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Vita da mamma versione special

Rianimo le parole uccise dalle bocche cucite. contatti: Vitadamammaversionespecial@gmail.com

Vi hanno conquistati lo so e sinceramente sono piaciuti tantissimo alle mie piccole bestioline (ancora a casa per l’allerta meteo). Ma bando alle ciance vi scrivo subito la ricetta e nel prossimo articolo vi parlerò della preferenza di Daniele dei cibi a forma “tonda” perché noi versione special abbiamo la soluzione ad ogni stereotipia.

Ingredienti:

– 2 tuorli

– 200 grammi farina 00

– 70 grammi zucchero semolato 

– 100 grammi burro (temp. ambiente)

– buccia di limone grattugiata

(Io ho utilizzato un burro chiarificato perché senza lattosio)

 

Per la farcia:

– Marmellata 

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Vediamo nel dettaglio.

In una ciotola unite la farina, lo zucchero e i tuorli leggermente sbattuti. Mescolate con le dita per amalgamare gli ingredienti poi aggiungete il burro a temperatura ambiente e impastate fino a ottenere un composto liscio. Trasferite l’impasto su un piano dal lavoro e formate un filoncino, poi avvolgetelo nella pellicola e mettetelo a riposare in frigorifero per 1 ora. Trascorso il tempo di riposo, riprendete il filoncino di impasto e tagliatelo in dischetti dello spessore di 2 cm. Lavorate i dischetti fra i palmi delle mani per formare delle palline con il dito indice realizzate una leggera pressione nel centro di ogni pallina in modo da formare una piccola conca e spolverate con la buccia del limone grattugiata, poi cuocete nel forno a 180° (cottura dolce), per circa 15 minuti. Una volta cotti, sfornate i biscottini e lasciateli intiepidire, dopodiché aggiungete un cucchiaino di marmellata nell’incavo di ogni biscotto e spolverizzate con abbondante zucchero a velo: i vostri biscottini con burro con marmellata sono pronti!

Daniele e Manuel stanno crescendo e mi accorgo che mentre prima sfilavano fieri, nudi e sorridenti in casa, adesso (più Daniele in realtà) tendono a coprirsi le parte intime; mi chiedo se il senso del pudore nasce spontaneamente oppure sia un riflesso dell’educazione che gli diamo e credo che queste siano solo alcune delle innumerevoli domande che noi genitori ci poniamo quando i nostri figli sulla soglia dei 7 anni iniziano a manifestare desiderio di intimità, lasciandoci sbigottiti di fronte la loro crescita e voglia d’indipendenza.

Il pudore nei bambini molto piccoli non è presente, anzi: i bimbi apprezzano il loro corpicino e mostrarlo con orgoglio. Nel corso degli anni il concetto di riservatezza e di protezione del corpo aumenta. Vediamo come si sviluppa il senso del pudore

Senso del pudore nei bambini: piccoli step di crescita

Posto che ogni bambino ha il proprio ritmo di crescita anche in questo ambito (timidezza,riservatezza, apertura verso gli altri sono tutti tratti individuali che anche nei piccoli sono presenti in modo personale) è possibile individuare una serie di tappe:

 

  • da 0 a 2 anni il bambino è totalmente privo di qualunque pudore ed è a suo agio con la nudità da cui trae piacere ( è più comodo)

 

  • dai 2 ai 4 anni cominciano a scoprire le differenze sessuali e ad osservarsi e a scoprire il proprio corpo. Questo può indurre un primo passaggio verso la consapevolezza di qualcosa di privato e di molto sensibile in se stessi.

 

  • dai 4 ai 7 anni aumenta il confronto con gli altri e quindi i primi scontri. Il bambino comprende che non può svelare tutto di sè perchè qualcosa può essere usato contro di lui. Si abbozza quindi la vergogna, il pudore e la riservatezza che in quantità moderate lo aiuteranno nella vita sociale a distinguere l’interno dall’esternoe anche a capire a chi si possa svelare qualcosa di sè. Il percorso può dirsi a compimento quando il bambino ha padronanza nel gestire questa sua intimità fisica e psicologica.

