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Pianeta mamma

 

 

Valentina Menta

 

Benessere Mamma vi accompagna durante tutto il periodo della gravidanza ma per essere sicure che non abbiamo dimenticato nulla, andremo a rivedere tutto il percorso partendo dall’inizio e ristabilendo in ordine gli step importanti!

Il nostro obiettivo è proprio quello di trasferirvi tutti i consigli utili e ricette da applicare costantemente nella quotidianità al fine di creare un vero e proprio circuito di bellezza,per tutte le neo Mamme!

Quando si sceglie di voler provare ad aver un figlio è importante preparare il proprio corpo, seguendo una dieta equilibrata, attività fisica e “rilassamento”, questo sono i segreti per una gravidanza serena e sana!
Infatti fare dei massaggi rilassanti o drenanti durante il periodo del concepimento aiuta la corretta funzionalità del micro circolo, favorendo così un maggiore apporto di ossigeno e sangue nei tessuti che ristabiliscono l’omeostasi dell’organismo.
Il massaggio facilità anche l’eliminazione delle tossine e di scarti metabolici, con la sua funzione di drenaggio profondo, stimolando una sensazione di benessere…non solo fisico!
Sciogliendo le tensioni a livello muscolare e soprattutto viscerale, zona sicuramente bersaglio per lo stress,che può innescare disfunzioni di carattere non solo ormonale ma di tutto l’apparato genitale, e inibire la fecondazione! Ecco perché per facilitare il tutto è necessario essere rilassati e in equilibrio con se stessi.

Durante la gestazione invece è inevitabile,per questioni ormonali,l’accumulo di liquidi che in gravidanza diventa quasi un meccanismo automatico! Dal quarto/quinto mese è possibile iniziare ad effettuare dei massaggi drenanti,facilitando le gambe nel l’eliminazione dei liquidi in ristagno e scongiurando così un insofferenza del circolo arterioso/venoso/linfatico degli arti inferiori!
Degenerando, il microcircolo, oltre alla formazione di cellulite può creare lo sfiancamemento dei capillari e la fuoriuscita di vene varicose!
Un ottimo massaggio drenante (meglio conosciuto come Linfodrenaggio Vodder) è sicuramente un metodo efficace per dare un immediata sensazione di leggerezza e defaticare completamente le gambe, prevenendo così gonfiori, crampi e l’ insofferenza di tutto l’apparato circolatorio!
Questo tipo di trattamento è ideale una volta a settimana, dal quarto fino al sesto mese, poi si deve procedere almeno due volte a settimana dal sesto a nono mese, se necessario!
Nel periodo che va dal concepimento fino ai tre mesi di gestazione, per la neo mamma è importantissimo cambiare le sue abitudini alimentari e malgrado per un naturale processo ormonale il corpo sia costantemente attratto da cose molto dolci o salate (zuccheri/Carboidrati) è importantissimo riuscire a gestire questa volubilità,cercando di avere un alimentazione prettamente proteica, accompagnata da abbondanti porzioni di verdura e frutta (eccetto se ci siano malattie specifiche che debbano seguire uno tipo di alimentazione diverso).
Altra cosa importante è ridurre tutte quelle attività sportive che prevedano lunghi periodi di apnee o di saltelli e sforzi prolungati.
Sono notevoli i benefici dell’attività fisica anche al momento del parto, dove si ha una maggiore elasticità a livello tessutale e soprattutto una maggiore resistenza al dolore e alle contrazioni!
Migliorando la respirazione e l‘ ossigenazione di Cuore e polmoni, l’attività fisica permette di affrontare meglio quest’ultima fase, facilitando l’uscita del bambino e soprattutto facilitando gli addominali a rientrare in posizione!
È scientificamente provato che durante la gravidanza la regolare attività fisica, stimola la produzione di beta-endorfine, sostanze che aumentano la soglia di percezione del dolore,permettendo così un parto meno doloroso, con meno rischi di complicazioni e soprattutto naturale!
Durante la gravidanza però fin dai primi mesi, per un progressivo cambiamento del corpo è possibile riscontrare qualche doloretto che ci blocca come il mal di schiena, un’evenienza non grave e piuttosto frequente, che potrebbe essere contrastata, grazie ad esercizi per tonificare la muscolatura della schiena, preparandola a sostenere il peso della pancia nel corso dei nove mesi, evitando fastidiosi dolori o addirittura infiammazioni!
Sono consigliati periodici cicli di allenamento che prevedono esercizi per rinforzare i muscoli del pavimento pelvico e per lavorare sulla muscolatura dell’addome e dei glutei, nonché sul diaframma. È bene farsi seguire da un professionista in grado di preparare in maniera atletica e funzionale le future mamme, scegliendo il tipo di esercizio,la sua intensità, in totale sicurezza man mano che trascorrono le settimane di gestazione.
Altra cosa fondamentale durante tutto il primo periodo di gestazione,la bellezza della pelle !!!
Infatti è importantissimo nei primi mesi lavorare molto sull’idratazione e l’elasticità cutanea, al fine di prevenire smagliature e disidratazione!

Utilizzare uno scrub una volta a settimana prima della doccia, aiuta la pelle a rigenerarsi, accelerando i processi di turnover cellulare dando alla tua pelle morbidezza e luminosità!
Applicare degli olii a base naturale come : mandorla, cocco, argan, oliva, karitè sulla pelle ancora bagnata ripristina non solo il film idrolipidico di protezione ma contrasta la disidratazione, diminuendo così il rischio di smagliature e perdita di tono!

