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Vita da mamma versione special

Rianimo le parole uccise dalle bocche cucite. contatti: Vitadamammaversionespecial@gmail.com

Daniela Crea

Care amiche che mi seguite da un po’, saprete oramai del il mio spropositato amore per le borse: fosse per me comprerei solo borse e al diavolo le altre necessità!

Non esiste nessun accessorio al mondo più fashion e al tempo stesso più utile delle borse…ok forse anche le scarpe, però lì alcune volte devi scegliere tra la comodità e l’eleganza, (il tacco oltre 12 cm non è da tutte), forse però ora che ci penso anche per le borse è così… ad una cena elegante devi scegliere cosa veramente è essenziale perché la borsa piccola non consente opzioni.

Probabilmente vi sembrerò un po’ confusa lo ammetto, l’apologia alla borsa non mi riesce proprio benissimo (mi piacciono tutte, che ci posso fare!), in compenso sono qui per mostrarvi i modelli di borse che quest’anno domineranno la stagione autunno-inverno.
Al primo posto direttamente dal podio: le borse a tracolla. Come non amare queste borse che lasciano libere le mani (cosa essenziale per una donna!) e sono assai versatili (puoi usarle dalla mattina alla sera). Come avevamo già messo in evidenza per gli abiti, vi sono vari stili e forme per accontentare un po’ tutte! Si passa dal “minimalismo“, con linee pulite e compatte, alla ricerca di forme più originali. Per quanto riguarda il colore, chi ama lo stile classico sarà accontentato con l’evergreen nero.

Chi invece preferisce il colore potrà spaziare tra le tonalità cuoio, rosso, verde scuro e azzurro avio.

Chi, ancora, vuole osare lo potrà fare con il materiale o la stampa: pied de poul, effetto cocco e dettagli animalier.
Anche il formato accontenta tutte! Partiamo dal piccolo formato: in gergo si chiamano minaudièrem ma chi la definisca una semplice pochette da sera non ha compreso il significato del termine e l’utilizzo di queste borsette gioiello che sono piccoli scrigni ornamentali che completano un abito da sera o da cerimonia donando un’aura preziosa e sofisticata.

La forma preferita è a scatolina rettangolare in metallo o a forma ovoidale rivestita di pelle di rettile. Invece per il formato medio o grande le borse nylon sono rigorosamente color nero e riprendono lo stile anni 90, di un minimalista e sport-tech. Comode e spaziose, le borse a spalla per il prossimo autunno inverno 2019-2020 guardano alla praticità senza perdere lo stile. I materiali con cui sono realizzate sono extra lusso e i dettagli sono curatissimi. Ritorna il modello a secchiello e sarà un must have!

Sulle passerelle sfilano le borse a secchiello Tod’s, in cui la classica coulisse di chiusura è impreziosita da inserti metallici dorati con l’uso di borchie decorative.

La novità?

Diversi modelli oltre ad avere la classica tracolla regolabile sono dotati anche di manici corti per indossare la borsa anche a mano. Infine per le più originali, Jeremy Scott, lo stilista di Moschino, anche per l’inverno 2020 non si smentisce e propone borse ispirate a oggetti di uso comune: il dentifricio, la lacca, una confezione di detersivo, si trasformano in borse a spalla, zaini e tracolle.

E veramente alla fine un discorso a parte meritano le borse cintura, sempre un passo indietro ai soliti borselli da allacciare in vita, adesso si riprendono la rivincita, e forse anche doppia. Due i colori da scegliere per le borse colorate: il verde giada, il verde mela e il verde malachite e il bianco ottico.

Articolo a cura di Daniela Crea fashion blogger di vita da mamma versione special

 

Il bagnetto: gioie e dolori.

Ricordo il primo bagnetto che feci a Daniele nei primi giorni di vita, aveva la pelle così delicata che sembrava aver immerso un fazzoletto di seta…

Il bagno del nostro piccolo è un’operazione di grande importanza poiché, al di là dell’aspetto igienico, rappresenta un momento di intimità tra mamma e bambino. Per questo motivo bisogna dedicare al bagno tutto il tempo e l’attenzione necessari approfittando di questa occasione per parlare e giocare affinché il bagno rappresenti per lui, un momento di gioia e di relax.

Quando fare il primo bagnetto?

