Crea sito

Mamme special

Nome: Franca De Padova
Lavoro: Tempo Pieno
segno zodiacale: ARIETE
Mamma Special di: Angelo e Chiara
Sogno nel cassetto: Realizzare i Sogni dei Miei Figli
MOTTO: Amare per Vivere!

Franca una donna molto attiva nel sociale, lotta al fianco della figlia e tutte le famiglie che spesso si arrendono di fronte ostacoli insormontabili come quelli di una società di paese, quel tipo di società che ostacola il vivere sereno, una donna e una mamma altruista, solare e piena di energie sempre pronta ad aiutare.

Adesso ti trovi una strada spianata e insieme a Chiara hai raccolto molti frutti, alberi coltivati con gli anni passati, spesso lentamente, tra mille difficoltà. Come sono stati i primi anni di vita con Chiara? Quali le difficoltà che ancora oggi incontri?
Difficili
Intensi
Ma Belli pieni di Emozioni e Amore.

Quali le difficoltà che ancora oggi incontri?
Solo istituzionali!

Oggi Chiara ha 16 anni e una carriera sportiva importante da fantina corre vincendo medaglie su medaglie assieme a Leone com’è nata questa passione?
È nata strada facendo provando e riprovando molte strade…
Non ho mai considerato mia figlia in quella fascia sociale che brutalmente e Ignorantemente l’ha chiamata handicappata
Durante il percorso della nostra vita mi sono resa conto che le difficoltà non erano di mia figlia ma bensì di chi copriva ruoli senza avere competenze e passione, ma io, non mi sono mai arresa, anzi ho sempre cercato professionisti che riuscissero a trasmettere Passione e Amore.


NON È STATO FACILE E NON LO SARÀ. Chiara non fa Equitazione e Judo tanto per, assolutamente, lei ama e svolge con passione le due discipline sportive grazie alle bravura dei suoi istruttori: Claudia Antonelli e Alessandro Falchi.

Chiara è una ragazza molto intelligente, dolce e piena di vita, come ogni adolescente sta vivendo una fase di cambiamento e crescita, da mamma come pensi stia vivendo questa fase, con un cromosoma in più?
Stiamo crescendo tutti insieme.. Lei conosce il suo cromosoma e sa che ognuno di noi ha il suo numero di cromosomi e che dalla vita lei ne ha avuto uno in più, dice di amarlo e se lo è fatto amico. Ribadisco che nulla è stato facile e mai lo sarà ma se con grande semplicità ognuno di noi si accetta per quello che è il problema non esiste. Questo ho insegnato e insegno a mia figlia.

Chiara per diversi anni ha usufruito della delfino terapia, CONOSCIUTA anche come Dolphin Assisted Therapy, la delfinoterapia è l’ultima frontiera della pet teraphy, la terapia riabilitativa che si basa sugli effetti benefici che deriverebbero dalla relazione tra il paziente e gli animali.
Dove nasce la delfinoterapia.
Teorizzata e applicata per la prima volta da David Nathanson e Betsy Smith, docenti presso la Florida International University di Miami, la delfinoterapia ha visto la luce negli anni ’70. A introdurre questo nuovo approccio terapeutico in Italia è stata l’Associazione Arion, che ha sperimentato la terapia con i delfini al Delfinario di Rimini nel 1993. 
Perché proprio i delfini? 
Si tratta di mammiferi dotati di un’intelligenza addirittura superiore a quella degli scimpanzé. Sono infatti provvisti di intelligenza sociale, capacità di utilizzare strumenti, risolvere problemi particolari e trasmettere i caratteri culturali acquisiti. Non solo. Alcuni studi confermano persino la possibilità che i delfini abbiano una coscienza e una autocoscienza (a quanto pare si riconoscono allo specchio) e sono dotati di un tasso di encefalizzazione (ovvero il rapporto tra il peso del cervello e il peso del corpo) secondo solo a quello umano. Inoltre i delfini hanno una neocorteccia  –  sede delle capacità cognitive superiori – molto complessa e sviluppata.
Come funziona. Con l’aiuto dei delfini i pazienti svilupperebbero meglio la parte del cervello deputata alla comunicazione all’area affettiva. In particolare la delfinoterapia ha avuto alcuni riscontri positivi in casi di bambini affetti da disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, da autismo, sindrome di Down, problemi di concentrazione o apprendimento. Ma non solo. Questa particolare branca terapeutica è ritenuta utile anche nei casi di riabilitazione motoria: i pazienti che nuotano con i delfini paiono risolvere più velocemente problemi di deambulazione, problemi di coordinazione e armonia del movimento, casi di disagio motorio post operatorio. 
Nonostante sono stati certificati e documentati numerosi benefici non sono mancate le polemiche e azioni degli attivisti al punto che da qualche mese una sentenza del TAR del Lazio ha bloccato questo progetto riabilitativo. Tu insieme a Chiara e tutti coloro che lavorano ma soprattutto credono dell’importanza di questa terapia avete aperto una petizione (Clicca e firma la petizione) per fare in modo che venga ripristinata. 

 

Come si svolgeva questa terapia e quali sensazioni riusciva a trasmettere?
I Delfini Sono Anime che trasmettono energia positiva e interagiscono con noi in un modo meraviglioso.. La Terapia è una crescita davvero fuori dai Limiti.. È una, carica positiva sia psicologica che fisica é uno scambio d’Amore é tutto.. Per comprendere si deve provare… I LORO INCONTRI VALGONO
ANNI DI TERAPIA E
DESCRIVERLI È DIFFICILE.. SONO EMOZIONI CHE ATTRAVERSANO ANIMA CUORE CORPO.

Progetti?
Non posso farli, ogni giorno va vissuto con passione, forza e determinazione sono i pilastri del risultato di ore di Sport e medaglie vinte con orgoglio che costruiscono il nostro futuro.

Quale messaggio vuoi lasciare alle famiglie dei disabili?
NON SENTIRSI M AI INFERIORI.. VIVERE CON GRANDE ORGOGLIO.. E AMARE SENZA LIMITI.

