Crea sito

Vita da mamma versione special

Rianimo le parole uccise dalle bocche cucite. contatti: Vitadamammaversionespecial@gmail.com

Papa Francesco all’Angelus del 9 settembre dice di non restare «sordi e muti» di fronte ai dolori delle persone segnate da malattie, spinte ai margini dalla «pseudo pietà» o rimossi come «un problema»

Il Papa racconta una duplice guarigione, quella del sordo-muto: “Innanzitutto la guarigione dalla malattia e dalla sofferenza fisica, per restituire la salute del corpo. Ma c’è una seconda guarigione, forse più difficile, ed è la guarigione dalla paura. La guarigione dalla paura che ci spinge ad emarginare l’ammalato, ad emarginare il sofferente, il disabile. E ci sono molti modi di emarginare, anche con una pseudo pietà o con la rimozione del problema; si resta sordi e muti di fronte ai dolori delle persone segnate da malattie, angosce e difficoltà. Troppe volte l’ammalato e il sofferente diventano un problema, mentre dovrebbero essere occasione per manifestare la sollecitudine e la solidarietà di una società nei confronti dei più deboli”

«Basta sofferenze, ora so come fare». Poche parole scritte su un foglio che spiegano più di 40 anni di sacrifici e sofferenza, sfociati nell’epilogo più tragico, forse l’unica via d’uscita o forse la paura del futuro ormai non più prossimo.

È un grido di dolore soffocato per sempre, e oggi più che mai vivo con la paura di non farcela, proprio come Angela; la paura di arrendermi di fronte un male incurabile: il menefreghismo.

Riporto articolo della stampa

Una donna di 64 anni a Mandras, in provincia di Cagliari, si è chiusa nella sua stanza con i figli gemelli disabili di 42 anni e li ha poi uccisi con un fucile da caccia. Dopo ha tentato di farla finita con la stessa arma da fuoco, è stata trovata in gravissime condizioni. Nel novembre del 2015 era stata raccolta intossicata da farmaci assieme i figli, allora però furono salvati. La donna era un esempio di madre amorevole e si è sempre occupata con dedizione totale dei suoi figli. Non si classifichi questo episodio come un semplice caso di cronaca nera, o magari frutto di depressione o mancanza di lucidità. Questo scelta disperata ed estrema rappresenta ancora l’unico piano B che viene ritenuto possibile dai molti genitori di disabili, che si sentono invecchiare e sono sopraffatti dall’angoscia che i figli possano sopravvivere alla loro morte, in una società incapace di garantire la stessa dignità di vita da loro conquistata giorno per giorno. Sono state spese parole a bizzeffe, fatte leggi, proclamato intenti lodevoli…Fino a che però qualcuno riterrà ancora l’omicidio/suicidio l’unica soluzione al dramma del dopo di noi, non sarà stato istituzionalmente stato fatto nulla di veramente concreto.

Di Gianluca Nicoletti

 

Eterna pace ♡

 

 

Mamma ci prepari la pizza? Sì ma senza lievito e senza accendere il forno.

Credo che la pizza sia l’alimento patrimonio dell’umanità e quante volte i nostri ragazzi vorrebbero mangiarla, perfino a colazione! Sappiamo già quanto sia dannoso per il nostro organismo il glutine (leggi articolo sul glutine), per non parlare poi del lievito… E allora che si fa? Sulle basi del *Chapati ecco la pizza cotta in padella, senza lievito, senza glutine e senza dover accendere il forno a prova di una mamma imbranata in cucina, come me!

300 gr di farina (2 parti grano saraceno 1 parte farina di riso)
200 ml di acqua tiepida
1 cucchiaino d’olio extra vergine
1 pizzico di sale
(erbe aromatiche a piacimento, io non metto nulla)

Preparare l’impasto con le mani fin quando non si forma una pallina liscia e omogenea.

Far riposare 20 minuti in frigo
Spianare e cuocere su una padella antiaderente bella calda.