In genere il primo bagno si effettua dopo la caduta del cordone ombelicale circa 10-15 giorni dopo la nascita non prima per non rallentare l’essiccamento e la caduta e per evitare infezioni. Prima della caduta del “moncone” ombelicale il neonato va lavato con i batuffoli di cotone imbevuti in acqua tiepida, in seguito il bagno andrebbe fatto tutti i giorni nella stagione calda e almeno due volte o tre a settimana in inverno, pulendo sempre accuratamente ad ogni cambio pannolino.

Qual è il momento giusto per fare il bagno?

Il momento migliore per fare il bagno al bambino è verso le 20 o 22 ossia prima del penultimo o dell’ultimo pasto. Sono questi Infatti i momenti della giornata in cui si è meno affaccendati e il papà è spesso presente quindi può partecipare al bagnetto. Va poi considerato che il bagno ha un effetto rilassante e fatto a quell’ora favorisce una notte tranquilla lenendo i fastidi delle coliche. (Certo non è acqua di Lourdes 😆)

Come preparare il bagno.

• Il locale dove si decide di fare il bagnetto dovrebbe avere una temperatura di circa 20 ° si può eventualmente riscaldare l’ambiente con una stufetta che va comunque spenta per sicurezza prima di iniziare il bagno
• la vaschetta deve ovviamente essere di dimensioni adeguate a quelle del neonato, di materiale leggero non scivoloso, per esempio di gomma così risulterà facile da trasportare e da maneggiare. Va collocata in una posizione stabile per evitare che si rovesci ed è sufficiente poca acqua, bastano 10 cm con una temperatura di 37° cioè vicina a quella corporea che si ottiene miscelando acqua calda e acqua fredda da controllare con il termometro.

La sequenza corretta per il bagnetto.

• Lavarsi accuratamente le mani
• Spogliare il bambino e immergerlo delicatamente nella vaschetta sostenendolo con il braccio sinistro in modo che il pollice Poggi sulla spalla sinistra e le altre dita lo sostengano sotto l’ascella tenuto in questo modo il bambino si appoggerà comodamente sull’avambraccio di chi lo tiene.
• dopo aver lavato il viso Solo con acqua si passa insaponare l’intero corpo utilizzando saponi specifici per bambini a ph acido che non irritano la pelle
* detergente naturale fai da te

• per la testa vanno usati i prodotti oleosi poiché asportano meglio le secrezioni sebacee evitando la formazione della crosta lattea di altre irritazioni del cuoio capelluto.
• per la pulizia dei genitali ai maschi va tirata un po’ indietro la pelle del pene senza forzare per pulirlo all’interno del prepuzio alle femmine si puliscono i genitali preferibilmente con una spugna dalla vagina verso l’ano evitando così di trasportare eventuali germi verso i genitali.
• il bambino va infine risciacquato con cura per eliminare ogni residuo di sapone (potete aiutarvi con una brocca senza usare doccini che sono molto aggressivi) subito dopo posto su un asciugamano di spugna, già preparato in precedenza e disteso in un ripiano vicino alla vasca, quindi va asciugato senza strofinare ma tamponandolo. Bisogna asciugare bene soprattutto le zone in cui la cute presenta delle pieghe: ascelle, inguine, collo e dietro le orecchie.

NON USARE PROFUMI O DEODORANTI

PER LA PULIZIA DEL VISO: OCCHI, ORECCHIE, BOCCA E NASO UTILIZZARE UNA GARZINA STERILE CON QUALCHE GOCCIA DI FISIOLOGICA.

E se il bambino ha paura di fare il bagno?

Tranquille mamme perché è un problema abbastanza frequente legato soprattutto alla crescita e la voglia di autonomia. Alcuni rimedi utili si possono trovare sfruttando caratteristiche che tutti i bambini hanno: la voglia di giocare e lo spirito di emulazione.
Ecco che il bagno può trasfornarsi in tutto quello che l’immaginazione vuole, uno zoo con gli animaletti, un bagnoschiuma colorato o qualche pupazzetto galleggiante.

*Consiglio*
Un’esperienza molto bella per i bambini e poi quella di fare il bagno o la doccia insieme ai genitori e con i fratellini.