 

A tal proposito vi invito a leggere le avventure di “Milly, Molly e Meg” io l’ho acquistato presso il bazar presente nel museo di zoologia.

Si tratta di una collana di libri per bambini con due protagoniste Milly e Molly che ad ogni storia incontrano un bambino per giocare. L’autrice neozelandese Gill Pittar, figlia di un agricoltore, cresce in campagna e prosegue, terminati gli studi, la vita rurale insieme al marito e i 4 figli occupandosi di artigianato locale. Confeziona così 2 bambole: Milly è Molly, spinta dal desiderio di promuovere l’accettazione e la diversità inizia a scrivere delle storie con messaggio dentro per facilitare il dialogo e far crescere in un contesto multiculturale bambini e… adulti.

In “Milly, Molly e Meg” diverse fuori, uguali dentro si parla del senso del pudore, l’ho trovato molto semplice, diretto ed educativo, adatto ai bambini 4/7 anni.

 

 

 

La colazione è un pasto drammatico per noi, un pò colpa del sonno, un pò della pigrizia, un pò perché i miei piccoli zombie hanno gusti difficili… Daniele non ama le merendine preconfezionate, poi data l’intolleranza al lattosio è anche un bene perché queste fantomatiche merende senza allergeni sono cariche di olio di colza (quello usato per i motori??😵). Così cosa preparo per una colazione gustosa, veloce, senza lattosio e che dia un carico di energie per affrontare la scuola dei ragazzi?
Il rotolo con la marmellata! Un semplice Pan di Spagna o pan biscotto farcito con il mio elisir (Clicca qui per leggere la ricetta 😋) assicurerà ai vostri ragazzi il giusto apporto di vitamine e proteine.
Vi spiego la ricetta.

Ingredienti:
– 4 uova
– 100 grammi di farina 0
– 100 grammi di zucchero

Per la farcia:
– Marmellata

 

Montare le uova con lo zucchero e aggiungere la farina setacciata poco a poco, continuare fin quando non risulterà un impasto liscio e omogeneo.
Disporre su una teglia foderata da carta forno, infornare per 8/10 minuti 200° con forno già caldo.

Come dare la forma del rotolo senza farlo rompere o sgretolare?

Appena sfornato disporre sopra un foglio di carta forno e piano, piano (fate attenzione a non scottarvi) arrotolate lasciando al suo interno la carta. Una volta freddo, aprite, rimuovete delicatamente la carta e farcite con marmellata.
Spolverate con zucchero a velo ed ecco il risultato finale! 😋

Ecco cosa ci dovevo fare con le buste Ikea!

Dato che questo weekend è stato uggioso, nonostante siamo quasi a maggio ci siamo ingegnati un giochino divertente, veloce e soprattutto stimolante; ho sperimentato quelle che nel web definiscono “lavagna magica” aggiungendo una variante per trasformarla in “lavagna neurosensoriale” mettendo all’interno materiali diversi per la stimolazione tattilite. Con la lavagna magica fai da te diamo ai bambini la possibilità di sperimentare i colori, “dipingere” con le mani e pasticciare liberamente senza spargere il colore e senza bisogno di fogli di carta.

Come realizzarla

Occorrente:

buste trasparenti in plastica con zip

colori liquidi lavabili per bambini

schiuma da barba (in alternativa andrà benissimo il sapone liquido)

riso (in alternativa pasta in formato piccolo: semolino, cous-cous, stelline…)

nastro adesivo di carta

Le buste trasparenti con la zip si trovano da Ikea 😉

Accertatevi che siano perfettamente integre per evitare fuoriuscite di colore. Versate in ogni busta-lavagna una quantità adeguata di colore lavabile per bambini, con un pò di riso, e schiuma da barba, spargete con la mano il contenuto per tutta la busta e fate uscire l’aria premendo leggermente, chiudete accuratamente facendo scorrere bene la zip.