 

Farcire a piacimento 😋

 

 

*Il chapati una varietà di pane tipica della cucina indiana, diffuso in gran parte dell’Asia meridionale, in alcune aree del Medio Oriente, e in diversi paesi dell’Africa orientale, inclusi Kenya e Tanzania. Costituisce un cibo di base per molte regioni dell’Asia meridionale, e particolarmente nel nord del subcontinente. Viene cotto su una piastra molto calda

Come gli scacchi o la scrittura la fotografia è una questione di scelta tra una serie di possibilità, solo che, nel caso della fotografia, il loro numero non è finito, ma infinito.
(John Szarkowski)

 

 

World Photography Organisation –

Don Ferdinand Tabbun (Emirati Arabi Uniti), “Challenge”

 

 

World Photography Organisation –

Erika Valkovicova (Slovacchia), “Matterhorn Sunrise”,

 

 

World Photography Organisation –

Lanze Haung (Taiwan), “Ethereal light”,

 

 

World Photography Organisation –

Lennart Hessel (Svezia), “Painted Dogs and Vultures”,

 

 

World Photography Organisation –

Wen-Lung Lee (Taiwan), “Lake with snow”,

 

 

World Photography Organisation –

Ingrid Vekemans (Belgio), “The Thinker”,

 

 

World Photography Organisation –

Wenjie Qiao (USA), “Solar Eclipse Sequence”,

 

 

World Photography Organisation –

Suphakaln Wongcompune (Thailandia), “Walking”,

 

 

World Photography Organisation –

Sandaru Saranjaya Gayanpriya Urala Liyanage (Sri Lanka), “Waves of Life”,

 

World Photography Organisation –

Thu Huynh (Vietnam), “Close Friend”,

La mia voce arriva alle stelle di Hugo Horiot

 

Un testo consigliato in quanto qui gioco in casa, parliamo di autismo, questo mondo meraviglioso di Hugo Horiot, “la mia voce arriva alle stelle”. Purtroppo nella traduzione perde la narrativa poetica. Julien il suo vero nome ha 32 anni, attore e regista teatrale affermato, racconta l’autismo in prima persona dall’infanzia ad oggi. Non è il solito libro, in questo si entra totalmente nell’occhio del bambino, spiega e motiva tutte quelle che i medici chiamano stereotipie “io giro le ruote. Se appena posso, per tutto il giorno. Il mondo gira, allora io giro.” stralci di racconti emozionanti, lotte tra istituzioni e famiglia, una delle tantissime frasi che mi ha colpita perché fondamentale e veritiera “la paura è la materia meglio insegnata nella scuola pubblica. La paura, la competizione e la sottomissione, il tutto valutato in ventesimi” vogliamo dargli torto? Lui non parlava e non camminava fino all’età di 6 anni quando decide di uccidere Julien e chiamarsi Hugo così inizia il suo percorso verso l’uscita dal suo mondo, sostenuto dall’amore più grande della sua vita: la mamma, che si dedica alla postfazione e mentre la leggo mi sembra di vivere un eco con uno dei tanti post “incazzosi” che solitamente scarico su facebook, chi mi segue capisce di cosa parlo, sentirsi giudicare perennemente come madre, rinunciare alla medicina tradizionale mangia soldi per inoltrarsi verso una stimolazione intensiva senza forzature ma cercando semplicemente un canale, una via di comunicazione, scrive “ero indignata per la sufficienza, l’indolenza, l’arroganza, la stupidità, l’atteggiamento dogmatico che ci troviamo di fronte.” Io lo sono e credo che queste sensazioni sono le stesse che provano tante mamme come me. Assolutamente da leggere!

Reb Kringle e For the Relief of Unbearable Urges di Nathan Englander

 

“Perché gli ebrei hanno tutti un naso così enorme?
Perché l’aria è gratis!”(Moni Ovadia, Yiddish Mamele).
Nathan Englander in edicola con L’Espresso due short storie ” reb kringle” e “for the relief of unbearable urges”. Parliamo di una lettura durata il tempo di attesa dalla parrucchiera. Travolgente con l’ironia tipica ebraica, un capolino in una comunità ricca di nuove terminologie, festività e situazioni imbarazzanti dei personaggi che un po tendono a raggirare le norme della tradizione: ” è shabbos (sabato) stasera abbiamo un doppio mitsva (doppia buona azione) è quasi obbligatorio fare l’amore” scrive nel secondo racconto. La storia di un uomo rifiutato da sua moglie che si finge “impura” (con mestruo) per più mesi. Così disperato da rivolgersi al rabbino che gli consiglia di alleviare i suoi impulsi andando con una prostituta, ma solo alla fine capisce la vera lezione… Appena terminato la lettura sono esplosa stupidamente a ridere perché ho pensato ad una frase di un altro umorista ebreo, Woody Allen “la parità dei sessi vuol dire che dobbiamo avere tutti il pene lungo uguali?”

Il gioco è un’attività assolutamente libera che i bambini praticano in modo spontaneo fin dall’età neonatale e nella quale si impegnano senza avere uno scopo. La creatività e immaginazione sollecitate dal gioco sono il nutrimento della vita intellettiva e affettiva del bambino, per loro giocare è un’attività serissima in cui si impegnano in modo simile a quello dell’artista intento nell’atto creativo.