Nome: Franca De Padova
Lavoro: Tempo Pieno
segno zodiacale: ARIETE
Mamma Special di: Angelo e Chiara
Sogno nel cassetto: Realizzare i Sogni dei Miei Figli
MOTTO: Amare per Vivere!

Franca una donna molto attiva nel sociale, lotta al fianco della figlia e tutte le famiglie che spesso si arrendono di fronte ostacoli insormontabili come quelli di una società di paese, quel tipo di società che ostacola il vivere sereno, una donna e una mamma altruista, solare e piena di energie sempre pronta ad aiutare.

Adesso ti trovi una strada spianata e insieme a Chiara hai raccolto molti frutti, alberi coltivati con gli anni passati, spesso lentamente, tra mille difficoltà. Come sono stati i primi anni di vita con Chiara? Quali le difficoltà che ancora oggi incontri?
Difficili
Intensi
Ma Belli pieni di Emozioni e Amore.

Quali le difficoltà che ancora oggi incontri?
Solo istituzionali!

Oggi Chiara ha 16 anni e una carriera sportiva importante da fantina corre vincendo medaglie su medaglie assieme a Leone com’è nata questa passione?
È nata strada facendo provando e riprovando molte strade…
Non ho mai considerato mia figlia in quella fascia sociale che brutalmente e Ignorantemente l’ha chiamata handicappata
Durante il percorso della nostra vita mi sono resa conto che le difficoltà non erano di mia figlia ma bensì di chi copriva ruoli senza avere competenze e passione, ma io, non mi sono mai arresa, anzi ho sempre cercato professionisti che riuscissero a trasmettere Passione e Amore.


NON È STATO FACILE E NON LO SARÀ. Chiara non fa Equitazione e Judo tanto per, assolutamente, lei ama e svolge con passione le due discipline sportive grazie alle bravura dei suoi istruttori: Claudia Antonelli e Alessandro Falchi.

Chiara è una ragazza molto intelligente, dolce e piena di vita, come ogni adolescente sta vivendo una fase di cambiamento e crescita, da mamma come pensi stia vivendo questa fase, con un cromosoma in più?
Stiamo crescendo tutti insieme.. Lei conosce il suo cromosoma e sa che ognuno di noi ha il suo numero di cromosomi e che dalla vita lei ne ha avuto uno in più, dice di amarlo e se lo è fatto amico. Ribadisco che nulla è stato facile e mai lo sarà ma se con grande semplicità ognuno di noi si accetta per quello che è il problema non esiste. Questo ho insegnato e insegno a mia figlia.

Chiara per diversi anni ha usufruito della delfino terapia, CONOSCIUTA anche come Dolphin Assisted Therapy, la delfinoterapia è l’ultima frontiera della pet teraphy, la terapia riabilitativa che si basa sugli effetti benefici che deriverebbero dalla relazione tra il paziente e gli animali.
Dove nasce la delfinoterapia.
Teorizzata e applicata per la prima volta da David Nathanson e Betsy Smith, docenti presso la Florida International University di Miami, la delfinoterapia ha visto la luce negli anni ’70. A introdurre questo nuovo approccio terapeutico in Italia è stata l’Associazione Arion, che ha sperimentato la terapia con i delfini al Delfinario di Rimini nel 1993. 
Perché proprio i delfini? 
Si tratta di mammiferi dotati di un’intelligenza addirittura superiore a quella degli scimpanzé. Sono infatti provvisti di intelligenza sociale, capacità di utilizzare strumenti, risolvere problemi particolari e trasmettere i caratteri culturali acquisiti. Non solo. Alcuni studi confermano persino la possibilità che i delfini abbiano una coscienza e una autocoscienza (a quanto pare si riconoscono allo specchio) e sono dotati di un tasso di encefalizzazione (ovvero il rapporto tra il peso del cervello e il peso del corpo) secondo solo a quello umano. Inoltre i delfini hanno una neocorteccia  –  sede delle capacità cognitive superiori – molto complessa e sviluppata.
Come funziona. Con l’aiuto dei delfini i pazienti svilupperebbero meglio la parte del cervello deputata alla comunicazione all’area affettiva. In particolare la delfinoterapia ha avuto alcuni riscontri positivi in casi di bambini affetti da disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, da autismo, sindrome di Down, problemi di concentrazione o apprendimento. Ma non solo. Questa particolare branca terapeutica è ritenuta utile anche nei casi di riabilitazione motoria: i pazienti che nuotano con i delfini paiono risolvere più velocemente problemi di deambulazione, problemi di coordinazione e armonia del movimento, casi di disagio motorio post operatorio. 
Nonostante sono stati certificati e documentati numerosi benefici non sono mancate le polemiche e azioni degli attivisti al punto che da qualche mese una sentenza del TAR del Lazio ha bloccato questo progetto riabilitativo. Tu insieme a Chiara e tutti coloro che lavorano ma soprattutto credono dell’importanza di questa terapia avete aperto una petizione (Clicca e firma la petizione) per fare in modo che venga ripristinata. 