Sigillate il bordo con la zip con il nastro adesivo per assicurarvi che il colore non possa fuoriuscire.

  • Potete fissare le lavagne alla finestra per creare disegni in trasparenza con la luce del sole.
  • Potete inserire anche lettere e numeri in plastica per aiutare l’apprendimento attraverso il tatto (secondo il metodo Montessoriano)

 

 

 

Quindi eravamo da Ikea per comprare i copri piumini (i sacchi) per i ragazzi, ovvero, l’idea era quella di entrare, prendere i copri piumini e uscire (così ho convinto mio marito a portarci) ma la realtà è tutt’altra, dopo ore a girare con la faccia incantata per il Natale in allestimento e il broncio della ciurma, dopo aver comprato cose improponibili che ancora non ho capito a cosa mi servono i sacchetti di plastica piccoli con cerniera (ma visto quanto mi ero impuntata per comprarli deduco avevo i miei buoni motivi, o forse no)… Noto la libreria Ikea per i più piccoli 😍 libri grandi e maneggevoli, pagine coloratissime e disegni veramente interessanti. Ne ho comprati 4 e oggi vi parlo di “Andiamo, dice Matita” di Ulf Stark autore svedese già noto per “il bambino dei baci” con illustrazioni a cura di Malin Unnborn.
Matita indica la strada, nella casetta rossa vivono tre amici: Sveglia, Cactus e Spazzolino da denti.
Non sono mai andati da nessuna parte, ma un giorno Matita si presenta e gli racconta del mondo reale; così il giorno seguente escono per andare all’avventura. Un libro sull’amicizia, l’avventura e anche un pizzico d’amore.

Ed eccomi nuovamente alle prese con la sperimentazione culinaria, da mamma easy a grembiule, farina e pazienza… Questa volta vi parlo di un elisir di bellezza, roba da streghetta in cucina, seguendo sempre le linee guida della Bionutrizione per disintossicarmi dal malefico nichel ho provato una marmellata combinando ingredienti poveri, il risultato è stato davvero sorprendente: una conserva fatta in casa senza zucchero, disintossicante, ricca di vitamina c, un vero toccasana anche per i bambini in quanto alza le difese immunitarie, a basso costo ma cosa ben più importante: biologica.

Perché scegliere le mele?
Partendo dal famoso marchio della Apple, la mela morsicata, si narra che Jobs fosse stato colpito dall’immagine della mela verde che cominciò ad apparire sui dischi dei Beatles dal 1968, anno di nascita della loro casa discografica, la Apple Corps Ltd. ma ovviamente non è questo il motivo! 😋
Le mele sono una certezza per fare il pieno di bontà e di salute. Sono tra i frutti più versatili, ottime da mangiare da sole o in piatti dolci e salati, ma anche da bere in succhi e centrifugati, e sono considerate un vero farmaco naturale. Non solo hanno pochissime calorie, circa 70 ogni frutto, ma studi recenti hanno chiarito che possiedono perfino proprietà dimagranti, grazie al contenuto di pectina, un tipo di fibra solubile, che aiuta a regolare i livelli di glucosio nel sangue ed equilibra la flora batterica intestinale. In particolare la pectina contrasta la proliferazione dei cosiddetti “batteri accumulatori”, quelli che ci fanno ingrassare, e favorisce la crescita di flora benefica deputata allo smaltimento.
Le mele rosse e quelle verdi sono le più efficaci, perché nella buccia contengono anche quantità elevate di acido ursolico, che bilancia gli zuccheri nel sangue, rinforza la massa muscolare, e promuove la formazione di grasso bruno, quello che ci fa bruciare i grassi di deposito e stimola il metabolismo quando mangiamo troppo.

