emozioni

Finale alternativo 1 di Ilario Giannini

| adolescente, amici, amore, emozioni

2 agosto

Alle 10,30, dopo aver passato una mezz’ora al bar, come in un enorme deja-vu, Gionni e Alice si
ritrovarono seduti sul divano con il libro in mano.

Leggevano, ma entrambi stavano con la testa da un’altra parte. Gionni si chiedeva se non avesse
frainteso l’interesse che Alice sembrava aver manifestato nei suoi confronti. Alice aspettava che
Gionni facesse la prima mossa. Eppure entrambi si erano preparati a quell’appuntamento decisi a
scoprire se il sentimento che li legava fosse destinato a diventare ciò che avevano sognato ai tempi
delle medie.
Gionni non riusciva a trovare il modo di iniziare a parlare a Alice di ciò che provava per lei: non gli
sembrava mai il momento giusto, non sapeva come iniziare. Alice aveva perso tutta la sua
determinazione: aveva iniziato a farsi mille paranoie, a riesaminare tutti i possibili indizi che
potessero far pensare che Gionni provasse per lei qualcosa di più dell’amicizia.
A turno, i loro sguardi si alzavano fugacemente dal libro, per cercare sulla faccia dell’altro un
segnale che facesse loro capire che si trovavano lì assieme per un interesse diverso dal compito che
dovevano svolgere; un cenno che potesse dare il coraggio di affrontare l’argomento, per manifestare
un sentimento rimasto inespresso e congelato da tanti anni prima. Ma i loro sguardi non si
incrociavano mai.
Se solo la sorte avesse fatto alzare i loro occhi dal libro nello stesso istante, forse non ci sarebbe
stato nemmeno bisogno di parlare. Alice forse gli avrebbe potuto rivolgere uno dei suoi sorrisi dolci
e spensierati, che sarebbe bastato a Gionni per capire che un bacio vale più di mille parole. Si
sarebbero baciati e i loro cuori avrebbero ripreso spontaneamente a percorrere il sentiero che non
avevano avuto il coraggio di imboccare quando erano troppo giovani.
Ma la sorte non fece mai incrociare i loro sguardi e il sentimento che li aveva condotti fin lì si stava
trasformando a poco a poco in imbarazzo per Alice, che si aspettava che tra loro le cose si
sbrogliassero da sole, e in nervosismo per Gionni, che non sopportava di sentirsi bloccato con la
persona di cui si era innamorato, esattamente come era avvenuto ai tempi delle medie.
In fondo lui non credeva che ci fosse bisogno di parlare di ciò che provavano. Se tra loro c’era
attrazione, le cose sarebbero dovute venire da sé. Non erano più dei ragazzini delle medie che si
incontravano nel corridoio della scuola per chiedersi “ti vuoi mettere con me?”.
Così dopo tante esitazioni, decise che era arrivato il momento di avvicinarsi a Alice e provare a
baciarla.