 

Come si svolgeva questa terapia e quali sensazioni riusciva a trasmettere?
I Delfini Sono Anime che trasmettono energia positiva e interagiscono con noi in un modo meraviglioso.. La Terapia è una crescita davvero fuori dai Limiti.. È una, carica positiva sia psicologica che fisica é uno scambio d’Amore é tutto.. Per comprendere si deve provare… I LORO INCONTRI VALGONO
ANNI DI TERAPIA E
DESCRIVERLI È DIFFICILE.. SONO EMOZIONI CHE ATTRAVERSANO ANIMA CUORE CORPO.

Progetti?
Non posso farli, ogni giorno va vissuto con passione, forza e determinazione sono i pilastri del risultato di ore di Sport e medaglie vinte con orgoglio che costruiscono il nostro futuro.

Quale messaggio vuoi lasciare alle famiglie dei disabili?
NON SENTIRSI M AI INFERIORI.. VIVERE CON GRANDE ORGOGLIO.. E AMARE SENZA LIMITI.

Segui Franca e Chiara su Facebook

Il nodo al lenzuolo

Alla riunione dei genitori di una scuola, la direttrice ha sottolineato il sostegno che i genitori devono dare ai figli.

Lei capiva che anche se la maggior parte dei genitori della comunità erano lavoratori, dovevano trovare un po ‘ di tempo da dedicare e passare con i bambini.

Tuttavia, la direttrice è stato sorpresa quando uno dei genitori si è alzato e ha spiegato, che non aveva tempo di parlare con suo figlio durante la settimana.

Quando usciva per lavorare era molto presto e suo figlio stava ancora dormendo e quando tornava dal lavoro era troppo tardi e il bambino era già a letto.

Ha spiegato inoltre, che doveva lavorare in quel modo per provvedere al sostentamento della famiglia.

Disse anche che il non avere tempo per suo figlio lo angosciava molto e cercava di sostituire quella mancanza dando un bacio tutte le notti quando arrivava a casa sua e affinché suo figlio sapesse che lui era andato in camera mentre dormiva, faceva un nodo nella Punta del lenzuolo.

Quando suo figlio si svegliava e vedeva il nodo, sapeva che suo padre era stato lì e l’aveva baciato.

Il nodo era il mezzo di comunicazione tra di loro.

La direttrice si emozionó con quella singolare storia e si è stupita ancora di più quando ha constatato che il figlio di quell’uomo era uno dei migliori allievi della scuola.

Questo fatto ci fa riflettere sui tanti modi in cui le persone possono essere presenti e comunicare.

Quel padre ha trovato la sua forma, un modo semplice ma efficiente.

E la cosa più importante è che suo figlio percepiva attraverso il nodo, tutto l’affetto del suo papà. Semplici dettagli come un bacio e un nodo sulla punta di un lenzuolo, significavano per quel figlio, molto più di un sacco di regali o scuse vuote…

I PEGGIORI LAVORETTI DI MERDA DEI BAMBINI (buon rientro).

 

Il posacenere di creta. A confronto gli utensili dell’uomo di Neanderthal sembrano fatti da Richard e pure da Ginori. Sui pacchetti di sigarette bisognerebbe inserire l’effigie del posacenere di creta di merda, la sua bruttezza dissuaderebbe anche il più convinto tabagista.