Segui Franca e Chiara su Facebook

 

“Sono una mamma italiana, dove fino a qualche anno fa la gestione, il controllo e il monitoraggio, facevano di me una vera maniaca oltre che, una super mamma chioccia nella vita di mia figlia…”

Mamme special: Valentina Menta

Nome : Valentina
Lavoro : Consulente di Bellezza 
Segno zodiacale :Acquario 
MammaSpecial di : Denise
Sogno nel cassetto: viaggiare con mia figlia
Motto : never give up

Andare a vivere all’estero senza figli è un passo importante ed impegnativo che richiede pianificazione e, diciamocela tutta, anche una buona dose di determinazione ed un briciolo (forse anche un po’ di più) di coraggio!
Oggi ospite in rubrica abbiamo una consulente di bellezza davvero speciale, una mamma che di coraggio e determinazione ne ha da vendere, una mamma lontana dallo stereotipo italiano di chioccia. Spesso sentiamo parlare di mamme che rinunciano alla propria carriera, i propri sogni per crescere i figli ma cosa succede se una donna decide di pensare a sé? Uscire dall’italianismo di casalinga un pò frustrata e dare alla propria figlia una grandissima lezione, la possibilità di potercela fare: fiducia, stima e crescita.

Ciao Valentina da circa un anno hai deciso di lasciare Roma per trasferirti da sola in Svizzera dove collabori come consulente di bellezza in un centro benessere. Come riesci a gestire la famiglia a Roma con il lavoro all’estero?

Quando sei a chilometri di distanza gestire, non è facile e talvolta del tutto impossibile! Sono una mamma italiana, dove fino a qualche anno fa la gestione, il controllo e il monitoraggio, facevano di me una vera maniaca oltre che, una super mamma chioccia nella vita di mia figlia. Guai a chi la guarda, la tocca, le parla o solamente fa un passo in più senza un mio permesso…iperprotettiva, iper apprensiva, iper mamma!
A chilometri di distanza, però riuscire ad esercitare il ruolo di Bodyguard nella quotidianità di mia figlia è impossibile. Tutto ciò mi sta insegnando molto, infatti dopo la separazione, mia figlia è sempre stata al mio fianco (inseparabili) la portavo con me ovunque, dagli aperitivi con le amiche alle serate di eventi aziendali, volevo condividere con lei ogni momento (unico grande amore della mia vita). Ma tutto questo controllo e tutto questo essere mamma chioccia, non faceva bene a entrambi!
L’essere in simbiosi, non permetteva a mia figlia di emergere con il proprio carattere, i propri gusti o i propri desideri, sentendosi costantemente inadeguata perché l’idea di perfezionismo che aveva di sua madre, la spingeva a voler somigliare a una persona che non era lei! Ed io non volevo assolutamente che lei fosse come me!
Da qui mi sono dovuta reinventare come mamma, abbattendo la figura di mamma chioccia e diventare una mamma versione special. Ho iniziato a costruire un rapporto con mia figlia basato sull’amore e l’accettazione, sulla fiducia reciproca, il dialogo e l’apertura, un lavoro duro per entrambi, ma che ci ha permesso di avere oggi un legame indissolubile e libero a dispetto dell’ italianismo, dove la mamma soffoca (con la sua presenza e controllo) costantemente ogni campo della vita del proprio figlio, da quando è in grembo fino a 70 (e oltre) anni, sbagliando inconsapevolmente, e pensando che sia il giusto modo per dare Amore!
Personalmente ho dovuto cambiare modo di pensare (e non è stato facile) non ho mai scelto tra mia figlia e la carriera, perché avrei scelto mia  figlia sempre ho semplicemente trovato un modo di coordinare le due cose!
Quando mi è arrivata la proposta di lavoro in Svizzera, io ero titubante e avevo paura di non riuscire a stare nemmeno un solo giorno senza di lei. Pensierosa e quasi del tutto assente, quella sera dopo cena, mentre lavavo i piatti, mi scrisse un messaggio dalla sua cameretta ; -“ mamma qualsiasi decisione tu prenderai, Affronteremo tutto insieme come abbiamo sempre fatto! Se pensi che tutto questo mi permetterà di stare meglio nel futuro, allora mamma fallo, perché io so che tu mi ami più di qualsiasi cosa..”-
ho stampato il suo messaggio e lo tengo sempre nel mio diario, lei è la spinta per ogni mia sfida!


Mai mi sarei aspettata tali parole da una bambina.
Quindi più che gestire ora, ho gestito bene le situazioni prima, e se sono così tranquilla e serena lo devo anche al mio ex compagno, senza il quale tutto questo non sarebbe possibile!

Quanto è importante nella vita di una donna sentirsi realizzata?

Sentirsi realizzate è fondamentale per ogni donna! In qualsiasi campo della nostra vita la realizzazione ci appaga, e ci fa sentire bene e ci incoraggia a dare sempre il meglio a noi stesse e agli altri .
Noi donne viviamo di sogni realizzati, qualunque essi siano; professionali,personali, privati, fisici, estetici,economici,materni e relazionali !!!

Una carriera in continua crescita così come tua figlia, oggi adolescente. Pensi che lei seguirà la tua strada?

Assolutamente non voglio che segua la mia strada!
Mi auguro che segua soltanto le sue ambizioni e i suoi sogni, io da mamma potrò fornirle la mia esperienza, qualche consiglio e gli strumenti di cui avrà bisogno nel suo percorso, oltre al sostegno, l’amore e la fiducia, la disponibilità e l’incoraggiamento a non mollare mai!

Cosa ti senti di consigliare alle future mamme di domani?

Cosa mi sento di consigliare?
Non arrendetevi mai, andate avanti sempre , resistete davanti alle difficoltà, agli ostacoli, alle distanze…
Credete sempre in voi stesse, credete sempre in voi stesse!!! Sempre!!
Noi donne possiamo fare dei veri miracoli, abbiamo tutte le capacità, possiamo davvero tutto!
C’è stato fatto un dono prezioso quello del donare la vita… non c’è nulla di più vicino al  divino di noi, non è un caso!
Siate l’esempio che vorreste dare ai vostri figli ; coraggio, determinazione, sacrificio e amore incondizionato è questa la chiave che permette a una mamma di rendere tangibile il suo amore al proprio figlio, siate le loro eroine, raccontategli la fiaba della vostra vita, rendeteli orgogliosi di voi !!!
Vi lascio con una frase che mi colpì molto, qualche anno fa nell’asilo di mia figlia, era scritta su un muro e fu motivo di riflessione per molto tempo…e lo è tutt’ora!
I genitori devono essere affidabili, non perfetti.I figli devono essere felici, non farci felici – Madre Teresa di Calcutta.