Altro trattamento da seguire è sicuramente una pulizia del viso, per una volta al mese, soprattutto se il progesterone ha portato qualche punto nero o qualche brufolo di troppo!
Diciamo che di base dovrebbe essere così anche nella routine quotidiana ma sicuramente aumenta la necessità durante il periodo prenatal!

La funzionalità della pulizia viso è proprio quella di eliminare tossine, ossigenare i tessuti, purificare e levigare,ristabilendo le funzionalità epidermiche e l’idratazione, per avere sempre un viso luminoso, radioso e tonico, oltre a contrastare l’insorgere di macchie e arrossamenti!

Altra cosa fondamentale è la protezione solare ad amplio spettro, da utilizzare costantemente in estate e in inverno! No, non basta il fattore protettivo del fondotinta o della BB Cream!
Devi utilizzare una protezione solare da mettere (anche solo come base trucco)quotidianamente!

Durante la gravidanza, i capelli tendono ad essere più sani e luminosi, questo effetto positivo è dovuto al ruolo degli ormoni estrogeni, che contribuiscono a mantenere i capelli in salute, rinforzandoli, regolando la produzione di sebo ed evitando l’imbiancamento. Oltre a questo fattore, si unisce poi l’azione della prostaciclina, (sostanza prodotta principalmente nella parete di arterie e vene,contenuta nella placenta) in grado di dilatare i vasi sanguigni,favorendo l’irrorazione nei tessuti e stimolando così la crescita dei capelli.

Dopo il parto, la situazione cambia totalmente e si riscontra una caduta più o meno accentuata, che varia dai 3 ai 6 mesi. Per effetto contrario, la causa è dovuta dagli estrogeni e la prostaciclina che diminuiscono repentinamente subito dopo il parto con conseguenza la caduta dei capelli risulterà più intensa durante l’allattamento al seno, dove l’ aumento della prolattina (ormone prodotto dalle ghiandole mammarie solo durante l’allattamento) indebolisce la capigliatura.
Evita tinte a base di ammoniaca e prediligi tutte quelle colorazioni a base di henné naturale!

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Ricetta fai da te!

Vuoi uno scrub totalmente sicuro?
Puoi farlo anche in casa in tre semplici mosse!

1. Prendi del sale fino e mettilo in una ciotola, q.b per tutto il corpo!
2. Aggiungi Olii naturali (di quelli già elencati) e mescola fino ad ottenere un composto quasi cremoso.
3. Applicalo sulla pelle con movimenti rotatori dal basso verso l’alto!

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Rubrica a cura di Valentina Menta consulente di bellezza e benessere per la rubrica BenEssere mamma di vita da mamma versione special

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Ci siamo, la scuola è iniziata ormai da un mese e cominciano i malanni di stagione: naso che cola, gola arrossata e l’odiatissima febbre!

Prima di elencare le 10 mosse per gestire la febbre senza paura dobbiamo ricordare che: la febbre non è una malattia ma un normale meccanismo di difesa che attiva il nostro organismo e va gestita come un alleato.

 

1) Misurare correttamente la febbre con il termetro digitale elettronico posto in sede ascellare. La normale temperatura è tra i 36,5° e 37,5° C

 

2) La febbre indica l’attivazione delle difese immunitarie ma l’alta temperatura non significa infezione grave.

 

3) Non serve misurare la febbre ogni 10 minuti ma è opportuno tenere sotto controllo il malessere del bambino, il suo comportamento è il rilevatore migliore.

 

4) Paracetamolo e ibuprofene sono gli unici antipiretici raccomandati nel bambino. (Evitare spugnature e ghiaccio soprattutto nei neonati in quanto spesso dannosi)

 

5) Dosate sempre il farmaco in base al peso, attenersi in maniera precisa alle indicazioni sul foglietto illustrativo.

 

6) Somministrare l’antipiretico sempre per via orale e ricorrere alla via rettale soltanto se necessario.

 

7) Attendere sempre una o due ore prima che il farmaco faccia effetto.

 

8) La febbre non fa venire convulsioni. Le convulsioni sono causa di altri tipi di complicazioni.

 

9) La febbre può accompagnarsi a inappetenza e calo di vivacità è opportuno lasciar riposare il bambino e farlo bere spesso.

 

10) Nelle prime 4 settimane di vita del neonato in caso di febbre è opportuno il ricovero e fino ai 12 mesi rivolgiti sempre al pediatra.

 

 

Informativa divulgata da Società italiana pediatria, fimp, editeam.

Il bagnetto: gioie e dolori.

Ricordo il primo bagnetto che feci a Daniele nei primi giorni di vita, aveva la pelle così delicata che sembrava aver immerso un fazzoletto di seta…

Il bagno del nostro piccolo è un’operazione di grande importanza poiché, al di là dell’aspetto igienico, rappresenta un momento di intimità tra mamma e bambino. Per questo motivo bisogna dedicare al bagno tutto il tempo e l’attenzione necessari approfittando di questa occasione per parlare e giocare affinché il bagno rappresenti per lui, un momento di gioia e di relax.

Quando fare il primo bagnetto?