Il Barattolo Montessoriano della calma. Semplice da fare, bello da vedere. Nella scala della difficoltà di Muciaccia qui stiamo a livello “adulti e bambini senza il pollice opponibile”. Basta un contenitore di vetro, dello shampoo, dell’acqua e fin qui tutto bene, poi arriva la questione glitter e paillettes. Il barattolo della calma di Mariuccia Nostra, va detto, evoca lo spirito del Gender, basta assemblarlo e il vostro figlio maschio sembrerà una via di mezzo tra Barbie Magie di Luce e la versione più sberluccichina della drag queen Natalia Per Strada. Comunque, nonostante abbia già lanciato un forum su facebook, mi resta un dubbio: esattamente nel barattolo della calma quando vanno aggiunte le gocce di Lexotan? Pare che anche Ferrero abbia fatto il suo barattolo della calma, è efficace pur creando assuefazione, ciccia e brufoli.

Il portachiavi in Das. Se lo porti in tasca la chiave lo graffia facendo polverizzare il suo materiale. Quando prendi le chiavi dalla tasca la mano diventa bianca di polvere. Nella migliore delle ipotesi fai la figura del giocatore incallito di biliardo. Se malauguratamente porti la mano in faccia, le maestre non ti riconsegnano il figlio all’uscita della scuola e chiamano i servizi sociali.

Le maracas con le bottiglie sonore. Questo è il lavoretto che fa per me. Intorno alla scrivania dell’ufficio, ma soprattutto intorno al mio letto ho tante bottiglie d’acqua che manco agli angoli delle strade estive di paese. Forse mi preparo a un’invasione notturna di cani piscioni o forse lo faccio per il brivido di svegliarmi urlando: “è arrivato l’invasor” ogni volta che la plastica fa il classico scatto esplosivo d’assestamento. Sarà per l’ispirazione bellica, ma alla fine le mie bottiglie sonore di merda assomigliano più a molotov per la guerriglia urbana che a maracas.

I pon pon di merda. Ogni casa di bambino che si rispetti prima o poi passa attraverso la corrente artistica del ponponisme. Fatto uno, un pon pon tira l’altro e in men che non si dica hai cappelli con pon pon, calze con pon pon, sciarpe con pon pon, code di gatto con pon pon, copriwater in pon pon, gonadi con pon pon.

I fermacarte in sasso del greto del torrente della Val di Susa (che nessuna impresa della TAV è in grado di trasportare). Per tradizione i sassi vengono verniciati con teste di gatto deformi. Visto che sulle nostre scrivanie la carta ha lasciato il posto a dispositivi elettronici, il masso è una specie di stele che ha il compito di ricordare al silicio di essere umile.

I sottopentola di mollette. Ho un serio problema con le mollette per i panni, con le mollette e con le grucce dei vestiti. Fino a poco tempo fa non mi era mai venuto in mente che si potessero acquistare, pensavo si tramandassero per via matrilineare, un po’ come il corredo. Per anni ho steso interi bucati con la forza pinzante di una sola molletta. Per anni ho riposto nell’armadio spaventapasseri di vestiti su un unico appendino. Comunque, tornando alle mollette, cresce in me la certezza che piuttosto di finire in quell’assemblaggio urrido che è un sottopentola dall’allure tirolose, esse preferiscano suicidarsi volando giù dalla finestra (vedi la prima legge fisica dell’economia domestica: per ogni bucato steso almeno quattro mollette si immolano alla forza di gravità).

Il semino nel cotone di merda. Tutti ad applaudire al piccolo germoglietto nel cotone e nemmeno un “brava!” a me per la serra di patate-baobab che coltivo diligentemente da anni nell’ultimo cassetto delle verdure in frigo. Anche quello è il miracolo della natura che si compie e lo rivendico con orgoglio.

La cornice di conchiglie. Il problema sta nelle conchiglie e le conchiglie vengono dal mare. Quest’estate Lorenzo me ne ha infilato un sacchetto a tradimento nella valigia, a fine vacanza. Peccato che ci avesse lasciato dentro i paguri, vivi. Al rientro a Torino, la mia valigia sembrava la rete di Padron “Ntoni dei Malavoglia, c’ho messo una settimana a bonificarla.

Questo post è sponsorizzato dal Fronte per la Disinfestazione dai Lavoretti di Merda. Firma anche tu per un anno meno creativo, ma esteticamente più accettabile.

Di Enrica Tesio

Eccoci al primo appuntamento di RecicliAmo #stopsingleuseplastic oggi vi mostrerò com’è semplice dare nuova vita alle buste di plastica. Sicuramente in casa tutti avete quella che io chiamo la busta regina ⬇️

La busta piena di buste 😆.

