In quel periodo mio figlio non stava attraversando una fase semplice.. metabolizzava sempre di più il fatto che io e suo papà non saremmo tornati insieme

ho scoperto così il potere terapeutico della fiaba e non ho più smesso di scriverne e di portarle in giro nelle scuole, nelle ludoteche, nei centri sportivi perché credo che, sopratutto oggi, i bambini abbiamo bisogno di leggere e di leggere attraverso la carta stampata.. sentire il profumo che fa un foglio di carta, toccare e sentire l’emozione di sfogliare le pagine

Mamme special: Valentina Battaglia

Nome: Valentina Battaglia
Professione: professione ?? Non saprei… avrei voluto fare il medico, ma a 18 anni ero troppo ribelle per fare degli studi così canonici, allora mi sono laureata in lettere pensando che sarei diventata una scrittrice e che, magari, avrei potuto insegnare perché ciò che ho sempre desiderato è essere utile agli alitri, lasciare un segno positivo nella vita delle persone, ma sto ancora aspettando che questo sogno si realizzi (perché ormai fare il medico la vedo decisamente una cosa impossibile) e, nel frattempo, concilio queste 2 anime occupandomi di amministrazione e comunicazione in ambito sanitario..
Segno zodiacale: acquario che più acquario non si può (dunque lunatica, con la testa per aria, creativa e libera)…
Mamma special di: Non so se lo sono io perché penso che ogni mamma lo sia… ma mi sento special perché ho un figlio che sicuramente lo è… Salvatore è speciale perché quando mi sono separata dal suo papà aveva appena 3 mesi e se non sono impazzita o morta di dolore e sono riuscita a diventare la madre e la donna che sono oggi è solo grazie a lui.. i figli smuovono una forza atomica, atavica, qualcosa che non si nemmeno di avere.. e lui mi ha in un certo senso permesso di rinascere una seconda volta e ancora altre innumerevoli volte ogni qualvolta mi sono sentita nel tunnel della paura e della disperazione perché, anche se oggi va meglio, la causa di separazione, è stata particolarmente tortuosa e dolorosa.
Sogno nel cassetto: sogno?? Ne ho tanti.. sono una sognatrice.. mi piacerebbe avere un altro figlio perché se c’è una cosa che amo più di tutte è essere mamma.. ma, al momento, mi manca la materia prima 😂.. un altro sogno è quello di scrivere un libro che racconti la storia di mia nonna, donna straordinaria che, ancora oggi, ha un ruolo fondamentale nella mia vita.. poi a parte girare il mondo e avere una casa in campagna piena di verde e animali, diciamo che non ho grandissime pretese…
Motto: “abbi sempre coraggio e gentilezza” .. lo feci mio tempo fa vedendo una versione cinematografica di Cenerentola (adoro i film Disney) e pensai che era da sempre stata la mia filosofia di vita .. ed è ciò che traferisco da sempre a mio figlio

Ciao Valentina e benvenuta nel salotto di mamme versione special, Ragusana doc, solare, un vulcano in continua eruzione di idee; sei responsabile della comunicazione e amministratore dell’associazione aiad diabete, quali sono le vostre mission?