La manovra di avvicinamento iniziò forse con qualche secondo di ritardo. Purtroppo il destino, per
chi ci crede, o il caso per chi non ci crede, volle che proprio mentre Gionni si avvicinava ad Alice, il
cellulare di lei iniziasse a squillare.
Lo squillo immobilizzò Gionni all’istante, mentre entrambi videro comparire sul display del
telefono il nome di Carlo.
Alice prese il cellulare e restò a guardarlo per qualche secondo, incerta se rispondere o meno.
‘Carlo?’ Pensò lei. Era convinta di aver cancellato il suo numero dal cellulare dopo che si erano
lasciati, ma evidentemente non aveva avuto la forza e il coraggio per farlo.
‘Carlo?’ Pensò lui ‘Ma non si erano lasciati? E male per giunta? Che diavolo vuole questo adesso
da lei?’
Alice sentì un tuffo al cuore. Decise di rispondere per orgoglio. Non voleva che Carlo pensasse che
stava ancora male per lui. Anche se, in realtà, continuava a pensarci spesso. Schiacciò il tasto per
rispondere e si alzò dal divano per spostarsi nella stanza accanto, intenzionata a liquidarlo con
poche parole.
Gionni restò sul divano, a far finta di leggere il libro. Fino a quel momento aveva letto dieci volte lo
stesso paragrafo senza riuscire a capire neppure mezza parola, mentre erano insieme. Ora provava a
tendere l’orecchio per cercare di indovinare il motivo della telefonata.
Sentiva poco o nulla, ma il tono della voce di Alice gli sembrava sempre meno scocciato e la
telefonata si faceva stranamente lunga. Ogni minuto che passava Gionni vedeva sfumare la
possibilità di riprendere e terminare la sua manovra di avvicinamento ad Alice fino ad arrivare a
baciarla.
Alice parlò al telefono per un bel po’. Quando tornò al divano era evidentemente più serena di
quando aveva risposto alla chiamata. Quando si accorse dello sguardo tra l’offeso e l’arrabbiato di
Gionni tornò immediatamente seria.
“Chi era?” Provò a chiedere Gionni, anche se lo sapeva benissimo.
“Carlo.” Rispose lei. Era sorpresa di sentire il cuore che le batteva forte per l’emozione che le
avevano provocato le parole del suo ex. Era bastato riparlare con lui per scordare che, pochi minuti
prima, stava aspettando con impazienza di capire se poteva esserci qualcosa di più dell’amicizia tra
lei e Gionni. Evidentemente la risposta era arrivata ed era chiara: erano amici. Ottimi amici, ma
l’amore era un’altra cosa.
D’impulso, senza pensarci troppo, decise di confidarsi con Gionni. In fondo, pensava, lui era un
ragazzo sensibile, sempre pronto ad ascoltare e dare i consigli giusti, sin dai tempi delle medie.
“Sai che tra me e Carlo…” iniziò a dire lei.

“Sì, lo so.” replicò secco Gionni, cercando di troncare sul nascere il racconto di cose che già sapeva
e di cui non aveva voglia di ascoltare i particolari.
“Mi ha chiesto perdono” spiegò Alice “Ha detto che non può stare senza di me… Che se è
necessario è pronto a tornare da me in ginocchio…”
“E tu? Lo riprenderesti così, uno che ti ha tradito?”
“Dice che si è trattato di una sciocchezza, una stupidaggine di un momento, ma che non c’è stato
niente con quella tizia… Un mezzo bacio travisato e ingigantito da chi mi ha riportato la cosa… Non
vuole sminuire la sua responsabilità, ma… Insomma mi ha chiesto se stasera ci vediamo perché
vuole assolutamente farsi perdonare!”
La prima reazione di Gionni fu di delusione e rabbia. Avrebbe voluto protestare con Alice per la sua
debolezza e per la sua indecisione. Avrebbe voluto andare da Carlo a dirgli che grandissima faccia
tosta potesse avere uno che si faceva vivo dopo mesi, per fingersi pentito e chiedere alla persona
che aveva tradito di metterci allegramente una gran bella pietra sopra…
‘E che tempismo!’ pensava ‘Non poteva aspettare un altro giorno per palesare il suo profondo
pentimento?’
Per rispetto di Alice, Gionni si sforzava di mantenere il controllo, fingendo di valutare attentamente
le informazioni che lei gli stava riferendo. In fondo Carlo giocava le sue carte, pensava, né più e né
meno di come stava facendo lui. Forse le giocava anche un po’ meglio di lui, visti i risultati.
E’ con Alice che era arrabbiato, perché era a lei che spettava la decisione. Se non poteva biasimare
il tentativo di Carlo, certo si chiedeva come lei potesse essere tanto ingenua, da farsi prendere in
giro così e caderci di nuovo.
Gionni cercava di far finta di niente, continuando ad ascoltare Alice, anche se gli sembrava che le
sue orecchie fossero scollegate dal cervello: non riusciva a concentrarsi e seguire quello che lei gli
diceva.
Era evidente che Alice ci teneva ancora a quel balordo di Carlo. Se le cose stavano così, poteva
servire a qualcosa arrabbiarsi con lei? In fondo tra loro ancora non si era ancora concretizzato niente
che potesse andare oltre una bella amicizia. Voleva davvero litigare con lei per perdere anche
quella?
Questi i pensieri tempestosi nella mente di Gionni, mentre fingeva di ascoltare Alice che continuava
a cercare giustificazioni per dare una seconda possibilità a Carlo.
Aveva aspettato un secondo di troppo. Se avesse iniziato la sua ‘manovra di avvicinamento’ a Alice
un secondo prima, il telefono avrebbe squillato quando ormai si stavano baciando e lei, ne era
sicuro, lo avrebbe lasciato squillare. Quel balordo di Carlo prima o poi si sarebbe stufato. Avrebbe