Ebbene da queste buste possiamo ricavare delle shopper pratiche, comode e resistenti in qualsiasi formato sia maxi per la spesa che piccoline, utili sigillare la merenda dei nostri bambini.

Occorrente:

– 4 buste di plastica

– 2 fogli di carta forno

– ferro da stiro

 

Prendete la busta di plastica e tagliate il fondo e i manici

Aprire la busta e appiattitela bene senza pieghe su un foglio di carta forno, ripetete lo stesso procedimento con la seconda busta e sovrapponetele aggiungendo sopra l’altro foglio di carta forno.

Passate sopra il ferro da stiro (mi raccomando la temperatura dev’essere media e senza vapore) basteranno 15 secondi sopra, poi capovolgete e 15 secondi sotto.

Cercate di stare attente a non uscire dalla carta altrimenti appiccicate tutto 🙈

Una volta terminato avrete ottenuto il vostro tessuto di plastica! Se volete renderlo più robusto vi basterà aggiungere più buste.

Adesso aiutandovi con una misura in cartoncino tagliate la forma desiderata e sigillate i bordi sempre con carta forno e ferro da stiro

Sigillato i tre capovolgetela verso l’esterno e se volete potete anche cucire dei manici o lasciarla semplicemente a sacco per conservare gli alimenti.

Questo è il risultato! Mi fate vedere le vostre? Inviatemi le foto!

#stopsingleuseplastic

 

Daniela Crea

Care fashioniste già lo so, siete tutte lì a chiedervi: come ci vestiremo con l’arrivo del primo freddo?
Quali sono le tendenze da scoprire, seguire e perché no interpretare? Come avere uno stile che tenga conto di tutte le novità e i must have in arrivo senza però sembrare ridicola ma sapendo dosare e mescolare tutto bene come in un cocktail?
Ebbene eccomi qui con tutte le novità!
Del resto il momento migliore per scegliere i capi che ci accompagneranno in questo lungo inverno è questo, durante le vacanze estive, per affrontare il rientro in città cariche di vitalità e con le idee molto chiare per fare gli acquisti giusti.


Iniziamo subito con la novità più eclatante: la bougie girl torna in passerella, dove indossa gonne pantalone dall’allure Anni 70. Si avvolge in fantastici foulard e camicie morbide, scarpe comode e tracolle da giorno, cappotti e giacche sartoriali con gonne midi. La donna vista sulle passerelle ritorna a uno stile spesso volontariamente retrò, (sembra di vedere mia madre nelle foto dei suoi trent’anni!) ma aggiornato ai gusti odierni, in cui la silhouette della signora borghese viene esaltata. Il diktat è chiaro: misura, garbo, gentilezza. Con un tocco preferibilmente – come dicevamo – anni 70, mai sopra le righe, mai sottotono. Sempre impeccabile, senza dover strafare. Diciamo subito però che i designers della moda non hanno certo lesinato in fantasia e hanno messo in campo una gamma di proposte pronte a vestire ogni tipo di donna e personalità. l leitmotiv più grintoso? L’animalier, naturalmente, continua indomito a sfilare sulle passerelle e a diventare uno dei trend trans-stagionali più longevi degli ultimi tempi. E poi via libera al colore, finalmente anche d’inverno. Ovviamente audace, forte, vitaminico, non vi vorrete mica vestire di bianco, nero e grigio! Colori che si fanno notare (come il giallo, il rosso, l’arancio, il blu elettrico) e che si indossano in total look da testa a piedi, accessori compresi. Ma soprattutto c’è la pelle, tantissima pelle. Nera, ma non solo. Che si fa glossy e rock o morbida e setosa come un guanto. Per giubbotti parka e trench di pelle ma anche per tailleur giacca e pantalone, abiti e tubini femminili. I mitici anni Ottanta non passano mai di moda! I microdress stampati sono un trionfo di volant, bordati di velluto, su colli e spalle.

Ma a rubare l’attenzione sono i dettagli, come le “cinture ritratto” che riproducono i coloratissimi beauty look di quel periodo su grandi fibbie quadrate. Ritorna sua maestà la cappa. Onnipresente nelle collezioni, il modo più cool per sconfiggere il freddo. I motivi check tornano a popolare i guardaroba.