In genere il primo bagno si effettua dopo la caduta del cordone ombelicale circa 10-15 giorni dopo la nascita non prima per non rallentare l’essiccamento e la caduta e per evitare infezioni. Prima della caduta del “moncone” ombelicale il neonato va lavato con i batuffoli di cotone imbevuti in acqua tiepida, in seguito il bagno andrebbe fatto tutti i giorni nella stagione calda e almeno due volte o tre a settimana in inverno, pulendo sempre accuratamente ad ogni cambio pannolino.

Qual è il momento giusto per fare il bagno?

Il momento migliore per fare il bagno al bambino è verso le 20 o 22 ossia prima del penultimo o dell’ultimo pasto. Sono questi Infatti i momenti della giornata in cui si è meno affaccendati e il papà è spesso presente quindi può partecipare al bagnetto. Va poi considerato che il bagno ha un effetto rilassante e fatto a quell’ora favorisce una notte tranquilla lenendo i fastidi delle coliche. (Certo non è acqua di Lourdes 😆)

Come preparare il bagno.

• Il locale dove si decide di fare il bagnetto dovrebbe avere una temperatura di circa 20 ° si può eventualmente riscaldare l’ambiente con una stufetta che va comunque spenta per sicurezza prima di iniziare il bagno
• la vaschetta deve ovviamente essere di dimensioni adeguate a quelle del neonato, di materiale leggero non scivoloso, per esempio di gomma così risulterà facile da trasportare e da maneggiare. Va collocata in una posizione stabile per evitare che si rovesci ed è sufficiente poca acqua, bastano 10 cm con una temperatura di 37° cioè vicina a quella corporea che si ottiene miscelando acqua calda e acqua fredda da controllare con il termometro.

La sequenza corretta per il bagnetto.

• Lavarsi accuratamente le mani
• Spogliare il bambino e immergerlo delicatamente nella vaschetta sostenendolo con il braccio sinistro in modo che il pollice Poggi sulla spalla sinistra e le altre dita lo sostengano sotto l’ascella tenuto in questo modo il bambino si appoggerà comodamente sull’avambraccio di chi lo tiene.
• dopo aver lavato il viso Solo con acqua si passa insaponare l’intero corpo utilizzando saponi specifici per bambini a ph acido che non irritano la pelle
* detergente naturale fai da te

• per la testa vanno usati i prodotti oleosi poiché asportano meglio le secrezioni sebacee evitando la formazione della crosta lattea di altre irritazioni del cuoio capelluto.
• per la pulizia dei genitali ai maschi va tirata un po’ indietro la pelle del pene senza forzare per pulirlo all’interno del prepuzio alle femmine si puliscono i genitali preferibilmente con una spugna dalla vagina verso l’ano evitando così di trasportare eventuali germi verso i genitali.
• il bambino va infine risciacquato con cura per eliminare ogni residuo di sapone (potete aiutarvi con una brocca senza usare doccini che sono molto aggressivi) subito dopo posto su un asciugamano di spugna, già preparato in precedenza e disteso in un ripiano vicino alla vasca, quindi va asciugato senza strofinare ma tamponandolo. Bisogna asciugare bene soprattutto le zone in cui la cute presenta delle pieghe: ascelle, inguine, collo e dietro le orecchie.

NON USARE PROFUMI O DEODORANTI

PER LA PULIZIA DEL VISO: OCCHI, ORECCHIE, BOCCA E NASO UTILIZZARE UNA GARZINA STERILE CON QUALCHE GOCCIA DI FISIOLOGICA.

E se il bambino ha paura di fare il bagno?

Tranquille mamme perché è un problema abbastanza frequente legato soprattutto alla crescita e la voglia di autonomia. Alcuni rimedi utili si possono trovare sfruttando caratteristiche che tutti i bambini hanno: la voglia di giocare e lo spirito di emulazione.
Ecco che il bagno può trasfornarsi in tutto quello che l’immaginazione vuole, uno zoo con gli animaletti, un bagnoschiuma colorato o qualche pupazzetto galleggiante.

*Consiglio*
Un’esperienza molto bella per i bambini e poi quella di fare il bagno o la doccia insieme ai genitori e con i fratellini.

Il nodo al lenzuolo

Alla riunione dei genitori di una scuola, la direttrice ha sottolineato il sostegno che i genitori devono dare ai figli.

Lei capiva che anche se la maggior parte dei genitori della comunità erano lavoratori, dovevano trovare un po ‘ di tempo da dedicare e passare con i bambini.

Tuttavia, la direttrice è stato sorpresa quando uno dei genitori si è alzato e ha spiegato, che non aveva tempo di parlare con suo figlio durante la settimana.

Quando usciva per lavorare era molto presto e suo figlio stava ancora dormendo e quando tornava dal lavoro era troppo tardi e il bambino era già a letto.

Ha spiegato inoltre, che doveva lavorare in quel modo per provvedere al sostentamento della famiglia.

Disse anche che il non avere tempo per suo figlio lo angosciava molto e cercava di sostituire quella mancanza dando un bacio tutte le notti quando arrivava a casa sua e affinché suo figlio sapesse che lui era andato in camera mentre dormiva, faceva un nodo nella Punta del lenzuolo.

Quando suo figlio si svegliava e vedeva il nodo, sapeva che suo padre era stato lì e l’aveva baciato.