riagganciato e quando fosse tornato avrebbe trovato il suo posto ormai occupato: sarebbe rimasto
con le forbici in mano a tagliuzzare il pangrattato…
Invece no. Gionni aveva fatto tardi. Era colpa sua? Era il destino o il caso, che avevano deciso così?
Ormai non importava. Non aveva senso arrabbiarsi o recriminare se ormai era chiaro che Alice
aveva già deciso. Lei gli stava solo chiedendo un consiglio per rendere le cose più facili, ma in cuor
suo sapeva già con chi voleva stare.
Così Gionni rivestì i panni di ConsiglioBoy, come ai tempi delle medie. In fondo era un ruolo in cui
si sentiva bene, gli andavano ancora bene addosso quei panni. E poi, come avrebbe potuto rifiutare
di dare conforto proprio ad Alice?
Recuperata la calma e come ultimo dono alla ragazza che avrebbe voluto amare, Gionni guardò
Alice negli occhi e le disse non ciò che riteneva giusto, ma ciò che lei aveva bisogno di sentirsi dire.
“Se credi che Carlo lo meriti e pensi che sia la persona giusta per te, devi dargli una seconda
possibilità. Ma solo se senti che è giusto riprovarci.”
“Lo pensi davvero?”
Gionni sorrise e rispose con sicurezza di sì. Fu piacevole come ingoiare una manciata di puntine da
disegno, ma non lo dette a vedere. Sarebbe passata anche questa, come era passata ai tempi delle
medie. Alice invece non era pronta ad archiviare Carlo. Gionni non sapeva se la cosa tra loro
avrebbe funzionato o se si sarebbero lasciati di nuovo dopo una settimana, ma sapeva che Alice
aveva scelto, aveva bisogno di riprovarci e tanto bastava a chiudere il discorso.
Non spettava a lui decidere se Carlo meritava una seconda occasione. A volte le persone imparano
dai propri errori e magari questa volta Carlo poteva aver imparato la lezione.
“Però questa volta, Alice! Occhi aperti e non farti mai più mancare di rispetto!” aggiunse prima di
spalancare le braccia. Alice, confortata dalle parole di Gionni, si buttò felice tra le sue braccia e lo
strinse forte.
Gionni, mentre l’abbracciava, si chiese se poteva bastargli avere il suo affetto come amica o se
invece avrebbe dovuto allontanarsi da lei per non soffrire. E chi lo sapeva? Lo avrebbe scoperto col
tempo. Magari anche lui avrebbe avuto bisogno di una ConsiglioGirl!
Si salutarono sulla porta di casa, abbracciandosi di nuovo. Alice lo ringraziò ancora, promettendo
che sarebbero stati per sempre i migliori amici che si potessero mai desiderare. Ma Gionni non ci
credeva poi tanto. Aveva appena scoperto che entrambi alle medie avevano avuto una cotta l’uno
per l’altra, eppure erano stati sette anni senza nemmeno cercarsi… Chissà? Magari non subito, ma
poteva anche essere che a poco a poco si sarebbero di nuovo persi di vista e magari sarebbero
passati altri sette anni prima che le loro strade si incrociassero di nuovo.
Ma in fondo andava bene così.

