l’Università degli Studi di Catania, ho scelto di approfondire gli studi nel campo della nutrizione conseguendo un Master di specializzazione in NUTRIZIONE UMANA, un Master di specializzazione in ALIMENTAZIONE E NUTRIZIONE IN ETÀ PEDIATRICA e partecipando a seminari e corsi di formazione per essere sempre aggiornata sulle ultime evidenze scientifiche. Il mio compito è quello di educare ad una corretta alimentazione e ad uno stile di vita sano tramite un percorso graduale che tiene sempre conto delle reali esigenze del singolo individuo.


 

Di cosa si occupa una biologa nutrizionista in età pediatrica?

Il biologo nutrizionista che si occupa di alimentazione pediatrica ha il ruolo di aiutare prima di tutto i genitori nel comprendere quali siano i fabbisogni nutrizionali dalla nascita all’adolescenza, secondo le più recenti raccomandazioni nazionali ed internazionali in tema di alimentazione. È stato dimostrato che una corretta alimentazione assicura un’adeguata crescita, evita carenze nutrizionali e contribuisce a prevenire, fin dai primi anni di vita, l’insorgenza di alcune malattie quali l’obesità, il diabete, l’ ipertensione e le malattie cardiovascolari. È importante quindi che i genitori conoscano ciò di cui i bambini hanno bisogno, imparino a scegliere gli alimenti adeguati alle necessità delle diverse età, come cucinarli e proporli correttamente. I genitori con le loro scelte alimentari e le modalità di offerta del cibo e di risposta ad eventuali rifiuti possono favorire scelte salutari e bilanciate che rispondano alle reali necessità di un bambino in crescita.

 

Esiste una relazione tra alimenti e malattie autoimmuni?

Le ultime ricerche confermano che esiste una relazione tra alimenti e malattie autoimmuni e dimostrano che in molti casi un approccio dietetico adeguato, che mira a riequilibrare la risposta immunitaria ed infiammatoria, risulta di grande aiuto nel controllo dei sintomi con cui tali patologie si manifestano. Inoltre, in questo contesto, diversi studi hanno posto l’attenzione anche sul ruolo del microbiota intestinale, nella modulazione positiva del sistema immunitario e dell’esercizio fisico nella riduzione delle citochine infiammatorie in circolo e quindi dello stato infiammatorio generale di tutto l’organismo.

Quali sono le malattie autoimmuni più frequenti in età pediatrica?

Le malattie autoimmuni sono sempre più diffuse nella popolazione mondiale e in particolare quelle più frequenti in età pediatrica sono il diabete mellito di tipo 1, la celiachia, l’artrite idiopatica giovanile e le malattie infiammatorie croniche intestinali come la colite ulcerosa e il morbo di Crohn; patologie diverse che hanno per denominatore comune uno stato infiammatorio cronico, indice di un malfunzionamento del sistema immunitario. Sebbene l’eziologia di queste malattie è ancora in gran parte sconosciuta, si ritiene che l’origine dei disturbi sia di tipo multifattoriale, legata ad un’interazione fra predisposizione genetica e fattori ambientali. I geni maggiormente coinvolti nel determinare la suscettibilità nei confronti di queste patologie appartengono al sistema HLA e sono situati tra i loci DRB1 e DRQ1, mentre i fattori scatenanti sono stati individuati in agenti chimici, virus, batteri e raggi UV. L’esame di laboratorio che permette di diagnosticare le malattie autoimmuni è la ricerca, nel sangue dei pazienti, degli autoanticorpi che in maniera anomala reagiscono contro le cellule sane dell’organismo stesso, anzichè aggredire agenti patogeni esterni o stutture interne danneggiate.

Ultimamente si parla spesso di alimenti no glutine e no lattosio in quanto vengono additati come “infiammatori” quanto c’è di vero?

Diverse studi hanno permesso di individuare una serie di molecole con elevato potere immunogeno, in grado cioè di stimolare una risposta del sistema immunitario, tra le quali la caseina, contenuta nei latticini, e il glutine presente in diversi cereali. La caseina è un potente liberatore di istamina, in grado di stimolare la sintesi di IgG e IgM e interagire con i recettori insulinici cellulari causando lo sviluppo di insulino-resistenza, mentre il glutine è una molecola proteica formata da gliadine che a causa dell’elevato contenuto di glutammine deaminate presentano una maggiore capacità stimolatoria. In individui sensibili, l’attivazione delle cellule T antigene specifiche, guida anche una risposta proinfiammatoria, caratterizzata soprattutto dalla produzione di IFN-γ, che si conclude in un’enteropatia immuno-mediata, dove l’atrofia dei villi, l’iperplasia delle cripte, e la maggiore infiltrazione di linfociti intraepiteliali sono il tipico risultato della malattia celiaca. Affermato ciò, una dieta priva di glutine o lattosio è attualmente l’unica terapia per chi presenta delle intolleranze realmente diagnosticate. Mentre ai soggetti affetti da altre patologie, comprese quelle autoimmuni, può essere consigliata una dieta priva di determinati alimenti (come cereali contenenti glutine, ortaggi contenenti solanine o legumi contenenti lectine) che dovranno comunque essere reintegrati, gradualmente e nelle guste quantità, dopo un breve periodo di tempo.

Come correggere l’alimentazione dei bambini in 5 punti:

1 Evitare l’eccessiva introduzione di calorie, limitando i pasti consumati fuori casa e l’assunzione di alimenti al di fuori dei 4/5 pasti consigliati.
2 Fare la prima colazione e la merenda in modo corretto, con alimenti quali: latte, yogurt, pane, cereali integrali, frutta fresca e frutta secca.
3 Aumentare l’apporto di cereali, legumi, pesce e fibra alimentare contenuta in verdura e frutta di stagione.
4 Attenzionare l’apporto di grassi e proteine di origine animale, limitando il consumo di formaggio, carne e salumi.
5 Ridurre l’assunzione di zuccheri a rapido assorbimento ed elevato indice glicemico (dolci, succhi di frutta, frullati, bibite, pasta, riso e cereali raffinati troppo cotti) responsabili di elevati livelli di glicemia.

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