Sangeetha: adozione e adolescenza raccontate da una figlia di cuore

Sangeetha. È il nome di una giovane donna, madre di tre figli, infermiera, moglie.

Il suo è un nome indiano e significa: musica, dolce melodia. Ma di melodioso Sangeetha non possiede solo questo.

Ascoltarla parlare e raccontare di sè e della sua vita, riempie il cuore di gioia. Il solo suono della sua voce riesce a infondere una tale serenità, che poche volte mi è capitato di provare.

Io oggi vorrei raccontarti di lei.

I suoi genitori l’hanno incontrata per la prima volta quando aveva quasi due anni, in India.

Io l’ho conosciuta tramite un gruppo Facebook di famiglie adottive e i suoi post mi hanno colpita, fin da subito, non solo per la profondità dei contenuti, ma anche per il lavoro introspettivo che si intuisce dietro ogni scritto e che l’ha portata alla maturità consapevole di oggi.

Circa 33 anni fa, la sua mamma biologica morì dandola alla luce e il padre decise di lasciarla in ospedale. Venne, così, affidata alle cure amorevoli di alcune suore che gestivano un Istituto. Fu lì che le venne attribuito il suo splendido nome.

Ciò che mi ha colpito maggiormente della sua storia, è stato il racconto travagliato della sua adolescenza, un periodo duro, che ha coivolto, come sempre accade in questa delicata fase della crescita, tutta la famiglia.

Forse perché ho due figlie ormai prossime all’adolescenza o forse perché, da quando sono madre, tendo a immedesimarmi sempre più spesso nelle storie familiari, ma mi accorgo di non aver potuto fare a meno di interessarmi a un particolare avvenimento che l’ha vista protagonista in quel difficile periodo.

Sangeetha, in una emozionante intervista su Tv2000, racconta di aver duramente osteggiato (se non addirittura rifiutato) i propri genitori, in quegli anni così determinanti per la crescita di ogni essere umano, in cui le modificazioni fisiche e psicologiche sono spesso traumatizzanti per molti ragazzi, siano essi adottati o no.

Io sono rimasta estremamente colpita dalla decisione, a mio parere generosa e coraggiosissima, di questa coppia che ha avuto la forza di farsi da parte, restando sempre presente, e di lasciar scegliere alla propria figlia un riferimento adulto, con cui confrontarsi in quel suo tormentato periodo di cambiamento interiore.

La scelta è ricaduta su una coppia di amici fidatissimi di famiglia, che hanno accolto con altrettanta generosità la loro richiesta, da sempre molto avviati, anch’essi, in un cammino di fede, accompagnando Sangeetha alla scoperta di sè e delle sue debolezze.

Qualche giorno fa, ho avuto modo di esternarle la mia ammirazione per i suoi genitori, per quella grande forza che ebbero e che dimostrarono. Le dissi di non essere sicura di riuscire a compiere la stessa scelta, qualora un giorno mi venisse richiesto, a causa di una forma di possessività che nutro da sempre nei confronti delle mie figlie.

Mi fece subito notare che questo atteggiamento denotava una mia difficoltà a ‘lasciarle andare’. Mi disse che, secondo lei, il lavoro che mi era chiesto come mamma era proprio questo, di sciogliere il nodo del possesso, perché amare non è possedere.

Fondamentalmente, la mia paura è di non riuscire a proteggerle e che, soprattutto, non abbiano la sua stessa fortuna nel trovare i giusti riferimenti, senza ‘perdersi’ e senza ‘perderci’. Ho sempre pensato di dover essere per loro una sorta di paracadute.

Ed è a questo punto che mi disse una cosa che mi fece riflettere molto e che mi aiutò a liberarmi da qualche preconcetto:

“Loro sbaglieranno e faranno qualche sciocchezza, come ogni figlio, e tu non puoi e non devi essere un paracadute… piuttosto un trampolino di lancio! Rimbalzano su di te per entrare nel mondo”.

Rimbalzano su di me…

Grazie Sangeetha, conserverò questo bellissimo pensiero e vi ricorrerò nei momenti bui, quelli in cui verrò irrimediabilmente contestata o messa da parte, spero per un periodo abbastanza breve. (Dicono che la adolescenza inizi intorno agli 11/12 anni e che finisca anche oltre i 18/19 anni. Si salvi chi può!)


Sangeetha è autrice di un blog dove racconta la sua esperienza di figlia adottiva. Ti consiglio di andare a curiosare e sono certa che riuscirà ad emozionare anche te. Lo trovi cliccando QUI.

Se ti interessa l’intervista rilasciata durante il programma “Siamo noi” su Tv2000, clicca QUI


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4 commenti su “Sangeetha: adozione e adolescenza raccontate da una figlia di cuore

  1. Ma quindi i genitori adottivi non l’hanno più vista? Ma siamo matti? 🙁 Cioè, matti d’amore, certo, è che io che mi credevo matta sono assolutamente mortale, il mio sembra un amore immenso ma è l’amore di chi “ha”, mentre bisognerebbe solo esserci. (E lasciar andare).
    (E comunque non so in quanti avrebbero avuto le palle di una scelta del genere)

    • Noooo Maddalena. Si capisce questo dal mio post? No, no, i genitori adottivi hanno accettato che lei si confidasse con una coppia di amici di famiglia piuttosto che con loro, non si è mai allontanata da casa, perlomeno credo. Ora è tornato tutto alla normalità

  2. Bellissima la metafora del trampolino di lancio…Ad ora non credo che riuscirei a farlo, non perché sono possessiva ma perché per mia natura credo di dover sempre supportare gli altri, anche se non espressamente richiesto. Devo cominciare ad “educarmi” in un altro modo, ad essere forte e pronta per quando loro decideranno di non avere più bisogno di me.

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