Quel giorno dovemmo comprare un intero guardaroba, anzi due!

Pensare all'intero guardaroba

Qualche tempo fa ti raccontai del giorno in cui nacque la nostra famiglia.

Fu un vortice di emozioni, di sentimenti custoditi per anni e che finalmente potevano scoppiare fuori dal cuore, di attimi rubati per studiarci fino in fondo, per scavarci nel profondo. Trovi la storia qui sotto:

Il primo incontro: quel giorno nacque la nostra famiglia

Quando incontrammo le bambine, erano due scriccioline vestite con indumenti puliti, ma dismessi da altri, e che calzavano sandali di almeno tre numeri più grandi del loro piede.

Ce le affidarono così, con le sole cose che indossavano, senza un cambio d’abito, neppure un gioco. La famiglia affidataria decise arbitrariamente di trattenere qualunque effetto da loro utilizzato nei mesi in cui vissero lì.

Sapevo che non le avrei trovate provviste di “corredino”, ma una maglietta e un pantalone in più o, perlomeno, un paio di scarpe adatte a loro, confesso che me li sarei aspettati.

Per fortuna acquistai qualcosina in Italia (pochi indumenti, un pigiamino, qualche maglietta, niente di più). Non conoscevo le loro taglie reali. Mi vennero fornite solo indicazioni generiche, perciò non volli rischiare. La gonnellina che portai per la grande, che all’epoca aveva quasi 6 anni, vestiva  bambine di 4 anni e, nonostante ciò, dovetti stringerne la vita alla bell’e meglio con ago e filo, per quanto le stava larga.

Non c’era via di scampo: bisognava provvedere al più presto al loro guardaroba.

Ormai si era fatto tardi, però, e le cucciole erano visibilmente stanche, così decidemmo di correre a comprare subito un paio di sandalini del loro numero e di rimandare lo shopping più cospicuo al giorno dopo.

Vedere la piccola, arrabattarsi nel tentativo di scendere le scale con quelle infradito borchiate, mi fece un gran male al cuore.

La mattina seguente, ci recammo in un centro commerciale della zona, molto carino, all’aperto, caratteristico, ospitale.

E ora pensiamo al loro guardaroba

Entrammo in un negozio e cominciammo a dare un’occhiata in giro.

Decidemmo di dedicarci inizialmente al necessario: mutandine, calze, almeno tre t-shirt a testa, due pantaloni lunghi e due corti per ciascuna. Al resto avremmo pensato giorno per giorno, il tempo tanto non ci mancava.

Presi ciò che ritenevo adatto e mi recai con le bimbe nel camerino. Provai loro dei jeans e li misi poi nel carrello. Continuai la ricerca e trovai un altro paio di pantaloni.

A quel punto, la grande mi guardò con aria interrogativa e mi chiese per chi fossero.

Alla mia risposta: – Sono sempre per te. Ti piacciono? – ribattè risoluta: – No, grazie. Io li ho già – indicandomi quelli che aveva provato poco prima.

Me li tolse di mano e si diresse verso lo scaffale dove li prendemmo, per rimetterli a posto.

Non credo di doverti spiegare il sentimento di commozione, misto a una leggera mestizia, che invasero i nostri cuori nell’assistere a quella scena.

L’altra annuiva dando man forte alla maggiore, per lei la “sua solellina” aveva sempre ragione.

La fatica di riuscire a comprare più di un capo dello stesso genere, fu davvero enorme quel giorno. Non fu per niente facile convincerle della reale necessità di avere un cambio d’abito.

La soddisfazione e l’orgoglio di trovarci di fronte a due esserini così saggi e umili, ci accompagnò ancora per molto tempo, anche se non potemmo mai smettere di pensare a quale potesse essere stata la condizione da loro vissuta nel passato, tanto da portarle a ragionare in quella maniera.

Sappiamo, ma non sappiamo. Questo ci rese, e ci rende, talvolta impotenti.

E il guardaroba, non è poi così importante a quel punto…


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