In due mesi erano successe tante cose, ma quella più importante era che sia Alice che Gionni
avevano imparato a volere bene a se stessi e a capire che andavano benissimo così com’erano. Ma
avevano imparato anche che, ogni tanto, poteva anche capitare di avere la sensazione di sentirsi
come le forbici col pangrattato; in fondo, se era una volta ogni tanto, poteva andare bene lo stesso.

E se non fosse andata così?

Ilario Giannini

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Qualche cosa di sicuro io farò: piangerò

| bambini, emozioni, famiglia, figli, Mamma Bradipa Psicologa, mamme, Senza categoria

Nell’immensità di incertezze che l’arrivo di un neonato porta con sè, c’è una certezza: che nella pancia, il futuro bebè pensi tra sè:

“Qualche cosa di sicuro io farò: piangerò!”

La prima volta che sentiamo piangere nostro figlio, il cuore ci esplode di gioia perché significa che respira ed è vitale.

Dopo questo momento però, il pianto rappresenterà una mano che ti prende le budella, ci fa un nodo da marinaio e te le rischiaffa dentro la pancia.

Ai corsi di accompagnamento alla nascita ti dicono che il neonato può piangere per vari motivi, ma mentono spudoratamente dicendoti che tu con il tuo istinto di madre capirai cosa fare.

Sticaxxi.

Non è vero mamme, sappiatelo. Qualcuno deve mettervi di fronte alla dura realtà e cioè che farete il giro di tutte le tecniche di rilassamento possibili e che vi fermerete quando si calmerà.
Sarà cioè una via di mezzo tra giocare al lotto e mettere in atto azioni superstiziose. Perché ovviamente ci saranno una serie di coincidenze che accadranno nel momento in cui vostro figlio si calmerà. E quindi, pervasi dal terrore di una notte insonne, le metterete in atto anche le volte successive, certe che la quiete del piccino sia la conseguenza di una specie di formula magica.

Quindi Anastasia Sofia Diletta si è addormentata nell’istante in cui avete alzato la gamba sinistra? E allora ogni volta che piangerà vi trasformerete in gru e starete su una gamba sola.
Tancreduccio ha smesso di piangere quando sul suo pancino avete fatto movimenti che rappresentavano la costellazione di Andromeda? E via ogni volta a ripeterla.
Umberto Fernando Eusebio è crollato mentre sbadigliavate? Rischierete la lussazione della mandibola aprendo la bocca ad intervalli regolari.
Clotildina ha chiuso gli occhietti mentre Zio Adalberto ascoltava “La nostra favola” di Jimmy Fontana? E allora via in loop per minuti e minuti tanto che Youtube si blocca in segno di protesta.

Certo è vero, piano piano imparerete. Diventerete cintura nera di addormentamento e calma. Ma quando finalmente saprete interpretare il pianto di vostro figlio alla prima “u” di “uèèèè”, vi imbatterete nelle teorie educative. E prima o poi pure in quelle fake che vi diranno di lasciarlo piangere per non viziarlo. All’estremo opposto troverete quelle che se non si calmerà prima che la prima lacrima arrivi al mento, la maledizione degli occhi secchi e delicati lo perseguiterà per tutta la vita.

Quindi ricapitoliamo:

prima sei incinta con le neusee, le emorroidi, l’insonnia ed il reflusso;
poi hai un fagotto piangente da interpretare mentre non dormi, non mangi e non ti lavi;
poi un bambino piangente da educare quando pensavi che il peggio fosse passato.