– Ho iniziato all’Aiad come volontaria tanti anni… mia madre è la presidente di questa piccola ma meravigliosa associazione da quando, dopo l’esordio del Diabete in suo padre, iniziò a dedicarsi alla conoscenza di questa patologia.. come dicevo siamo una piccola realtà locale presente da più di 25 anni, facciamo attività ambulatoriale 4 volte a settimana con il sostegno di medici straordinari che seguono con dedizione, umanità e professionalità unica i pazienti.. dai più piccini (la più piccola ha appena 20 mesi) ai più grandi (la nostro Old, una signora meravigliosa, ha ben 93 anni). Perché il diabete è così.. non risparmia nessuno, purtroppo.
Pensa che è stato paragonato ad uno tsunami senza sosta e ogni anno i numeri sull’insorgenza di questa malattia sono spaventosi! Io lo chiamo il mostro capriccioso e silenzioso, perché il diabete non si vede, almeno finché non fa danni grossi che alla lunga si vedono anche ( ad esempio problemi agli occhi, arti amputati), ma c’è e se non li si tiene a bada può diventare davvero crudele! All’inizio mi commuovevo ogni volta che vedevo delle piccole manine prendere la penna per pungersi il ditino per misurare la glicemia.. e dopo anni mi si stringe sempre il cuore, così come con gli anziani che sono tanti fragili e lottano a fatica con questa patologia che gli rende la vita ancora più impegnativa è difficile.. e mi si stringe il cuore ogni volta che vedo un genitore piangere perché al figlio è stato negato un diritto o perché ancora nelle scuole il diabete non è davvero preso in considerazione come una malattia cronica e grave e devono improvvisarsi loro medici ed infermieri ogni volta che ricevono una chiamata perché la glicemia si è abbassata troppo e il loro figlio si è sentito male.
La nostra mission è sopratutto far capire che il diabete non è una influenza che viene e se ne va, che non c’è una cura, purtroppo, che una volta che viene dura tutta la vita e che per quanto ci si possa convivere non è facile! Non è facile mai! quando insorge quello di Tipo 1 , tipico dell’infanzia, che è legato alla mancata produzione dell’insulina da parte del pancreas, come fai a spiegare ad un bambino che dovrà stravolgere le sue abitudini , che dovrà star attento a cosa mangia, a quanto si muove.. è inevitabile che questi bambini crescano tutto d’un colpo e perdano spensieratezza, perdano sicurezza; così come è altrettanto inevitabile che i genitori si sentono quasi colpevoli, responsabile e cadano nello sconforto! Ciò che invece andrebbe evitata e contro noi combattiamo è La non conoscenza, l’ignoranza, la
Discriminazione sociale.. c’è ancora chi non invita bambini diabetici ai compleanni perché “e poi cosa gli facciamo mangiare” anziché provare a proporre una alternativa anche agli altri per non far sentire nessuno escluso e nessuno diverso o semplicemente tutti speciali fosse solo per il fatto di essere bambini e portatori sani di specialità!
Ma la nostra missione è anche prevenire ed informare sul diabete di tipo 2 che è legato strettamente agli stili di vita scorretti, infatti insorge sopratutto in età adulta, e può essere prevenuto! A tal proposito organizziamo nell’anno tantissime iniziative che hanno lo scopo di informare la comunità sulla importanza della corretta alimentazione e del movimento. Secondo uno studio basterebbe consolidare ogni giorno una abitudine per 2 minuti! Dico questo perché a volta si pensa che il movimento si possa fare solo in palestra e per tante ore, ma sarebbe già ottimale, sopratutto per gli anziani, fare anche della leggera attività fisica a casa per qualche minuto ogni giorno, fare le scale, posteggiare la macchina più lontano…
Il diabete non può, ancora e purtroppo, essere guarito, ma si può fare tanto per far sì che insorga sempre meno e che sia curato sempre meglio e, sopratutto, considerato e riconosciuto al pari di tante altre malattie.

È uscito da poco il tuo nuovo libro di favole “Gaudio Mastropasticcione ” (recensione) perché leggere questa storia ai nostri bambini?

– È uscito da poco il mio primo libro, anche se già l’anno scorso avevo, grazie ad un concorso , potuto pubblicare una altra fiaba in una raccolta di autori vari.. Gaudio Mastropasticcione è nato un po’ per gioco e un po’ per necessità. Mi spiego meglio. Tra le mie passioni c’è quella della cucina e della pasticceria, ma, avendo sposato la causa della prevenzione del diabete e degli stili di vita sani, ho pensato che bisognava creare qualcosa che spingesse le mamme e i bambini a conoscere delle alternative gustose alle merendine confezionate.. così, in un periodo in cui lavoravo (perché dopo la separazione ho fatto davvero di tutto) in una pasticceria, ho proposto di organizzare dei laboratori di lettura per i bimbi che comprendessero l’assaggio di merende fresche, sane, con ingredienti genuini e con meno zuccheri e grassi.. una contraddizione in una pasticceria? No.. un quid in più! Così ho iniziato a scrivere fiabe che avessero da un lato il tema della cucina e della alimentazione, ma anche altro! In quel periodo mio figlio non stava attraversando una fase semplice.. metabolizzava sempre di più il fatto che io e suo papà non saremmo tornati insieme e, al tempo stesso, dovette far i conti con l’ingresso, nella vita di suo padre e della sua, della nuova compagna.. era arrabbiato e deluso! Pensai, anche con il supporto di una meravigliosa pedagogista della scuola, di aiutarlo a tirare fuori le sue emozioni coinvolgendolo nell’inventare insieme delle fiabe.. in ognuna sceglievamo una emozione o un vissuto e così lo tiravamo fuori insieme.. ho scoperto così il potere terapeutico della fiaba e non ho più smesso di scriverne e di portarle in giro nelle scuole, nelle ludoteche, nei centri sportivi perché credo che, sopratutto oggi, i bambini abbiamo bisogno di leggere e di leggere attraverso la carta stampata.. sentire il profumo che fa un foglio di carta, toccare e sentire l’emozione di sfogliare le pagine. In tal senso, infatti, è stata bravissima la mia editrice, Sonia Baglieri, nello scegliere una carta per la copertina che al tatto sembra quasi velluto così che anche i bambini non vedenti possano sentire attraverso le mani tutto il calore che ho voluto mettere per iscritto. La storia di Gaudio è semplice, è ordinaria.. Gaudio non è super eroe o un principe.. è un ragazzo come tanti altri, insicuro ed impacciato, ma dai grandi sogni, i suoi sogni, semplici ma intensi perché suoi. Gaudio ha perso fiducia in se stesso e ha paura, come tutti, ma non si arrende e si riscatta e si ritrova attraverso la capacità di sapere aspettare e avere pazienza.
Se mi chiedi perché leggerlo ai nostri bambini ti rispondo che la ragione è molto semplice. Nella società di oggi ci richiedono di essere sempre Top, veloci, competitivi a tutti i costi, primi della classe, che non si può sbagliare, che bisogna essere perfetti già da piccoli, belli, griffati ecc… altrimenti siamo fuori! ma questo non è reale e non è sano! In questa fiaba vorrei che i genitori riscoprissero e trasferissero ai loro bambini l’idea che la vera forza sta nel convivere con le proprie fragilità, che un limite può essere un nuovo orizzonte da sperimentare, che l’attesa rende tutto più magico e gratificante, che la vera bellezza sta nell’amare se stessi per ciò che si è e che è molto più bello fare gioco di squadra piuttosto che far tutto da soli!