 

Grazie Valentina ♡

Ali per volare, radici per tornare.

Sono stata una bambina molto precoce, ma non mi sono mai sentita amata

 

 

Nome: Vincenza
Professione: impiegata
Segno zodiacale: ariete
Sogno nel cassetto: scrivere un libro in chiave autobiografica sul disturbo bipolare
Motto: la mia follia è un dono che infiocchetto tutti i giorni con il nastro dorato della poesia

 

“Ciao a tutte, mi chiamo Vincenza, ho 60 anni e da 18 anni soffro di un disturbo bipolare” Si presenta così, senza mezze misure la nostra amica Enza, una donna semplice, animo sensibile, artista scrittrice ma soprattutto poetessa di vita.

“Tutto iniziò con una crisi psicotica, nella quale ho avuto allucinazioni visive ed uditive, dopo aver sofferto per circa 10 anni di attacchi di panico, quindi i medici mi dissero che la malattia era latente da molti anni addietro, forse persino dall’infanzia. Quando la malattia si manifestò, nel 2001, mia figlia Sara aveva appena 16 anni, un’età molto particolare, il pieno dell’adolescenza ed io non sono stata in grado di seguirla. Sono sempre stata una mamma poco presente, a causa della mia patologia latente e questo mi ha portato ad avere molti sensi di colpa. Il disturbo bipolare è una patologia che colpisce l’umore, per cui si hanno dei periodi in cui sei euforica, piena di forza e voglia di fare, ed altri invece in cui sei depressa a tal punto da non poter compiere gli atti quotidiani della vita. Il più delle volte io vivevo in uno stato di depressione, per cui non potevo far fronte ai miei doveri di madre e questo mi distruggeva.
Sono stata anche una moglie poco presente, sebbene io abbia sempre lavorato e quindi abbia sempre fatto fronte agli impegni della famiglia, però devo dire che ho avuto un marito che, fortunatamente, mi è stato sempre vicino.
Cosa posso dire della Vincenza donna? Nasco in una famiglia di umili origini, a nove mesi già camminavo e cantavo, a tre anni e mezzo già ballavo sulle punte, a cinque già sapevo leggere e scrivere e fare le quattro operazioni” Ma nella vita di Enza manca una cosa cosa davvero essenziale “Sono stata una bambina molto precoce, ma non mi sono mai sentita amata. Purtroppo di parole non dette, di parole dette male, di silenzio, ci si può anche ammalare poiché tutto ciò denota anaffettivita’ e disattenzione. Con gli anni ho imparato a perdonare, perché nessuno di noi è perfetto, soprattutto un genitore, poiché questo mestiere non te lo insegna nessuno.
Quando la malattia si manifestò, dopo diversi mesi di convalescenza a casa, tornai al lavoro. Purtroppo a mie spese, perché iniziarono le discriminazioni proprio da parte di chi mi era stata amica fino al giorno prima, non me lo sarei mai aspettato! Iniziarono le prese in giro, questa collega sparse la voce in ufficio che addirittura portavo iella e quando mi incontrava sul corridoio, gettava del sale al mio passaggio, come gesto scaramantico. Fortunatamente questo elemento di disturbo se ne andò ed io riacquistai la mia pace. Devo dire che adesso sono molto amata dai miei colleghi e colleghe, mi vogliono tutti un gran bene!” Come sarebbe la vita senza le passioni… “Io ho la passione per la musica, per la poesia, per il teatro, infatti frequento un corso di teatro e scrivo poesie, ho già pubblicato un libro e sono in procinto di pubblicarne un secondo, il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro sul disturbo bipolare, che parli di me. Oggi ci sono farmaci sempre più specifici e mirati per la cura delle malattie psichiatriche, per cui voglio mandare il mio messaggio di speranza a tutti coloro che sono ammalati:

curatevi, accettate la malattia perché con i farmaci e con i giusti supporti psicologici e psichiatrici si può convivere alla grande con le nostre patologie e quindi condurre una vita dignitosa.

Grazie a tutte!

Grazie Vincenza per la tua testimonianza ♡

Autism in the WORLD…

Dedicata alle mamme guerriere
“Io le ho viste…”

«Le ho viste risplendere di luce, in attesa del dono della vita,
le ho viste fantasticare e fare progetti per un figlio non ancora arrivato,
le ho viste soffrire e urlare per metterlo al mondo…

le ho viste sole e spaventate quando quel figlio veniva loro tolto dalle braccia,
le ho viste piangere in silenzio dietro una porta chiusa,
le ho viste barcollare e incassare una diagnosi orrenda,
le ho viste capire che le cose sarebbero cambiate, sarebbero state difficili da accettare,
le ho viste distrutte dopo notti insonni,
le ho viste inciampare e poi cadere,
le ho viste arrabbiarsi e digrignare i denti, per un principio da difendere,
le ho viste pazienti, fare ore di attesa, nella speranza di una prognosi migliore,
le ho viste aggressive davanti a ciò che non si vuol sentire, le ho viste negare l’evidenza, davanti a una realtà dura e spietata.

Le ho viste mentre si rialzavano a fatica,
le ho viste navigare sul web fino a notte fonda per trovare una speranza,
le ho viste lanciarsi in cose grandi, quando ancora non ne conoscevano il significato,
le ho viste aggrapparsi con tutte le forze a ogni piccola luce,
le ho viste non arrendersi quando tutti intorno si erano arresi,
le ho viste truccate e ben vestite alla ricerca di una dignità quando veniva a mancare,
le ho viste fare tesoro di ogni briciola di grinta e usarla per andare avanti,
le ho viste forti e rassicuranti davanti al momento che conta,
le ho viste prendere decisioni difficili quando nessuno aveva il coraggio di farlo.