La nonna Corinna ti dice che deve imparare a calmarsi da solo, il nonno Giosuè che con latte e rum prima di dormire, farà una tirata di 8 ore, l’amica con 8 gemelli che se metti i tappi per le orecchie dormirai come un angelo, la vicina di casa che ti mette in guardia sull’importanza dell’ubbidienza perché i bambini sono cani con la parola – e tu -che ti ritrovi con Ginetto che è caduto e si è sbucciato il ginocchio, non sai se fare ciò che ti senti e cioè prenderlo in braccio, dargli un bacino sulla bua e fargli tante coccole o fargli un cocktail di rum, tappi per le orecchie e di pagine del libro “Insegna al tuo cane i comandi per farti ubbidire”.

Ma quindi come si fa? Non è semplice, ma la chiave sta nel guardare quale sia la motivazione del pianto  ed aver ben chiara la differenza tra ESSERCI ed ACCONTENTARE. 
Una è sul piano emotivo, l’altra sul piano materiale. La differenza è sostanziale, ma comprenderla è molto complesso.

Se piange perché vuole il gioco dell’amico, gli spiegheremo il valore del tempo e del sapere aspettare, se piange perché lo lasciamo all’asilo, gli faremo capire che mamma tornerà presto, se avrà paura del buio, che mamma è lì con lui e non c’è nessun pericolo.
Ma se piangerà perché vuole la cioccolata quando abbiamo deciso che ne ha mangiata anche troppa, se qualche lacrima solcherà il suo viso, non succederà niente, basta che noi rimaniamo lì, calme, in attesa che sfoghi le sue legittime emozioni.

Quindi non si vizierà se accorreremo al pianto, ma allo stesso modo non succederà nulla se non smetterà di piangere all’istante.

Diventare genitori è difficile, ma tenete a mente una sola grande regola: quando un bambino piange per BISOGNO DI CONTATTO E AFFETTO, accorrete SEMPRE. Annaffierete il seme di un un futuro adulto sereno e sicuro.

Tutto il resto verrà da sè.

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Funamboli

| amore, emozioni, famiglia, Mamma Bradipa Psicologa, mamme, neomamme, papà, parto, Senza categoria

Ti spiegano la respirazione da adottare durante il travaglio,

le caratteristiche di tutti i trio in circolazione,

sai l’etimologia di almeno 150 nomi,

hai letto libri su allattamento, svezzamento, nanna, gioco.

Ti senti pronta e gagliarda per qualsiasi prova come una campionessa di Lascia o Raddoppia.

Ma di tutti i miliardi di stimoli ed informazioni che ti sono arrivate, nessuno ti ha mai parlato del fatto che sia una partita da giocare in DUE e che sia tutta questione di EQUILIBRIO.

Perché quando nasce un figlio è come se mamma e papà fossero abilissimi FUNAMBOLI e all’improvviso dessero loro in braccio un fagotto di circa tre chili che rende indispensabile trovare un nuovo assetto per non cadere giù.

Sospesi in aria su due fili diversi, finché la mamma era incinta, ha imparato a restare stabile spostando il baricentro, resistendo alle nausee e ai mal di schiena; ha schivato commenti, consigli non richiesti e brutti pensieri;

Il papà dal canto suo ha costruito un bellissimo nido sospeso perfettamente in asse e si è portato avanti con gli spettacoli per avere più ferie.

Da un filo all’altro si scambiavano sogni e progetti.

Hanno immaginato tutto. Ma L’IMMAGINAZIONE NON HA PESO.

E una volta che arriva il bambino, tutto cambia.

Non possono più aprire le braccia per stabilizzarsi, se la prendono tra loro accusandosi di come l’altro non faccia abbastanza per non cadere, tutti li guardano con sguardo sprezzante urlando “Più a destra!”, “Tirate gli addominali!” “Trattenete il fiato!”e nessuno che li rincuora dicendo: “Il bimbo lo prendo io tranquilli, arrivo su tra un attimo!”

Per non cadere i neo genitori hanno solo una possibilità: PARLARE.

Dirsi che hanno paura di cadere, che sono stanchi, che non hanno mai provato dei sentimenti così ambivalenti e che a volte manca loro la vita di prima.
Solo “vuotando il sacco” dai sentimenti negativi che piegano il filo verso il basso, sapranno risalire.