E la curcuma?
Una delle proprietà più sorprendenti della curcuma è l’effetto antitumorale. Questa preziosa pianta, infatti, contrasta l’insorgere della leucemia e di ben otto tipi di tumore che colpiscono colon, prostata, bocca, polmoni, fegato, pelle, reni e mammelle. La curcuma ha inoltre delle eccezionali qualità antiossidanti, perché in grado di trasformare i radicali liberi in sostanze innocue per il nostro organismo. Di conseguenza, è in grado di rallentare l’invecchiamento cellulare.

Infine l’uva passa.
L’uva passa o uvetta è un frutto che si caratterizza per il suo alto contenuto di fibre e antiossidanti, che favoriscono il recupero dell’organismo quando questo presenta difficoltà nel portare correttamente a termine la digestione e l’eliminazione delle sostanze di rifiuto.
L’intossicazione causata da diversi fattori impedisce l’automedicazione e dà origine ad una serie di sintomi che possono far sentire il corpo debole e malato.
Per fortuna, grazie alla capacità dell’uva passa di stimolare i processi biochimici del fegato, il sangue può essere filtrato e depurato dalle sostanze che risultano essere dannose per la salute.

Vi ho convinti? Bene! Ora vediamo la ricetta nel dettaglio:

– 1 kg di mele (delicius)
– 1 limone spremuto
– 1 cucchiaino di curcuma in polvere
– Una manciata di uvetta

(Per 3 vasetti circa)

Sbucciate la mela e tagliatela a tocchetti lasciandola macerare un paio d’ore in frigo con il limone spremuto e la curcuma, in questo modo la mela nel processo di macerazione tirerà fuori i suoi zuccheri naturali.
Una volta passato il tempo sopra, inserire tutto in una padella con una manciata d’uva passa (io compro quella biologica in vendita da Carrefour) far cuocere per 40 minuti a fuoco dolce e la vostra marmellata sarà pronta!

  • Se volete potete frullare il composto per renderlo come una vellutata oppure schiacciate semplicemente con una forchetta.
  • Inserirla calda nei barattoli *sterilizzati e posizionarli chiusi a testa in giù per far risucchiare l’aria al suo interno (due ore circa).
  • Lasciateli riposare 48 ore in dispensa prima di consumarli, non superare mai i due mesi.

*sterilizzare i vasetti è semplicissimo: mettete i vasetti a bagnomaria in una teglia da forno a 180° per circa 15 minuti. Non dimenticateveli all’interno per più tempo altrimenti si romperanno. estraeteli e imbottigliate la conserva.

Durante il convegno medico-letterale del 17 ottobre, sono venuta a conoscenza della bioterapia nutrizionale grazie alla collaborazione della dottoressa Paola Giosuè che con l’associazione la mano tesa onlus ci hanno offerto un ricco buffet illuminandoci sul tipo di alimentazione proposta.
Scopriamo di cosa si tratta.
La Bioterapia Nutrizionale è una dieta alimentare nata quarant’anni fa grazie alla dott.ssa Domenica Arcari Morini, la quale ha scoperto l’impiego terapeutico degli alimenti.

Gli alimenti, infatti, sono importanti per il modo in cui interagiscono con il metabolismo del nostro corpo, piuttosto che per il loro valore nutritivo. Non contano, quindi, le calorie nè il contenuto in proteine, carboidrati e grassi.

Conta l’alimento nel suo insieme e la sua associazione in un pasto. Soltanto così l’alimentazione può essere utilizzata a scopo terapeutico in differenti malattie e non solo.

Inoltre, viene data importanza all’essere umano nella sua complessità ed unicità. Diverso è il nostro fisico ed il nostro carattere, diversa deve essere, dunque, anche la nostra alimentazione. Non esistono schemi rigidi, ma una dieta che si modella sulla persona.

La Bioterapia Nutrizionale non impone sacrifici o restrizioni, ma educa la persona a mangiare bene, al fine di preservarne o ristabilirne la salute. Questa dieta influisce sulle funzioni organiche, basandosi su tre pilastri fondamentali: regolare la glicemia, stimolare il fegato e drenare l’organismo.