Che progetti hai per il 2019?

– Per il 2019 spero che esca il concorso per L’insegnamento e vorrei dedicarmi, sopratutto, alla specializzazione per il sostegno.. ho in mente di scrivere un altro libro e tanti progetti in cantiere per l’Aiad… poi .. chissà.. magari anche un grande amore che stravolga il caos della mia vita e ne crei uno nuovo ancora più bello e vorrei fare un altro viaggio con mio figlio…
e mi auguro la normalità.. nel senso più personale della parola.. la normalità delle piccole cose che amo: i sorrisi di mio figlio, la nostra casa, il nostro cagnolino.. la straordinarietà delle cose semplici…

 

GRAZIE VALENTINA!

Intreccia sempre la tua tristezza

Mia nonna diceva che quando una donna si sentirà triste, quello che potrà fare è intrecciare i suoi capelli: così il dolore rimarrà intrappolato tra i suoi capelli e non potrà raggiungere il resto del corpo.
Bisognerà stare attente che, la tristezza, non raggiunga gli occhi, perché li farà piangere e sarà bene non lasciarla posare sulle nostre labbra, perché ci farà dire cose non vere; che non entri nelle tue mani – mi diceva – perché tosterà di più il caffè o lascerà cruda la pasta: alla tristezza piace il sapore amaro.
Quando ti sentirai triste, bambina, intreccia i capelli: intrappola il dolore nella matassa e lascialo scappare quando il vento del nord soffia con forza.
I nostri capelli sono una rete in grado di catturare tutto: sono forti come le radici del vecchio cipresso e dolce come la schiuma della farina di mais.
Non farti trovare impreparata dalla malinconia, bambina, anche se hai il cuore spezzato o le ossa fredde per ogni assenza. Non lasciarla in te, con i capelli sciolti, perché fluirà come una cascata per i canali che la luna ha tracciato nel tuo corpo.
Intreccia la tua tristezza – mi disse – intreccia sempre la tua tristezza.
E, domani, quando ti sveglierai con il canto del passero, la troverai pallida e sbiadita tra il telaio dei tuoi capelli.

Paola Klug

Bambina di 9 anni dallo psicoterapeuta, Fortnite il videogioco che crea dipendenza.

Bambina di 9 anni dallo psicoterapeuta, Fortnite il videogioco che crea dipendenza.

Avete già sentito parlare di questo videogioco? Si chiama “Fortnite”

Il videogame, violento, sta avendo un successo planetario. Ma per molti giovani è sempre più difficile staccarsi dalla consolle.

Di fatto, è una battaglia per la sopravvivenza. Giocano in 100 contemporaneamente, collegati online da tutto il mondo. Qualcuno si conosce, altri no. Quando iniziano la partita vengono lanciati da un aereo su un’isola. E qui devono difendersi. Non tanto dai tranelli del luogo impervio, che pure non mancano. Quanto, piuttosto, dalle aggressioni degli altri giocatori, che cercano di eliminarli. Obiettivo di Fortnite, infatti, è uccidere tutti gli altri giocatori, rimanendo l’unico superstite. Lungo il percorso, con prove e acquisti, si possono ottenere armi, da usare per farsi strada verso la vittoria. Il gioco è gratuito e funziona praticamente su tutti gli strumenti, dal telefonino al tablet.

A quanto pare starebbe dando origine anche a fenomeni di dipendenza piuttosto preoccupanti. Una storia, riportata dal Mirror, si allinea a questa lettura. Una bambina britannica di nove anni è finita in riabilitazione dopo aver manifestato una serie di preoccupanti segnali di dipendenza dal videogame della Epic. Si svegliava in segreto la notte e giocava anche fino a 10 ore di fila, evitava di recarsi al bagno, ha colpito il padre quando questi ha tentato di toglierle la Xbox One regalatale lo scorso gennaio e su cui aveva appunto scaricato e installato Fortnite.