Solo allora capiranno che per non precipitare, invece che su due fili diversi, dovranno sorreggersi l’un l’altra sopra quel lungo filo chiamato FAMIGLIA.

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Le faremo sapere.

| emozioni, Senza categoria

Avete presente quando fate la doccia e vi guardate nello specchio e vi vedete tutte sfocate?

Ecco, ci sono giornate così.

Che non sei né triste né allegra; né incazzata o preoccupata.

Sei.

Sei nel senso di numero. Sufficiente per un pelo, rinchiusa in questa bolla che ti porta qua e là con il vento, ma che non scoppia mai.

In bolla. Pari. Non spumeggiante e non depressa.

Come me da sette giorni.

Non scrivo più, non programmo più, non immagino niente.

Penso alle cose brutte, quelle che non puoi controllare, quelle che quando nel letto chiudi gli occhi, ti si presentano in fila a saltar la staccionata.

Penso alle cose belle, ma senza emozionarmi.

Rido, ma non fino alle lacrime e nemmeno mi arrabbio.

A volte mi succede, divento miope d’animo. Credo succeda a tutti più o meno spesso.

E allora ho deciso di scriverlo perché magari non tutti sanno che capita, o perché magari mi risponde qualcuno che era in bolla fino a ieri e mi da’ una spinta per sbilanciarmi.

Così magari il prossimo articolo lo scrivo.

Perché in questi giorni come penso ad un argomento, il mio cervello mi guarda con biasimo e risponde:

“le faremo sapere”.

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Secondo me

| educazione, emozioni, Senza categoria

Cari Mondo, Moda, Abitudine e Società – oggi mi rivolgo a voi.

Che ogni giorno mettete il becco nell’educazione e nel comportamento dei genitori che spessissimo, agiscono per conto vostro, anziché dare retta a loro stessi.

Perché ogni coppia di genitori potrebbe pensare con la propria testa e il proprio cuore, scegliendo di fare quello che è meglio secondo loro.

E allora intanto, vi dico cosa penso. Come sarebbe bello che fosse SECONDO ME.

Secondo me, si potrebbe rispettare la riservatezza di un bambino anziché criticarlo perché a tre anni non è socievole con tutti;

Secondo me, si potrebbe ammirare un bambino che non alza le mani, anziché criticarlo perché non se la sa cavare da solo;

Secondo me, sarebbe meraviglioso valorizzarne le qualità, anziché evidenziare le sue mancanze;

Secondo me, si potrebbe riconoscere e rispettare le differenze, invece che considerare positivi certi comportamenti e negativi altri;

Secondo me, si potrebbe imparare ad aspettare.

Perché un bambino non è una funzione del computer con la percentuale di completamento. Non si può sapere esattamente quanto ci vorrà perché impari qualcosa;

Perché gli piaccia qualcosa;

Perché non abbia paura di qualcosa.

Secondo me, si potrebbe smettere di esaltare questa cosa dell’essere indipendenti a un anno;

Secondo me, potremmo imparare a chiedere aiuto, spunto, consiglio ad altre mamme, anziché criticarle;

Secondo me, l’unica cosa per cui dovrremmo avere fretta, potrebbe essere far capire a nostro figlio il nostro amore nei suoi confronti;

Secondo me, si potrebbe smettere di chiamare “soprammobili” i bambini educati e “vivaci” quelli maleducati;

Secondo me, potremmo lasciare che i bambini a volte si annoino;

Secondo me, potremmo lasciare che provino a trovare dentro se stessi il modo per uscire da una fase di crisi (non medica eh) e non correre, o essere mandati, da 98796 specialisti.

Secondo me, troppo spesso tendiamo a dimenticare che i bambini non sono né oggetti, né animaletti domestici. Sono persone.

E come ogni persona, hanno bisogno di rispetto.

SECONDO ME.

 

E secondo voi?

