Quando e come spiegare al proprio figlio che è stato adottato

Spiegare al proprio figlio che è stato adottato coome e quando
Spiegare al proprio figlio che è stato adottato: quando e come farlo?

Uno degli interrogativi che spesso un genitore adottivo si pone (e non solo lui, viste le numerose e inopportune domande che certa gente spesso e volentieri gli scarica addosso ogni giorno) è quando spiegare al proprio figlio che è stato adottato.

Quando e come, aggiungerei io.

Premesso che la verità sul suo stato deve essere imprescindibile e che quindi gli va sempre raccontata, quali potrebbero essere il momento e il modo giusto?

Dipende.

Sicuramente il prima possibile, anzi direi da subito, e poi dipende da diversi fattori. Primo fra tutti: l’età del bambino.

In età prescolare, io consiglierei di affrontare l’argomento attraverso storie romanzate, tipo favole.

Hai presente quando a noi dicevano che i bambini nascevano sotto i cavoli o che venivano portati dalla cicogna?

Ecco, secondo me, il racconto andrebbe evidenziato nella maniera più veritiera possibile, seppur in forma fiabesca.

L’importante è che sappia che non è venuto al mondo dopo essere stato dentro la nostra pancia.

Sembra una ovvietà, ma non lo è.

Non lo sarà soprattutto quando il compagno di asilo glielo farà notare – vuoi per l’evidente diversità dei tratti somatici tra lui e quella mamma che lo accompagna a scuola ogni mattina, vuoi perché magari lo avrà sentito dire in casa – e in quell’occasione ne dovrà essere consapevole, per non subirne un trauma.

Molti preferiscono raccontargli che è nato dal cuore di mamma e di papà, altri gli spiegano che ha o ha avuto due mamme, una di pancia e una di cuore. Ognuno sceglie la frase più giusta per sé e per la storia del proprio figlio.

Io non ho avuto questo dilemma. Le mie bambine, seppur in tenera età, avevano ben presente da dove e da chi provenissero.

Della storia del cuore e della pancia me ne sono avvalsa anche io, però.

Avevano bisogno di sapere di essere state desiderate e attese con amore da me e dal loro papà. Che poi è stato davvero così: il concepimento, la gravidanza e il parto sono avvenuti nei nostri cuori, che si sono fatti grandi nei tre anni di attesa per accoglierle, proteggerle e amarle da lì all’eternità.

Spiegare al proprio figlio che è stato adottato, dunque, deve essere un passaggio naturale nella vita della nuova famiglia.

Esistono numerosi libri nati per aiutare i genitori in questo compito, per ogni età e probabile storia.

Dico probabile, perché, sebbene alla base di tutte vi sia l’abbandono, ogni vissuto è diverso da quello di un altro, ma è possibile adattare qualche trama alla propria vicenda.

Mi spiego meglio. Prendiamo ad esempio un libro che narra di una mamma che ha tenuto al calduccio il figlio per nove mesi nella propria pancia e che lo lascia al sicuro in ospedale, nella speranza di potergli trovare una famiglia che si possa prendere cura di lui, al posto suo, che in quel momento non può o non ne è capace. Una storia forte e bellissima, al tempo stesso, un atto d’amore che regala “una seconda possibilità” a quel bimbo e gli descrive una condizione più umanamente comprensibile. Accade.

Ecco, io questo testo, però, non lo troverei adatto a un bambino tolto ai genitori biologici per gravi maltrattamenti oppure lasciato in un campo o in un cassonetto.

Bisogna trovare il racconto che più si avvicina al suo passato, tutto qui. E poi il resto verrà da sé.

Ripeto: ogni storia e ogni età devono essere tenute ben presenti nel momento in cui si decide quando e come spiegare al proprio figlio che è stato adottato, sempre che, come le mie, non lo sappia già.

In ogni caso, deve essere rassicurato dal fatto che due genitori si sono interessati a lui e che lo hanno desiderato fortemente, fino al punto di sperare di diventare la sua mamma e il suo papà.


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7 commenti su “Quando e come spiegare al proprio figlio che è stato adottato

    • Non è facile ma neppure troppo arduo. L’essere stati adottati non è una vergogna (come erroneamente si pensava purtroppo un tempo) e il bambino deve sapere che è stato cercato, desiderato e voluto tanto. E questo per me è un valore aggiunto. Grazie cara per essere passata di qui ❤️

  1. In ogni caso, deve essere rassicurato dal fatto che due genitori si sono interessati a lui e che lo hanno desiderato fortemente, fino al punto di sperare di diventare la sua mamma e il suo papà. quanta bellezza in questa frase…

  2. Quella della fiaba come strumento per veicolare una verità mi piace moltissimo, non ci avevo mai pensato perché non mi sono mai posta il problema in modo così realistico. Credo che la cosa più difficile, come dici tu, sia eliminare qualsiasi senso di “vergogna” o di colpa che il bambino potrebbe covare per non esser stato cresciuto dalla madre biologica.

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