Quei quadretti bianchi e blu

quei quadretti bianchi e blu

Lo so che i figli crescono.

So che i fiori sbocciano e l’erba si allunga. Che dopo la notte arriva il giorno e poi la notte. E poi ancora il giorno.

So che mi verranno le rughe e qualche capello bianco.

So che se non stiro, la pila di panni si alzerà.

Che la banana nella fruttiera maturerà.

 

So che mio figlio ha sei anni.

Ma me ne sono resa conto solo l’altro giorno. Alla festa dei diplomi dell’asilo.

Perché nessuno mi aveva detto che oltre a Babbo Natale, alla Befana, al Coniglietto Pasquale ed alla Fatina dei Dentini – esistesse anche il Folletto Crescino, che un bel giorno, scambia il tuo bambino cicciottino-piccolino-mammino, con uno diverso.

Un bambino che all’inizio spariva dentro a quel grembiule dai quadretti bianchi e blu, fisicamente e psicologicamente troppo grande –  con uno che sa infilarlo-abbottonarlo-sbottonarlo.

Che al posto delle manine sudaticce da tenere, ha degli stinchi secchi che corrono via;

Invece di una vocetta che ti dice “mamma mi prendi in braccio?”, una voce squillante che si allontana veloce: “mamma vado a giocareee”!

Al posto dei piagnuicolii, le risate;

E al posto delle guanciotte paffute, una manciata di cm di altezza in più.

Sembra passato pochissimo tempo. Invece pare siano tre anni.

 

E mentre vedevo tutti i “diplomandi” sfilare con il tocco in testa, sulle note di We are the Champions, ad un certo punto – un bimbo ha incrociato il mio sguardo appannato dalla commozione, – e saltellando e ridendo, mi ha fatto la linguaccia.

Era mio figlio.

Ma come, il mio bimbo non era quello che scoppiò a piangere alla prima festina di Natale dell’asilo? Quello che “no lui invece non vuole”, quello di “ma poi crescerà” e pure quello di “Ma saremo noi che abbiamo sbagliato troppe cose?”.

Ed allora, come quando si sviene e si dice ti passi davanti tutta la vita, in quei pochi secondi, mi sono tornati in mente questi tre anni di asilo.

 

Ci sono stati mesi difficili, densi di pianti ed influenze. Conditi con rabbia e sensi di colpa. Di quando vederlo in quei quadretti bianchi e blu, era un’angoscia.

E a ripensarci, son sempre fitte al cuore.

Quando mio marito dovette scappare con lui urlante e piangente, alla presentazione della scuola, mentre io ero a casa con la sorella tregiornenne;

Quando durante l’inserimento, vidi una maestra asciugargli il naso mentre piangeva e mi sentii una cacca per non essere io a farlo;

Per i lavoretti fatti all’asilo, che voleva nascondere e non vedere più;

Per i miei mal di stomaco – ogni mattina almeno fino a dicembre;

Per quei  “mamma mi manchi molto all’asilo” con le guance solcate dalle lacrime.

 

Ma poi, è cominciata la discesa.

E  i pianti e le angosce che risiedevano nelle sue guanciotte paffute, si sono trasformati in sorrisi e competenze, tutti in fila nei centimetri di altezza che ha guadagnato.

Non un bimbo che scalpita per andare all’asilo, perché non sarebbe lui. Ma un bimbo sereno.

E allora sì che sulle mie braccia compaiono i brividi, a ricordare certi momenti.

Per come era emozionato  e contento alla presentazione delle elementari;

Per la prima volta che andai a prenderlo e mi disse “Mamma sai mi sono divertito molto!”;

Per la prima recita in cui è stato tranquillo (e nel bel mezzo ha urlato “Hei quello là è il mio papà!”) e i primi lavoretti di cui va fierissimo;

Pensando che “se la sa cavare” anche se non sono lì con lui;

Per come all’uscita è sereno e sorridente e saluta tutti come se fosse un V.I.P..

 

E allora, contro ogni previsione, mentre stiro per l’ennesima e quasi ultima volta il suo grembiule, rifletto su come il bilancio di questi tre anni sia positivo.

E oltre ogni possibile desiderio, i sensi di colpa un po’ attenuati.
Perché l’altra sera, mentre ricordavamo i primi tempi – tra gli sguardi sconvolti e le bocche spalancate mie e di mio marito, lui se ne è uscito con “MA PERCHE’ PIANGEVO?!”

Marianna zebra se lo sapevo che avresti detto così non mi sarei strappata unghie e capelli dall’angoscia!!!!

 

E allora sapete una cosa? Contro quello che ho sempre detto, mi mancherà non vedere più quei quadretti bianchi e blu.

 

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Un ringraziamento speciale alla Prima Maestra di Giacomo, che ha saputo evidenziare le sue potenzialità senza mai sminuirlo e che soprattutto ha accolto ed inserito anche a me!

 

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