Il nodo era il mezzo di comunicazione tra di loro.

La direttrice si emozionó con quella singolare storia e si è stupita ancora di più quando ha constatato che il figlio di quell’uomo era uno dei migliori allievi della scuola.

Questo fatto ci fa riflettere sui tanti modi in cui le persone possono essere presenti e comunicare.

Quel padre ha trovato la sua forma, un modo semplice ma efficiente.

E la cosa più importante è che suo figlio percepiva attraverso il nodo, tutto l’affetto del suo papà. Semplici dettagli come un bacio e un nodo sulla punta di un lenzuolo, significavano per quel figlio, molto più di un sacco di regali o scuse vuote…

I PEGGIORI LAVORETTI DI MERDA DEI BAMBINI (buon rientro).

 

Il posacenere di creta. A confronto gli utensili dell’uomo di Neanderthal sembrano fatti da Richard e pure da Ginori. Sui pacchetti di sigarette bisognerebbe inserire l’effigie del posacenere di creta di merda, la sua bruttezza dissuaderebbe anche il più convinto tabagista.

Il Barattolo Montessoriano della calma. Semplice da fare, bello da vedere. Nella scala della difficoltà di Muciaccia qui stiamo a livello “adulti e bambini senza il pollice opponibile”. Basta un contenitore di vetro, dello shampoo, dell’acqua e fin qui tutto bene, poi arriva la questione glitter e paillettes. Il barattolo della calma di Mariuccia Nostra, va detto, evoca lo spirito del Gender, basta assemblarlo e il vostro figlio maschio sembrerà una via di mezzo tra Barbie Magie di Luce e la versione più sberluccichina della drag queen Natalia Per Strada. Comunque, nonostante abbia già lanciato un forum su facebook, mi resta un dubbio: esattamente nel barattolo della calma quando vanno aggiunte le gocce di Lexotan? Pare che anche Ferrero abbia fatto il suo barattolo della calma, è efficace pur creando assuefazione, ciccia e brufoli.

Il portachiavi in Das. Se lo porti in tasca la chiave lo graffia facendo polverizzare il suo materiale. Quando prendi le chiavi dalla tasca la mano diventa bianca di polvere. Nella migliore delle ipotesi fai la figura del giocatore incallito di biliardo. Se malauguratamente porti la mano in faccia, le maestre non ti riconsegnano il figlio all’uscita della scuola e chiamano i servizi sociali.

Le maracas con le bottiglie sonore. Questo è il lavoretto che fa per me. Intorno alla scrivania dell’ufficio, ma soprattutto intorno al mio letto ho tante bottiglie d’acqua che manco agli angoli delle strade estive di paese. Forse mi preparo a un’invasione notturna di cani piscioni o forse lo faccio per il brivido di svegliarmi urlando: “è arrivato l’invasor” ogni volta che la plastica fa il classico scatto esplosivo d’assestamento. Sarà per l’ispirazione bellica, ma alla fine le mie bottiglie sonore di merda assomigliano più a molotov per la guerriglia urbana che a maracas.

I pon pon di merda. Ogni casa di bambino che si rispetti prima o poi passa attraverso la corrente artistica del ponponisme. Fatto uno, un pon pon tira l’altro e in men che non si dica hai cappelli con pon pon, calze con pon pon, sciarpe con pon pon, code di gatto con pon pon, copriwater in pon pon, gonadi con pon pon.

I fermacarte in sasso del greto del torrente della Val di Susa (che nessuna impresa della TAV è in grado di trasportare). Per tradizione i sassi vengono verniciati con teste di gatto deformi. Visto che sulle nostre scrivanie la carta ha lasciato il posto a dispositivi elettronici, il masso è una specie di stele che ha il compito di ricordare al silicio di essere umile.

I sottopentola di mollette. Ho un serio problema con le mollette per i panni, con le mollette e con le grucce dei vestiti. Fino a poco tempo fa non mi era mai venuto in mente che si potessero acquistare, pensavo si tramandassero per via matrilineare, un po’ come il corredo. Per anni ho steso interi bucati con la forza pinzante di una sola molletta. Per anni ho riposto nell’armadio spaventapasseri di vestiti su un unico appendino. Comunque, tornando alle mollette, cresce in me la certezza che piuttosto di finire in quell’assemblaggio urrido che è un sottopentola dall’allure tirolose, esse preferiscano suicidarsi volando giù dalla finestra (vedi la prima legge fisica dell’economia domestica: per ogni bucato steso almeno quattro mollette si immolano alla forza di gravità).

Il semino nel cotone di merda. Tutti ad applaudire al piccolo germoglietto nel cotone e nemmeno un “brava!” a me per la serra di patate-baobab che coltivo diligentemente da anni nell’ultimo cassetto delle verdure in frigo. Anche quello è il miracolo della natura che si compie e lo rivendico con orgoglio.

La cornice di conchiglie. Il problema sta nelle conchiglie e le conchiglie vengono dal mare. Quest’estate Lorenzo me ne ha infilato un sacchetto a tradimento nella valigia, a fine vacanza. Peccato che ci avesse lasciato dentro i paguri, vivi. Al rientro a Torino, la mia valigia sembrava la rete di Padron “Ntoni dei Malavoglia, c’ho messo una settimana a bonificarla.