Già nei primissimi mesi di vita i bambini si impegnano in attività ripetitive e per loro estremamente affascinanti come succhiarsi il pollice o cercare di portare i piedini alla bocca in questo modo i bambini iniziano a conoscere sé stessi e i confini del loro corpo.

Successivamente i bambini sono attratti dai volti umani e dagli oggetti in movimento davanti. Questa attrazione si manifesta nel seguire con lo sguardo oggetti come: i sonagli sulla culla o nel tentativo di afferrare i capelli della mamma che gli sventolano davanti o di stringere il naso del papà.

Memorandum per i genitori:

  • Non tutto ciò che piace a mamma e papà è gradito allo stesso modo dal bambino non dobbiamo sentirsi delusi se il bambino predilige un giocattolo di plastica e ignora quello di legno.
  • Si scelga comunque solo dopo aver osservato le sue preferenze.
  • I bambini piccoli hanno bisogno di giocattoli maneggevoli grandi ma non pesanti.
  • È sempre bene mettere da parte quei giochi che non sono ancora adatti alla sua età.
  • Gli oggetti della vita di ogni giorno,se non sono pericolosi, sono bellissimi da esplorare.
  • I giocattoli sonori per dare libero sfogo alla loro creatività, bastano anche 4 vecchie chiavi legate insieme con uno spago sottile oppure un grosso astuccio di metallo ben sigillato con alcune palline di legno all’interno.
  • I giocattoli devono essere fatti di materiali diversi meglio se naturali.
  • Bisogna tenere presente che i piccoli, con i loro bisogno di conoscere, amano cambiare i giocattoli.
  • Non devono avere spigoli taglienti O parti staccabili facili da inghiottire.
  • Una grossa palla su rimbalzare cui e con cui poter rotolare è un giocattolo che piace molto ai bambini.
  • È bene che abbia anche una palla piuttosto piccola di legno o di gomma dura che si possa afferrare con la manina.
  • Se il bambino prediligere elefante di peluche rispetto a un compagno di gioco bisogna lasciarlo fare.
  • I carrelli sono interessanti, vi possono caricare l’orsacchiotto, la bambola, le costruzioni da trasportare da un posto all’altro.
  • Molto apprezzato è anche il giocattolo da trascinare: il papero, il trenino, il carrettino in cui mettere qualche oggetto, oppure spingere.
  • Il bambino ha bisogno di un oggetto speciale a cui voler bene, la bambola di stoffa la animaletto di peluche, oppure un cuscino morbido questo giocattolo favorisce la sua evoluzione affettiva ed è perciò molto importante.
  • Le costruzioni entrano immancabilmente nei giochi di ogni bambino (meglio se di legno).
  • I libri preferibilmente illustrati o di stoffa per accrescere la fantasia e stimolare il linguaggio.
  • I bambini piccoli giocano in modo diverso dai più grandi, non conoscono ancora la competizione (perdere o vincere) e giocano soltanto per divertirsi.
  • Strappare le pagine del libro illustrato è per il bambino interessante tanto quanto guardare le illustrazioni se il bambino rompe l’automobilina o la bambola non lo fa con la cattiva intenzione forse vuole vedere cosa c’è dentro.
  • Se il bambino mostra dispiacere per aver rotto un oggetto e bene mostrargli come si aggiusta non bisogna sgridare il piccolo inutilmente ma è meglio evitare di consolarlo in modo esagerato.

È importante incoraggiarlo sempre riprovare. Il gioco rimarrà comunque per tutta la sua infanzia il teatro sul quale la capacità di simbolizzare del bambino farà da protagonista.

 

 

Ha il cancro
e io sono in bagno seduta sulla lavatrice che piango e scrivo.
Ha il cancro
CRISTOSANTODIO!
Le mamme non devono ammalarsi mai di quel mostro.
Ha il cancro
e io sono qui a centellinare ogni volta che mi ha ferita.
Ho perso tutte le gare con Daniele:
a 4 mesi non teneva la testa
a 6 mesi non teneva il tronco
a 8 mesi non stava in piedi
a 12 mesi non camminava
a 2 anni nemmeno
a 3 anni anche
a 4 anni no
a 5 anni no
a 6 anni no
a 7 anni no
oggi ha 8 anni e ancora non cammina.
Ho perso!

Mia figlia sa fare questo, quello, mia figlia è un fenomeno
– (Il mio no!)