Quadri e quadroni si posano praticamente ovunque, con quella loro nota carica di grunge che ci scaraventa in un attimo negli anni della musica dei Nirvana. Insomma ogni donna può scatenare il suo stile e il suo estro, vi lascio con una frase di Coco Chanel: ”Se una donna è malvestita si nota l’abito. Se è vestita impeccabilmente si nota la donna”.

 

 

Articolo a cura di Daniela Crea fashion blogger di vita da mamma versione special

 

Abbiamo già parlato della Generazione alpha, i nativi dopo il 2010, coloro che con un tablet in mano sono in grado di fare qualsiasi cosa e apprendono il tutto in maniera super-rapida sfuggendo spesso al nostro controllo incorrendo in pericoli nascosti… Proprio per questo nasce in Italia a Torino un nuovo progetto di una cooperativa che ha deciso di entrare nelle piazze virtuali, laddove il mondo educativo sembra si sia limitato ad offrire prodotti (vedi giochi educativi et) ma non a garantire la propria presenza con persone adeguate ad intervenire con i ragazzi nel mondo virtuale.

Chi sono? Gli Edugamer!

E’ la “Crescere Insieme” di Torino, che vanta nella sua storia l’apertura della prima comunità per bimbi in Italia, nel lontano 1972. A seguito di un uxoricidio 5 fratelli sarebbero stati separati e inseriti negli istituti. I nostri fondatori hanno deciso di affittare un alloggio e accogliere questi fratelli perchè crescessero insieme. Così è stato e da allora la
cooperativa ha aperto altri luoghi per i minori, per persona malate di AIDS, per migranti. Ha deciso di intervenire a favore della popolazione anziana offrendo asisstenza domiciliare.
La storia della cooperativa è costellata di servizi che hanno rinnovato il mondo
dell’intervento sociale: alle prime comunità per bimbi sono seguite le prime comunità colorate (italiani e stranieri insieme), l’Assistenza domiciliare di condominio, gli educatori stranieri nelle strade e nelle piazze di San Salvario a Torino. Innovazioni che oggi fanno
parte della normalità ma che all’epoca richiesero coraggio e fantasia.

Oggi abbiamo deciso di entrare nelle piazze virtuali, laddove il mondo educativo sembra si sia limitato ad offrire prodotti (vedi giochi educativi et) ma non a garantire la propria presenza con persone adeguate ad intervenire con i ragazzi nel mondo virtuale.

Una nuova sfida che ci vede impegnati con tutte le nostre risorse di creatività e fantasia.
Non sapete come intervenire: urla, discorsi pacati e ragionevoli, minacce di punizioni, sequestro del controller, abbracci e pacche sulle spalle. Le carte a
disposizione le avete usate tutte, ma non c’è niente che abbia avuto un effetto
significativo e duraturo.
Del resto, non c’è intervento che tenga: vostro figlio è stato appena ucciso dal colpo freddo di un cecchino che lo ha steso nel mezzo di una battaglia.

Eppure è un ragazzino in gamba.

Ottimi voti a scuola, pieno di amici, goleador della squadra di calcio di paese. Allora che cosa c’è che non va? Ma soprattutto: c’è qualcosa che non va?
Alla fine, solo una cosa vi sembra chiara: dovete capire che roba smuovono questi
videogiochi, come funzionano, perché esercitano tutto questo fascino.
Un trillo. È lo smartphone di tua moglie. È un articolo che mi sono fatta mandare,
dice.
Poi, mentre l’auto scorre nel traffico cittadino, lei comincia a leggerlo e
traduce delle parti per te. È di un certo Shapiro, un professore americano, e la cosa fantastica è che descrive in modo chiaro quello che avete discusso in modo
confuso. E azzarda anche qualche soluzione o almeno una chiave per venirne fuori.
Da genitori e operatori sociali abbiamo cominciato a leggere articoli, saggi,
testimonianze. Abbiamo telefonato agli amici, condiviso alcune letture, cercato e
trovato in molti altri genitori la voglia di reagire a questa specie di disorientamento.
L’articolo che state leggendo è un tentativo di intessere e alimentare queste riflessioni.
A partire da una convinzione: il nostro ruolo di genitori non si arresta sul confine
della mappa di Fortnite o di Minecraft.

Gli Edugamer(Leggi di più)