Le ho viste volare leggere come angeli intorno ai loro bambini,
le ho viste difenderli con le unghie e con i denti,
le ho viste comunicare con il loro figlio attraverso uno sguardo, un sorriso, un respiro,
le ho viste sorridere con una dolcezza infinita,
le ho viste raccontare storie e inventare giochi per convincerli a fare procedure dolorose,
le ho viste cantare canzoni fino alla fine della loro voce,
le ho viste parlare, spiegare, incoraggiare,
le ho viste amare di un amore immenso.

Se mai un figlio mi chiederà quale potrà essere per lui un esempio nella vita, io senza dubbio risponderò: le mamme dei bambini speciali».

Una mamma
Dal web
(pubblicato in “Ospedale Bambin Gesù”)

Sono una mamma e una maestra di scuola primaria quest’anno sono stata nominata sul sostegno di una bimba grave, gravissima e …bellissima. Bene: appena arrivo in classe la maestra prevalente mi avverte “Stai attenta alla madre che cercherà in tutti i modi di tirarti dentro alla sua sofferenza e poi è un po’ fissata con il fatto che la figlia può far tutto, capisce tutto ecc.” ed io …sto zitta. Questa testimonianza mi intristisce, purtroppo di storie così c’è ne sono molte, mancanza di umanità e carenza di figure professionali😔😔😔

Mi dice che dobbiamo andare a visitare un posto con la classe e che la mamma si è “fissata” col fatto che debba andarci anche la figlia… sto zitta ancora e intanto incrocio gli occhi della bimba che sono quelli della mia e dentro di me le parlo e le dico “stai tranquilla ti ci porto io” …lei sorride è bellissima…nessuna maestra però che ormai è con lei da tre anni mi dice quali siano le sue competenze o no, la diagnosi funzionale è troppo generica. Usciamo e inizia la visita guidata. La bimba con la sedia a rotelle cerca di spingersi avanti per guardare i quadri, le tele, i dipinti ma la maestra di classe mi dice di tirarla indietro perchè leva il posto e la visuale a chi “capisce”…
Resisto e faccio come se non avessi sentito, la porto ovunque e le parlo e le spiego… la maestra mi guarda di sbieco.
Torniamo in classe e mentre tutto il gruppo classe relaziona sull’uscita lei non ha un compito, un libro, niente… e io sono al mio primo giorno e non ho preparato niente.
Poco male mi organizzo, la coinvolgo e chiedo alla sua compagna di banco, una bimba carinissima, di farci sbirciare sul libro lei ci prova ma poi dice che non ha tempo deve lavorare con gli altri.
Merenda: da sola e gli altri in gruppo. Cambio pannolino da panico: i bidelli fanno a gara per non venire, ti cambio io amore, è un’ora che sei con la cacca. Parlo con la maestra dell’anno scorso che mi scarica addosso una serie di cattiverie sulla madre sulla famiglia e sul fatto che non si può lavorare con un handicap così grave. Le chiedo se ha mai usato la CAA o la tecnologia e mi dice che loro del sostegno vengono da una laurea in scienze della formazione e che hanno sostenuto solo quattro esami troppo generici per poter sapere tutto…
RESISTO ANCORA.
Intanto sono completamente innamorata della mia bimba…in lei c’è la mia, la sofferenza della madre è la mia…Le risposte le ho da lei. Uno scricciolo accartocciato su se stesso che indica in modo corretto tutti i colori, le forme, le lettere, i numeri che risponde esattamente a tutte le mie domande con gridolini che capisco e interpreto bene.
Le ho dato mille baci e lei mi ha fatto mille carezze. Alla fine della giornata saluto e la maestra di classe mi dice “comunque sei molto portata ne avevamo bisogno”!
Mi giro e sulla porta dico “corro a casa c’è mia figlia completamente disabile che mi aspetta. GELO TOTALE.
Oggi sono arrivata con il mio Ipad e con l’aria di quella incavolata, loro, le maestre hanno cercato di recuperare ma io ho detto: “Sentite, io non sono la maestra di questa bimba, io sono una maestra di classe a supporto della classe, la bimba è di tutti, di tutta la classe quindi o si programma insieme o sono cavoli amari. Se vedeste quello che vedo io in lei, se vedeste dentro questo corpo che non risponde una bimba come le altre desiderosa di scoprire di sapere di giocare di interagire allora questa classe sarebbe migliore, voi sareste delle persone migliori e il mondo sarebbe una favola.”
La mia bimba si è divertita un mondo con le applicazioni app…tutti i bimbi erano dietro di lei a cercare di capire cosa stesse usando… ho fatto un piccolo gruppo ricreativo e fuori dal suo banco ha potuto far merenda con altri bimbi… le ho portato un libro di favole e le ho detto in un orecchio di leggerlo quando non ci sono così non si sente sola. Ha diciotto ore e quando è senza di me…è sola a guardare il nulla.
Ora sono a casa e guardo mia figlia …e spero e prego che lei possa sopravvivere alle cattiverie e all’ignoranza della gente.
Una maestra e una mamma”

Testimonianza vera di un’insegnante di sostegno la quale ringrazio a nome di ogni mamma. ♡ Anche noi quest’anno abbiamo avuto la fortuna di un’insegnante speciale: GrazieMaestra Sara

Quando una madre dice che è stanca, questo è tutto ciò che voleva dire!

Non ha detto che vuole lasciare suo figlio e dimenticare che lui o lei esista.

Quando una madre dice che vorrebbe un po’ di tempo da sola, solo per lei, questo è tutto ciò che vuole dire!
Non ha detto che è dispiaciuta di essere madre e che la maternità è stata un errore nella sua vita.

Quando una madre dice che ha bisogno di aiuto per fare le cose, è esattamente quello che intendeva!
Non sta dicendo che è un’incapace.

Quando una madre prepara un piatto pronto per cena, non significa che lei prepari piatti pronti ogni giorno della settimana e che suo figlio / figlia sia un bambino che non mangi cibi sani.

Quando arrivi a casa di una madre e noti il disordine, ciò non significa che ogni giorno quella casa sia disordinata.