Come funziona la Bioterapia Nutrizionale?

In Bioterapia si utilizzano tutti gli alimenti: pane, pasta, patate, legumi, uova, carne, pesce, latticini, frutta e verdura.

Tutto deve essere ben condito e cotto nei più svariati modi: lesso, alla griglia, arrosto, trifolato ma anche ripassato o fritto.

Ad esempio, un pranzo tipo sarà composto da una proteina, una verdura, un frutto ed una fetta di pane, mentre a cena avremo pasta, riso o patate, verdura e frutta.

I risultati

Questa dieta ha un impatto fisico nel senso che chi la segue si sente subito meglio: recupera energia, salute e comincia a perdere misure e peso, anche se questo non è l’obiettivo principale.
E’ importante, infatti, che l’organismo riattivi tutti i suoi metabolismi. La perdita di taglie è semplicemente una piacevole conseguenza!

Ho provato io stessa una ricetta deliziosa di torta rustica, vi spiego come l’ho fatta.

 

Impasto :
300g farina 0
100g vino
80g olio extravergine
1 pizzico di sale
Lasciar riposare un paio d’ore

Farcia:
1 Zucchina
2 uova
150 gr di ricotta

Cuocere in forno 180° per 30’

Questo è l’appello dei genitori, il piccolo ha bisogno di tutta la nostra umanità, servono donatori è urgente

 

“Ciao a tutti

Mi chiamo Alessandro Maria e ho compiuto 1 anno e mezzo da pochi giorni. Pensa, ho iniziato a far disperare i miei genitori fin da subito visto che sono nato alla settimana n. 30 e, sebbene i dottori mi avessero già dato per spacciato, ho combattuto come un ariete (il mio segno zodiacale) contro una serie infinita di complicazioni per essere ancora qua.

Quando le cose stavano finalmente andando un po’ meglio ed ero felice nel trascorrere la mia prima vacanza al mare con mamma e papà, purtroppo ho iniziato a star male di nuovo.

Mamma e papà mi hanno riportato subito a Londra, dove sono nato e dove viviamo, per i dovuti accertamenti. Dopo quasi due settimane con la febbre alta a più di quaranta ed una serie interminabile di esami in ben 3 ospedali diversi dove sono stato ricoverato, finalmente i medici hanno scoperto cosa avevo.

Trattasi di Linfoistiocitosi Emofagocitica, comunemente conosciuta in medicina come HLH, una malattia genetica rarissima che colpisce solo lo 0.002% dei bambini, e che NON lascia speranze di vita senza trapianto di midollo osseo con un donatore compatibile in tempi rapidissimi.

Pensate che il 50% dei bambini colpiti da questa malattia muore entro il PRIMO MESE dalla manifestazione della malattia, mentre dei restanti circa un terzo presenta purtroppo dei problemi, spesso permanenti, al sistema neurologico-celebrale.

In ospedale mi stanno somministrando un farmaco sperimentale (pensate, sono il primo bambino in tutta l’Inghilterra che sta ricevendo questo farmaco) i cui effetti non sappiamo quanto possano durare. I dottori ci hanno comunque detto che molto probabilmente ci restano solo 5 settimane per poter trovare una persona che abbia il midollo compatibile col mio (i.e. entro il 30/11/2018).

Visto che sono figlio unico, e non ho quindi nessun fratello o sorella che mi possono donare il loro midollo, i miei genitori hanno cercato sia nel registro mondiale dei donatori di midollo osseo, che in quello dei cordoni ombelicali ma purtroppo NON esiste AD OGGI alcun donatore compatibile.

Quindi non mi resta che cercare mia sorella o mio fratello maggiore altrove…

Al giorno d’oggi donare il midollo osseo è davvero semplice, SENZA alcun intervento in sala operatoria.