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Emozioni come bambini. Senza Filtri.

| emozioni, no filtri, Senza categoria

Care Mamme,

Quest’estate la pensavo così, e lo penso ancora…

Stamani sono uscita per commissioni ed ho incontrato una mia lontana zia che si è trasferita in campagna per vivere come una volta. Dopo un po’ incrocio una mia compagna delle medie, di quelle – all’epoca, supercarine/supercorteggiate/superoche. Giro l’angolo e mi imbatto in una mia cara amica, con cui mi sento spesso, ma mi vedo mai. Nel frattempo compro il pane al negozio che frequento da una vita, i chewing gum ad un tabaccaio mai visitato e tornando alla macchina becco persino un mio zio.

In tutti questi giri, Giacomo ha detto a tutti la stessa cosa: “Sai che dopo vado al mare e stasera sono a cena dal mio amico Matteo?” Ognuno ha reagito a suo modo; sulla base del proprio carattere, ma anche e soprattutto del livello della nostra confidenza. A tutti però è scappato un sorriso e nessuno si è mostrato infastidito:

da bambini, non ci si comporta come ci si aspetta che ci si comporti o per come le emozioni vissute con quelle persone ci hanno plasmati.

Hai voglia di far sapere all’altro cosa pensi. Se sei contento, se sei arrabbiato, se sei triste. Ti interessa comunicare e basta.  Perché dai importanza a quello che provi e dai la possibilità di ricevere le tue informazioni, a tutti nello stesso modo, senza filtri.

Io invece, adulta, assolutamente il contrario.

Ero contenta ed emozionata perché avevo appena ritirato più di 200 foto dal fotografo e non vedevo l’ora di ordinarle per data, attaccarle, scrivere i commenti. Ma di tutte le persone che ho visto, l’ho detto solo alla mia cara amica.

Ho pensato che alla mia lontana zia non interessasse, con la mia compagna delle medie quasi ancora mi sentivo in imbarazzo, alle panettiere lo trovavo inopportuno e figuriamoci ad un negoziante sconosciuto. Mio zio ho pensato fosse troppo di fretta, come sempre.

Ma se invece avessi fatto come Giacomo? Se avessi fatto vedere a tutti le foto, facendo trasparire la mia emozione e la mia allegria? Libera? Pazza? Buffa? Egocentrica? Ganza?  Come mi avrebbero definita?

A volte bisognerebbe fare come i bambini: comunicare quello che ci importa dire fregandocene di quello che potrebbero pensare gli altri di noi.

E allora sapete cosa?

Stasera sono molto serena. Ho passato un we di cazzeggiamento con i miei tre amori. Niente stress, niente fretta, niente malumori.

Ho cenato con una buonissima pasta fredda che mi fa estate ; ho messo al centro del tavolo quei vassoi che girano, con tutti gli ingredienti, così ognuno l’ha condita a suo piacimento;

dopo cena abbiamo giocato con la pasta modellabile, con le costruzioni e abbiamo guardato i cartoni;

ora i bimbi dormono ed io finisco questo articolo e poi, mi metterò il telefilm che mio marito odia e che io guardo solo per l’attesa che i due protagonisti si bacino. Siamo già alla seconda serie, nessun bacio e ogni settimana penso che chi ha deciso i nomi dei personaggi, deve avere dei problemi seri.

Andrò a letto circa  a mezzanotte e prima mi metterò la canottiera sotto al pigiama. Perché alla pancia ho sempre freddo. Di notte anche a luglio.

Imposterò due sveglie, una alle 7.15 e una alle 7.30.

E adesso voi che siete arrivati fino qui, che mi conoscete benissimo, bene, di vista o per niente, cosa pensate?

Non sarebbe bello far trasparire le nostre emozioni e non tenerle troppo dentro?

Domattina entrare al bar e dire Buongiorno, oggi mi girano le palle.

Oppure, stanotte non ho dormito. O sono felice. O sono innamorata.

Così solo per far girare le emozioni. Come solo i bambini sanno fare. Così, senza filtri.

 

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