Questo post è sponsorizzato dal Fronte per la Disinfestazione dai Lavoretti di Merda. Firma anche tu per un anno meno creativo, ma esteticamente più accettabile.

Di Enrica Tesio

Abbiamo già parlato della Generazione alpha, i nativi dopo il 2010, coloro che con un tablet in mano sono in grado di fare qualsiasi cosa e apprendono il tutto in maniera super-rapida sfuggendo spesso al nostro controllo incorrendo in pericoli nascosti… Proprio per questo nasce in Italia a Torino un nuovo progetto di una cooperativa che ha deciso di entrare nelle piazze virtuali, laddove il mondo educativo sembra si sia limitato ad offrire prodotti (vedi giochi educativi et) ma non a garantire la propria presenza con persone adeguate ad intervenire con i ragazzi nel mondo virtuale.

Chi sono? Gli Edugamer!

E’ la “Crescere Insieme” di Torino, che vanta nella sua storia l’apertura della prima comunità per bimbi in Italia, nel lontano 1972. A seguito di un uxoricidio 5 fratelli sarebbero stati separati e inseriti negli istituti. I nostri fondatori hanno deciso di affittare un alloggio e accogliere questi fratelli perchè crescessero insieme. Così è stato e da allora la
cooperativa ha aperto altri luoghi per i minori, per persona malate di AIDS, per migranti. Ha deciso di intervenire a favore della popolazione anziana offrendo asisstenza domiciliare.
La storia della cooperativa è costellata di servizi che hanno rinnovato il mondo
dell’intervento sociale: alle prime comunità per bimbi sono seguite le prime comunità colorate (italiani e stranieri insieme), l’Assistenza domiciliare di condominio, gli educatori stranieri nelle strade e nelle piazze di San Salvario a Torino. Innovazioni che oggi fanno
parte della normalità ma che all’epoca richiesero coraggio e fantasia.

Oggi abbiamo deciso di entrare nelle piazze virtuali, laddove il mondo educativo sembra si sia limitato ad offrire prodotti (vedi giochi educativi et) ma non a garantire la propria presenza con persone adeguate ad intervenire con i ragazzi nel mondo virtuale.

Una nuova sfida che ci vede impegnati con tutte le nostre risorse di creatività e fantasia.
Non sapete come intervenire: urla, discorsi pacati e ragionevoli, minacce di punizioni, sequestro del controller, abbracci e pacche sulle spalle. Le carte a
disposizione le avete usate tutte, ma non c’è niente che abbia avuto un effetto
significativo e duraturo.
Del resto, non c’è intervento che tenga: vostro figlio è stato appena ucciso dal colpo freddo di un cecchino che lo ha steso nel mezzo di una battaglia.

Eppure è un ragazzino in gamba.

Ottimi voti a scuola, pieno di amici, goleador della squadra di calcio di paese. Allora che cosa c’è che non va? Ma soprattutto: c’è qualcosa che non va?
Alla fine, solo una cosa vi sembra chiara: dovete capire che roba smuovono questi
videogiochi, come funzionano, perché esercitano tutto questo fascino.
Un trillo. È lo smartphone di tua moglie. È un articolo che mi sono fatta mandare,
dice.
Poi, mentre l’auto scorre nel traffico cittadino, lei comincia a leggerlo e
traduce delle parti per te. È di un certo Shapiro, un professore americano, e la cosa fantastica è che descrive in modo chiaro quello che avete discusso in modo
confuso. E azzarda anche qualche soluzione o almeno una chiave per venirne fuori.
Da genitori e operatori sociali abbiamo cominciato a leggere articoli, saggi,
testimonianze. Abbiamo telefonato agli amici, condiviso alcune letture, cercato e
trovato in molti altri genitori la voglia di reagire a questa specie di disorientamento.
L’articolo che state leggendo è un tentativo di intessere e alimentare queste riflessioni.
A partire da una convinzione: il nostro ruolo di genitori non si arresta sul confine
della mappa di Fortnite o di Minecraft.

Gli Edugamer(Leggi di più)

Cosa mangiare: prima, durante e dopo la gravidanza.

 

L’alimentazione gioca un ruolo fondamentale per la gravidanza anche se spesso è difficile seguire una sana alimentazione, vi propongo tre facili schemi da seguire, una linea guida per mangiare bene, due volte meglio e rimettersi in forza.

Vorrei essere mamma.
Per preparare il corpo ad accogliere una nuova vita è importante:

1) controllare il peso, se sovrappeso o sottopeso rivolgersi ad un nutrizionista per avere consigli mirati

2) aumentare il consumo di frutta e verdura

3) introdurre 2-3 porzioni di pesce alla settimana

4) scegliere i cereali a basso indice glicemico

5) evitare il cibo ad alta densità energetica ma basso contenuto nutrizionale (es. dolci, patatine, caramelle…)

6) evitare le bevande alcoliche

7) ridurre il consumo di caffeina (consentite 2 tazze al giorno)

8) evitare bibite gassate o dolcificante che contengono caffeina

9) smettere di fumare

10) iniziare ad assumere un supplemento multivitaminico che contenga acido folico

Suddividere i pasti con due principali e due spuntini (mangiare ogni 3 ore evita lo sbalzo glicemico, aiuta il metabolismo a funzionare meglio e soprattutto ci permette di avere sempre alte energie e concentrazione).