Quando una madre dice che le piacerebbe uscire con i suoi amici, questo è tutto ciò che voleva dire!
Non vuole tornare ad essere “Single / senza figli” e senza responsabilità.

Quando una madre dice che è preoccupata e spaventata, è questo che intende!
Non ha detto che sta per crollare, e tanto meno che è una codarda.

Quando ascolti una madre che urla, non significa che lei urli sempre, probabilmente ha parlato prima 300 volte con un tono di voce normale.

Quando vedi una madre nervosa, al limite della follia, non significa che ogni giorno sia in quella situazione.

C’è un intero contesto, un’intera situazione di cui tenere conto.

Non inventare falsità per giudicare qualcuno, tanto meno una donna che ogni giorno, in ogni momento, rinuncia alla propria vita per vivere la vita di un altro essere che lei sa essere molto più importante di lei.
Nel mondo non esiste nessun essere umano capace di arrendersi e donare tanto quanto una madre!
E le madri meritano molta più comprensione e molte meno prove.

(Charity Bet)

 

Nome: Marzia 
Professione: scienziata in psicologia
Segno zodiacale: bilancia
Mamma special di: Daniele
Sogno nel cassetto: Tanti. Quasi tutti intrecciati fra loro. Quello più importante riuscire sempre a guardare indietro mantenendo la serenità.
Motto: ” cosa perdo se non lo faccio?!”

“…L’autismo scatena impotenza e paura. Paura perché non c’ è piena comprensione, perchè non si sa dove stiamo andando a parare. Potrebbe essere la qualsiasi a frullare nelle nostre teste perché la logica applicata potrebbe essere proprio quella opposta…”

Ciao Marzia benvenuta nel salotto di Vita da mamma versione special, “Un altro Daniele” il titolo del tuo manoscritto che mi mandasti qualche tempo e di colpo mi fece tornare indietro, così indietro da riuscire a toccare quella rabbia di chi non ha alcuna difficoltà a vivere con l’autismo ma convive con una società che si ostina a catalogare la diversità con etichette che si mettono sui coltelli “vietato toccare”. 

Che cos’è per te l’autismo?

Per me l’autismo è quello stare al mondo in una maniera pulita, talmente pulita da non riuscire a cogliere neanche la minima dose di cattiveria. L’autismo è poi quella cosa che ti fa sentire io qua e tu là, è quella cosa che un po’ abbatti per poi scoprire che lui è ancora là. Te ne accorgi perché lo vedi che gli occhi che ti stanno guardando non hanno colto la direzione verso cui ora dobbiamo andare. Ed è quello il momento in cui lui torna, torna come se fosse un luogo conosciuto, un posto in cui cercare riparo. L’autismo è incredibile  perché può conservare pensieri per mesi prima di trovare un modo per esternarli al mondo. L’autismo ha bisogno di cose ripetute e di cose apparentemente insignificanti. L’autismo ti regala attimi in cui c’è lo spazio per entrare col tuo mondo, ma poi pretende spazio per essere compreso. L’autismo scatena impotenza e paura. Paura perché non c’ è piena comprensione, perchè non si sa dove stiamo andando a parare. Potrebbe essere la qualsiasi a frullare nelle nostre teste perché la logica applicata potrebbe essere proprio quella opposta. L’autismo è disordinato e caotico e dicevo genera impotenza perchè di tanto in tanto pensi: ma non è che mi sto inventando una realtà inesistente?  Il senso di impotenza è forte in quei momenti… poi però guardo bene e di nuovo, l’autismo, uno spiraglio lo ha lasciato aperto…tiro un sospiro di sollievo e vado alla scoperta di un nuovo suo pezzettino.

 

Ti reputi una donna fatalista?
No. Quasi per niente. Io penso che la vita metta davanti fatti, lasciando ad ognuno la possibilità di scegliere l’opzione che più preferisce.
Cosa ti aspetti dalla società?
Tanto. Tanto. Tantissimo. Secondo me la gente ha solo bisogno di essere educata. Ha bisogno di chi gli racconti e di chi la accompagni. Io ho sempre trovato voglia di aiutarmi,poi magari lo si fa in modo sbagliato ma quello dipende solo dalla non conoscenza e dell’idea che nel tempo si sono fatti della disabilità. Io mi aspetto che Daniele, sia Daniele con le sue potenzialità e con i suoi limiti esattamente come tutti e so che lo otterremo perché ne ho avuto esperienza negli anni.
Tra ipocrisia e menefreghismo cosa preferiresti?

Menefreghismo. Si è vero mette un po’ i brividi perché stai realmente credendo alla normalità di una condizione che è particolare, ma è l’unico modo per evitare che un disabile di 40 anni venga trattato come un bimbo di 10.

Molti oggi parlano di autismo e spesso purtroppo senza cognizione di causa, cosa ti senti da consigliare alle mamme special come noi?

Tappatevi le orecchie. Osservate i vostri figli. Ascoltate i vostri cuori e i vostri pensieri e via come un treno, uno di quelli che però ogni tanto si ferma. Ad ogni fermata ci sarà qualcosa che servirà al proseguimento del viaggio.

Che progetti hai per questo 2019?

Assolutamente un’ incognita, a parte prendere l’ abilitazione professionale a giugno. Sarà tutta una sorpresa quest’ anno, come del resto lo è stato il 2018,in cui ho deciso cose che non avrei mai pensato di decidere.

Programmi prossimi?

Si. Uno importantissimo. La nostra prima pubblicazione a marzo. Il libro si chiama “diverso da chi?“,  “Un altro Daniele” era l’oggetto della mail perché  non avevo ancora  scelto il titolo e avevo appena finito di leggerti in N°5 non è né un profumo né un mambo . Pensandoci bene avrebbe anche potuto essere così ma ormai è andata!
Ho scelto questo titolo perché è semplicemente così che è la realtà. La diversità si intreccia anche nella cosiddetta “normalità” e la normalità è insita anche nella cosiddetta “diversità”. Voi “per un si e per un no” leggeteci! Nel dubbio non si sa mai!!
GRAZIE Marzia per la tua testimonianza da parte di tutto la staff di Vita da mamma versione special ♡

Annalisa Minetti, mamma special è solo l’ultimo dei volti noti finito nel mirino degli haters, ricordiamo anche Chiara Bordi candidata a miss Italia…

Ma chi sono gli haters?

