Viziare i figli: sì o no?

Ti stai chiedendo se sia giusto o meno viziare i figli?

Io, le mie, non le vizio e non me ne vergogno.

Se, invece, sei alla ricerca del metodo migliore per educare i bambini, allora non credo di essere la persona più adatta per darti consigli, poiché non sono né una psicologa, né una pedagogista. Sono una mamma che ha imparato da sola e che, a volte, annaspa nel tentativo di farlo.

Personalmente, mi baso sulla mia esperienza maturata “sul campo” e sulle mie sensazioni, che possono essere giuste o sbagliate, ma sono pur sempre  le mie.

Oggi vorrei esprimere il mio pensiero, che potrà apparire giudicante o assolutista, ma non è così. Ognuno sceglie di vivere come meglio crede e non sta certamente a me discernere comportamenti corretti da quelli inadeguati.

Di articoli come questo ne è pieno il web, ma ho deciso comunque di scriverlo, per rispondere a chi, qualche tempo fa, si prese la libertà di farmi la seguente osservazione: “Non vizi le tue figlie? Poverine, non hanno mai avuto nulla prima di conoscere voi...”

Ecco, certe affermazioni riescono a mandarmi in bestia. Sì, sì, mi fanno letteralmente andare il sangue al cervello!

Poverine!? Il solo termine, accostato alle mie figlie, mi fa ribrezzo.

Chiariamo subito un punto fondamentale: il fatto che siano state adottate non le rende immuni da regole o modelli di educazione che verrebbero insegnati a qualunque figlio biologico.

Io avrei maturato le stesse scelte educative anche nel caso le avessi generate. E questo lo firmo e lo sottoscrivo.

Alle mie figlie non ho mai fatto mancare nulla e hanno tutto ciò di cui necessitano per vivere una vita tranquilla e, per certi versi, soddisfacente.

È giusto viziare i figli?

 

Viziare i figli sì o no?

Io non tollero il vizio in sé, inteso come appagamento di un desiderio momentaneo e futile, spesso concesso per mettere a tacere sensi di colpa dei genitori  o per mancanza di tempo e voglia di sopportare/contenere un capriccio.

Francamente non mi piace quando vedo bambini che fanno scenate plateali in pubblico per un no (spesso motivato), per poi venire accontentati al fine di placarne gli animi o per svogliatezza nell’arginare il problema.

E che dire di quei pargoli, non di rado appartenenti anche alla primissima infanzia, a cui viene affidato incautamente il cellulare allo scopo di tenerne impegnate le menti, affinché i genitori possano godersi mezz’ora di pace?

“Così, perlomeno, sta buono”. Certo, ne riparleremo fra 10 – 15 anni, mi verrebbe da rispondere.

Non credere che non mi avrebbe fatto comodo, in passato, piazzarle davanti alla tv per ore, nella speranza di rilassare fisico e mente, invece che insegnare loro la bellezza di leggere un libro, di disegnare o di giocare insieme, passando giornate intere a escogitare giochi e passatempi sempre nuovi, per non farle annoiare. Una faticaccia, eh!

E i regali?

Non so a te, ma a me la frase: “Voglio, voglio!” proprio non va giù. Questa corsa al bene materiale portata all’eccesso, a mio parere, non fa bene al bambino, che ben presto, dimentica il piacere di ricevere, cominciando a mirare al possesso fine a se stesso.

Leggevo da qualche parte che il regalo e il dono non sono proprio la stessa cosa. Sovente si regala per ringraziare di un gesto o di un servizio reso oppure per ricambiare un regalo ricevuto.

Il dono, invece, racchiude in sé un significato ben più profondo. Si dona per il puro piacere di farlo, per vedere la gioia in chi lo riceve, senza necessariamente aspettarsi qualcosa in cambio.

Ecco, io alle mie figlie vorrei insegnare questo: il valore di ricevere, ma anche di fare, un dono, riconoscendolo come gesto d’amore e non come “atto dovuto”.

Questo è il motivo per cui non compro loro quasi mai nulla che abbia il solo scopo di accontentare un capriccio del momento. Vorrei che imparassero ad apprezzare tutto ciò che hanno, nonché ciò che riceveranno.

Ovviamente, sto scrivendo in prima persona singolare per facilità di espressione, ma, su questo argomento e su ben altri, incontro sempre il parere favorevole di mio marito, dopo un sano confronto.

Qualcuno mi ha fatto notare che anche la troppa rigidità, comunque, non va bene e che potrebbe portare alla futura ribellione della prole stressata.

Sono d’accordo.

Infatti, sto cercando di smussare i miei spigoli più duri. Non è facile. Sono umana. E poi l’ho detto all’inizio: sto imparando anch’io.

Mi sento, pertanto di dirti di non seguire il mio esempio, perlomeno se non ne sposi fino in fondo gli ideali.

Sono solo una mamma imperfetta con tanta paura di sbagliare, ma con altrettanta voglia di trasmettere i valori in cui crede alle proprie figlie.

Viziare i figli, dunque: sì o no?

La mia speranza è quella di crescere due persone dai sani principi. Ci riuscirò? Come disse qualcuno:Lo scopriremo solo vivendo”.


E tu? Come la pensi? Se ti va, lascia un commento qui sotto e ne discuteremo insieme.

Se vuoi tornare alla HOMEPAGE del blog clicca QUI,  per seguirmi su Facebook QUI

Precedente Il calendario dell'avvento sulla pagina Facebook di "Come vivere a colori" Successivo Rinunciare al doppio cognome: quando l'identità viene messa nuovamente in discussione

6 commenti su “Viziare i figli: sì o no?

  1. Un argomento interessante questo. Io mi interrogo ogni giorno. A volte temo di essere stata troppo severa, poi guardo mio figlio grande e mi sembra che, al di là di manifestazioni tipiche dell’età, sia un bambino educato, che si pone delle domande, chiede scusa se si rende conto di avere sbagliato. E allora penso che forse stiamo facendo un buon lavoro.
    Però hai ragione tu. Lo scopriremo solo vivendo. Perché fare il genitore è veramente molto difficile.
    E anche io, tendo a non viziarli.

    A presto.

  2. Sono completamente d’accordo. Se vogliamo insegnare ai figli il valore del dono, i primi a donare dobbiamo essere noi: donare gratuitamente, ma anche donare dei NO, donare attesa, donare capacità di desiderare. Come giustamente dici, anche negare tutto è controproducente: io credo che il meglio sia insegnare la semplicità ma anche l’eccezione, l’attesa ma anche ogni tanto la sorpresa inattesa, senza creare ovvietà. Il rischio, a negare sempre, è che si cresca pensando che la vita è solo fatica e negazione. Che si dimentichi il piacere.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.