Le cellule staminali possono essere donate con un semplice prelievo del sangue, con la stessa siringa che si usa quando si va a donare il sangue, ma con l’unica differenza che mentre i gruppi sanguigni sono 8, le combinazioni di midollo osseo sono miliardi e solo una procedura di laboratorio nota come tipizzazione tissutale ne può determinare la compatibilità.

Oggi ottenere la propria tipizzazione tissutale è semplice, basta andare sul sito web dell’ADMO (https://admo.it) oppure contattare l’ospedale più vicino e il tutto viene effettuato per mezzo di un semplice campione di sangue oppure di saliva qualora vi facessero paura gli aghi (come fanno paura pure a me).

NON FAR PERDERE A ME ED ALTRI BIMBI LA SPERANZA DI CRESCERE E GIOCARE
CHIEDI INFORMAZIONI SU COME FARE LA TUA TIPIZZAZIONE TISSUTALE
e
CONDIVIDI QUESTO MESSAGGIO CON PIÙ PERSONE CHE PUOI PERCHÉ DEVE RAGGIUNGERE
GLI ANGOLI REMOTI DELL’UNIVERSO DOVE FORSE È NASCOSTA LA PERSONA CHE MI PUÒ AIUTARE!

Vi prego aiutatemi ho bisogno di voi per continuare a vivere, il mio domani dipende da un vostra scelta d’amore oggi”

 

Clicca e scopri dove rivolgerti 

Pensare fuori dagli schemi.

Sono stati scritti molti libri che parlano di disabilità, io stessa ne ho letti a iosa per sempre poi ritrovarmi con un senso di insufficienza, come se mancasse qualcosa, un sospeso tra me e quello che trovavo tra le righe. Cosa mancava realmente? Da qui la mia voglia di dover dire, scrivere la storia di Daniele; in numero 5 racconto la disabilità, ma non come siamo abituati a sentirne parlare, non è una storia di pietà ma bensì di forza, di coraggio, volevo lanciare un messaggio positivo, costruire un ponte per collegare finalmente quel sospeso tra noi, verso un mondo meraviglioso: il mondo disabile. Quasi venti anni fa esordiva il gruppo neozelandese: i crunberry con animal instinct “è una cosa bella, l’istinto animale
quindi prendi le mie mani e vieni con me
cambieremo la realtà” ma l’uomo è innanzitutto un animale abitudinario, attratto dalla sicurezza, dalla comodità, da tutto ciò che gli è familiare e, cosa succede quando di fronte a lui si prospetta una diversità? Siamo tutti per causa nostra la somma delle nostre paure, senza più istinti e per andare incontro al destino dobbiamo inevitabilmente affrontarle, la nostra paura maggiore è il diverso, spaventa molto quello che non è simile a noi. Come genitori, operatori, medici, stiamo facendo tantissimo per adeguare le capacità dei diversamente abili al mondo; io con il mio libro ho voluto invece fare l’opposto, stravolgere la meccanica degli eventi, Il mio obiettivo è quello di presentare, abituare la società al diverso perché in fondo dove sta scritto che siano loro a doversi integrare? Perché non lasciamo che siano gli altri ad adattarsi al diverso? Può sembrare un’utopia, quando in realtà molto già è stato fatto, pensiamo ad esempio ai ragazzi con la sindrome di Down che negli ultimi 30 anni si sono integrati nella comunità, nel lavoro, si sposano, hanno figli, hanno raggiunto un’indipendenza sociale, superato la schermata del “diverso” agli occhi dell’uomo.
È ora di rompere gli schemi mentali che chiudono una società senza più stimoli, immaginiamoci come tanti eroi, il nostro compito è quello di salvare il mondo, salvare il mondo dalle paure, il nostro compito è quello di raccontare, di scrivere, di parlare, di dire le nostre testimonianze. Facciamo conoscere il diverso, perché in fondo non c’è nulla di male nell’essere speciale.