Hater è un termine usato in Internet per indicare gli utenti che generalmente disprezzano, diffamano o criticano distruttivamente una persona, un lavoro o un concetto in particolare.
L’odio dell’hater è generato da dei sentimenti simili alla gelosia e all’invidia; tuttavia gli hater, a differenza dei gelosi, non desiderano diventare come le persone che prendono in giro o attaccano, ma al contrario desiderano esclusivamente insultarle e denigrarle.
Un hater giustifica il suo disprezzo e pone il suo pensiero come unica, vera realtà; i pensieri o idee delle persone a lui non affini sono completamente errate e semplicemente delle menzogne.
Un hater tende a seguire costantemente le attività del personaggio pubblico che odia (fonte Wikipedia)

La cantante ipovedente e atleta paraolimpica ha postato sul suo profilo Instagram una foto in cui festeggia un esame universitario andato bene abbracciando la seconda figlia nata pochi mesi fa. La felicità di una donna che abbraccia la figlia, un’immagine meravigliosa che poco dopo viene così commentata dagli haters: “Io non la seguo di certo… certo cieca… non avrei messo al mondo un secondo figlio…”, “Io, non avrei messo al mondo dei figli che non potrei mai vedere… mi sembra che si sia sposata due volte… forse il suo è un modo per non impazzire…”, “Che egoismo, fare figli da cieca”, “Lei può… molto comuni mortali non possono”.

La Minetti non ha replicato, ci ha pensato Iacopo Melio, scrittore e attivista per l’abbattimento di barriere architettoniche e stereotipi culturali. Per fortuna come sempre più spesso accade, pochi imbecilli sono stati “recintati” da utenti dotati di media intelligenza.

Annalisa Minetti ha scritto dopo qualche giorno un lungo post su Instagram: “Volevo ringraziare @iacopomelio  perché ha deciso di rispondere a quei pochi ignoranti che hanno giudicato la mia vita, il mio ruolo di madre e la mia natura di donna. Ringrazio Iacopo non solo per le belle parole spese per me ma sopratutto perché grazie a lui sono sommersa, da ieri sera, da messaggi di solidarietà. Volevo rassicurare tutti sul fatto che io stia bene, che le parole di queste persone ignoranti e infelici non mi toccano. Da anni sono abituata a sentirmi dire di non vivere e di tutta risposta io vivo e vivrò sempre di più. Cresco i miei figli come donna realizzata nella vita e nel lavoro, non sacrificando mai un dentino, una recita, una prima pappa nonostante questo mi costi fatica e a volta piango da sola di notte chiusa in bagno per la stanchezza. Perché sì, spesso per me è tutto molto più difficile, ma nonostante questo, e nonostante la vostra ignoranza, io vivo cercando di essere all’altezza dei miei sogni e di quelli dei miei figli. Ho un uomo splendido accanto e la nostra casa è piena di sorrisi. Le persone che mi aiutano sono quelle che mi amano, non lo stuolo di collaboratori che avete millantato. Purtroppo per chi mi augura di restare chiusa in casa, mi vedrete presto in nuove sfide per la musica e per lo sport. E continuerò a condividere la felicità di crescere i miei figli con le tante persone che mi seguono e che sono nel mio cuore”.

Forza Annalisa noi di Vita da mamma versione special siamo con te! ♡

ho scoperto così il potere terapeutico della fiaba e non ho più smesso di scriverne e di portarle in giro nelle scuole, nelle ludoteche, nei centri sportivi perché credo che, sopratutto oggi, i bambini abbiamo bisogno di leggere e di leggere attraverso la carta stampata.. sentire il profumo che fa un foglio di carta, toccare e sentire l’emozione di sfogliare le pagine

Mamme special: Valentina Battaglia

Nome: Valentina Battaglia
Professione: professione ?? Non saprei… avrei voluto fare il medico, ma a 18 anni ero troppo ribelle per fare degli studi così canonici, allora mi sono laureata in lettere pensando che sarei diventata una scrittrice e che, magari, avrei potuto insegnare perché ciò che ho sempre desiderato è essere utile agli alitri, lasciare un segno positivo nella vita delle persone, ma sto ancora aspettando che questo sogno si realizzi (perché ormai fare il medico la vedo decisamente una cosa impossibile) e, nel frattempo, concilio queste 2 anime occupandomi di amministrazione e comunicazione in ambito sanitario..
Segno zodiacale: acquario che più acquario non si può (dunque lunatica, con la testa per aria, creativa e libera)…
Mamma special di: Non so se lo sono io perché penso che ogni mamma lo sia… ma mi sento special perché ho un figlio che sicuramente lo è… Salvatore è speciale perché quando mi sono separata dal suo papà aveva appena 3 mesi e se non sono impazzita o morta di dolore e sono riuscita a diventare la madre e la donna che sono oggi è solo grazie a lui.. i figli smuovono una forza atomica, atavica, qualcosa che non si nemmeno di avere.. e lui mi ha in un certo senso permesso di rinascere una seconda volta e ancora altre innumerevoli volte ogni qualvolta mi sono sentita nel tunnel della paura e della disperazione perché, anche se oggi va meglio, la causa di separazione, è stata particolarmente tortuosa e dolorosa.
Sogno nel cassetto: sogno?? Ne ho tanti.. sono una sognatrice.. mi piacerebbe avere un altro figlio perché se c’è una cosa che amo più di tutte è essere mamma.. ma, al momento, mi manca la materia prima 😂.. un altro sogno è quello di scrivere un libro che racconti la storia di mia nonna, donna straordinaria che, ancora oggi, ha un ruolo fondamentale nella mia vita.. poi a parte girare il mondo e avere una casa in campagna piena di verde e animali, diciamo che non ho grandissime pretese…
Motto: “abbi sempre coraggio e gentilezza” .. lo feci mio tempo fa vedendo una versione cinematografica di Cenerentola (adoro i film Disney) e pensai che era da sempre stata la mia filosofia di vita .. ed è ciò che traferisco da sempre a mio figlio

Ciao Valentina e benvenuta nel salotto di mamme versione special, Ragusana doc, solare, un vulcano in continua eruzione di idee; sei responsabile della comunicazione e amministratore dell’associazione aiad diabete, quali sono le vostre mission?