I problemi si sono manifestati con una certa rapidità anche a scuola, già alla fine di marzo: “Siamo stati chiamati dalla sua insegnante che chi ha domandato se fosse tutto ok”, hanno spiegato i genitori. La bambina si era addormentata un paio di volte a lezione e i suoi voti erano in caduta libera, ha spiegato la madre Carol. “Quando le abbiamo chiesto quale fosse il problema si è fatta stranamente silenziosa e aggressiva” ha aggiunto. Non solo: sull’estratto conto della carta di credito dei genitori sono iniziati ad arrivare addebiti da circa 60 euro al mese, che la ragazzina ha ammesso essere legati all’acquisto di extra come modifiche estetiche al personaggio su Fornite.

I genitori hanno spiegato di aver limitato il tempo di gioco alla Xbox a un’ora nelle sere precedenti alla scuola e a due nel fine settimana. Ma la situazione si è fatta più seria: “Era così presa dal gioco che non voleva neanche andare in bagno”, ha spiegato ancora la madre. Così la ricerca di un aiuto e l’inizio di un percorso di psicoterapia per liberarsi dall’ossessione da Fortnite che starebbe progressivamente funzionando, anche grazie alle attività sportive. Ad appena nove anni. Ma l’indicazione Pegi del titolo da record, a dirla tutta, indicherebbe una soglia minima di 12 anni per poterci giocare.“Questo gioco ha già fatto la storia”, commenta Ivan Venturi, imprenditore italiano e creatore di videogiochi, pioniere nel suo campo. Che sia così lo dicono i numeri e la frequenza con cui si parla di questo gioco, sia tra adolescenti e genitori di adolescenti (anche se viene giocato anche da un pubblico adulto), ma come sia riuscito a lasciare in pochi mesi un segno così indelebile, è per Venturi, un insieme di circostanze: “Ricordiamo che Fortnite è una creazione della Epic Games, l’industria che ha inventato il genere sparatutto in prima persona; loro sono i maestri di questo genere”. La Epic games negli anni ha perfezionato un “motore grafico specializzato nel multiplayer (più giocatori al contempo) a cui tutti fanno riferimento”, spiega Venturi. Cosa significa?: “Se qualche tempo fa per introdurre in un gioco dell’acqua che fosse realistica, dovevo programmarla da solo, oggi posso fare riferimento a questi motori grafici, ad un ambiente di lavoro specifico”.

 

Ricevi gratis il tuo trattamento benessere

REGALATI UNA COCCOLA

Dato che oggi parliamo di Creme di bellezza noi di vita da mamma versione special vi segnaliamo come ricevere un voucher premio e regalarvi un trattamento benessere: trattamento idratante viso o corpo, pedicure, pulizia viso, trattamento snellente o ai fanghi, bagno turco.

All’acquisto di almeno 2 prodotti NIVEA, di cui almeno un trattamento viso, potrai ricevere in regalo un trattamento benessere per prenderti cura della tua pelle*.

Per ricevere il voucher premio, invia entro 5 giorni dalla data di acquisto, in busta chiusa con raccomandata AR o posta semplice a tua discrezione (farà fede il timbro postale):

L’originale dello scontrino, integro in ogni sua parte, che riporti chiaramente l’acquisto di almeno 2 prodotti NIVEA (ad esclusione delle maschere monodose, mini size e saponette), di cui almeno 1 prodotto per la cura del viso giorno e notte, tra quelli elencati nel regolamento, nel periodo promozionale in uno dei punti vendita.

I tuoi dati personali (nome, cognome, indirizzo email, eventuale numero di telefono/cellulare) per poter coordinare la consegna del premio a:
“Regalati una coccola”
TLC Marketing Italia
Casella postale 13022
20141 Milano

PERIODO DI SVOLGIMENTO

Dal 10/01/2019 al 15/03/2019

*potrai scegliere in base alla disponibilità tra: trattamento idratante viso o corpo, pedicure, pulizia viso, trattamento snellente o ai fanghi, bagno turco. I trattamenti elencati sono puramente esemplificativi.