#N5NONENEUNPROFUMONEUNMAMBO

“Se potessi dare un unico consiglio ai miei amici sarebbe questo: fate figli!”

di Bruna Estrela

“Se potessi dare un unico consiglio ai miei amici sarebbe questo: fate figli. Almeno uno, ma se possibile fatene 2, 3, 4… I fratelli sono il nostro ponte con il passato e il porto sicuro per il futuro. Fate figli.

I figli ci rendono esseri umani migliori.

Quello che un figlio fa per voi non può farlo nessun’altra esperienza. Viaggiare per il mondo vi trasforma, una carriera di successo è gratificante, l’indipendenza è fantastica, ma nulla vi modificherà in modo tanto permanente quanto un figlio.

Dimenticate la storia per cui i figli sono delle spese. I figli ci rendono persone con un consumo consapevole ed economico: passate a non comprare più i vestiti da Calvin Klein, perché in fondo sono solo vestiti. E le scarpe dell’anno scorso, ancora nuove e confortevoli, durano cinque anni. Avete altre priorità e un unico paio di piedi.

Iniziate a lavorare con più voglia e dedizione. Esiste un piccolo essere che dipende totalmente da voi, e questo vi rende un professionista con un’enorme forza che nessun’altra situazione vi darebbe. I figli ci fanno superare tutti i limiti.

Iniziate a preoccuparvi di fare qualcosa per il mondo. Separare la spazzatura, lavoro comunitario, prodotti che usano meno plastica… Siete l’esempio dell’essere umano per vostro figlio, e nulla può essere più grandioso di questo.

alimentazione diventa importante. Non offrite cioccolato e Coca Cola, ma banane e acqua. Iniziate a curare di più la vostra salute: mangiate la frutta avanzata nel suo piatto, piantate un orticello per avere spezie fresche, ripulite il freezer nel fine settimana… Un figlio vi dà 25 anni in più di vita.

Iniziate a credere in Dio e imparate come pregare. Alla prima malattia di vostro figlio, quasi per istinto, vi inginocchiate e chiedete a Dio di vegliare su di lui. E così vostro figlio vi insegna la fede e la gratitudine come nessun sacerdote/pastore/leader religioso ha mai saputo fare.

Affrontate la vostra ombra. Un figlio porta alla luce il vostro lato peggiore quando si butta per terra al mercato perché vuole un pacchetto di biscotti. Avete voglia di gridare, di picchiare, di scappare via a gambe levate. Vi vedete aggressivi, impazienti e autoritari. E così scoprite che è solo per amore e con amore che si educa. Imparate a respirare a fondo, a chinarvi, a tendere la mano verso vostro figlio e a vedere la situazione con i suoi occhietti.

Un figlio vi fa essere una persona più prudente. Non guiderete mai senza cintura di sicurezza, non farete mai un sorpasso azzardato e non berrete prima di mettervi alla guida, per il semplice fatto che non potete morire (non così presto…) Chi alleverebbe e amerebbe i vostri figli allo stesso modo in vostra assenza? Un figlio vi fa essere vivi più che mai.

Ma se ancora pensate che questi motivi non valgano la pena, sia allora per l’indecifrabilità dei figli.

Fate figli per sentire l’odore dei loro capelli sempre profumati, per avere il piacere delle braccine intorno al collo, per sentirvi chiamare con quella vocetta argentina.

Fate figli per ricevere quel sorriso e quell’abbraccio stretto quando tornate a casa e sentire che siete la persona più importante del mondo per quel piccolo essere. Fate figli per guadagnarvi baci umidi, per vederli sorridere e camminare come voi, e capite quanto sia prezioso avere una parte di voi in giro per il mondo. Fate figli per imparare di nuovo quanto sia delizioso un bagno pieno di schiuma o mangiare qualcosa senza dover poi pulire tutto.

Fate figli.

Sapendo che insegnerete molto poco. Fate figli proprio perché avete molto da imparare. Fate figli perché il mondo ha bisogno che siamo persone migliori già in questa vita”.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]