Tante volte avrei voluto rispondere così ma non l’ho mai fatto.
Per paura.
Per orgoglio.
Perché non sapevo spiegare.
Perché a parole non sono brava.
Però so scrivere.

Guarda mia figlia come si arrampica, guardala!

E io mi guardavo Daniele fermo e altrove, lo invidiavo:

– (Perché non porti anche me nei tuoi viaggi? Perché mi lasci qui a sopportare? Perché non ti schiodi da là sopra e fai vedere che sei cazzuto anche tu?)

E nonostante i miei monologhi a denti stretti tra le lacrime e dolore lui non cedeva, mi lasciava sola ad ascoltare le madri prodigio.
Proprio lei che oggi ha il cancro.
Madre.
Mamma di una bambina che danza.
Mamma di una bambina che ha camminato a 9 mesi.
Mamma di una bambina prima della classe.
Mamma di una bambina che non vedrà crescere.
Mamma che oggi lotta
e senza lacrime mi ha detto:
– Non ho tempo per il cancro, devo finire di far crescere mia figlia.

Orgogliosa più del cancro.

Ti voglio bene stronza ♡

 

Sirene di Simona Lazzaro

È finito! Finisce così la storia di Eva e Susanna, non c’è altro che voglio sapere ha già detto tutto l’autrice, niente sospesi, niente domande, nessun dubbio. Ci teneva ad accompagnare i personaggi fino al termine, senza lasciare quel filo di tristezza che mi prende arrivata all’ultima pagina. Lazzaro ci presenta “Sirene” una storia di due ragazze scritta in parallelo, entrambe sopravvivono ad un’adolescenza terrificante, fatta di: umiliazioni, amori falliti, amori impossibili, violenze. Tutto ciò che di malvagio può contenere quell’età, scrive “l’adolescenza è l’età degli inizi, delle promesse che non sono ancora state disattese.[…] è la stagione di intollerabili domande, di ricerca, di inadeguatezza”.Ricordo me 15 anni fa, con il mio amore impossibile, amaramente sono tornate lacrime nel vedermi soffrire per un ragazzo così distante, non c’erano mai i suoi abbracci, mi mancavano i suoi baci, mi mancava lui, l’unica aria che volevo respirare era la sua pelle. Mentre oggi spesso mi divincolo da quelle sue stesse braccia ormai di un uomo non più ragazzo e da quel suo sguardo innamorato segnato dalle prime rughe. Ogni mio pensiero inizia con ” la prima…” la prima sigaretta, il primo bacio, il primo amore, la prima volta… Con l’esperienza si diventa adulti, molte persone crescono prima, altre dopo, altri ancora per niente, il tempo passa comunque e spesso fa prigionieri. Le due donne ormai adulte si incontrano s’innamorano ed insieme superano ogni paura, trovano il coraggio l’un l’altra di viversi ed abbandonarsi ad un’amore diverso “chi non è educato alla diversità calpesta i fiori e ama il deserto, deride il mare e comprende solo le pozzanghere” insunua delicatamente tra le sue parole questa giovane autrice partenopea. Un testo sobrio, composto di un’eroticita’ fine e leggiadra, più ché “sirene” oserei dire farfalle, quelle nello stomaco che mandano in fibrillazione il corpo e smuovono sentimenti spesso sepolti o mai provati. Crescere e sentirsi libere dai ricordi, sciogliendo le catene dai cattivi pensieri attanagliati al cuore, chiudendo con una lezione di vita “essere felici, nonostante tutto, per tutto”.

Ringrazio di cuore la persona che mi ha regalato questo libro <3

“la simmetria dei desideri” di Eshokol Nevo.

 

Un testo semplice, senza troppe pretese, molto originale l’incipit che vede coinvolto uno dei protagonisti, ambientato in Israele è la storia di un’amicizia sincera tra quattro ragazzi trentenni e una donna: Yaara, “non esiste una ragazza bella, intelligente, arrapata e anche libera. Uno degli elementi è sempre assente”.

Un’amicizia di quelle pure nate in giovinezza che li porta a prendere una decisione durante la finale dei mondiali del ’98, scrivere una lista dei desideri: quale sogno vorresti realizzare prima dei prossimi mondiali?

Ognuno con il proprio biglietto si trova poi a fare i conti con la vita. Ho notato un po’ di difficoltà da parte dell’autore a portare avanti la storia in contemporanea di quattro personaggi con le rispettive vite e spesso i dialoghi cadono in banalità come in alcuni passaggi. Tutto sommato molto scorrevole, una lettura di massimo 3 ore.