– Ho iniziato all’Aiad come volontaria tanti anni… mia madre è la presidente di questa piccola ma meravigliosa associazione da quando, dopo l’esordio del Diabete in suo padre, iniziò a dedicarsi alla conoscenza di questa patologia.. come dicevo siamo una piccola realtà locale presente da più di 25 anni, facciamo attività ambulatoriale 4 volte a settimana con il sostegno di medici straordinari che seguono con dedizione, umanità e professionalità unica i pazienti.. dai più piccini (la più piccola ha appena 20 mesi) ai più grandi (la nostro Old, una signora meravigliosa, ha ben 93 anni). Perché il diabete è così.. non risparmia nessuno, purtroppo.
Pensa che è stato paragonato ad uno tsunami senza sosta e ogni anno i numeri sull’insorgenza di questa malattia sono spaventosi! Io lo chiamo il mostro capriccioso e silenzioso, perché il diabete non si vede, almeno finché non fa danni grossi che alla lunga si vedono anche ( ad esempio problemi agli occhi, arti amputati), ma c’è e se non li si tiene a bada può diventare davvero crudele! All’inizio mi commuovevo ogni volta che vedevo delle piccole manine prendere la penna per pungersi il ditino per misurare la glicemia.. e dopo anni mi si stringe sempre il cuore, così come con gli anziani che sono tanti fragili e lottano a fatica con questa patologia che gli rende la vita ancora più impegnativa è difficile.. e mi si stringe il cuore ogni volta che vedo un genitore piangere perché al figlio è stato negato un diritto o perché ancora nelle scuole il diabete non è davvero preso in considerazione come una malattia cronica e grave e devono improvvisarsi loro medici ed infermieri ogni volta che ricevono una chiamata perché la glicemia si è abbassata troppo e il loro figlio si è sentito male.
La nostra mission è sopratutto far capire che il diabete non è una influenza che viene e se ne va, che non c’è una cura, purtroppo, che una volta che viene dura tutta la vita e che per quanto ci si possa convivere non è facile! Non è facile mai! quando insorge quello di Tipo 1 , tipico dell’infanzia, che è legato alla mancata produzione dell’insulina da parte del pancreas, come fai a spiegare ad un bambino che dovrà stravolgere le sue abitudini , che dovrà star attento a cosa mangia, a quanto si muove.. è inevitabile che questi bambini crescano tutto d’un colpo e perdano spensieratezza, perdano sicurezza; così come è altrettanto inevitabile che i genitori si sentono quasi colpevoli, responsabile e cadano nello sconforto! Ciò che invece andrebbe evitata e contro noi combattiamo è La non conoscenza, l’ignoranza, la
Discriminazione sociale.. c’è ancora chi non invita bambini diabetici ai compleanni perché “e poi cosa gli facciamo mangiare” anziché provare a proporre una alternativa anche agli altri per non far sentire nessuno escluso e nessuno diverso o semplicemente tutti speciali fosse solo per il fatto di essere bambini e portatori sani di specialità!
Ma la nostra missione è anche prevenire ed informare sul diabete di tipo 2 che è legato strettamente agli stili di vita scorretti, infatti insorge sopratutto in età adulta, e può essere prevenuto! A tal proposito organizziamo nell’anno tantissime iniziative che hanno lo scopo di informare la comunità sulla importanza della corretta alimentazione e del movimento. Secondo uno studio basterebbe consolidare ogni giorno una abitudine per 2 minuti! Dico questo perché a volta si pensa che il movimento si possa fare solo in palestra e per tante ore, ma sarebbe già ottimale, sopratutto per gli anziani, fare anche della leggera attività fisica a casa per qualche minuto ogni giorno, fare le scale, posteggiare la macchina più lontano…
Il diabete non può, ancora e purtroppo, essere guarito, ma si può fare tanto per far sì che insorga sempre meno e che sia curato sempre meglio e, sopratutto, considerato e riconosciuto al pari di tante altre malattie.

È uscito da poco il tuo nuovo libro di favole “Gaudio Mastropasticcione ” (recensione) perché leggere questa storia ai nostri bambini?

