Mamma voglio andare all’asilo! Il tormentone di quel mese di settembre, in cui rimettemmo piede in Italia

Mamma voglio andare all'asilo tormentone
Mamma voglio andare all’asilo

Nei 40 giorni passati in Sud America con le nostre figlie, io e mio marito abbiamo lavorato molto per gettare le fondamenta di quella che oggi noi, orgogliosamente, vogliamo e possiamo considerare la nostra famiglia.

Lo studiarci gli uni con gli altri ogni giorno, l’annusarci per riconoscere il nostro odore, il prendere le distanze per poi ritrovare il contatto, ci rendeva sempre più coinvolti, accorciava un pochino di più quella distanza naturale, che ci voleva inizialmente estranei.

Io masticavo uno spagnolo imparato di corsa, lui ne ignorava la maggior parte dei vocaboli. Le lingue straniere non sono mai state il suo forte.

Non abbiamo mai voluto forzare l’introduzione dell’italiano nelle loro vite, già così pesantemente stravolte. Non laggiù, comunque.

Al ritorno avremmo agevolato l’inserimento delle bambine nella comunità pian piano, seguendo i loro tempi, affiancandole.

Il giorno che atterrammo in Italia, conoscevano pochi termini.

“Malia, la mia solellina” era tra le frasi che preferivo! Pronunciata, poi, con quello strascico, tipico del loro dialetto, invogliava a mangiare di baci quella piccola birbantella che ne deteneva i diritti.

E così, tra giochi fraterni, incontri con coetanei e il ménage quotidiano, la lingua italiana diventava per loro via via sempre più familiare, mescolandosi a termini castigliani e fluendo melodica da quelle simpatiche boccucce, seppur ancora con comprensibile difficoltà.

Dopo pochissimo tempo, iniziarono a notare, che non potevano sempre incontrare gli amichetti al parco, specie al mattino e presero a domandarmi con insistenza dove essi andassero in quelle ore della giornata. Spiegai loro che, molti, se non quasi tutti, si recavano alla scuola materna. E non era un luogo ad esse sconosciuto, perché la frequentarono per diverso tempo, durante il periodo del loro affido.

– Mamma voglio andare all’asilo – cominciò, così, a diventare il tormentone di settembre.

Ci domandammo, allora, se fosse il caso di iscriverle così presto, se non sarebbe stato meglio attendere ancora qualche mese, ma la tenacia infantile e i consigli di alcuni esperti, ci convinsero a provare.

Erano serene, curiose, con l’argento vivo addosso, nulla ne ostacolava il tentativo.

– Mal che vada le teniamo a casa, ancora per qualche tempo – ci dicemmo.

Quel giorno di ottobre, fu una giornata da ricordare. Per mille motivi.

Primo fra tutti: pioveva a dirotto.

Ma non era una pioggia normale. Si trattava di un vero e proprio nubifragio, che si era abbattuto sulla nostra regione.

Proprio quel giorno.

Ma io non me ne resi conto, se non solo quando mi ritrovai in macchina, con mia madre e le cucciole, ad affrontare le secchiate d’acqua, che qualcuno da lassù ci lanciava addosso, incurante di chi passasse di sotto.

Ma pensi che un pochino d’acqua potesse fermarmi? Eravamo a metà strada, dovevo decidere se fare dietrofront o proseguire. A quel punto, non cambiava molto. E il vociare chiassoso delle signorine sedute sul sedile posteriore, che invocavano a squarciagola l’asilo, mi suggerì senza dubbio il da farsi.

Ebbene, raggiunsi la scuola materna con una trentina di minuti di ritardo, rispetto all’orario di apertura, ma arrivai, illesa. E portai incolumi a destinazione tutte le passeggere. Bagnate, ma sane e salve. Fortuna che avevo portato il cambio d’abito per le piccole!

La scuola materna statale del nostro paese era accogliente e molto variopinta. Ogni classe era dedicata a un colore e, tutti quei cuccioli alti uguali, che si muovevano sicuri da una parte all’altra delle aule, simpaticamente schiamazzanti, mi fecero ben sperare in una calorosa accoglienza.

E così fu. Confesso che non me lo sarei aspettato, così, da subito. Certo, un po’ di curiosità c’è stata, ed era normale.

Due splendide cioccolatine, fieramente abbigliate per l’occasione, nei candidi grembiulini rosa, avevano appena fatto il loro ingresso in classe. Chi avrebbe potuto non notarle?

Cinque minuti. Solo cinque minuti durò quel silenzio nella stanza, giusto il necessario per presentarle al gruppo, che subito dopo riprese tranquillamente il parlottio petulante iniziale, a cui volentieri si unirono anche le mie. Anche se, al principio, leggermente titubante, la piccola superò ben presto la sua diffidenza e si unì volentieri agli altri scalmanati.

Mentre le bimbe si apprestavano a prendere confidenza con l’ambiente e con i compagni, io partii a razzo con le raccomandazioni alle insegnanti.

Da buona neo mamma ansiosa, mi assicurai che fossero tenuti in considerazione diversi fattori, tra cui la loro storia delicata e il fatto che fossero arrivate in Italia da poco, che venissero rispettati i loro tempi di adattamento, che venissero somministrati i pasti in una certa quantità (ma questa è un’altra storia), che mi avvertissero per ogni manifestazione di disagio presunto o reale che avessero notato in loro. Bla, bla, bla. Povere maestre. Hanno tutta la mia comprensione. Ora.

Lasciai l’edificio, non senza averle prima sbaciucchiate per bene, abbracciate, rassicurate, voltandomi spesso indietro prima di raggiungere la porta.

Che ansia il distacco! Per me, eh! Loro erano già lì, beate, intente a colorare o a giocare con i lego. – Ciao mamita! – fu il mio benservito.

Le insegnanti mi dissero di andarle a riprendere subito dopo pranzo, per i primi giorni, per facilitarne un corretto e non traumatico inserimento.

Nel frattempo, aveva smesso di diluviare. L’unico nubifragio durato due ore, l’ho beccato in pieno proprio io, giusto il tempo di accompagnare le mie figlie nel loro primo giorno di asilo. Mi pare equo.

Verso le due del pomeriggio, mentre mi apprestavo ad andarle a prendere, arrivò una chiamata: -Signora, le bambine si sono integrate perfettamente, non manifestano alcun malessere, anzi. Se per lei va bene, per noi l’inserimento è superato e può anche venire all’orario normale di chiusura –

– Va bene, mi fa piacere – no, non era vero. Un pochino ero dispiaciuta che non mi avessero reclamata a gran voce almeno una volta, lo ammetto – Allora ci vediamo tra un paio d’ore –

Ripresi lucidità e ricordai un particolare importante: Ah, stamattina, tra le mille raccomandazioni, ho scordato di dirvi una cosa fondamentale. Le bimbe non parlano, né capiscono perfettamente l’italiano –

– Ce ne siamo accorti signora… ce ne siamo accorti! –

Ma era solo un piccolo, piccolissimo dettaglio…


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2 commenti su “Mamma voglio andare all’asilo! Il tormentone di quel mese di settembre, in cui rimettemmo piede in Italia

  1. Mi hai fatto tanta tenerezza, ma anche sorridere: “– Va bene, mi fa piacere – no, non era vero. ” In queste parole mi sembra già di ritrovarmi anche io, ma staremo a vedere, manca ancora qualche giorno…

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