Rinunciare al doppio cognome: quando l’identità viene messa nuovamente in discussione

Forse non tutti sanno che le mie figlie sono di origine sudamericana, dove la tradizione, ma soprattutto la legislazione, prevedono che venga attribuito il doppio cognome (quello paterno e quello materno) alla propria prole.

Con la sentenza di adozione, avvenuta nel loro Paese, le bimbe hanno, perciò, automaticamente acquisito il cognome di mio marito, e il mio. Il tutto regolarmente trascritto sul nuovo certificato di nascita e, di conseguenza, sul passaporto.

Io non so se si siano davvero rese conto, alla loro giovanissima età, di ciò che stava avvenendo. Posso solo garantire che quella nuova identità è stata accolta con stupefacente gioia dalle mie figlie, seppur nella piena consapevolezza di aver perduto per sempre quella che avevano conosciuto fino ad allora.

Andavano fiere di quel nome. Lo portavano con estremo orgoglio e lo ripetevano ogni qual volta lo ritenessero opportuno.

Se lo sentivano cucito addosso, come un abito regale da sfoggiare con baldanza,  e non solo nelle occasioni speciali. Forse era un modo per sentirsi finalmente parte di un nucleo familiare accogliente e sicuro o forse era l’ingenua indole fanciullesca a farle esultare in quel modo. Non lo so. Non ho conoscenze psicologiche. Non in questo campo.

So solo che era il loro cognome, formato da altri due, ma unico e speciale proprio per questo motivo.

Adoravo quando fluiva gioioso dalle loro bocche. Aveva un suono piacevole, pieno, appagante.

Eh sì, appagante, perché quelle figlie erano il frutto di un’attesa a due, di sacrifici condivisi, di speranze comuni ed era giusto che portassero con sé anche una parte mia, oltre che di mio marito. 

Al ritorno in Italia, cominciammo a sbrigare le pratiche burocratiche di rito.

Fra queste, la trascrizione del nuovo atto di nascita presso l’anagrafe del nostro Comune.

Quel giorno lo ricordo a tratti, nebuloso, poco chiaro. Quel giorno il mio sogno e quello delle mie bambine venne fatto a pezzi da un rigido ufficiale di stato civile e da altre urticanti motivazioni che preferisco non ricordare.

Doppio cognome | Come vivere a colori
Rinunciare al doppio cognome: quando l’identità viene messa nuovamente in discussione

Non ci fu verso di mantenere il doppio cognome.

Il funzionario fu irremovibile e io peccai di ignoranza giuridica e di un’insolita arrendevolezza, che poco mi si addice e che ancora non mi perdono, ma che mi vide sconfitta nell’animo e nell’amor proprio.

Uscii da quell’ufficio con la consapevolezza che una parte di identità delle mie figlie era andata perduta, per sempre, un’altra volta.

Dovevo dire a due bimbe di neppure 5 e 6 anni che avrebbero dovuto rinunciare a quel rassicurante cappotto che le aveva riscaldate,  dopo tanto freddo patito. Dovevo dire alle mie figlie che avrebbero dovuto infilarsi una nuova veste, l’ennesima.

Perché affermare che ora si chiamavano Pinco e non più Pinco Pallo, non era proprio la stessa cosa. Era una cosa ben diversa. Era come dire che la sicurezza non esisteva, che tutto poteva mutare. E io non riuscivo ad accettarlo.

Feci buon viso a cattivo gioco, seppur con l’amaro in bocca di non aver saputo difendere un loro diritto, ma anche il mio. Il loro diritto di mantenere salde le poche certezze, il mio diritto di farne parte.

Nessuno ha messo in dubbio il mio ruolo genitoriale con questo gesto, sia ben chiaro. Non mi è mai interessato il DNA, non è quello che ci rende una famiglia, per cui figuriamoci un cognome. Ma io mi sentivo ugualmente defraudata e lo trovavo ingiusto, soprattutto per loro.

In tutto questo, mio marito ha giocato un ruolo assai marginale.

Non ha mai ostacolato questo mio desiderio di condivisione, ma non lo ha mai neppure difeso, forte della convinzione che possedere due nomi di battesimo (ho dimenticato di dirtelo) fosse già troppo complicato per abbinarvi anche un doppio cognome. Perlomeno qui da noi. Può essere. Forse.

E poi, i nomi non li avrei mai cambiati. Facevano parte della loro storia. Del loro passato. Della loro vera essenza. Dovevano rimanere intatti.

Non fu facile far comprendere alle bambine il perché del cambiamento, ma lo accettarono di buon grado. Meglio di me. Anche se, il cognome Pinco Pallo,  fa ancora capolino ogni tanto in alcune verifiche a scuola o nei quaderni della piccola di casa.

È allora che il mio orgoglio ferito rinasce.

È allora che capisco che non è un cognome che fa famiglia. Lo so.

Ma quanto era bello sentirlo pronunciare da quelle boccucce.


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6 commenti su “Rinunciare al doppio cognome: quando l’identità viene messa nuovamente in discussione

    • Quello stesso anno era uscita una circolare del Ministero dell’Interno che forse avrebbe potuto darmi una chance, ma io non lo sapevo. E probabilmente neppure il funzionario… cmq la piccola ha detto che da grande riprenderà il doppio cognome. Cuore di mamma

  1. Penso che la pratica del doppio cognome sia bellissima perché dà davvero il senso di famiglia. In Inghilterra invece si usa prendere il cognome del marito così tutta la famiglia ha lo stesso cognome, ma per me significherebbe perdere la mia identità. Problemi di coppie e famiglie miste di culture diverse 😉

    • Ciao Paola, mi fa piacere che ci siano persone che la pensano come me su questo argomento. Il mio cognome non accetterei mai di rinunciarvi, acquisirne un altro insieme, forse, ma mai di perderlo 😉

  2. Ma quindi… nel loro paese come funziona? Hanno doppio cognome, ma poi quando fanno un figlio, questo quanti cognomi ha, i due originali più quello dell’altro genitore? Immagino di no…

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