– È uscito da poco il mio primo libro, anche se già l’anno scorso avevo, grazie ad un concorso , potuto pubblicare una altra fiaba in una raccolta di autori vari.. Gaudio Mastropasticcione è nato un po’ per gioco e un po’ per necessità. Mi spiego meglio. Tra le mie passioni c’è quella della cucina e della pasticceria, ma, avendo sposato la causa della prevenzione del diabete e degli stili di vita sani, ho pensato che bisognava creare qualcosa che spingesse le mamme e i bambini a conoscere delle alternative gustose alle merendine confezionate.. così, in un periodo in cui lavoravo (perché dopo la separazione ho fatto davvero di tutto) in una pasticceria, ho proposto di organizzare dei laboratori di lettura per i bimbi che comprendessero l’assaggio di merende fresche, sane, con ingredienti genuini e con meno zuccheri e grassi.. una contraddizione in una pasticceria? No.. un quid in più! Così ho iniziato a scrivere fiabe che avessero da un lato il tema della cucina e della alimentazione, ma anche altro! In quel periodo mio figlio non stava attraversando una fase semplice.. metabolizzava sempre di più il fatto che io e suo papà non saremmo tornati insieme e, al tempo stesso, dovette far i conti con l’ingresso, nella vita di suo padre e della sua, della nuova compagna.. era arrabbiato e deluso! Pensai, anche con il supporto di una meravigliosa pedagogista della scuola, di aiutarlo a tirare fuori le sue emozioni coinvolgendolo nell’inventare insieme delle fiabe.. in ognuna sceglievamo una emozione o un vissuto e così lo tiravamo fuori insieme.. ho scoperto così il potere terapeutico della fiaba e non ho più smesso di scriverne e di portarle in giro nelle scuole, nelle ludoteche, nei centri sportivi perché credo che, sopratutto oggi, i bambini abbiamo bisogno di leggere e di leggere attraverso la carta stampata.. sentire il profumo che fa un foglio di carta, toccare e sentire l’emozione di sfogliare le pagine. In tal senso, infatti, è stata bravissima la mia editrice, Sonia Baglieri, nello scegliere una carta per la copertina che al tatto sembra quasi velluto così che anche i bambini non vedenti possano sentire attraverso le mani tutto il calore che ho voluto mettere per iscritto. La storia di Gaudio è semplice, è ordinaria.. Gaudio non è super eroe o un principe.. è un ragazzo come tanti altri, insicuro ed impacciato, ma dai grandi sogni, i suoi sogni, semplici ma intensi perché suoi. Gaudio ha perso fiducia in se stesso e ha paura, come tutti, ma non si arrende e si riscatta e si ritrova attraverso la capacità di sapere aspettare e avere pazienza.
Se mi chiedi perché leggerlo ai nostri bambini ti rispondo che la ragione è molto semplice. Nella società di oggi ci richiedono di essere sempre Top, veloci, competitivi a tutti i costi, primi della classe, che non si può sbagliare, che bisogna essere perfetti già da piccoli, belli, griffati ecc… altrimenti siamo fuori! ma questo non è reale e non è sano! In questa fiaba vorrei che i genitori riscoprissero e trasferissero ai loro bambini l’idea che la vera forza sta nel convivere con le proprie fragilità, che un limite può essere un nuovo orizzonte da sperimentare, che l’attesa rende tutto più magico e gratificante, che la vera bellezza sta nell’amare se stessi per ciò che si è e che è molto più bello fare gioco di squadra piuttosto che far tutto da soli!

Che progetti hai per il 2019?

– Per il 2019 spero che esca il concorso per L’insegnamento e vorrei dedicarmi, sopratutto, alla specializzazione per il sostegno.. ho in mente di scrivere un altro libro e tanti progetti in cantiere per l’Aiad… poi .. chissà.. magari anche un grande amore che stravolga il caos della mia vita e ne crei uno nuovo ancora più bello e vorrei fare un altro viaggio con mio figlio…
e mi auguro la normalità.. nel senso più personale della parola.. la normalità delle piccole cose che amo: i sorrisi di mio figlio, la nostra casa, il nostro cagnolino.. la straordinarietà delle cose semplici…

 

GRAZIE VALENTINA!

“Ho paura di lasciarli in un mondo senza tutele.
In un mondo cattivo e sporco.
Sporco, in tutte le sue accezioni peggiori.”

Mamme special: Daniela Sasso

Nome: Daniela Sasso
Professione: Scrittrice e Presidente dell’ Associazione antiviolenza scarpette rosse.
Segno zodiacale: capricorno
Mamma special di: Diego e Myriam
Sogno nel cassetto: sorridere
Motto: Ama. Sempre.

 

Ciao Daniela e benvenuta nel salotto di Vita da mamma versione special, il nostro incontro è ormai noto come le diverse collaborazioni, sei una donna divertente, ironica e determinata.
Affronti sempre con gran coraggio la tutela delle donne al punto di fondare un’associazione “Scarpette rosse ” raccontaci come è nata questa iniziativa:

Da quasi due anni collaboravo, attraverso il mio contributo letterario, con un’associazione antiviolenza a Treviglio (Bergamo) e mettendo a disposizione la mia penna, per dare voce a donne che avevano subito violenze di ogni tipo. A maggio scorso, durante un evento al fianco del Magistrato Fabio Roia, ho deciso di trasformare questo impegno fondando questa associazione, così da poter dare un aiuto anche concreto alle donne, offrendo supporto legale e psicologico gratuito.

Perché sono aumentati i femminicidi?

È una strage? Sì lo è.
In realtà, il femminicidio ha delle origini culturali profonde e difficili da estirpare.
(Per questo molto importante a mio avviso, lavorare sull’educazione alla non violenza, delle nuove generazioni).
In realtà, i dati Istat portano dei numeri in calo sui femminicidi grazie ad un grande aumento delle denunce.
Il numero superiore riguarda nel complesso degli omicidi, le donne tra questi.
Dunque, è come se volessimo dire che non esiste.
Che è un’invenzione mediatica o una parola coniata per dare una spiegazione ad una “cosa” diffusa.
Non è così.
Ma è vero che le denunce sono aumentate.
È vero che la violenza si può fermare.
Grazie all’ informazione e alla presenza sempre più numerose, nel nostro territorio, di centri antiviolenza.
Centri di ascolto.
Associazioni, ecc.
Sicuramente, ci sono delle lacune nel sistema istituzionale e legislativo, che vanno colmate.
Come la certezza della pena.
Ma molti passi avanti si sono fatti e mi auguro che tanti ancora se ne faranno.
Il messaggio è: denunciate sempre.
Ci si può salvare.

Perché affidarsi ad un’associazione come la vostra?

Perché esiste sempre una via d’uscita.
Perché esistono persone che come noi tendono la mano, per salvarti.
Professionisti pronti a prendersi cura di chi ha subito o sta subendo violenza.
Perché di genere si muore.

Ti conosciamo in particolar modo come scrittrice, le turbolenze d’animo che ascolti e vivi sulla pelle e trascrivi come cascate di parole lanciate nel web, quanto ti aiuta scrivere?

La poesia, mi salva la vita.
Lo ha fatto più di una volta.
Mi ha consentito di non cadere in depressione, in momenti particolarmente difficili.
Per me è liberatorio.
È catartico.
Sono certa, che se non avessi avuto la penna come compagna di Vita, probabilmente la mia forza sarebbe stata la metà di quella che ho.

Da mamma quali sono le preoccupazioni maggiori per i tuoi figli?

Di lasciarli in un mondo senza tutele.
In un mondo cattivo e sporco.
Sporco, in tutte le sue accezioni peggiori.

Quali sono i valori in cui credi di più.

Onestà.
Lealtà.
Rispetto.
Fiducia.