Verdura: 2 porzioni al giorno, privilegiare quelle di colore giallo-arancio e a foglia verde scuro.
Frutta: 2 porzioni al giorno, privilegiare quelle di colore giallo-arancio
Cereali: ad ogni pasto, privilegiare quelli a basso indice glicemico come farro, orzo, riso basmati e kamut.
Olio extravergine di oliva: usare preferibilmente a crudo 5/6 cucchiai al giorno
Latte e yogurt: 1-2 porzioni al giorno a ridotto contenuto di grassi
Pesce: 2-3 porzioni a settimana da preferire il pesce azzurro ricco di Omega 3
Legumi: 2-3 porzioni a settimana
Carni bianche: 2 porzioni a settimana
Uova: 2 a settimana
Formaggi: 2 porzioni a settimana
Carni rosse: 2 porzioni a settimana
Dolci: 2 volte a settimana!

È importante variare sempre l’alimentazione, per riuscire in questo potete aiutarvi con l’aiuto di un diario alimentare.

Sarò mamma.
Appena il test è positivo non bisogna mangiare per due, bensì due volte meglio, quindi innanzitutto devi ricordarti:

1) Evitare alimenti crudi o poco cotti (latte non pastorizzato, carne e pesce crudi o affumicati, uova)

2) evitare alcolici

3) scegliere i cereali a basso indice glicemico

4) evitare il cibo ad alta densità energetica ma basso contenuto nutrizionale (es. dolci, patatine, caramelle…)

5) evitare bibite gassate, zuccherate d nervi e

6) evitare formaggi a crosta fiorita (Brie, Camembert…)

7) evitare carne cruda

8) scegliere cereali a basso indice glicemico

9) Lavare bene frutta e verdura prima del consumo

10) Assumere acido folico

Soprattutto nelle prime settimane le nausee potrebbero essere protagoniste delle vostre giornate quindi vi consiglio di assumere piccoli pasti più volte al giorno da prediligere piccoli snack salati e azzerare totalmente i dolci per evitare l’aumentare delle stesse. Ma vediadiamo nel dettaglio.

Cereali: ad ogni pasto privilegiare quelli a basso indice glicemico.
Verdura: 2-3 porzioni al giorno, privilegiare quelle a foglia verde scuro
Frutta: 2 porzioni al giorno lontana dai pasti principali.
Olio extravergine d’oliva: 4 cucchiai al giorno
Latte e yogurt: 2-3 porzioni al giorno (in caso di nausee evitate lo yogurt)
Frutta a guscio: 3 noci al giorno
Legumi: 3 porzioni a settimana
Pesce: 2 porzioni a settimana
Carni bianche: 3 porzioni a settimana (soprattutto tacchino ricco di ferro)
Formaggi: 2-3 porzioni a settimana (magri)
Uova: 2 a settimana
Carni rosse: 2 porzioni a settimana
Dolci: 1 volta a settimana!

Anche in questa fase è molto utile un diario alimentare che vi aiuti ad alternare l’alimentazione.

Sono mamma.
Ora che sei mamma invece devi recuperare le tue forze, l’allattamento è stancante e in questa fase ti consiglio di bere di più dei due litri d’acqua al giorno raccomandati, se riesci prova 3 litri, ricorda sempre:

1) lavare accuratamente frutta e verdura

2) preferire cottura al vapore

3) non saltare mai i pasti

4) bere più di due litri di acqua al giorno

5) evitare alcolici

6) non fumare

7) evitare caffeina

8) evitare alimenti allergizzanti: cacao, formaggi fermentati, crostacei, molluschi, ciliege, pesche

9) escludi cibi che possono dare sapore particolare al latte.

10) prima di assumere qualsiasi farmaco consulta sempre il medico.

Il consumo di alimenti torna identico a quello prima della gravidanza con l’eccezione dell’acqua.
L’idratazione è importante in tutte e tre le fasi e si consiglia di bere ogni giorno 2 litri di acqua al giorno.
Prima di iniziare una dieta o un cambio alimentare è importante sentire sempre il proprio medico di fiducia.

Gli angiomi comunemente chiamati: voglie.

Ricordo Daniele alla nascita aveva una voglia di fragola dietro il collo e ogni volta che la guardavo ridevo perché mio figlio è nato a Giugno quando da poco era passato il mese delle fragole e c’era fisso un carrettino di un fruttivendolo fuori il laboratorio analisi che le vendeva. Erano fragole giganti, rosse e mi facevano impressione solo guardarle ma chissà se è vera la leggenda?

La bimba turca nata con la voglia a forma di cuore soprannominata “baby love”

Le leggende metropolitane sulle voglie in gravidanza sono sicuramente uno di quei luoghi comuni che abbiamo sentito almeno una volta nella vita: un improvviso desiderio di pizza, fragole, cioccolato o frutta esotica da parte della futura mamma, scatena nel futuro padre o in chi le sta vicino la ricerca spasmodica dell’alimento tanto desiderato.

Il motivo di questa velocità sta nell’evitare che il bambino nasca con una ”voglia” sulla pelle. Così, per lo meno, si dice fin dai tempi antichi.

Ma è solo una leggenda metropolitana o c’è una base di verità?