Centri benessere aderenti

 

Bellezza a bassa o alta manutenzione? La giornalista Sable Yong chiede e noi rispondiamo

Qualche giorno fa la giornalista Sable Yong ha scritto su Allure.com un articolo dove divide le donne in due categorie, quelle dalla bellezza a bassa manutenzione e quella dalla bellezza ad alta manutenzione, e si chiede quale sia la giusta strada da seguire. Il maschiaccio acqua e sapone che magari è “un tipo” o una qualsiasi Principessa Disney? Il dilemma è arduo perché inevitabilmente a meno che tu non sia nata con un incarnato ed una pelle perfetta non potrai ingannare lo specchio del bagno appena sveglia.
Certo è anche vero che ognuna di noi attraversa entrambe le fasi, ma una cosa è avere 18 anni e non truccarsi, un’altra non aver dormito tutta la notte per cullare il pupo isterico e dover poi uscire per andare a lavoro…
Ogni età poi ha i suoi pregi e i suoi difetti a diciotto anni puoi non truccarti ma magari devi combattere con gli odiosi brufoli, dopo i trenta non avrai più i brufoli ma ti comparirà la couperose che ti regalerà quel bell’incarnato tra Heidi (certamente non Klum) e un’ubriacona. Credo, ovviamente, nel motto “in medio stat virtus” (concedetemi questa frase in latino che fa tanto colta signora mia!) ossia senza diventare ossessive nel curare il proprio aspetto la giusta via di mezzo sia quella di non sembrare neanche una barbona. Sicuramente con le temperature rigide di questi giorni avrete avuto care amiche come me, qualche problema con la pelle del viso e delle mani. Chi ha figli sa benissimo che le mani sono sempre sotto l’acqua e dopo un po’ iniziano ad avere la morbidezza del guanto di crine usato sotto la doccia, così pure la pelle del viso esposta alle basse temperature finirà per arrossire e poi seccare nelle zone più sensibili.
Quali rimedi adottare? Sicuramente scegliere una crema diversa rispetto a quella che si usa d’estate, più ricca e nutriente con burro di karitè, avena o acque termali dalle proprietà lenitive, da stendere la mattina ma in anche la sera se la pelle tira particolarmente, con filtro solare per poterle usare sia in città che in montagna.

Ecco, quindi, alcune creme provate per voi:

1. Crema confort ultra riche karité 50 ML l’Occitane
La pelle è idratata, risulta morbida e liscia al tatto e allevia la sensazione di pelle che tira. € 29,00 (adatta sia per il viso che per le mani)

2. Roséliane crème anti-rougeurs Uriage Eau thermale 40 ML
Una crema vellutata, non grassa che contrasta i fattori chiave responsabili della couperose/rosacea. € 16,60  https://www.uriage.com/IT/it/gamme/roseliane

3. Phyto infusion Dolomia crema rigenerante pelle molto secca 50ML
Un balsamo viso straordinariamente ricco e fondente per restituire alla pelle nutrimento profondo e rigenerare intensamente la sua vitalità, esiste anche la versione per pelle normale-mista. Da usare mattina e sera dopo la detersione.
€ 56,00

Body Butter

4. Body Butter Susanne Kaufmanne, 200ML
Estremamente nutriente, svolge un’azione intensiva ed è ricco di burro di karitè e olio d’oliva, oltre che di miele. È pensato per il corpo ma è adatto anche per il viso, ottima per le mani. € 58,00  https://www.susannekaufmann.com/en/products/body-butter?variant=246

 

5. Daily Defence cream Mádara 60 ML
Crema “ultra ricca” protegge la pelle in condizioni climatiche estreme. Questa crema ideale per il corpo il viso e le mani, aiuta ad idratare in profondità la pelle secca e ruvida e a proteggerla dal vento e dal freddo, è un balsamo multi-tasking per viso, corpo e mani comodo da tenere in borsetta pronto all’occorenza. € 18,00

 

Articolo a cura di Daniela Crea fashion blogger di vita da mamma versione special 

 

“Ho paura di lasciarli in un mondo senza tutele. In un mondo cattivo e sporco. Sporco, in tutte le sue accezioni peggiori.”

“Ho paura di lasciarli in un mondo senza tutele.
In un mondo cattivo e sporco.
Sporco, in tutte le sue accezioni peggiori.”

Mamme special: Daniela Sasso

Nome: Daniela Sasso
Professione: Scrittrice e Presidente dell’ Associazione antiviolenza scarpette rosse.
Segno zodiacale: capricorno
Mamma special di: Diego e Myriam
Sogno nel cassetto: sorridere
Motto: Ama. Sempre.

 

Ciao Daniela e benvenuta nel salotto di Vita da mamma versione special, il nostro incontro è ormai noto come le diverse collaborazioni, sei una donna divertente, ironica e determinata.
Affronti sempre con gran coraggio la tutela delle donne al punto di fondare un’associazione “Scarpette rosse ” raccontaci come è nata questa iniziativa:

Da quasi due anni collaboravo, attraverso il mio contributo letterario, con un’associazione antiviolenza a Treviglio (Bergamo) e mettendo a disposizione la mia penna, per dare voce a donne che avevano subito violenze di ogni tipo. A maggio scorso, durante un evento al fianco del Magistrato Fabio Roia, ho deciso di trasformare questo impegno fondando questa associazione, così da poter dare un aiuto anche concreto alle donne, offrendo supporto legale e psicologico gratuito.

