Il metodo per la nanna NON esiste

Care Neo Mamme,

oggi mi rivolgo a voi per raccontarvi che prima di diventare mamma, ero ghiotta di metodologie, istruzioni, schemi e programmi per fare le cose  – perché da brava ansiosa, avevo studiato questa strategia per tenere tutto sotto controllo.

Mi riusciva bene all’università, quando dovevo preparare la valigia per una vacanza, o quando avevo tante cose da fare entro una scadenza.

Così, ricordo che quando andai alla prima visita dal pediatra di Giacomo, portai con me un grande foglio pieno di domande. Tornata a casa mi accorsi che la maggior parte delle risposte erano “Dipende” e andai in crisi. Ero io che con quel fagottino in mano, dovevo decidere cosa fosse meglio per lui. E una delle cose che mandò più in crisi me e mio marito fu la nanna.

Giacomo non si rilassava e crollava, piangeva e crollava. Dopo tanto.

Giacomo non si addormentava se stavamo seduti. Non si addormentava se lo ninnavamo. Non si addormentava se ci abbracciavamo nel lettone. Non si addormentava con il latte. Se mangiava poi stava sveglio un’ora e mezzo.

Si addormentava se facevamo gli squat. E se cantavamo canzoni anni ’70. Contemporaneamente.

Ma capirlo non fu facile. Perché non c’è nessun libro intitolato “Addormenta tuo figlio in due mosse: squat e Battisti”.

E con un neonato che piange, ti senti come quando devi tagliare un filo di una bomba ad orologeria con il cronometro che scorre all’indietro.

E mai mi avevano fatto male i polpacci come in quel periodo.

Quando nacque Aurora avevamo allenato le gambe e ripassato Battisti, Baglioni, Mina ecc. Ma lei si addormentava in qualsiasi modo tranne che con gli squat e le canzoni anni ’70.

Secondo me (e sottolineo secondo me) di metodi non ce ne sono perché ogni bimbo ha le sue caratteristiche e le sue preferenze.

Ma ognuna di noi, prima di arrendersi all’unicità del proprio bambino, cerca di trovare una soluzione generale anziché personale.

D’altra parte, fin da quando siamo piccoli, impariamo che per riuscire a fare qualcosa, bisogna farlo in un certo modo.

Per camminare, impariamo che non possiamo lasciarci cadere troppo in avanti e nemmeno troppo indietro. Non possiamo fare due passi sinistri e nessuno destro;

Per leggere, ci insegnano che non possiamo andare da destra a sinistra o scorrere un rigo sì e uno no;

Per guidare, studiamo che dobbiamo stare sulla destra della carreggiata e che non possiamo passare col rosso e fermarci con verde.

Ma per dormire, dipende solo dalle preferenze. Ogni bimbo si addormenta diversamente perché ad ogni bimbo piacciono cose diverse.

Oltre alle nostre insicurezze, parenti ed amici non ci aiutano di certo: “Mettilo a pancia in giù vedrai come crolla!”, “Mettilo nel lettino che deve imparare ad addormentarsi da solo”, “Dagli una routine!”

Poi ci sono anche le abitudini che vanno di moda:

Ricordo ancora che quando ero piccola, verso le nove di sera, ogni genitore impugnava la sua arma segreta: il biberon con la camomilla! Negli anni ’80-’90 pareva che nessun neonato potesse dormire senza!

Insomma… non avere un metodo può spiazzare, ma la magnificenza di trovare un’intesa familiare ed uno stile che conosciamo solo noi, non ha eguali.

E per favore, non credete a nessuno nessuno nessuno che vi dice di lasciarli piangere. Perché quella è l’unica cosa che non piace proprio a nessuno.

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