Ascoltando molte leggende popolari tramandate anticamente e giunte sino ai nostri giorni se questi desideri improvvisi non venivano soddisfatti immediatamente, e la futura madre rimaneva con la ”voglia” di una particolare cibaria, si correva il rischio che al momento del parto, il nascituro, venisse alla luce proprio con la voglia insoddisfatta: tale voglia si sarebbe manifestata sottoforma di macchia sulla pelle dei neonati o chiazza  che per caratteristiche quali la forma o il colore avrebbe ricordato il cibo o la pietanza tanto desiderata dalla madre.

Cosa sono in realtà le voglie?

Quelle che noi definiamo voglie sono in realtà angiomi cioè dilatazioni anomale dei vasi sanguigni che si trovano nella cute e nel tessuto sottocutaneo. Compaiono nel 20-30% dei bambini, se si considerano anche le forme più lievi e hanno aspetti e colori diversi.

  • Gli angiomi piani
    Detti anche nevi flammei o comunemente voglia di vino sono di colore rosso con sfumature variabili dal rosa tenue a rosso scuro vinoso, sono superficiali hanno dimensioni variabili di pochi millimetri fino a coprire vaste zone del corpo. Possono essere presenti su qualsiasi parte del corpo di solito non tendono a scomparire con la crescita del bambino ma neppure a ingrandirsi. Gli angiomi piani non vanno confusi con le dilatazioni capillari molto spesso presenti sul viso del neonato in particolare sulle palpebre e sulla fronte chiamate teleangectasie; queste ultime Infatti scompaiono spontaneamente durante il primo anno di vita.

 

  • Gli angiomi a fragola sono rilevati, di forma irregolare, con margini netti e di consistenza soffice. Nel 30% dei casi sono presenti fin dalla nascita ma più frequentemente compaiono nel secondo mese di vita, di solito sono isolati ma possono anche essere multipli. Sono frequentemente localizzate al volto e al torace poiché tendono a crescere e destano molta preoccupazione nei genitori. Ma le preoccupazioni sono infondate perché questo tipo di angiomi dopo una fase di stazionarietà, quasi sempre regredisce completamente, possono tuttavia complicarsi con ulcerazioni infezioni ed emorragie per cui vanno sempre tenuti sotto stretto controllo medico.

 

  • Gli angiomi cavernosi, più grandi degli angiomi a fragola, sono di solito di colorito bluastro e tendono anch’essi a scomparire del tutto con la crescita.

Quali sono le cure?
Gli angiomi piani persistono per tutta la vita, anche se il colorito tende a sbiadire nel corso del tempo. Se creano problemi estetici possono essere rimossi con la crioterapia o la laserterapia. Quelli a fragola e cavernosi che non dovessero regredire o disturbassero per esempio la funzione degli occhi o delle labbra, possono essere trattati chirurgicamente.

Voi ci credete alla leggenda?

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Sentiamo parlare ovunque del metodo Montessori associato spesso a piccoli lavori di manualità per il bambino ma ovviamente non è solo questo. Si parte stimolando la sensorialita’ (tatto, vista, gusto, udito…) fino ad arrivare all’autodisciplina “movimento intelligente” cioè la capacità di fare solo, che non è uno slogan pedagogico ma una richiesta specifica nella natura del bambino. “Molto si è parlato in questi ultimi tempi dei diritti dell’uomo, e specialmente dei diritti del lavoratore, ma è giunto il momento di parlare dei diritti sociali del bambino.” – Maria Montessori – 

Ma che cos’è il Metodo Montessori?

Metodo ideato da Maria Montessori (1870 1952) medico, studioso e pedagogista per curare i bambini con deficit mentali ma presto riconosciuto valido anche per i bambini normodotati. Questo metodo pedagogico per quegli anni risultò del tutto nuovo e rivoluzionario, oggi seguito nelle scuole montessoriane di tutto il mondo ha messo radici anche nella moderna pedagogia, tanto che non pochi insegnanti delle scuole materne ed elementari si ispirano al pensiero di Maria Montessori.
Il presupposto fondamentale del metodo montessoriano è di potenziare gli impulsi naturali del bambino a conoscere e ad agire secondo la sua naturale creatività. Se i bambini sono seguiti in un ambiente adatto e scientificamente organizzato per stimolare le attitudini del singolo è la capacità di apprendere attraverso i sensi, ogni piccolo scolaro seguendo il proprio disegno interiore di sviluppo i propri istinti guida, impara naturalmente e non passivamente a capire, dedurre, creare, lavorare, portare a termine le attività iniziate sperimentare le proprie forze e controllarle.

I compiti dell’educatore/genitore.

L’adulto deve ispirare la situazione a questi principi e in particolare i suoi due compiti fondamentali:
– Realizzare un ambiente che stimoli e sviluppi gli interessi che si manifestano e che maturano nel bambino
– Evitare di introdurre elementi di disturbo nello svolgimento del lavoro pratico e psichico a cui ciascun bambino si dedica (pulizia dell’ambiente).

Come si fa a suscitare interesse?