Perché sono aumentati i femminicidi?

È una strage? Sì lo è.
In realtà, il femminicidio ha delle origini culturali profonde e difficili da estirpare.
(Per questo molto importante a mio avviso, lavorare sull’educazione alla non violenza, delle nuove generazioni).
In realtà, i dati Istat portano dei numeri in calo sui femminicidi grazie ad un grande aumento delle denunce.
Il numero superiore riguarda nel complesso degli omicidi, le donne tra questi.
Dunque, è come se volessimo dire che non esiste.
Che è un’invenzione mediatica o una parola coniata per dare una spiegazione ad una “cosa” diffusa.
Non è così.
Ma è vero che le denunce sono aumentate.
È vero che la violenza si può fermare.
Grazie all’ informazione e alla presenza sempre più numerose, nel nostro territorio, di centri antiviolenza.
Centri di ascolto.
Associazioni, ecc.
Sicuramente, ci sono delle lacune nel sistema istituzionale e legislativo, che vanno colmate.
Come la certezza della pena.
Ma molti passi avanti si sono fatti e mi auguro che tanti ancora se ne faranno.
Il messaggio è: denunciate sempre.
Ci si può salvare.

Perché affidarsi ad un’associazione come la vostra?

Perché esiste sempre una via d’uscita.
Perché esistono persone che come noi tendono la mano, per salvarti.
Professionisti pronti a prendersi cura di chi ha subito o sta subendo violenza.
Perché di genere si muore.

Ti conosciamo in particolar modo come scrittrice, le turbolenze d’animo che ascolti e vivi sulla pelle e trascrivi come cascate di parole lanciate nel web, quanto ti aiuta scrivere?

La poesia, mi salva la vita.
Lo ha fatto più di una volta.
Mi ha consentito di non cadere in depressione, in momenti particolarmente difficili.
Per me è liberatorio.
È catartico.
Sono certa, che se non avessi avuto la penna come compagna di Vita, probabilmente la mia forza sarebbe stata la metà di quella che ho.

Da mamma quali sono le preoccupazioni maggiori per i tuoi figli?

Di lasciarli in un mondo senza tutele.
In un mondo cattivo e sporco.
Sporco, in tutte le sue accezioni peggiori.

Quali sono i valori in cui credi di più.

Onestà.
Lealtà.
Rispetto.
Fiducia.

#ioleggo: il cubo di Marzapane

Lessi per la prima volta questo libro nel 2015, poi di nuovo, poi ancora… A distanza di un mese credo di averlo letto almeno dieci volte, ero io o forse un’illusoria proiezione di quella che sarebbe stata la mia vita o semplicemente quello che io volevo sarebbe stato il futuro o chissà. Posso tranquillamente dire che questo libro è stato per me un faro verso N. 5 non è né un profumo né un mambo

 

Libro: “Il cubo di marzapane”
Autore: “Christina Caflish”
**********
Prima di iniziare a parlare del libro vorrei fare una premessa… Era il 2015 e conobbi casualmente l’autrice durante un congresso di Medicina neuro riabilitativa a Roma. Ero seduta in prima fila, vicino a me, una bellissima donna, senza fogli, ne penna, ne registratore; osservava ogni mio intervento, annuiva alle mie domande con sguardo fiero, quasi come una mamma orgogliosa della sua figlia, trasmetteva un senso di ammirazione nei miei confronti nonostante eravamo due perfetti sconosciute. Così durante la prima pausa, mi avvicinai incuriosita e lei mi disse: “mi ricordi me quando ero giovane hai una grinta una tenacia complimenti farai tantissima strada!” rimasi nuovamente stupita, non risposi, mi domandavo come mai questa donna si identificava in me. Appena ripresa conferenza, il professore, ci tenne a presentare la scrittrice Christina Caflish, niente meno la persona che sedeva al mio fianco, la donna per la quale io stessa provavo ammirazione dopo aver letto il suo libro. Lucidai gli occhi ripensando alle sue parole e di colpo tutti i particolari mancanti nel libro, presero vita nella mia testa andando a completare quella parte di narrazione priva di dettagli.
**********
Questo libro racconta una storia vera. Cristina e sua figlia Lisa, affetta da sindrome autistica. Una bambina, oggi donna, uscita da questo “cubo di marzapane” una stanza grande, dove amava rifugiarsi con i pensieri, che la mamma immaginava con pareti dolci, come il marzapane. Proprio grazie alla determinazione, il coraggio è l’amore di questa donna ha guidato Lisa sul cammino della guarigione. Parla delle difficoltà incontrate nella società, in particolare con la scuola, dove ancora oggi la diversità viene spesso esclusa.
A tratti mi ha coinvolta nei suoi pianti silenziosi di dolore e di colpo le lacrime diventavano forza, proseguendo nella lettura.
Annulla il suo essere donna, diventa mamma medico e amica di Lisa. Inizia a scavare, cercando dei canali attraverso il cubo, scopre ogni giorno un tassello fino a buttare giù tutte le pareti. Al termine del libro Lisa scrive una lettera al mondo, lasciando un messaggio fatto di parole semplici, riporto due righe “si può fare ci dobbiamo riuscire e vedrete che tutto è possibile basta crederci” non aggiungo altro una lettura di poche ore scorrevole, coinvolgente, miliardi di emozioni sentite sulla pelle.
Buona lettura!

