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Il covid e l’impossibilità di creare abitudini

Abbiamo affrontato un lockdown, la possibilità di vedersi solo tra congiunti, la fase 1,2,3. Tamponi su tamponi

E poi la seconda ondata, le zone colorate, i VACCINI, le scuole aperte con le quarantene, le scuole chiuse, la terza ondata e un milione di DPCM.

Secondo Darwin, l’adattamento è una delle componenti fondamentali della selezione naturale e penso che in questo anno, abbiamo assolutamente dato prova di possederlo.

Ma a cosa porta questo continuo rimodularsi su cambiamenti improvvisi? All’impossibilità di creare abitudini, di pianificare a lungo termine e di autodeterminarsi.

E’ vero l’imprevisto ed il contrattempo sono sempre dietro l’angolo, ma la frequenza dei cambi di rotta in epoca pre covid era di gran lunga più bassa.

Magari siamo in zona gialla, i figli a scuola – con le dovute precauzioni si fa più o meno tutto – e poi all’improvviso, da un giorno all’altro, ci si può ritrovare con i figli a casa, le scuole chiuse, i negozi con la saracinesca abbassata e la possibilità di uscire solo in caso di necessità. Per non parlare di chi ha dovuto affrontare la malattia sua o dei familiari, i tamponi che non diventavano mai negativi e l’isolamento.

Ma anche quando andiamo verso un allentamento delle restrizioni non siamo tranquilli, cominciamo a muoverci velocissimamente, facciamo in una settimana quello che pre pandemia avremmo fatto con calma in un mese. Praticamente viviamo come se stessimo giocando alle Belle Statuine: fermi/veloci veloci veloci veloci/ fermi.

La programmazione è ridotta all’osso, il dubbio se sia meglio un uovo oggi o una gallina domani non esiste più perché come diceva Lorenzo il Magnifico “Del doman non v’è certezza” e quindi uovo oggi vince a mani basse.

Ci pensate alla fatica estrema che sta facendo il nostro cervello?

Anche perché le abitudini servono a rassicurarlo che vada tutto bene.

Pensate a quando finisce l’estate, a quando ci lasciamo, a quando iniziamo un nuovo lavoro.

Ci sentiamo strani per giorni. E poi, quando quel cambiamento diventa abitudine, ci sentiamo quieti.

Al tempo del covid tutto questo è complicatissimo se non impossibile. Nella testa sembra di sentire continuamente la voce del navigatore che annuncia “ricalcolo in corso” oppure “appena possibile effettuare inversione ad U”.

Ma quando tutto sarà finito, il nostro cervello starà una favola e tutto ci sembrerà più facile. E se per la peste è entrato nel nostro vocabolario il termine “appestato”, magari tra un po’ di tempo, quando ci sentiremo sperduti e in confusione, diremo “Mi sento accoviddato” senza nemmeno ricordarci l’etimologia.

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