Maria Montessori ha scritto nel suo libro “introduzione a psicogeometria” che l’obiettivo a cui puntare è lo studio delle condizioni necessarie per lo sviluppo delle attività spontanee dell’individuo e l’arte di suscitare gioia, entusiasmo per il lavoro che spinge a una spontanea attività.
La vera chiave psicologica dell’educazione lo “sforzo del lavoro” lo studio nell’apprendere è il frutto dell’interesse e, niente si assimila senza sforzo, ma sforzo e ciò che si realizza attivamente, usando le proprie energie e ciò a sua volta si realizza quando esiste interesse. Colui il quale nell’educare cerca di suscitare un interesse che porti a svolgere un’azione e a seguirla con tutta l’energia come entusiasmo costruttivo ha svegliato l’uomo.

Aiutarlo quindi a fare solo.

Interesse attività e sforzo sono i caratteri del lavoro spontaneo e auto educativo nel quale il bambino si immerge con entusiasmo e amore rivelando e costruendo le qualità superiori dell’uomo “Aiutami a fare da solo” non è uno slogan pedagogico ma una richiesta scientifica posta dalla natura stessa del bambino. Il compito dell’educatore è quello di liberare il bambino da ciò che ostacola il disegno naturale del suo sviluppo.

Le tappe dello sviluppo.

L’evoluzione dei bambini dalla nascita all’età adulta avviene attraverso una serie di stadi di sviluppo a cui il metodo Montessori progressivamente si adatta.
Il punto di partenza è l’esperienza sensoriale, il bambino scopre la realtà toccando, annusando, ascoltando, esplorando liberamente tutto ciò che è presente nell’ambiente, l’educatore si limiterà a sollecitare la sua curiosità cominciando per esempio a insegnargli a vestirsi a mangiare da solo e aiutandolo poi a sviluppare l’autodisciplina “la capacità di concentrazione e la volontà” definita da Maria Montessori come la direzione intelligente del Movimento specifico e con l’ausilio concreto di materiali didattici aiuteranno a loro volta a sviluppare le capacità sensoriali e di apprendimento anche della matematica.

Un metodo flessibile.

Tutto il metodo si basa sull’ assoluta fiducia nell’immensa potenzialità di apprendimento attivo del bambino spesso soffocata da sistemi educativi che inducono passività o che risultano essere troppo rigidi.
La flessibilità del metodo Montessori non va intesa come purtroppo spesso accaduto come eccessiva, totalmente permessiva perché creare attorno al bambino un ambiente adatto in cui possa muoversi, scegliere liberamente, non significa lasciarli fare tutto ciò che vuole! Ma consentirgli di apprendere liberamente, proprio perché l’ambiente deve essere scientificamente predisposto affinché il bambino possa imparare partendo dalle sue stesse innate capacità.

Il caldo è finalmente arrivato e come non aspettarsi subito le colonnine in impennata sul rosso dei 30° 😵😵😵 e devo ammettere che quest’anno non vedevo l’ora! Forse perché i ragazzi sono più grandi e tra compiti per le vacanze e giochi all’aperto riescono a darmi una tregua, insomma non hanno più l’età del “non toccare, stai attento, non salire sui mobili…” l’indipendenza dei 7 e 8 anni li rende complici, tanto pigri e per le piccole cose, quelle che interessano a loro ovviamente, indipendenti.
Certo questo non vuol dire che il caldo non sia complice di nervosismi o cali improvvisi di energie d’altronde i nostri bambini sudano anche solo nel parlare figuriamoci con temperature bollenti, quindi prestate sempre molta attenzione alla giusta idratazione corporea, soprattutto neonati e bambini piccoli in quanto più facilmente esposti alla disidratazione.

Che cos’è la disidratazione?
Diminuzione dell’Acqua corporea, solitamente associata a una diminuzione di altre sostanze presenti nel sangue e nelle secrezioni, chiamate elettroliti.

Bilancio idrico, quanto bere?
Nelle prime età della vita il ricambio idrico è molto più attivo rispetto a quello di un adulto, per bilancio idrico si intende il cambio tra liquidi introdotti (acqua, bevande, parte acquosa degli alimenti) liquidi eliminati (sudorazione, feci, urine, lacrime, respirazione) in un neonato questo ricambio è pari al 20% del suo peso corporeo perché il bambino piccolo ha una superficie corporea relativamente maggiore rispetto alla massa e necessità di una quantità di acqua più abbondante per il proprio fabbisogno idrico. Per questo motivo la presenza di disturbi che possono limitare l’assunzione di liquidi o che ne aumentino le perdite (come vomito, diarrea, febbre o iperidtosi) possono indurre disidratazione molto facilmente nel bambino piccolo.

IL FABBISOGNO IDRICO AUMENTA CON L’AUMENTARE DELLA TEMPERATURA.

Quali sono i sintomi della disidratazione?
LIEVE —–> nervosismo, aumento della frequenza cardiaca, affanno durante la respirazione, diminuzione delle urine, letargia e irritabilità.
GRAVE —–> perdita di peso del 10%, stato di shock, pelle fredda e cianotica, frequenza cardiaca elevata, polso debole, sonnolenza.

La cura.
Nella disidratazione lieve, moderata, se non presente il vomito, può essere sufficiente far bere al bambino soluzioni costituite da acqua, zuccheri e sali minerali. Nel caso di allattamento al seno il bambino può continuare l’alimentazione al seno e aggiungere (tra una poppata e l’altra) qualche cucchiaino di soluzione reidratante.
Nel caso di disidratazione grave è necessario il ricovero in ospedale per sottoporre il bambino ad una reiterazione continua per via endovenosa.