Scarpette rosse, l’associazione salentina che lotta al fianco delle donne

Riguardo la Supercoppa Milan-juventus la presidente dichiara:
Assistiamo chiaramente ad un “problema” fortemente culturale, ovvero quello della discriminazione di genere e della libertà mutilata della donna in quanto donna.
Che se pur volessimo entrare in una visione oggettiva, dove discutere una cultura probabilmente non è corretto, diventa invece doveroso nel momento in cui questo, viola i diritti umani fondati sul rispetto e non solo.
Io personalmente, oltre che una presa di posizione da parte dei vertici del panorama calcistico, me l’aspetterei proprio da parte dei calciatori. Parliamo degli stessi calciatori che il 25 novembre scorso, avevano un bel segno rosso sul viso, come simbolo di vicinanza e solidarietà alla lotta contro la violenza sulle donne.
Segui tutto il discorso su:
Scarpette Rosse On-AIR
`Scarpette Rosse Web`, mensile di informazione radiofonica per le donne, per la vita, contro ogni forma di violenza.
Conducono La Presidente Daniela Sasso e Mino Metrangolo. Ascolta la diretta, scarica l’app gratuita *studio 2sps*

Associazione Scarpette Rosse

scarpetterosse

..dalla parte delle Donne

L’Associazione mira al contrasto, alla prevenzione e alla sensibilizzazione contro ogni forma di violenza.
Offre assistenza, aiuto, tutela e protezione alle donne vittime di violenza fisica, psicologica, economica, sessuale ed ai minori vittime di violenza assistita, maltrattamenti ed abusi;
promuove iniziative che mirano a prevenire e contrastare il fenomeno della violenza di genere e dello stalking.
In particolare:
• accoglie richieste e segnalazioni di violenza/abuso;
• offre consulenza psicologica, legale e di orientamento formativo e lavorativo;
• ascolta i bisogni di minori e donne vittime di violenza ed offre loro un ambiente protetto e accogliente;
• aiuta a mettersi in contatto con strutture residenziali protette per donne e minori in particolari condizioni di emergenza;
• crea gruppi di auto aiuto per le donne che hanno subito violenza offrendo la possibilità di sviluppare legami personali e di condividere le “esperienze indicibili”;
• promuove la cultura della non violenza;
• attiva percorsi di formazione/informazione sulla violenza di genere coinvolgendo gli operatori dei servizi territoriali;
• consolida attività di prevenzione/sensibilizzazione rivolte essenzialmente ai giovani (14-18 anni) attraverso attività laboratoriali condotte con il coinvolgimento degli istituti scolastici e dei centri di aggregazione giovanile del territorio.

GRAZIE Daniela Sasso

Supercoppa italiana 2019: il business vince sui diritti delle donne, umiliazione e regresso sotto gli occhi di tutti.

L’ edizione del 2019 si disputerà in Arabia Saudita, precisamente a Gedda. La 31a edizione del trofeo si giocherà mercoledì 16 gennaio al King Abdullah Sports City Stadium, con calcio d’ inizio alle 20.30 locali, 18.30 ora italiana.

Settori riservati agli uomini. Ma, per le donne sole, la possibilità di guardare la sfida della Supercoppa italiana tra Juventus e Milan in Arabia Saudita, sedute sugli spalti in uno spazio tutto al femminile del ‘King Abdullah Sports City Stadium’ di Gedda, non c’è. Le donne infatti potranno assistere all’evento ed entrare allo stadio solo sedendo in settori speciali, quelli riservati alle famiglie.
I biglietti sono stati divisi in due categorie, “Singles” e “Families”: i primi sono riservati ai soli uomini, come il grosso dello stadio, mentre i secondi sia a uomini che donne: esclusi i biglietti per la tribuna riservata alle autorità, questi ultimi sono solo per i settori più in alto dello stadio, più lontani dal campo e dove la partita si vede peggio… La decisione presa per il super match tricolore in trasferta dalla Lega Serie A e dagli organizzatori sauditi manda su tutte le furie la politica italiana, con la richiesta ai vertici del calcio italiano di intervenire.

In Arabia Saudita, infatti, nonostante alcune riforme portate avanti dal principe Mohammed bin Salman, come l’abolizione del divieto di guidare, le donne continuano ad avere diritti molto limitati rispetto agli uomini. Fino a un anno fa non potevano nemmeno assistere ad eventi sportivi, mentre dal gennaio del 2018 possono farlo ma solo in zone riservate, definite “per famiglie”, costruite negli stadi sauditi appositamente per loro. Nonostante queste polemiche, le vendite dei biglietti sono andate molto bene e la Lega Serie A ha fatto sapere che ne sono stati già venduti 50mila, sui circa 60mila a disposizione.
Il business vince sui diritti umani, ancora una volta si assiste pubblicamente all’umiliazione e il degrado del ruolo della donna, donna vista come essere inferiore, nonostante le polemiche la partita si disputerà lo stesso e cosa ancora più grave è che nonostante tutti né parlino nessuno ha ancora mosso una protesta. Dal medioevo è tutto.

Il piccolo libro per dimagrire alla grande.

Se anche a voi care amiche, al rientro al lavoro dopo le feste, la frase più affettuosa che vi è stata rivolta dalle colleghe è: “ti vedo un po’ appesantita” ….non prendetevela, non rispondete acidamente, perché è arrivato il momento di rimettersi in forma.
Basta lagne, basta rimandare, vi siete abbuffate di dolci, avete esagerato con l’alcol, da oggi in poi il vostro mantra sarà DIMAGRIRE! Ovviamente prima di decidere di seguire un regime dietetico associato ad uno sport, occorre considerare alcune cose: non siete sole e il resto della famiglia non vi sarà di nessun aiuto, ciò implicherà che i vostri figli e mariti continueranno a mangiare schifezze come se non ci fosse un domani e voi davanti alla vostra insalata scondita con petto di pollo arrostito avrete voglia di commettere un omicidio. Il tempo da dedicare allo sport sarà arduo da trovare, non perché non abbiamo tempo ma perché fondamentalmente ci sentiamo in colpa, quasi egoiste a dedicare un’intera ora solo a noi stesse. Infine non dimentichiamo di decidere di metterci a dieta subito dopo il ciclo, perché l’accoppiata ciclo-dieta potrebbe essere letale per il resto del mondo. Tra le varie letture e ricerche fatte per trovare una soluzione più indolore possibile mi sono imbattuta in un libro scritto dall’australiana Bernadette Fisers: “Il piccolo libro per dimagrire alla grande”. Il libro non contiene diete complesse (non so voi ma io odio dover pesare tutto) ma 31 regole semplici per dimagrire e acquisire uno stile di vita sano.

Un libro piccolo e intelligente che in poche parole e molte immagini ci spiega come e perché è possibile perdere peso. Ecco alcuni consigli:
Prima regola: niente zucchero, anche perché il maledetto si insinua anche in cibi insospettabili come il pane
Seconda regola: ridurre il consumo di prodotti industriali, care amiche ci tocca ritornare a cucinare, lo so le croccole e quattro salti in padella sono comodi e veloci ma se vogliamo ritornare in forma per l’estate (calcolate ancora a quanti compleanni, feste ecc… dovrete andare) dobbiamo indossare il grembiule e dedicarci alle verdure.
Terza regola: niente bevande gassate e succhi di frutta comprati al supermercato. Riprendiamo la centrifuga che in un momento di follia salutista abbiamo comprato e subito dimenticato…
Quarta regola: bere, bere, bere ….ovviamente non vino ma acqua a volontà soprattutto la mattina prima di colazione e 15 minuti prima di pranzare
Quinta regola: attenzione ai cibi light perché molto spesso, pensando che siano appunto poco calorici, finiamo con abbuffarci di biscotti e yogurt
Sesta regola: la scrittrice consiglia di cenare entro le 19 per digiunare fino alla colazione in modo da consentire all’organismo di riposare, in alternativa bere prima di coricarsi una tisana. Questo ovviamente mentre i vostri figli, non paghi del pasto serale, spiluccano di tutto guardando la tv.
Settima regola: mangiare la frutta ma senza esagerare perché anche la frutta contiene zuccheri, magari preferire frutti di bosco, ananas e kiwi.
Infine se non potete proprio dedicarvi ad uno sport o andare in palestra cercate di dedicare 25 minuti ogni giorno ad un’attività fisica. L’ideale sarebbe fare almeno 10.000 passi, ma già ridurre l’uso della macchina quando si può usando la bici oppure parcheggiare lontano per poter camminare ci consente di migliorare l’umore e rimetterci in moto dopo un periodo di sedentarietà. Pertanto prendete una bella agenda colorata e iniziate l’anno nuovo con il proposito di rientrare nei vecchi jeans, quelli comprati durante i saldi (dell’anno scorso…) e ancora con l’etichetta.

Articolo a cura di Daniela Crea, fashion blogger di vita da mamma versione special